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Glossario

IGP (Indicazione Geografica Protetta)

L'IGP certifica che almeno una delle fasi di produzione, trasformazione o elaborazione avviene nell'area indicata, e che una qualità, la reputazione o un'altra caratteristica del prodotto dipendono da quell'origine. A differenza della DOP, le materie prime possono legittimamente venire da fuori.

IGP sta per Indicazione Geografica Protetta e corrisponde alla sigla europea PGI. Come la DOP è disciplinata dal Regolamento (UE) 2024/1143, in applicazione dal 13 maggio 2024, che ha preso il posto del Regolamento (UE) 1151/2012. Le due sigle condividono l'intero impianto: domanda collettiva, disciplinare, opposizione, registrazione nel database europeo eAmbrosia, organismo di controllo terzo, e differiscono su un punto solo, che però cambia tutto.

Per l'IGP basta che una fase tra produzione, trasformazione ed elaborazione si svolga nella zona delimitata. Il legame con il territorio non deve essere causale ed esclusivo come nella DOP: è sufficiente che una data qualità, la reputazione o un'altra caratteristica siano essenzialmente attribuibili all'origine geografica. La reputazione, da sola, è un criterio ammesso, ed è il motivo per cui molti prodotti storici di trasformazione hanno scelto questa strada.

La Bresaola della Valtellina IGP è l'esempio più onesto e più istruttivo: la carne bovina arriva in larga parte da fuori Europa, ma sono la salagione, la speziatura e la stagionatura nell'aria secca della valle a fare il prodotto, e sono quelle le fasi che il marchio tutela. Lo Speck Alto Adige IGP funziona allo stesso modo: le cosce possono provenire da altri paesi, la salagione, l'affumicatura leggera con legno di faggio e la stagionatura avvengono in Alto Adige. La Mortadella Bologna IGP ha una zona di produzione che si estende ben oltre Bologna, comprendendo Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Marche, Lazio, Toscana e la provincia di Trento. I Pizzoccheri della Valtellina IGP, registrati nel 2016, tutelano la pasta di grano saraceno e le sue proporzioni, non l'origine del saraceno.

L'errore più diffuso è leggere l'IGP come una DOP di serie B. Sul piano giuridico i due marchi hanno esattamente la stessa forza: identica protezione contro uso indebito, imitazione ed evocazione, identico iter di registrazione, identico regime di controllo, stesso obbligo di simbolo in etichetta. Quello che cambia è la natura del legame: la DOP dice che il prodotto è figlio di un luogo dalla materia prima in poi, l'IGP dice che è figlio di un saper fare radicato in quel luogo.

In etichetta il simbolo IGP è blu e giallo, contro il rosso e giallo della DOP, e va accompagnato dal nome registrato per intero. L'Italia è il paese europeo con il maggior numero di denominazioni registrate, oltre ottocentocinquanta tra agroalimentare e vino. Per il consumatore la regola pratica è semplice: l'IGP dice dove è stata fatta una lavorazione, non che tutto sia locale; se conta l'origine della materia prima, va letto il disciplinare, che è pubblico.

Domande frequenti

L'IGP vale meno della DOP?

No sul piano legale: la tutela è identica. Cambia il legame con il territorio, perché la DOP richiede tutte le fasi nell'area e l'IGP almeno una. Nulla vieta che un IGP fatto bene superi in qualità un DOP mediocre.

Le materie prime di un IGP possono arrivare dall'estero?

Sì, se il disciplinare lo consente. È il caso della Bresaola della Valtellina IGP, prodotta in gran parte con carne bovina importata, e dello Speck Alto Adige IGP. Il marchio tutela le fasi di lavorazione che avvengono nella zona.

Quali sono gli IGP italiani più conosciuti?

Mortadella Bologna, Bresaola della Valtellina, Speck Alto Adige, Aceto Balsamico di Modena, Pasta di Gragnano, Limone di Sorrento, Pizzoccheri della Valtellina. Sono in prevalenza prodotti di trasformazione, dove il saper fare pesa più dell'origine della materia prima.

Chi assegna l'IGP?

La Commissione europea, al termine di un percorso che parte da un gruppo di produttori, passa dal Ministero dell'agricoltura con una fase di opposizione nazionale e si chiude con l'iscrizione nel registro europeo eAmbrosia. I controlli successivi spettano a un organismo autorizzato e accreditato.

Le fonti

Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.

  • Il regolamento applicabile dal 13 maggio 2024, che ha sostituito il 1151/2012 e disciplina IGP e DOP con lo stesso impianto di registrazione e controllo.

  • Il comma 2 è il punto esatto in cui l'IGP si separa dalla DOP: basta una fase nella zona e una qualità, reputazione o caratteristica attribuibile all'origine.

  • I disciplinari pubblici: è lì che si verifica da dove possono arrivare le materie prime di una IGP, Bresaola della Valtellina e Speck Alto Adige comprese.