agrofood.it
Categoria · Pasta e pane

Pasta, pane e lievitati

Il formato della pasta non è decorazione: è ingegneria del sugo. E il pane cambia da provincia a provincia più di qualunque altro alimento, perché segue il grano che cresceva lì.

La linea che divide l'Italia della pasta è quella dell'uovo. A nord si tira la sfoglia con uova e grano tenero: tagliatelle, tortellini, agnolotti, pizzoccheri. A sud si impasta semola di grano duro e acqua, e la pasta si trafila o si fa a mano senza uovo: orecchiette, malloreddus, pici, trofie. Non è gusto, è agronomia: il grano duro vuole caldo e siccità.

Ogni formato risolve un problema. Il buco dei bucatini permette uno spessore che altrimenti resterebbe crudo dentro. La rigatura trattiene i sughi grassi. Le orecchiette fanno da cucchiaio alle cime di rapa. I paccheri si accartocciano attorno ai ragù di pesce. Quando un formato sembra arbitrario, di solito è perché il sugo che lo giustificava non si fa più.

Sul pane il discorso è ancora più locale: il pane toscano è senza sale, quello di Altamura si conserva una settimana, il carasau sardo è secco perché doveva seguire i pastori per mesi. Ogni pane racconta quanto tempo doveva durare e quanto lontano doveva andare.

La guida

Pasta e pane: la trafila, l'acqua e il formato giusto per ogni sugo

Chi cucina pasta ogni giorno la ricetta la sa già. Quello che manca è il perché: perché lo stesso sugo scivola via da uno spaghetto e resta su un rigatone, perché la crema si straccia, perché la stessa marca un giorno tiene e un giorno no.

Le variabili che decidono non si vedono nel pacco: come è stata trafilata la pasta, a che temperatura è stata essiccata, quanta acqua c'è in pentola, cosa succede negli ultimi due minuti in padella.

Il pane obbedisce alla stessa logica applicata al tempo: ogni pagnotta risolve un problema di durata, quanti giorni doveva reggere e quanto lontano doveva andare. Per questo il raffermo non è un fallimento ma il secondo tempo della ricetta.

Sotto tutto c'è lo stesso protagonista, l'amido: come lo cambia l'essiccazione, quanto se ne scioglie in pentola, come lega il condimento, come si ricristallizza nella mollica dopo un giorno. Capito quello, buona parte delle regole di cucina diventa una conseguenza.

Spaghetti, pasta e pane della Campania
Spaghetti, pasta e pane della CampaniaAndy Li · CC0

Trafila di bronzo o teflon: che cosa cambia fisicamente

La trafila è l'ultimo foro che l'impasto attraversa. Il bronzo frena l'impasto e lo lascia ruvido e poroso; il teflon lo fa scorrere e lo lascia liscio e lucido. Fin qui le misure ci sono. Che la superficie ruvida trattenga più sugo, invece, è l'argomento di vendita più ripetuto, ma negli studi che abbiamo trovato nessuno l'ha misurato in base alla trafila.

Si riconosce senza aprire il pacco: il bronzo è pallido e opaco, non riflette la luce, lascia un velo di semola sul fondo e ha i tagli dei formati corti come strappati. Il teflon è di un giallo più acceso e lucido, e il sacchetto resta pulito.

Gli studi descrivono la differenza con precisione. In un confronto del 2008 gli spaghetti al bronzo erano più porosi e, da secchi, si spezzavano con una forza più bassa del 20-30%: più fragili, non più robusti. In uno del 2013, su cinque materiali, il bronzo dava la superficie più ruvida, l'estrusione più lenta e la pasta meno densa; nel primo minuto in acqua bollente la pasta più ruvida assorbiva più acqua, mentre la temperatura di gelatinizzazione restava la stessa.

Sul sugo l'unica misura che abbiamo trovato riguarda l'essiccazione, non la trafila: in uno studio del 2015 la pasta essiccata a 50 gradi tratteneva meno salsa simulata di quella essiccata a 70 o a 85, e ad alta temperatura la superficie usciva più ruvida. La ruvidità, quindi, non dipende solo dal bronzo.

