Che cos'è
I culurgiones sono pasta ripiena di semola di grano duro e acqua, senza uovo, con un ripieno di patate lesse schiacciate, pecorino sardo fresco o semistagionato, menta, aglio e olio d'oliva. In alcune varianti compare lo strutto al posto dell'olio, o una parte di formaggio più stagionato.
Quello che li rende inconfondibili è la chiusura. Il raviolo non viene sigillato con una forchetta né tagliato con una rotella: si chiude pizzicando alternativamente i due lembi con pollice e indice, in una cucitura che disegna una spiga di grano sul dorso. Si chiama spighetta ed è un gesto che richiede pratica: chi lo sa fare bene chiude un culurgione in pochi secondi, chi non lo sa fare produce ravioli.
La denominazione ufficiale IGP, riconosciuta nel 2015, è Culurgionis d'Ogliastra e vincola ripieno, chiusura e area di produzione. Fuori dall'Ogliastra si fanno culurgiones in mezza Sardegna, con nomi e ripieni che cambiano di paese in paese: culurgionis, culingionis, culurjones, kulurjones.
Dove nasce
Il cuore dei culurgiones è l'Ogliastra, la fascia montuosa e costiera sul versante orientale della Sardegna: Lanusei, Tortolì, Villagrande Strisaili, Ulassai, Urzulei, Talana. È una zona di pastori e di orti, e il ripieno lo racconta: patate e formaggio di pecora, cioè quello che c'era.
La patata è un ingrediente relativamente recente in Sardegna, il che colloca il ripieno moderno non prima dell'Ottocento. La forma e il gesto della chiusura, invece, sono più antichi e hanno un peso rituale: i culurgiones si preparavano per la commemorazione dei defunti e si portavano in dono, e la spiga ricamata sul dorso è un simbolo di grano e di abbondanza, con una funzione insieme decorativa e propiziatoria.
Ogni paese ha la sua variante. In alcune zone del Nuorese il ripieno vira sul formaggio fresco acidulo senza patate; nel Sarrabus e nel Campidano si aggiunge più aglio; verso il Sassarese si trovano versioni con la ricotta.
Come si produce
La sfoglia si fa con semola di grano duro rimacinata e acqua calda, impastata a lungo fino a diventare liscia ed elastica, poi lasciata riposare almeno mezz'ora. Va tirata sottile e tagliata a dischi di otto o nove centimetri.
Il ripieno vuole patate a pasta bianca lessate con la buccia, sbucciate calde e schiacciate, mescolate a pecorino grattugiato e a una parte di formaggio fresco, menta tritata, aglio soffritto nell'olio e sale. Il composto va lavorato tiepido e lasciato riposare: fatto e usato subito resta troppo morbido.
La chiusura è il passaggio che conta. Si mette una noce di ripieno al centro del disco, si sollevano i due lembi e si pizzicano alternativamente destra e sinistra risalendo verso la punta, come si cuce un orlo. Il risultato è una spiga in rilievo e un raviolo panciuto che sta in piedi da solo.
Si cuociono in acqua salata per cinque o sei minuti, finché non salgono a galla e restano a galleggiare un momento.
Come riconoscerlo
Guarda il dorso: se c'è la spighetta cucita a mano, con i punti alternati e leggermente irregolari, sono culurgiones. Se il bordo è ondulato da una rotella o schiacciato da uno stampo, sono ravioli di patate con un altro nome.
La sfoglia deve essere sottile ma non trasparente, di semola, giallo paglierino chiaro. Se è gialla intensa contiene uovo e siamo fuori dalla tradizione ogliastrina.
Il ripieno, tagliando a metà, deve essere compatto e granuloso, non una crema: le patate vanno schiacciate, mai frullate. La menta si deve sentire subito all'apertura, e il pecorino deve essere sapido senza essere piccante. Sulle confezioni IGP c'è il marchio Culurgionis d'Ogliastra con il numero di lotto.
Come si usa in cucina
Il condimento tradizionale è uno solo: sugo di pomodoro semplice, fatto con pomodoro, olio, basilico o menta, e una pioggia di pecorino sardo grattugiato. Nient'altro. La seconda opzione ammessa in Ogliastra è burro fuso e pecorino, o solo un filo d'olio buono.
Tutto il resto (panna, funghi, salmone, pesto) è una scelta da ristorante che copre il ripieno, che è già ricco e aromatico di suo. Il culurgione non ha bisogno di aiuto.
La cottura è breve: cinque o sei minuti in acqua abbondante e poco mossa, perché la chiusura a spiga si apre se l'acqua bolle troppo forte. Vanno tirati su con la schiumarola, mai scolati nello scolapasta.
