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Lazio

Il Lazio è quattro paesaggi che convergono su una città. A nord la Tuscia viterbese è terra vulcanica, con i laghi di Bolsena, Vico e Bracciano nei crateri e una cucina di lago, legumi e olio; a est l'Appennino dei Simbruini e degli Ernici, terra di pastori e di transumanza dall'Abruzzo; a sud l'Agro Pontino, palude bonificata negli anni Trenta e oggi zona di bufale, ortaggi e kiwi IGP; in mezzo Roma, che per duemila anni ha attirato materie prime da tutte e tre le direzioni.

La cucina romana ha tre radici precise. Il mattatoio di Testaccio, aperto nel 1890, pagava parte del salario in quinto quarto (coda, trippa, pajata, coratella) e da lì nascono coda alla vaccinara e trippa alla romana. Il ghetto ebraico ha dato la frittura: carciofi alla giudia aperti a fiore e fritti due volte, fiori di zucca, filetti di baccalà. La transumanza abruzzese ha portato pecorino romano, guanciale e abbacchio, cioè gli ingredienti su cui poggia tutto il resto.

Le quattro paste sono in realtà un'unica formula con tre variabili. La gricia è la base: guanciale, pecorino romano, pepe. Aggiungi il pomodoro e diventa amatriciana; aggiungi l'uovo e diventa carbonara; togli il maiale e resta cacio e pepe. Nessuna delle quattro è antica quanto sembra (la carbonara compare nei ricettari solo negli anni Cinquanta) ma la logica dell'insieme è quella di una dispensa pastorale, dove il formaggio salato e il grasso di maiale erano le uniche cose che duravano.

Fuori dal Raccordo il registro cambia ogni cinquanta chilometri. La Sabina reatina produce l'olio DOP, uno dei primi riconosciuti in Europa, da uliveti che in certi punti hanno alberi millenari; Amatrice, in provincia di Rieti, ha dato il nome all'amatriciana. La Ciociaria mette in tavola il pecorino di Picinisco DOP, il fagiolo cannellino di Atina DOP e il Cesanese del Piglio DOCG, l'unico rosso importante della regione. I Castelli Romani vivono di porchetta di Ariccia IGP, Frascati e fraschette. Il carciofo romanesco IGP (la mammola, tonda e senza spine) si raccoglie fra febbraio e aprile fra Ladispoli, Cerveteri e Sezze.

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Provincia per provincia

FR

Frosinone

Ad Atina si coltiva cabernet francese dall'Ottocento e un fagiolo cannellino DOP: la Ciociaria mangia di montagna, non di mare.

  • Fagiolo cannellino di Atina DOP: Seminato sui terreni alluvionali della Val di Comino, tra Atina, Casalvieri e Villa Latina, e raccolto a mano in agosto. La buccia è talmente sottile che in cottura non si stacca dal seme.
  • Peperone di Pontecorvo DOP: Corno rosso allungato con la punta ricurva, coltivato sulle terre sabbiose lungo il Liri attorno a Pontecorvo. Buccia sottile che si spella a mano dopo l'arrostitura, senza passare in acqua.
  • Marzolina: Caciotta cilindrica di latte di capra, prodotta a partire da marzo sui Monti Ausoni attorno a Esperia e nella valle di Comino. Si mangia fresca in primavera o si conserva sott'olio nei vasi per l'inverno.
  • Cabernet di Atina DOC: Cabernet franc e cabernet sauvignon impiantati in Val di Comino alla fine dell'Ottocento e mai sostituiti dai vitigni locali. È una delle rarissime denominazioni italiane costruite interamente su uve bordolesi.
LT

Latina

Nell'Agro Pontino bonificato pascola la bufala; sui Monti Ausoni l'oliva Itrana diventa olio DOP e oliva di Gaeta in salamoia.