L'essiccazione è l'altra variabile, e la legge italiana non la definisce: l'industria lavora ad alta temperatura e chiude in poche ore, molti artigiani scendono di temperatura e allungano i tempi. Dove le regole sono scritte, come nel disciplinare della Pasta di Gragnano IGP, dal 2020 si va da 40 a 85 gradi, per 4-60 ore. Ad alta temperatura le proteine fanno presa in fretta e trattengono l'amido: la pasta tiene meglio la cottura, anche con semole meno ricche, e le reazioni di Maillard le danno note tostate. Chi essicca piano rivendica un profumo di grano più netto, ma deve partire da una semola forte.

Per questo il tenore di proteine è un indizio utile sul pacco: 13-14 grammi per 100 indicano una semola forte e un morso che regge, sotto i 12 la pasta tende a cedere prima.

Secca, fresca, all'uovo: tre prodotti diversi, non tre qualità

La secca è semola di grano duro e acqua, e per legge nella pasta di semola non entra altro. Non è la versione povera: per olio, pomodoro, pesce e legumi è il prodotto giusto, perché solo il grano duro tiene il morso dopo dieci minuti di bollore.

La sfoglia all'uovo fresca è grano tenero e uova, tirata e non trafilata; la pasta all'uovo secca in scatola, tagliatelle comprese, per legge è invece di semola di grano duro. Il minimo di legge è 200 grammi di uovo intero per chilo di semola, circa quattro uova; in Emilia se ne mette uno ogni cento grammi di farina, due volte e mezzo tanto. Cuoce in uno-tre minuti e chiede burro, ragù o brodo.

La terza è la fresca di semola senza uovo, cioè orecchiette, trofie, pici e malloreddus, lavorata a mano, sei-dodici minuti di cottura, e regge condimenti che la sfoglia si berrebbe. Quella del banco frigo è un quarto prodotto: la legge le chiede solo un'umidità non inferiore al 24 per cento, e quasi tutta è trafilata, pastorizzata e confezionata in atmosfera protettiva. Sta più vicino a una secca reidratata che a una sfoglia.

I numeri chiariscono la distanza. La sfoglia emiliana da un uovo ogni cento grammi arriva a circa dieci uova al chilo, cioè intorno ai cinquecento grammi di uovo intero: due volte e mezzo il minimo di legge. La fresca confezionata viene invece pastorizzata, un trattamento termico che precuoce parte dell'amido, e infatti se la cava in due-quattro minuti, mentre la secca ne chiede otto-quattordici e la fresca di semola sei-dodici.

Cambia di conseguenza quanto ne pesi, e le dosi che seguono sono indicative. La secca assorbe circa il proprio peso e raddoppia: cento grammi crudi diventano due etti abbondanti, quindi 80-100 a testa bastano. La sfoglia all'uovo parte già umida e cresce molto meno, e va sui 120-150; la fresca di semola sta in mezzo, 100-120. In brodo si scende di quantità, sugli 80-130 grammi di pasta ripiena a persona a seconda che sia un primo leggero o il piatto della domenica.

L'acqua, il sale, il tempo: le variabili che dipendono da te

Proporzione indicativa: circa un litro d'acqua e dieci grammi di sale ogni cento grammi di pasta. Meno acqua dà un liquido più amidoso, ottimo per mantecare, ma torna a bollore lentamente e la pasta si attacca se non mescoli.

Il sale va a bollore pieno, ma non per accelerare: dieci grammi per litro alzano il punto di ebollizione di meno di due decimi di grado. Si aspetta perché i granuli non disciolti corrodono il fondo caldo di una pentola d'acciaio. E ne entra poco nella pasta, che assorbe circa il proprio peso in acqua: poco più di un grammo a porzione, ecco perché una pasta insipida non si aggiusta a tavola.

L'acqua di cottura è un ingrediente, amido in sospensione più sale. Tienine una tazza, scola uno-due minuti prima, finisci in padella con un mestolo d'acqua a fuoco vivace per trenta-sessanta secondi, finché il fondo passa da acquoso a lucido. Formaggi e uova crude fuori dal fuoco: sopra i 65-70 gradi il formaggio fila e l'uovo straccia. L'al dente si misura sull'anima, la riga bianca sottile nel filo spezzato.

Dietro il bollore c'è una soglia precisa. I granuli di amido del grano duro, in acqua abbondante, cominciano ad assorbire e gelatinizzare già fra i 52 e i 60 gradi e hanno quasi finito fra i 66 e i 75 (sugli spaghetti il picco cade fra 62,6 e 66,9), mentre gli 85 gradi valgono dove l'acqua è poca, come dentro un impasto da forno. Sotto quella finestra l'amido resta crudo per quanto tu aspetti. L'acqua a cento gradi non serve per fare in fretta: serve perché il cuore del filo superi quella soglia mentre la superficie è ancora intera. Se la pentola stagna a ottanta perché ne hai messa poca, l'esterno si sfalda aspettando l'interno.

