Che cos'è
Il cotechino è un salume crudo destinato alla cottura, non alla stagionatura. L'impasto unisce carne magra suina, grasso duro e cotenna (la cotica, da cui il nome) macinati insieme e conditi con sale, pepe e una miscela di spezie che cambia di norcineria in norcineria: noce moscata, cannella, chiodi di garofano, a volte macis o coriandolo. Il tutto viene insaccato in budello naturale o artificiale e legato.
La cotenna è l'ingrediente tecnico. In cottura il collagene si trasforma in gelatina, e quella gelatina è ciò che tiene insieme la fetta e le dà la consistenza morbida e appiccicosa che nessun altro insaccato ha. Un cotechino con poca cotenna si sbriciola nel piatto; uno con troppa diventa gommoso.
A differenza del salame, il cotechino non fermenta e non si asciuga: viene consumato entro pochi giorni dalla produzione se è fresco, oppure precotto e confezionato per durare mesi. È un salume che vive di cottura, ed è per questo che nella tradizione appartiene ai mesi freddi.
Dove nasce
Il cotechino è emiliano prima che italiano, e la sua patria riconosciuta è la pianura tra Modena, Reggio Emilia, Mantova e Cremona. Il Cotechino Modena ha ottenuto l'Indicazione Geografica Protetta nel 1999, insieme allo Zampone Modena, e il disciplinare delimita un'area di produzione ampia che va ben oltre la provincia di Modena, comprendendo province di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.
La leggenda di fondazione è quella dell'assedio di Mirandola del 1511, quando le truppe pontificie di Giulio II circondarono la città: si racconta che i mirandolesi, per non lasciare le scorte al nemico, macellarono i maiali e conservarono le carni insaccandole nella cotenna e in ciò che restava. La storia è documentata come tradizione orale più che come cronaca, ma la Mirandola del Cinquecento è effettivamente il primo luogo in cui la parola compare.
Ogni provincia ha poi la sua variante. Il cotechino cremonese vaniglia, dal profumo che ricorda la vaniglia senza contenerne, è tutelato come Presidio Slow Food; in Friuli lo stesso concetto prende il nome di musetto, con più muso e meno magro; in Piemonte esiste una versione da bollito misto più asciutta.
Come si produce
Le proporzioni classiche sono all'incirca metà carne magra (spalla, gola, ritagli di prosciutto), un quarto di grasso duro e un quarto di cotenna. La cotenna viene prima sgrassata e scottata, poi macinata finemente, mentre la carne passa a grana media: la differenza di macinatura è ciò che dà alla fetta il suo aspetto a punteggiatura.
L'impasto viene salato, pepato e speziato, poi lavorato a lungo in impastatrice perché il collagene cominci a legare. Riposa qualche ora al freddo prima di essere insaccato in budello naturale di manzo o suino, del diametro di sette-otto centimetri, e legato con lo spago a più giri.
Da qui si aprono due strade. Il cotechino fresco resta crudo e va cotto dall'acquirente: si buca con uno spillo, si avvolge in un telo e si fa sobbollire tre ore in acqua che non deve mai arrivare a bollore pieno. Il cotechino precotto viene invece cotto in stabilimento, confezionato sottovuoto e sterilizzato: basta immergerlo nella sua busta in acqua bollente per venti o trenta minuti.
Il disciplinare IGP fissa parametri di composizione, granulometria, contenuto proteico e umidità, e riserva il nome ai prodotti dell'area delimitata.
Come riconoscerlo
Il cotechino fresco ha budello asciutto e aderente, colore rosa carico tendente al rosso, e non deve presentare aree grigiastre o umidità sotto lo spago. Al tatto è sodo e cede appena.
Al taglio, da crudo, l'impasto mostra grana media con punti di grasso bianco distinti e la cotenna quasi invisibile perché macinata fine. Se si vedono pezzi di cotenna riconoscibili la macinatura è approssimativa e in cottura si sentiranno.
