Guida
Quanto dura una volta aperto, e da cosa dipende davvero
La data in etichetta riguarda il prodotto chiuso. Dopo, a comandare sono quattro cose: acqua, sale, grasso e acidità. Chi le conosce sa già la risposta senza cercarla.
Cosa dice davvero la data in etichetta
Sulle confezioni convivono due formule che significano cose diverse. «Da consumarsi entro» indica una data oltre la quale il prodotto non va più venduto, e riguarda i prodotti molto deperibili. «Da consumarsi preferibilmente entro» indica invece il termine minimo di conservazione: fino a quel giorno il produttore garantisce le caratteristiche dichiarate, colore, profumo, consistenza.
Entrambe però hanno lo stesso presupposto, che quasi nessuno legge: valgono a confezione integra e alle condizioni indicate. Appena si apre, quella data smette di descrivere il prodotto che si ha in mano, e comincia a contare un'altra cosa.
Quell'altra cosa è la composizione, e si può leggere senza strumenti.
Le quattro cose che decidono, in ordine di peso
La prima è l'acqua. I microrganismi hanno bisogno di acqua disponibile per moltiplicarsi: è la ragione per cui una mozzarella e una pasta secca appartengono a due mondi diversi pur essendo entrambe alimenti. Più un prodotto è umido, più è vivo.
La seconda è il sale, che lavora esattamente contro la prima: lega l'acqua e la rende indisponibile. Un prosciutto crudo dura mesi non perché sia stato sterilizzato ma perché il sale ha tolto l'acqua di mezzo, e la stessa logica vale per un Pecorino Romano o per le acciughe sotto sale.
La terza è il grasso, che si comporta in modo opposto a tutti gli altri. Non teme i microrganismi, teme l'ossigeno: irrancidisce. Per questo un olio si conserva con criteri suoi, e per questo il fronte di taglio di un prosciutto si copre con la sua stessa sugna.
La quarta è l'acidità. Sotto un certo valore di pH molte cose non crescono: è il principio dell'aceto, delle giardiniere, dei sott'aceto in generale, e in parte anche dei formaggi, dove la fermentazione lattica abbassa il pH mentre asciuga la pasta.
Come si applica, prodotto per prodotto
Messi in fila i quattro criteri, la durata di quasi tutto diventa prevedibile senza doverla cercare. La tabella qui sotto non dà numeri di giorni, e non è una dimenticanza: sono i criteri a essere trasferibili, mentre il numero cambia con la temperatura del frigorifero, con l'umidità di casa e con quanto era fresco il prodotto quando l'avete comprato.
| Prodotto | Cosa decide quanto dura |
|---|---|
| Parmigiano Reggiano | Poca acqua e molto sale: la crosta protegge, il taglio no. La superficie tagliata asciuga e indurisce. |
| Mozzarella di bufala | Molta acqua, poco sale, nessuna stagionatura. Fuori dal suo liquido perde struttura in ore, non in giorni. |
| Gorgonzola | Pasta umida e muffa viva: continua a maturare in frigorifero, e il piccante avanza da solo. |
| Ricotta | Fatta col siero, quindi ricca d'acqua e di zucchero residuo. È il latticino che cambia più in fretta. |
| Prosciutto crudo intero | Il sale e l'asciugatura fanno il lavoro. Il fronte di taglio va coperto col suo grasso, non con la pellicola. |
| Prosciutto affettato | La superficie esposta si moltiplica: una vaschetta aperta ha una vita di giorni, l'intero di mesi. |
| Olio extravergine | Non il tempo ma luce, calore e aria. Ogni apertura ossida, e l'ossidazione non torna indietro. |
| Aceto balsamico tradizionale | Acidità alta e zuccheri concentrati: non teme il tempo e non va in frigorifero. |
| Pasta secca | Praticamente niente acqua. Il limite è l'umidità dell'ambiente, non la data. |
| Conserve sott'olio aperte | L'olio non conserva: isola. Una volta aperto il barattolo va in frigorifero e il contenuto resta coperto. |
I formaggi, e perché la pellicola è quasi sempre sbagliata
Un formaggio a pasta dura è vivo e continua a respirare. Chiuderlo nella pellicola trasparente a contatto con la pasta gli impedisce di scambiare umidità, e la superficie diventa appiccicosa e poi ammuffisce là dove non dovrebbe.
La carta che usano i banchi buoni, quella accoppiata carta e polietilene, esiste per questo: lascia passare un po' d'aria e trattiene abbastanza umidità. In mancanza, la soluzione domestica è avvolgere in carta da forno e poi mettere il pacchetto in un contenitore chiuso, che è un compromesso ragionevole fra il seccare e il soffocare.
Sulle paste dure c'è un'altra regola che si vede a occhio: la crosta è una protezione, il taglio no. Un pezzo con più superficie tagliata asciuga più in fretta di un pezzo compatto dello stesso peso.
Salumi: intero e affettato sono due prodotti diversi
La differenza fra un prosciutto intero e una vaschetta di affettato non è la comodità, è la geometria. Affettare moltiplica la superficie esposta all'aria di decine di volte, e tutto quello che succede a un salume succede sulla superficie.