La mantecatura, allo stesso modo, non è magia. L'amido uscito dalla pasta addensa il liquido e tiene separate le goccioline di grasso che lo scuotimento della padella ha appena rotto: il movimento crea l'emulsione, l'amido le impedisce di riunirsi, e se manca uno dei due il condimento si divide. Sul sale, tanto per fissare l'ordine di grandezza: per alzare l'ebollizione di un grado intero ne servirebbero una sessantina di grammi al litro, cioè acqua imbevibile.

Quando quel legante ti serve tutto, si cuoce risottata: pasta in padella quasi cruda, avanti con acqua o brodo bollenti a mestoli. Conviene con legumi, sughi di pesce e formati spessi di semola forte, non con le paste deboli che si spappolano; e si sala alla fine, perché il fondo si concentra.

Il formato risolve un problema: come si abbina davvero

Tre variabili: superficie esposta, che decide quanto condimento resta come velo; geometria, che decide quanto sugo viene catturato; spessore, che decide morso e tempi. Un condimento fluido chiede superficie, uno a pezzi chiede cavità, uno grasso chiede entrambe.

I lunghi lisci vanno con i sughi fluidi: spaghetti con aglio, olio e peperoncino o con le vongole, dove il condimento lavora per film sottile. La cacio e pepe è il caso limite, vuole un filo grosso, spaghettone, tonnarello o pici, che cede amido e resta rigido sotto la crema.

Rigati e bucati reggono i grassi, che devono restare da qualche parte mentre la forchetta solleva: bucatini con l'amatriciana, rigatoni con un ragù. Poi vale la proporzione fra formato e pezzi: i paccheri si accartocciano attorno ai bocconi dei ragù di pesce, le orecchiette fanno da conca a cime di rapa e mollica, e il pesto in Liguria va su trofie, trenette e linguine. Per brodo e legumi si scende di taglia: ditalini nella pasta e fagioli, quadrucci in brodo, tortellini in brodo e basta.

Sotto le tre variabili c'è un solo numero, la superficie specifica: quanta pasta è esposta in cento grammi. Non dipende dalla taglia ma dallo spessore, e in un tubo dalla parete, tanto che un pacchero a parete sottile ne ha più di un rigatone spesso. Chi ne ha molta (un filo sottile, un rigato, un cavo di parete fine) trattiene tanto condimento per grammo e vuole sughi che scorrono e lo rivestono per film. La taglia decide un'altra cosa, la cavità: un formato grande e concavo cattura, e lì servono sughi con dei pezzi dentro, che si incastrano invece di scivolare via.

Così gli abbinamenti classici smettono di essere tradizione. Le vongole sgusciate un solido ce l'hanno, ma il grosso del condimento è acqua di mare emulsionata con olio: lo spaghetto la trattiene per film, e una cavità aggiungerebbe poco. Il ragù ha bocconi di due-cinque millimetri e il canale di un rigatone ne misura otto-sedici: ci entrano con margine, ed è il margine a farli restare dentro invece di lasciarli scivolare via. Il pesto è una crema ferma che non scorre, e la tradizione ligure lo dà alle trofie ma anche a trenette e linguine, che lisce lo sono: lì l'abbinamento è consuetudine, non meccanica.

Il pane e il tempo che doveva durare

Ogni pane risolve una durata. L'Altamura è semola rimacinata, lievito madre, sale marino al 2 per cento e poca acqua: il disciplinare prescrive circa 60 litri ogni 100 chili di semola, cioè un'idratazione intorno al 60 per cento, con crosta di almeno tre millimetri. Tiene una settimana. Il toscano senza sale asciuga in fretta ed è nato per salumi, pecorini e zuppe. Il carasau è tirato sottile, gonfiato, separato in due fogli e ricotto (carasare vuol dire tostare) e dura mesi perché seguiva i pastori. La michetta è l'opposto: quasi solo crosta e aria, perfetta alle otto e cartone alle sei.

