La forma delle Marche spiega la loro cucina. Dai Monti Sibillini scendono verso il mare una decina di fiumi paralleli (Metauro, Esino, Chienti, Tronto) che hanno creato valli separate, ognuna con la sua città e nessuna vera capitale. Il Monte Conero è l'unico promontorio su duecento chilometri di costa altrimenti dritta. Il risultato è una cucina municipale, che cambia di valle in valle. Il brodetto, la zuppa di pesce adriatica, esiste in almeno quattro versioni incompatibili: quello anconetano con tredici qualità di pesce, aceto e pomodoro; quello di Fano con il concentrato; quello di San Benedetto del Tronto con il pomodoro verde e senza aceto; quello di Porto Recanati, bianco, con lo zafferano dei Sibillini.
L'oliva ascolana del Piceno DOP è il prodotto più imitato d'Italia e il meno capito. La varietà si chiama tenera ascolana, si denocciola a mano con un taglio a spirale, si riempie di un ripieno di tre carni e si frigge: quella vera è grande, chiara e ha un ripieno che sa di carne, non di pane. Accanto stanno il ciauscolo IGP, salame morbido da spalmare tipico delle colline maceratesi e fermane, leggermente affumicato con legno di ginepro; la casciotta d'Urbino DOP, mista pecora e vacca, che Michelangelo comprava; il prosciutto di Carpegna DOP e il salame di Fabriano.
Il piatto delle feste è il vincisgrassi, che non è una lasagna. La sfoglia porta vino cotto nell'impasto, il condimento è un ragù di rigaglie, animelle e carne mista cotto a lungo, e nella versione più ortodossa la besciamella non c'è. Compare già nel 1779 nel ricettario di Antonio Nebbia, il cuoco maceratese, con il nome di princisgras. Attorno gravitano lo stoccafisso all'anconetana cotto per ore con patate e pomodoro, il coniglio in porchetta con finocchietto selvatico, la crescia sfogliata di Urbino, e i moscioli di Portonovo, cozze selvatiche che crescono attaccate agli scogli del Conero e si raccolgono in apnea.
Sul vino le Marche hanno una geografia curiosa: il verdicchio esiste in due zone quasi contigue ma diversissime. I Castelli di Jesi, larghi e vicini al mare, danno un vino più morbido e disponibile; Matelica, unica valle marchigiana orientata da nord a sud e quindi più fredda, dà un verdicchio teso e minerale che invecchia dieci anni. Aggiungete il Rosso Conero da uve montepulciano sul promontorio calcareo, la Vernaccia di Serrapetrona (un rosso spumante secco o dolce) e la Lacrima di Morro d'Alba, così aromatica da sembrare profumata a mano.