Sull'etichetta del precotto conviene leggere l'ordine degli ingredienti: la carne suina deve venire prima della cotenna. Prodotti che mettono la cotenna in testa costano meno e rendono meno.
Il marchio IGP Cotechino Modena compare sulla confezione insieme al numero del produttore. È una garanzia di area e di composizione, non automaticamente di qualità superiore: un cotechino artigianale fuori disciplinare può essere migliore, ma sull'etichetta non potrà chiamarsi Modena.
Un segnale utile nel prodotto cotto: la fetta deve reggersi da sola quando la si solleva. Se si disfa, la cotenna era troppo poca o la cottura troppo breve.
Come si usa in cucina
Il cotechino fresco chiede tempo e pazienza. Si punge la superficie in una decina di punti con uno stuzzicadenti, si avvolge in un telo di cotone legato alle estremità e si immerge in acqua fredda abbondante. Si porta al limite del bollore e si tiene lì tre ore, senza mai far sobbollire forte, perché il budello scoppierebbe. Si lascia riposare nell'acqua venti minuti prima di affettarlo.
Il precotto è un'altra cosa: la busta va immersa in acqua bollente per venti o trenta minuti secondo il peso, poi si apre e si affetta subito. Meno interessante, ma per un Capodanno di corsa risolve.
Le fette vanno spesse, un centimetro almeno, e servite calde. Fredde il grasso si rassoda e il piatto perde tutto.
L'accompagnamento canonico sono le lenticchie, meglio se piccole e con buccia sottile (Castelluccio, Colfiorito, Ustica), stufate con sedano, carota, cipolla e un cucchiaio del brodo di cottura. Le altre strade classiche sono il purè di patate, gli spinaci saltati, la mostarda di Cremona nel bollito misto, e lo zampone in cui l'impasto identico viene insaccato nella zampa.
Una preparazione emiliana meno nota è il cotechino in galera: avvolto in una fetta di carne e in una fetta di prosciutto, brasato nel vino rosso.
Abbinamenti
Il cotechino è grasso e dolce di spezie, quindi il vino deve avere acidità o bollicina. In Emilia si beve Lambrusco, e non è folklore: la carbonica e l'acidità del Lambrusco di Sorbara o del Grasparossa di Castelvetro puliscono il palato meglio di qualunque rosso fermo.
Fuori dall'Emilia funzionano Bonarda dell'Oltrepò, Barbera d'Asti giovane, Freisa. I rossi importanti e tannici combattono con la gelatina e perdono.
A tavola gli abbinamenti che reggono sono quelli acidi o dolci-piccanti: mostarda di Cremona o di Mantova, senape, cipolline in agrodolce, e le lenticchie che portano terra e amido.
Da evitare le patate arrosto molto unte, che raddoppiano il grasso senza dare contrasto. Il purè funziona proprio perché è morbido e neutro.
Quanto costa
Il cotechino artigianale fresco costa tra 12 e 20 euro al chilo in norcineria, e un pezzo intero pesa in genere tra 500 grammi e 1,2 chili. Nelle salumerie di Modena e Reggio Emilia le lavorazioni firmate arrivano a 22-25 euro al chilo.
Il precotto industriale in confezione da 500 grammi sta tra 4 e 8 euro, cioè 8-16 euro al chilo, e sotto Natale scende ancora per effetto delle promozioni. Le versioni IGP Cotechino Modena precotte si collocano nella parte alta di questa forbice.
Il prezzo sale del venti o trenta per cento nelle due settimane prima di Capodanno, quando la domanda si concentra, e crolla a gennaio. Chi ha spazio in freezer fa bene a comprare a metà novembre.
Un cotechino da 500 grammi serve quattro persone come secondo, sei se accompagnato da lenticchie abbondanti e purè.
Come conservarlo
Il cotechino fresco va tenuto in frigorifero e consumato entro cinque o sei giorni dall'acquisto, avvolto in carta e non in pellicola. È un prodotto crudo e non stagionato, quindi non perdona le attese.