Un pane si legge prima di assaggiarlo: deve pesare più di quanto sembri, la crosta va scura e spessa e deve scricchiolare invece di piegarsi, il fondo bussato suona vuoto. Sull'alveolatura niente luoghi comuni: i buchi grandi indicano idratazione alta nei grani teneri, ma un Altamura è impastato a poco più del 60 per cento di acqua e per questo ha alveoli fini, gialli e regolari, ed è giusto così. Il segnale brutto è l'opposto, bolle minuscole tutte uguali con crosta molle.

Il raffermo non è pane secco: è amido che si ricristallizza, più in fretta appena sopra lo zero, quindi in frigorifero invecchia in un giorno e nel congelatore no. Due giorni sul tagliere con il taglio in giù, poi affetta e congela; si rinviene bagnando la crosta, cinque-otto minuti a 200 gradi. Da lì è materia prima: panzanella, ribollita, canederli, passatelli, polpette, pangrattato tostato.

In forno succedono tre cose. Sopra i sessanta gradi l'amido gelatinizza e il glutine coagula: insieme fissano la struttura e la mollica passa da fluida a solida. In superficie l'acqua evapora, si superano i centoquaranta gradi e parte la reazione di Maillard, che dà colore e quasi tutto il profumo: il pane sa di pane nella crosta, non nella mollica. E quella crosta poi lavora da barriera, rallenta l'uscita dell'umidità, ed è la ragione fisica per cui i tre millimetri dell'Altamura non sono folklore.

Il raffermimento, di conseguenza, non è disidratazione, almeno finché il pane è avvolto o chiuso: l'acqua resta dentro e migra dalla mollica verso la crosta, che si ammorbidisce mentre la mollica si asciuga e si irrigidisce. Su una pagnotta scoperta sul tagliere una parte d'acqua se ne va davvero nell'aria, e le due cose si sommano. A muoversi è l'amilopectina, che torna lentamente a cristallizzare, e lo fa più in fretta fra zero e otto gradi: un giorno di frigorifero vale grosso modo sei sul tagliere.

L'alveolatura, invece, è quasi solo idratazione: sul 60-65 per cento di acqua vengono alveoli fini e regolari. È la fascia dell'Altamura, ed è esattamente per questo che li ha così. Sopra il 75 vengono bolle grandi e mollica lucida. Non è qualità, è destinazione d'uso, e decide anche il riuso: mollica fitta e poco salata si bagna e si strizza per la panzanella, qualunque mollica addensa una ribollita al posto della farina, la crosta grattugiata e tostata nell'olio sostituisce il formaggio sulle paste di verdura.

Come si sceglie

  1. 1Negli ingredienti devono esserci solo semola di grano duro e acqua. La trafilatura al bronzo, se la cerchi, ti dice che la superficie sarà più ruvida, non che il grano sia migliore.
  2. 2Guarda le proteine: 13-14 grammi per 100 indicano semola forte, che tiene la cottura; sotto i 12 la pasta cede prima e intorbida l'acqua.
  3. 3«Essiccazione lenta» non ha una definizione di legge: senza ore e gradi in etichetta, la dicitura dice poco. E più lenta non vuol dire più tenace: l'alta temperatura, di solito, rende la pasta più soda in cottura.
  4. 4Scegli il formato partendo dal sugo che hai in testa: superficie per i fluidi, cavità per i pezzi, righe e spessore per i grassi, taglia piccola per il brodo.
  5. 5Tieni tre formati che usi davvero, uno lungo, uno corto rigato e uno da minestra, invece di dieci: la secca dura, ma dopo due anni sa di cartone.
  6. 6Il pane compralo intero, pesalo in mano e chiedi a che ora è uscito: crosta chiara e sottile la mattina significa un sasso senza sapore la sera.

Gli errori che si fanno quasi sempre

Si dice

Un filo d'olio nell'acqua evita che la pasta si attacchi.

In realtà

L'olio galleggia e tocca la pasta solo in superficie; quel poco che aderisce fa il danno opposto, perché rende il filo scivoloso e il sugo poi non prende. Servono acqua sufficiente, bollore pieno e una mescolata nei primi due minuti.

Si dice

La pasta cotta si sciacqua, così non si attacca.

In realtà

Sciacquare porta via l'amido di superficie, cioè la colla che tiene il condimento, e raffredda la pasta a metà mantecatura. Si sciacqua solo quella per un'insalata fredda, e in quel caso si unge subito con olio.

Si dice

Il sale si mette prima, così l'acqua bolle più in fretta.

