Inchiesta
La bresaola non è IGP. Lo è la Bresaola della Valtellina
La tutela europea si attacca al nome per intero, e quasi sempre quel nome è più lungo di quello che diciamo al banco. Venti casi verificati sui registri, a partire da venti errori nostri.
Un bollo che dice una cosa falsa in tre lettere
Al banco dei salumi c'è una vaschetta con scritto bresaola, e accanto un cartellino con la sigla IGP. Sembra un'informazione. È il caso in cui la sigla, da sola, afferma qualcosa che non è vero.
Quello che risulta registrato non è la bresaola. È la «Bresaola della Valtellina», e la protezione europea vale per quella stringa. Una bresaola prodotta altrove, con altra carne e altro metodo, è un prodotto perfettamente legale che semplicemente non rientra in quella denominazione. Nessuno sta imbrogliando: è il nome corto a non voler dire quello che sembra.
La stessa cosa vale per il provolone, che come denominazione è «Provolone Valpadana». Per la mortadella, che è «Mortadella Bologna». Per la burrata, che è «Burrata di Andria». Il termine generico resta libero, e chiunque può usarlo.
Perché la tutela funziona così
Quando un consorzio chiede la registrazione di una denominazione, deposita un nome preciso insieme al disciplinare che lo definisce: zona, materia prima, metodo, stagionatura. Quello che viene iscritto nel registro è quel nome, con quelle parole e in quell'ordine.
La ragione è pratica. Proteggere «bresaola» significherebbe togliere a chiunque, in Europa, la possibilità di chiamare bresaola una carne salata ed essiccata, che è una tecnica antica e diffusa. Il diritto europeo non nazionalizza i sostantivi comuni: lega la tutela a un nome che contiene un riferimento geografico, ed è quel riferimento a rendere la protezione difendibile.
Si vede bene nei casi in cui il nome depositato è quasi impronunciabile al banco. «Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese» è il nome registrato; nessuno lo chiede così, e infatti si dice fagioli di Lamon. La distanza fra le due formule è la distanza fra quello che è protetto e quello che si compra.
I venti casi che abbiamo verificato
Abbiamo confrontato il nome con cui una scheda di questo sito presenta un prodotto e il nome che risulta nel registro, prodotto per prodotto, sui certificati DOP e IGP dell'atlante. Venti casi mostrano uno scarto.
Non sono tutti uguali. In alcuni manca solo un riferimento geografico che tutti darebbero per sottinteso, come Cotechino Modena o Zampone Modena. In altri il nome corto è talmente entrato nell'uso da aver sostituito quello vero, come per la mortadella. In altri ancora lo scarto è sostanziale, e il caso del bergamotto merita un paragrafo suo.
| Come lo chiamiamo | Come è registrato |
|---|---|
| Aceto balsamico | Aceto balsamico tradizionale di Modena DOP |
| Bergamotto di Reggio Calabria | Bergamotto di Reggio Calabria - Olio essenziale DOP |
| Bresaola | Bresaola della Valtellina IGP |
| Burrata | Burrata di Andria IGP |
| Caciocavallo | Caciocavallo Silano DOP |
| Cantucci | Cantuccini Toscani IGP |
| Cipolla rossa di Tropea | Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP |
| Cotechino | Cotechino Modena IGP |
| Fagioli di Lamon | Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese IGP |
| Formai de Mut | Formai de Mut dell'Alta Valle Brembana DOP |
| Mortadella | Mortadella Bologna IGP |
| Mozzarella di bufala | Mozzarella di Bufala Campana DOP |
| Pancetta | Pancetta Piacentina DOP |
| Panforte | Panforte di Siena IGP |
| Pizzoccheri | Pizzoccheri della Valtellina IGP |
| Porchetta | Porchetta di Ariccia IGP |
| Provolone | Provolone Valpadana DOP |
| Ricciarelli | Ricciarelli di Siena IGP |
| Vastedda del Belìce | Vastedda della valle del Belìce DOP |
| Zampone | Zampone Modena IGP |
Il caso limite: la DOP è l'olio, non il frutto
Sul Bergamotto di Reggio Calabria la denominazione registrata è «Bergamotto di Reggio Calabria - Olio essenziale». Non il frutto fresco: l'olio che se ne estrae.
È una differenza che cambia il senso di un acquisto. Chi compra bergamotti freschi convinto di portarsi a casa un prodotto a denominazione protetta sta comprando un agrume calabrese, che può essere ottimo, ma la DOP riguarda un'altra cosa. Il disciplinare parla di un estratto e dei suoi parametri, non della frutta sul banco.
Qui il nome corto non toglie un pezzo di geografia: toglie il prodotto.