  • Oliva di Gaeta: Itrana raccolta matura e messa in salamoia naturale per mesi, finché prende il colore vinaccia e la polpa si stacca dal nocciolo. Nulla a che vedere con le olive trattate in soda.
  • Olio Colline Pontine DOP: Sempre Itrana, ma raccolta verde fra Sonnino, Priverno e Itri: fruttato con pomodoro verde e carciofo. La stessa cultivar dà quindi due prodotti opposti nella stessa provincia.
  • Mozzarella di bufala campana DOP dell'Agro Pontino: L'unica area di produzione fuori dalla Campania è il basso Lazio, fra Pontinia, Sabaudia e Fondi, dove le bufale arrivarono con la bonifica. Pasta più elastica e latte molto grasso.
  • Sedano bianco di Sperlonga IGP: Coltivato sulle sabbie costiere fra Sperlonga e Fondi, con coste bianche perché cresce riparato dalla luce. Poco filamentoso, si mangia crudo.
  • Tiella di Gaeta: Torta salata a doppia sfoglia sottile, chiusa e cotta al forno. Le versioni classiche sono con polpo, con scarola e alici o con calamaretti: si trasporta e si mangia a fette fredde.
RI

Rieti

Amatrice è in provincia di Rieti: il guanciale dell'amatriciana nasce qui, tra i pascoli della Laga e gli oliveti della Sabina.

  • Spaghetti all'amatriciana: Ad Amatrice, sui Monti della Laga, la ricetta De.Co. vuole spaghetti (non bucatini), guanciale, pecorino, pomodoro e nient'altro: niente cipolla né aglio. La versione più antica, la gricia, è la stessa senza pomodoro. scheda →
  • Olio Sabina DOP: Extravergine delle colline della Sabina tra Rieti e il Tevere, tra i primi in Italia a ottenere la DOP nel 1996. Blend di Carboncella, Raja, Frantoio, Leccino e Olivastrone su oliveti spesso secolari.
  • Stracci di Antrodoco: Frittatine sottili di uova e farina cotte nel padellino di ferro, sovrapposte a strati con ragù di carne e formaggio filante e passate in forno. Piatto del paese di Antrodoco, nella gola del Velino.
  • Patata di Leonessa: Coltivata sopra i 900 metri sull'altopiano di Leonessa, ai piedi del Terminillo, con raccolta tardiva; pasta farinosa e buccia rustica, adatta a gnocchi e minestre di montagna.
RM

Roma

Il mattatoio di Testaccio pagava gli operai in frattaglie: il quinto quarto e il pecorino dei pastori fanno la cucina romana.

  • Coda alla vaccinara: Coda di bue stufata per ore con sedano, pomodoro e, nella versione più antica, uvetta e pinoli. Nasce nel rione Testaccio, dove i vaccinari erano pagati anche in scarti di macellazione.
  • Bucatini all'amatriciana: Guanciale, pomodoro, pecorino e peperoncino. Il piatto arriva a Roma con i pastori di Amatrice, oggi in provincia di Rieti, e in città si è fissato sul bucatino invece che sullo spaghetto. scheda →
  • Porchetta di Ariccia IGP: Maiale disossato, salato e aromatizzato con pepe, aglio e rosmarino, cotto intero in forno a legna. Si taglia a fette nei chioschi dei Castelli Romani, dentro il pane. scheda →
  • Carciofo romanesco: Cimarolo tondo e senza spine, coltivato sulla costa tra Ladispoli e Cerveteri. Si raccoglie da febbraio ad aprile: alla romana si stufa con mentuccia, alla giudia si frigge intero due volte.
  • Maritozzo: Panino dolce lievitato, aperto e riempito di panna montata non zuccherata; si mangia al bar a colazione. Il nome viene da marito: era il dolce che il promesso sposo regalava alla fidanzata. scheda →
VT

Viterbo

Provincia vulcanica intorno al lago di Bolsena: qui si pesca il coregone in acqua dolce e si coltivano nocciole sui Cimini.

  • Nocciola Romana DOP: Cultivar tonda gentile romana coltivata sui suoli vulcanici dei Monti Cimini, tra Caprarola, Ronciglione e Vignanello. Guscio sottile e seme che si spella bene in tostatura, per questo finisce nella pasticceria industriale.
  • Fagiolo del Purgatorio di Gradoli: Piccolo fagiolo bianco coltivato sulla riva nord del lago di Bolsena, attorno a Gradoli. Cuoce senza ammollo e si serve il mercoledì delle Ceneri nel Pranzo del Purgatorio, con acciughe e olio nuovo.
  • Sbroscia: Zuppa dei pescatori di Marta e Capodimonte: pesce di lago cotto nell'acqua del Bolsena stessa, con patate, cipolla e mentuccia, versata sul pane raffermo. Nasce a bordo delle barche, con quello che non si vendeva.
  • Olio di Canino DOP: Extravergine da cultivar caninese, con frantoio e maurino, dalle colline tra Canino, Tessennano e Arlena di Castro. Raccolta anticipata a ottobre e amaro netto in fondo alla bocca.
  • Lenticchia di Onano: Legume dalla buccia tenue coltivato sui tufi dell'Alto Viterbese attorno a Onano, esportato già nell'Ottocento e premiato nelle esposizioni dell'epoca. Cuoce in venti minuti senza ammollo.