In realtà

Dieci grammi per litro alzano il punto di ebollizione di circa 0,2 gradi: sui tempi non cambia nulla. Si sala a bollore perché i granuli non disciolti sul fondo caldo di una pentola d'acciaio la corrodono negli anni.

Si dice

L'acqua di cottura si butta nel lavandino.

In realtà

È amido in sospensione più sale: non un emulsionante ma l'addensante già pronto che tiene insieme grasso e formaggio in una crema stabile. Tienine una tazza e aggiungila poca alla volta in padella: cacio e pepe, carbonara e aglio e olio si giocano lì.

Si dice

Il pane raffermo è pane vecchio da buttare.

In realtà

Non è deteriorato: è amido ricristallizzato, e con acqua e calore torna indietro in parte. Da secco è la base di panzanella, ribollita, pappa al pomodoro, canederli e passatelli. Si butta solo se ha muffa, e allora tutta la pagnotta.

Da dove partire

Le schede su cui vale la pena aprire per prime.

Domande frequenti

Quanta acqua e quanto sale servono davvero?

Come regola indicativa, circa un litro d'acqua e dieci grammi di sale ogni cento grammi di pasta. Puoi scendere a settecento millilitri per un'acqua più amidosa, a patto di mescolare nei primi minuti.

Perché la mia pasta si attacca sempre?

Tre motivi: poca acqua, acqua che non è tornata a bollore dopo averla buttata, o nessuna mescolata nei primi due minuti, la finestra in cui l'amido di superficie è più appiccicoso. L'olio non risolve.

Quanto prima devo scolare se manteco in padella?

Uno-due minuti prima del tempo sul pacco per la secca, trenta secondi per la sfoglia all'uovo. In padella la cottura continua con l'acqua che aggiungi, quindi scolando al punto esatto arrivi scotto in tavola.

La pasta trafilata al bronzo vale il doppio del prezzo?

Dipende da cosa cerchi. La trafila al bronzo dà una superficie più ruvida e porosa, e questo è misurato; che trattenga più sugo, negli studi che abbiamo trovato, non lo è. Il prezzo più alto dipende anche dall'estrusione più lenta e dalla semola scelta: sul pacco guarda anche le proteine.

La stessa sfoglia va bene per tagliatelle e pasta ripiena?

Stesso impasto, spessori diversi: attorno al millimetro per il taglio, più sottile per il ripieno. La sfoglia della ripiena va tirata e usata subito, perché appena asciuga non sigilla più.

Come conservo il pane per farlo durare?

Mai in frigorifero, la temperatura in cui l'amido si ricristallizza più in fretta. Due giorni sul tagliere con il taglio in giù sotto un canovaccio, poi affetta e congela. Si rinviene cinque-otto minuti a 200 gradi.

Le fonti

Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.

  1. 1

    Cosa può entrare per legge in una pasta di semola, il minimo di uovo per chilo nella pasta all'uovo secca e l'umidità che definisce la pasta fresca.

  2. 2

    Quando un pane può dirsi fresco e quando scatta l'obbligo della dicitura pane conservato: il confine passa da surgelazione, conservanti e ciclo produttivo continuo.

  3. 3

    Il disciplinare della Pasta di Gragnano IGP e degli altri formati protetti, con trafila, tempi di essiccazione e zona vincolata.

  4. 4

    Il disciplinare del Pane di Altamura DOP (idratazione e spessore minimo della crosta), accanto a Pane Toscano DOP e Pane di Matera IGP.

  5. 5

    Il testo che fissa forza della farina, lievitazione e forno a legna a 485 °C: una STG protegge il metodo, non il luogo, ed è la differenza con una DOP.

  6. 6

    Cosa deve comparire per obbligo su un pacco di pasta e con quale ordine si scrive l'elenco degli ingredienti: è la norma che rende leggibile il resto.

  7. 7

    Quando una confezione che richiama l'Italia è obbligata a dichiarare che il grano viene da altrove, e in quale forma può scriverlo.

  8. 8

    Porosità e resistenza alla rottura degli spaghetti secondo la trafila; la tenuta del sugo non è misurata.

  9. 9

    Rugosità, velocità di estrusione, densità e acqua assorbita nel primo minuto con cinque materiali, dal teflon al bronzo.

  10. 10

    L'unica misura della tenuta di una salsa che abbiamo trovato: riguarda l'essiccazione, non la trafila.