Una variante casalinga li vuole passati in forno un momento con pomodoro e formaggio, come una piccola parmigiana di ravioli.
Abbinamenti
Il vino di casa è il Cannonau, meglio se giovane e non troppo alcolico: il pomodoro e il pecorino reggono il tannino morbido di questo vitigno. In Ogliastra il Cannonau di Jerzu è l'abbinamento locale per definizione.
Sui culurgiones conditi solo con burro e formaggio funziona meglio un bianco sardo teso, come un Vermentino di Gallura o un Nuragus di Cagliari.
A tavola precedono in genere un secondo di carne, maialetto o agnello, e seguono un antipasto di salumi e pecorini. Il pane è quasi sempre carasau o pistoccu.
Quanto costa
In Sardegna, in un pastificio o in una bottega, i culurgiones freschi costano fra 12 e 18 euro al chilo. Le confezioni IGP sottovuoto o surgelate viaggiano fra 14 e 22 euro al chilo, che significa 6-9 euro per una porzione da 400 grammi.
Al ristorante, in Ogliastra, un piatto sta fra 10 e 14 euro; a Cagliari o in costa, in estate, fra 14 e 18.
Fuori dall'isola i prezzi salgono per il trasporto: 20-28 euro al chilo nelle gastronomie del continente. Il costo, in ogni caso, non è nelle materie prime (patate, semola e formaggio) ma nel lavoro manuale della chiusura, che nessuna macchina riproduce davvero.
Come conservarlo
Freschi si conservano in frigorifero due giorni, distanziati su un vassoio infarinato di semola e coperti con un canovaccio. Ammucchiati si incollano e la spighetta si rovina.
Congelati crudi sono il metodo migliore: si dispongono su un vassoio senza toccarsi, si congelano per due ore e poi si trasferiscono in busta. Durano tre mesi e si cuociono direttamente in acqua bollente, con due minuti in più.
Cotti e conditi reggono un giorno in frigorifero e si riscaldano in forno, mai nel microonde, che li fa gommosi. I culurgiones sottovuoto pastorizzati che si trovano in commercio durano tre o quattro settimane in frigorifero.
Dove assaggiarlo
In Ogliastra, nei paesi dell'interno più che sulla costa: Villagrande Strisaili, Ulassai, Lanusei, Talana, Urzulei. Le botteghe e i piccoli pastifici vendono quelli fatti la mattina, e d'estate diversi paesi organizzano sagre dedicate.
A Tortolì e ad Arbatax si trovano nei ristoranti di mare, ma il piatto è di montagna: sale davvero di quota.
Nel resto della Sardegna li fanno ovunque, con varianti locali. A Cagliari e a Nuoro le gastronomie storiche li tengono freschi tutti i giorni, e nei ristoranti sardi delle grandi città italiane sono ormai un classico da menu.
Ricette con questo prodotto
Domande frequenti
Cosa c'è dentro i culurgiones?
Patate lesse schiacciate, pecorino sardo fresco o semistagionato, menta, aglio soffritto e olio d'oliva. In alcune varianti c'è lo strutto, in altre una parte di formaggio più stagionato. La sfoglia è di semola e acqua, senza uovo.
Cos'è la spighetta?
È la cucitura a mano che chiude il raviolo, ottenuta pizzicando alternativamente i due lembi risalendo verso la punta. Disegna una spiga di grano sul dorso ed è il segno che distingue un culurgione da un normale raviolo di patate.
Che sugo va sui culurgiones?
Pomodoro semplice e pecorino grattugiato, oppure burro fuso e formaggio. Il ripieno è già saporito: panna, funghi o sughi elaborati lo coprono e basta.
Cosa vuol dire Culurgionis d'Ogliastra IGP?
È l'indicazione geografica riconosciuta nel 2015 che vincola la produzione all'Ogliastra e fissa ripieno, sfoglia e chiusura a spiga. Fuori da quel disciplinare il nome culurgiones resta usabile, e infatti si fanno in tutta la Sardegna con varianti locali.
Si possono congelare?
Sì, ed è il modo migliore di conservarli. Vanno congelati crudi, distanziati su un vassoio, poi trasferiti in busta: durano tre mesi e si buttano in acqua bollente senza scongelare, calcolando due minuti di cottura in più.
Le fonti
Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.
Il regolamento del 22 settembre 2016 che iscrive «Culurgionis d'Ogliastra» come IGP nella classe delle paste alimentari: la grafia protetta è quella sarda.
Cosa deve esserci davvero dentro: ripieno di patate, formaggi e grassi, peso del singolo pezzo fra 20 e 33 grammi e almeno dieci chiusure a spiga sulla sfoglia.