Cosa cambia quando compri
La regola pratica è breve. Se sull'etichetta la sigla DOP o IGP compare accanto a un nome corto, quella sigla non sta dicendo niente di verificabile. Il nome per esteso deve esserci, ed è quello a cui la tutela si attacca.
Un secondo controllo utile riguarda il numero dell'organismo di certificazione, che sui prodotti a denominazione compare in etichetta insieme al logo europeo. È il segno che qualcuno verifica il rispetto del disciplinare, e non è un dettaglio grafico che si possa aggiungere a piacere.
Non significa che un prodotto senza denominazione sia peggiore. Significa che state comprando due cose diverse, e che una delle due ha un documento che dice come è fatta.
Come li abbiamo trovati, e perché il primo errore era nostro
Questa non è una ricognizione sul web. È partita da un controllo interno alle nostre pagine, e ha trovato prima di tutto i nostri errori.
Venti schede di questo sito portavano il bollo DOP o IGP accanto al nome generico. La parte scomoda è che in diciotto casi su venti la contraddizione era già dentro la pagina: nelle note delle fonti, in fondo, c'era scritto per esteso che il nome protetto era un altro. Non era una lacuna di informazione, era una pagina che non si rileggeva.
Le abbiamo corrette tutte, e ora ogni scheda interessata riporta il nome registrato per intero, sia nel testo sia nei dati che i motori leggono. Anche il caso peggiore era nostro: il pesto genovese portava un bollo DOP, e il pesto non è DOP. Lo è il Basilico Genovese, registrato dal Reg. CE 1623/2005 insieme a Tuscia.
Il metodo è ripetibile da chiunque: si prende il nome del prodotto, si cerca la denominazione nel registro ministeriale, e si guarda se la stringa coincide. Dove non coincide, la sigla da sola non basta.
In sintesi
- La tutela europea protegge un nome esatto, non una categoria di prodotto.
- «Bresaola» non è IGP: lo è «Bresaola della Valtellina». Vale lo stesso per provolone, mortadella e burrata.
- Il nome registrato contiene quasi sempre un riferimento geografico, ed è quello a rendere la protezione difendibile.
- Sul Bergamotto di Reggio Calabria la DOP riguarda l'olio essenziale, non il frutto fresco.
- Una sigla DOP o IGP accanto a un nome corto non è un'informazione verificabile.
- Venti schede di questo sito avevano lo stesso errore, e in diciotto casi le fonti in fondo alla pagina lo smentivano già.
Domande frequenti
La bresaola è IGP?
No. La denominazione registrata è «Bresaola della Valtellina», e la protezione vale per quel nome. Una bresaola prodotta altrove è un prodotto legittimo che non rientra nella denominazione.
Il provolone è DOP?
La denominazione protetta è «Provolone Valpadana». Il provolone senza specificazione non è una DOP, ed è un nome che chiunque può usare.
Perché non proteggono direttamente il nome corto?
Perché sono sostantivi comuni che descrivono tecniche diffuse. Proteggere «bresaola» impedirebbe in tutta Europa di chiamare così una carne salata ed essiccata. La tutela si aggancia a un nome che contiene un riferimento geografico, ed è quel riferimento a renderla difendibile.
Il Bergamotto di Reggio Calabria DOP è il frutto?
No: la denominazione registrata è «Bergamotto di Reggio Calabria - Olio essenziale». La protezione riguarda l'olio estratto, non l'agrume fresco.
Come faccio a verificare se un nome è davvero registrato?
Si cerca la denominazione nel registro dei prodotti DOP e IGP del Masaf e si confronta la stringa parola per parola. Se sull'etichetta il nome è più corto di quello registrato, la sigla accanto non è verificabile.
Un prodotto senza DOP è peggiore?
Non è la domanda giusta. Una denominazione dice che esiste un disciplinare e un organismo che ne verifica il rispetto, non che il prodotto sia buono. Fuori dalle denominazioni esistono prodotti eccellenti, e dentro esistono differenze notevoli fra produttori.
Le fonti
Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.
Il registro ministeriale dove si legge il nome depositato per intero, che è il confronto su cui si regge tutto questo pezzo.
La cornice attuale: cosa può essere registrato, cosa protegge la registrazione e contro cosa.
L'atto che ha iscritto in blocco gran parte delle denominazioni italiane storiche. I nomi stanno nell'allegato, non nel titolo: è il motivo per cui una verifica fatta solo sul titolo produce falsi positivi.
L'atto che dimostra che a essere protetto è il basilico e non il pesto: nell'elenco compare «Basilico Genovese (DOP)», e nessuna salsa.
La spiegazione ufficiale della differenza fra DOP e IGP e di cosa comporta la registrazione di un nome.