Tutte le schede: pasta e pane

49
LiguriaFocacciaDue centimetri di altezza, i buchi fatti con le dita, e una salamoia di acqua, sale e olio…Piadina Romagnola, pasta e pane dell'Emilia-RomagnaIGPPiadina RomagnolaNessun lievito, nessuna attesa: farina, acqua, sale e strutto, stesi sottili e cotti due minuti per…Pizzoccheri, pasta e pane della LombardiaIGPPizzoccheriGrano saraceno, non frumento: da lì viene il colore scuro e il sapore di nocciola.Canederli, pasta e pane del Trentino-Alto AdigeTrentino-Alto AdigeCanederliIn montagna il pane non si è mai buttato, e i canederli sono la prova: pane raffermo ammollato nel…VenetoGnocchiGli gnocchi sono bocconi di impasto lessati in acqua bollente: oggi quasi sempre patate e farina…Paccheri, pasta e pane della CampaniaCampaniaPaccheriI paccheri sono tubi lisci di semola di grano duro lunghi 4-5 centimetri e larghi 3-4, con la…Pizza al taglio, pasta e pane del LazioLazioPizza al taglioSi compra a peso e si mangia in piedi, tagliata con le forbici: la pizza al taglio è quella romana…Arancini, pasta e pane della SiciliaPATAranciniGli arancini sono palle di riso allo zafferano farcite, impanate e fritte: ragù e piselli nella…Pinsa Romana, pasta e pane del LazioLazioPinsa RomanaNon è pizza, e la differenza sta nella farina: grano, riso e soia mescolati, idratazione altissima…Strozzapreti, pasta e pane dell'Emilia-RomagnaEmilia-RomagnaStrozzapretiGli strozzapreti sono pasta di semola e acqua arrotolata fra i palmi delle mani: torciglioni…Tortellini, pasta e pane dell'Emilia-RomagnaEmilia-RomagnaTortelliniI tortellini sono pasta all'uovo ripiena di carne, chiusa ad anello attorno al dito, grande come…Cappelletti, pasta e pane dell'Emilia-RomagnaEmilia-RomagnaCappellettiI cappelletti sono pasta all'uovo ripiena a forma di cappello, il piatto di Natale…Gnocco fritto, pasta e pane dell'Emilia-RomagnaEmilia-RomagnaGnocco frittoVa mangiato entro un minuto dalla padella, perché quando si sgonfia è finito: un rombo di pasta di…Panzerotti, pasta e pane della PugliaPugliaPanzerottiIl panzerotto e una mezzaluna di pasta da pizza, dodici o quindici centimetri, ripiena di pomodoro…Spaghetti, pasta e pane della CampaniaCampaniaSpaghettiUn filo pieno di semola e acqua, sezione circolare, calibro tra 1,7 e 2,0 millimetri.Taralli, pasta e pane della PugliaPugliaTaralliI taralli sono anelli di pasta secca pugliesi fatti con quattro ingredienti (farina, vino bianco…Tigelle, pasta e pane dell'Emilia-RomagnaEmilia-RomagnaTigelleLe tigelle sono dischetti di pane lievitato dell'Appennino modenese, cotti tra due piastre roventi…Culurgiones, pasta e pane della SardegnaIGPCulurgionesI culurgiones sono ravioli sardi ripieni di patate, pecorino e menta, chiusi a mano con una…Malloreddus, pasta e pane della SardegnaSardegnaMalloreddusLe righe sul dorso non sono decorazione: trattengono il sugo su una pasta che altrimenti sarebbe…Pane carasau, pasta e pane della SardegnaSardegnaPane carasauCotto due volte perché doveva durare mesi nelle bisacce dei pastori: un disco di semola alto meno…Panelle, pasta e pane della SiciliaSiciliaPanelleLe panelle sono frittelle di farina di ceci: una polenta di ceci e acqua cotta, stesa sottilissima…Pici, pasta e pane della ToscanaToscanaPiciI pici sono spaghettoni di acqua e farina tirati a mano uno per uno, senza uovo e senza trafila.Schiacciata, pasta e pane della ToscanaToscanaSchiacciataIl nome dice il gesto: stiacciare, cioè schiacciare l'impasto con le dita finché resta basso.Casoncelli, pasta e pane della LombardiaLombardiaCasoncelliI casoncelli sono la pasta ripiena di Bergamo: un ripieno di carne, amaretti e uvetta