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Glossario

Sagra, fiera, palio: che differenza c'è

La sagra è una festa gastronomica temporanea, quasi sempre gestita da una Pro Loco e dedicata a un prodotto o a un piatto. La fiera nasce come mercato, con espositori e compravendita. Il palio è una gara: il nome viene dal pallium, il drappo di stoffa dato in premio.

Sagra viene dal latino sacrum e indicava in origine l'anniversario della consacrazione di una chiesa, la festa che ne seguiva e il mercato che vi si formava attorno. Il significato si è spostato interamente sul cibo: oggi una sagra è una manifestazione temporanea, in genere di due-cinque giorni, organizzata da una Pro Loco, da una parrocchia o da un comitato di volontari, dedicata a un prodotto o a una preparazione (la lumaca, la porchetta, il fungo porcino, la polenta, il pesce azzurro, la ciliegia). Si mangia seduti a tavoloni, si ordina al banchetto dei buoni, si paga in contanti, si serve in stoviglie da campo. In Italia le Pro Loco federate all'UNPLI sono oltre seimila e la loro attività principale è esattamente questa. Dietro la tenda c'è una filiera regolamentata: al Comune si presenta la SCIA per la manifestazione temporanea, la cucina va notificata alla ASL, e valgono le regole d'igiene per le strutture temporanee dell'allegato II, capitolo III del Regolamento (CE) 852/2004, con procedure di autocontrollo proporzionate e volontari formati.

La fiera viene invece da feriae ed è per vocazione un fatto commerciale: si va per comprare, non per sedersi. Nasce come mercato periodico autorizzato da un'autorità, spesso legato al calendario agricolo e zootecnico, e le più antiche sopravvivono con la data originaria. La Fiera di Sant'Orso ad Aosta occupa il 30 e 31 gennaio e la tradizione ne fa risalire l'origine attorno all'anno Mille; la Fiera del Bue Grasso di Carrù, nel Cuneese, si tiene in dicembre e mette in piazza i buoi di razza piemontese; la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba, dal 1929, ha un mercato dove i trifolau vendono e un'analisi sensoriale che controlla ciò che entra. Nel senso moderno fiera indica anche il salone professionale: Vinitaly, Cibus, Terra Madre Salone del Gusto. La distinzione pratica per il visitatore è netta: alla fiera si compra e si porta a casa, alla sagra ci si siede e si mangia.

Il palio è un'altra cosa ancora: è una competizione, e il nome deriva dal pallium, il drappo di stoffa pregiata che costituiva il premio. Il Palio di Siena si corre il 2 luglio e il 16 agosto, dieci contrade su diciassette per volta, tre giri di Piazza del Campo. Il Palio di Asti è documentato dal Duecento; la Giostra del Saracino ad Arezzo e la Quintana di Foligno e di Ascoli Piceno sono giostre cavalleresche. Il rapporto con il cibo esiste ed è meno ovvio di quanto sembri: nelle sere che precedono la corsa le contrade apparecchiano cene nelle strade per centinaia o migliaia di persone, e la cena della prova generale a Siena è probabilmente il tavolo più interessante della città, cucinato da cuochi di contrada e non da ristoratori. Nel linguaggio corrente palio è poi usato in modo lasco anche per gare gastronomiche o rionali, dal Palio della Rana di Fermignano in giù.

Nella realtà i tre formati si sovrappongono. Una festa patronale può avere insieme la processione, il mercato degli ambulanti, gli stand della Pro Loco e una gara fra rioni, e nessuno si preoccupa di nominarli separatamente. Quello che conta è saper leggere la qualità. Segnali buoni: un numero d'edizione a due cifre, un solo piatto o pochi piatti fatti dalle stesse persone da anni, la cucina in loco e a vista, i produttori citati per nome, un legame reale fra il prodotto e il territorio, il coinvolgimento della parrocchia o della Pro Loco. Segnali cattivi: un menù di venti portate senza rapporto fra loro, la stessa attrezzatura vista tre paesi prima, una sagra della porchetta a quattrocento chilometri dalla porchetta, l'assenza di qualsiasi indicazione su chi cucina e con quali materie prime. Il numero d'edizione stampato sul manifesto è l'informazione più onesta che una sagra dia di sé.

Sul calendario, il grosso si concentra fra maggio e ottobre, con il picco in agosto, ma le manifestazioni più interessanti dal punto di vista alimentare sono spesso invernali, perché legate alla produzione e non al turismo: le fiere del bue grasso in dicembre, le feste dell'olio novello fra novembre e dicembre, le sagre del tartufo bianco in autunno e del nero a fine inverno, le rassegne del maiale fra gennaio e febbraio. Gli orari seguono quelli reali dei paesi: cucine aperte verso le 19.30-20, pranzo solo la domenica, spesso con prenotazione del tavolo per telefono. E vale la pena ricordare che una sagra è un'occasione di produzione locale solo se compra localmente: le migliori pubblicano l'elenco dei fornitori, e chi non lo fa quasi sempre ha una ragione per non farlo.

Domande frequenti

Qual è la differenza fra sagra e fiera?

La sagra è una festa gastronomica temporanea in cui si mangia sul posto, quasi sempre gestita da volontari. La fiera nasce come mercato: ha espositori, si compra merce e la si porta via. Molte manifestazioni contengono entrambe le cose.

Chi organizza le sagre in Italia?

Nella maggior parte dei casi le Pro Loco, che sono oltre seimila fra quelle federate all'UNPLI, insieme a parrocchie, comitati di quartiere e associazioni. Sono manifestazioni temporanee soggette a SCIA comunale e a notifica sanitaria alla ASL.

Il cibo di una sagra è controllato?

Sì. Le cucine temporanee sono notificate alla ASL e devono rispettare le regole d'igiene per le strutture temporanee dell'allegato II, capitolo III del Regolamento (CE) 852/2004, con procedure di autocontrollo e personale formato, anche quando i cuochi sono volontari.

Il palio è una manifestazione gastronomica?

No, è una competizione: il nome viene dal pallium, il drappo dato in premio. Il cibo però c'è, e conta: nelle notti che precedono un palio le contrade organizzano cene di strada per centinaia o migliaia di commensali.

Le fonti

Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.