Da qui la pratica dei banchi, che non è pigrizia: il fronte di taglio di un prosciutto intero si ricopre con la sua stessa sugna, cioè col grasso tolto dal taglio precedente. Fa da tappo, tiene l'aria lontana e mantiene morbida la fetta successiva.
Sull'affettato in vaschetta vale invece la regola opposta a quella dei formaggi: lì la pellicola a contatto ha senso, perché il nemico è l'aria e non l'umidità.
L'olio è il caso che segue regole tutte sue
L'olio extravergine non ha microrganismi da temere: ha l'ossigeno. Con il tempo si ossida, perde le note fruttate e sviluppa il difetto di rancido, e quel processo non torna indietro.
Quello che lo accelera è, nell'ordine: la luce, il calore e l'aria che entra a ogni apertura. Da cui tre conseguenze pratiche. La bottiglia scura non è estetica. Il posto accanto ai fornelli è il peggiore della cucina. E una lattina da cinque litri comprata per risparmiare, se in casa siete in due, finisce per costare più cara di due bottiglie da un litro, perché per mesi resterà mezza piena d'aria.
Ed è il contrario del vino: l'olio non migliora invecchiando, e il termine minimo in etichetta serve proprio a risalire a quanto è recente.
Cosa questa pagina non dice, e perché
Qui si parla di come cambiano i prodotti nel tempo: quanto asciugano, quanto ossidano, quanto avanza una maturazione. Non troverete scritto se una cosa si possa ancora mangiare.
Non è prudenza formale. Quel giudizio dipende dalla singola confezione, da come è stata tenuta, dalla temperatura reale del vostro frigorifero e da chi la mangia, e nessuna pagina web può conoscere quei fattori. Le regole di sicurezza alimentare le pubblicano le autorità sanitarie, e sono loro il riferimento.
Quello che possiamo dire, e che abbiamo messo in tabella, è cosa governa il comportamento di ciascun prodotto. È l'informazione che serve per decidere quanto comprarne e come tenerlo, che è una domanda diversa.
In sintesi
- La data in etichetta vale a confezione integra: dopo l'apertura conta la composizione.
- Quattro fattori decidono quasi tutto: acqua, sale, grasso e acidità.
- Più acqua e meno sale significa cambiamenti più rapidi. È perché una mozzarella e una pasta secca non si somigliano in niente.
- Il grasso non teme i microrganismi ma l'ossigeno: l'olio segue regole sue, e luce e calore contano più del tempo.
- Sui formaggi la pellicola a contatto è quasi sempre sbagliata; sull'affettato ha senso, perché lì il nemico è l'aria.
- Affettare moltiplica la superficie esposta: intero e affettato sono due prodotti con due durate diverse.
Domande frequenti
Che differenza c'è fra «da consumarsi entro» e «preferibilmente entro»?
La prima è una data oltre la quale il prodotto non va venduto e riguarda gli alimenti molto deperibili. La seconda è il termine minimo di conservazione: fino a quel giorno il produttore garantisce le caratteristiche dichiarate. Entrambe valgono a confezione integra.
Il Parmigiano va avvolto nella pellicola?
A contatto con la pasta è la soluzione peggiore, perché impedisce lo scambio di umidità e rende la superficie appiccicosa. Meglio la carta accoppiata dei banchi, o in casa la carta da forno dentro un contenitore chiuso.
Perché il prosciutto intero dura molto più dell'affettato?
Perché affettare moltiplica la superficie esposta all'aria, e tutto quello che succede a un salume succede sulla superficie. Sul pezzo intero il fronte di taglio si copre con la sua stessa sugna, che fa da tappo.
L'olio extravergine scade?
Non scade come un alimento deperibile: si ossida. Perde le note fruttate e sviluppa il rancido, e a governare il processo sono luce, calore e aria più del tempo che passa. La bottiglia scura e il posto lontano dai fornelli contano davvero.
Il freddo conserva tutto?
Rallenta l'attività microbica, quindi aiuta su formaggi freschi, latticini e affettati. Non serve sull'olio, dove il problema è l'ossigeno, né sull'aceto balsamico tradizionale, che ha acidità e zuccheri sufficienti a cavarsela da solo.
Come faccio a sapere se un prodotto è ancora buono?
Questa pagina non risponde a quella domanda, e non per formalità: dipende dalla singola confezione, da come è stata tenuta e dal vostro frigorifero. Il riferimento sono le indicazioni delle autorità sanitarie.
Le fonti
Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.
Definisce «da consumarsi entro» e «da consumarsi preferibilmente entro», e stabilisce che valgono a confezione integra e alle condizioni indicate.
La cornice sulla catena del freddo e sulle condizioni di conservazione a cui le etichette rimandano.
I parametri di ossidazione, dal numero di perossidi agli assorbimenti nell'ultravioletto: sono la misura di quel che succede a un olio nel tempo.
- IstituzioneEFSA, sicurezza alimentare
Il riferimento per le valutazioni di sicurezza, che questa pagina non fa e non sostituisce.