chiuso a…Farinata, pasta e pane della LiguriaLiguriaFarinataLa farinata è una sfoglia sottile di farina di ceci, acqua e olio d'oliva cotta in teglia di rame…Orecchiette, pasta e pane della PugliaPugliaOrecchietteLe orecchiette sono pasta pugliese di sola semola di grano duro e acqua: un dischetto concavo con…LombardiaPolenta taragnaLa polenta taragna è la polenta scura delle Alpi lombarde: farina di mais mescolata a grano…Supplì, pasta e pane del LazioLazioSupplìIl supplì è la crocchetta di riso romana: riso cotto nel sugo di pomodoro, un cuore di mozzarella…Agnolotti, pasta e pane del PiemontePATAgnolottiGli agnolotti sono la pasta ripiena del Piemonte: sfoglia sottile all'uovo e un ripieno di carne…Fusilli, pasta e pane della CampaniaCampaniaFusilliSotto lo stesso nome vivono due paste diverse: l'elica industriale, piena, che trattiene il sugo…Pane di Altamura, pasta e pane della PugliaDOPPane di AltamuraIl Pane di Altamura DOP è fatto solo con semola rimacinata di grano duro della Murgia, lievito…Sfincione, pasta e pane della SiciliaSiciliaSfincioneLo sfincione è la focaccia alta e spugnosa di Palermo: salsa di cipolla e pomodoro, acciughe…Tajarin, pasta e pane del PiemontePiemonteTajarinI tajarin sono i tagliolini delle Langhe: pasta all'uovo tagliata a un millimetro e mezzo…Trofie, pasta e pane della LiguriaLiguriaTrofieLe trofie sono la pasta del pesto: cilindretti di semola e acqua lunghi tre centimetri, arrotolati…Bucatini, pasta e pane del LazioLazioBucatiniI bucatini sono spaghetti con il buco: un formato lungo di semola, spesso circa tre millimetri…Grissini, pasta e pane del PiemontePiemonteGrissiniI grissini sono pane torinese ridotto a un bastoncino secco: pochissima mollica, tutta crosta.Pane di Matera, pasta e pane della BasilicataIGPPane di MateraIl Pane di Matera IGP è un pane di semola di grano duro lucano, lievitato con un lievito madre che…Pappardelle, pasta e pane della ToscanaToscanaPappardelleNastri di sfoglia all'uovo larghi da due a tre centimetri, il formato più largo che si mangi…Pizza Napoletana, pasta e pane della CampaniaSTGPizza NapoletanaLa Pizza Napoletana è Specialità Tradizionale Garantita dal 2010: quattro ingredienti nell'impasto…Rigatoni, pasta e pane del LazioLazioRigatoniTubi larghi di semola, tagliati dritti e scanalati in superficie.Maccheroni, pasta e pane della CampaniaCampaniaMaccheroniIl nome più frainteso della pasta italiana. A Napoli indica la pasta di semola in generale, in…PugliaPucciaLa puccia è il pane tondo del Salento, cotto nel forno a legna e fatto per essere aperto e farcito.Tortelloni, pasta e pane dell'Emilia-RomagnaEmilia-RomagnaTortelloniQuadrati di sfoglia all'uovo da sette centimetri, ripieni di ricotta e prezzemolo e chiusi a…LombardiaMichettaLa michetta è il panino vuoto di Milano: cinque petali attorno a un cocuzzolo e dentro niente, solo…Pizza di scarola, pasta e pane della CampaniaCampaniaPizza di scarolaLa pizza di scarola è la torta salata della vigilia di Natale a Napoli: pasta di pane, scarola…Torta di ceci, pasta e pane della ToscanaToscanaTorta di ceciFarina di ceci, acqua, olio e sale, cotti in una teglia larga nel forno a legna: è lo stesso…Pane di Genzano, pasta e pane del LazioIGPPane di GenzanoIl pane casareccio di Genzano è una pagnotta di grano tenero con lievito madre, cotta nel forno a…Coppia ferrarese, pasta e pane dell'Emilia-RomagnaIGPCoppia ferrareseLa coppia ferrarese è un pane a forma di due bracci intrecciati, con lo strutto nell'impasto e…MarcheCrescia sfogliataLa crescia sfogliata di Urbino è una focaccia sottile cotta sulla piastra, con lo strutto steso fra…
Le altre famiglie