Da crudo si congela senza problemi per tre o quattro mesi. Va scongelato lentamente in frigorifero, un giorno intero, e poi cotto normalmente. Congelarlo già cotto è possibile ma la gelatina si separa e la fetta perde compattezza.
Il precotto sottovuoto non richiede frigorifero: si conserva a temperatura ambiente fino alla data indicata, che è in genere di sei mesi o un anno. Una volta aperto va consumato entro due giorni.
Il cotechino avanzato, già cotto, si tiene in frigorifero tre giorni chiuso in un contenitore. Si riscalda a bagnomaria o al vapore, mai al microonde a piena potenza, che lo asciuga e lo fa sfaldare. Le fette avanzate sono ottime anche sbriciolate dentro un risotto o su una polenta.
Dove assaggiarlo
Modena, Reggio Emilia e la Bassa modenese tra Mirandola, Carpi e Concordia sono il cuore della produzione, e in dicembre le norcinerie e i banchi dei mercati settimanali espongono cotechini e zamponi in quantità.
Bologna lo serve nel bollito misto insieme a lingua, testina e biancostato, con la salsa verde: i carrelli del bollito delle trattorie storiche sono il modo più completo di incontrarlo.
Mirandola tiene viva la memoria del suo ruolo di origine con iniziative gastronomiche invernali, e a Castelnuovo Rangone, comune modenese dedicato al maiale, si celebra la tradizione suinicola con la festa di novembre.
A Cremona il cotechino vaniglia si trova nelle salumerie del centro storico e accompagna la mostarda locale, che è probabilmente l'abbinamento più riuscito di tutta la categoria.
A Capodanno il cotechino è ovunque in Italia, ma nelle trattorie emiliane arriva ancora fresco e non precotto, e la differenza si sente al primo boccone.
Ricette con questo prodotto
Domande frequenti
Che differenza c'è tra cotechino e zampone?
L'impasto è essenzialmente lo stesso; cambia l'involucro. Il cotechino è insaccato in budello, lo zampone nella pelle della zampa anteriore del maiale, disossata. La zampa aggiunge collagene e dà una consistenza più gelatinosa, e la cottura richiede più tempo.
Perché a Capodanno si mangia cotechino con le lenticchie?
Le lenticchie ricordano per forma le monete e nella tradizione romana simboleggiano prosperità; il cotechino, grasso e abbondante, rappresenta l'abbondanza. L'abbinamento è anche pratico: legume e maiale sono ciò che restava in dispensa a fine dicembre nelle case contadine.
Quanto deve cuocere un cotechino fresco?
Circa tre ore in acqua che sfiora il bollore, dopo averlo bucherellato e avvolto in un telo. Un bollore vivace fa scoppiare il budello. Il precotto sottovuoto, invece, richiede solo venti o trenta minuti in acqua bollente nella sua busta.
Il cotechino si può mangiare freddo?
Tecnicamente sì, ma non ha senso: il grasso si rassoda e la gelatina irrigidisce la fetta. Se ne avanza, va riscaldato a bagnomaria o al vapore, oppure sbriciolato caldo dentro un risotto o su una polenta.
Che cosa vuol dire Cotechino Modena IGP?
È la denominazione protetta riconosciuta nel 1999, che riserva il nome ai prodotti fatti secondo un disciplinare di composizione e lavorazione in un'area delimitata che comprende province di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Garantisce origine e metodo, non impedisce che esistano ottimi cotechini artigianali fuori dal disciplinare.
Le fonti
Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.
Il regolamento del 18 marzo 1999 in cui compare «Cotechino Modena (IGP)»: la protezione riguarda quel nome composto, non il cotechino generico.
Il disciplinare del Cotechino Modena in PDF: composizione dell'impasto, budello ammesso, zona di produzione e requisiti del prodotto precotto.
Il consorzio che tutela le due IGP gemelle: qui si controllano i produttori aderenti e la distinzione fra cotechino e zampone.