I piatti simbolo

  • Carbonara
  • Cacio e pepe
  • Amatriciana
  • Coda alla vaccinara
  • Carciofi alla giudia
  • Abbacchio scottadito
  • Trippa alla romana
  • Maritozzo con la panna

I prodotti del territorio

Pasta e paneBucatiniI bucatini sono spaghetti con il buco: un formato lungo di semola, spesso circa tre millimetri…IGPCarciofo Romanesco del LazioIl Carciofo Romanesco del Lazio IGP è tondo, grande e senza una spina.DolciCrostataUn guscio di pasta frolla, confettura densa dentro, strisce incrociate sopra.PATGuancialeSta nella carbonara e nell'amatriciana per una ragione tecnica, non campanilistica: la guancia…PATMaritozzoA Roma si mangia alle sette del mattino e nessuno lo trova strano: un panino dolce lievitato…IGPPane di GenzanoIl pane casareccio di Genzano è una pagnotta di grano tenero con lievito madre, cotta nel forno…DOPPecorino RomanoIl Pecorino Romano DOP è un formaggio di latte di pecora intero, a pasta dura e cotta, salato a…Pasta e panePinsa RomanaNon è pizza, e la differenza sta nella farina: grano, riso e soia mescolati, idratazione…Pasta e panePizza al taglioSi compra a peso e si mangia in piedi, tagliata con le forbici: la pizza al taglio è quella…IGPPorchettaOtto ore di forno a legna per arrivare a due consistenze opposte nello stesso pezzo: cotenna…Ortaggi e fruttaPuntarelleDentro un cespo di cicoria catalogna frastagliata si nasconde la parte che a Roma vale il…FormaggiRicottaLa ricotta non è un formaggio: è un latticino ricavato dal siero, cioè da quello che avanza…Pasta e paneRigatoniTubi larghi di semola, tagliati dritti e scanalati in superficie.Pasta e paneSupplìIl supplì è la crocchetta di riso romana: riso cotto nel sugo di pomodoro, un cuore di…

Le città

Dove mangiare e dormire in campagna

Quando andare

Da febbraio ad aprile è stagione di carciofi romaneschi, con la sagra di Ladispoli in aprile; a Pasqua si mangia abbacchio e coratella, e il primo maggio fave fresche e pecorino. In agosto Amatrice celebra gli spaghetti all'amatriciana, in settembre Ariccia la porchetta, in ottobre Marino la sagra dell'uva, dove le fontane del paese versano vino. Novembre porta l'olio nuovo della Sabina e le nocciole della Tuscia. L'inverno è il momento migliore per la cucina romana vera: puntarelle da dicembre a marzo, broccoletti, carciofi, e il calendario settimanale delle trattorie storiche (gnocchi il giovedì, baccalà il venerdì, trippa il sabato).

Le sagre della Lazio
Sagra del Carciofo RomanescoSagra delle FragoleSagra degli Spaghetti all'AmatricianaSagra della PorchettaFesta dell'UvaSagra della Castagna

Il calendario completo →

Domande frequenti

Qual è il piatto tipico del Lazio?

Fuori Roma il Lazio non ha un piatto unico: la Tuscia mangia pesce di lago e legumi, la Ciociaria il pecorino di Picinisco DOP e il fagiolo cannellino di Atina DOP, i Castelli Romani la porchetta di Ariccia IGP. Nella capitale comandano le quattro paste al pecorino e il quinto quarto.

Che cos'è il quinto quarto?

È la parte dell'animale che restava dopo i quattro quarti nobili: coda, trippa, pajata, coratella, milza. Al mattatoio di Testaccio, aperto nel 1890, veniva data agli operai come parte del salario, e da lì nascono coda alla vaccinara, trippa alla romana e rigatoni con la pajata.

Qual è il periodo migliore per mangiare nel Lazio?

L'inverno e l'inizio della primavera. Le puntarelle si trovano da dicembre a marzo, il carciofo romanesco IGP da febbraio ad aprile, e in quei mesi le trattorie storiche seguono ancora il calendario settimanale. Novembre porta l'olio nuovo della Sabina DOP; a Pasqua si mangia l'abbacchio.

Qual è il vino del Lazio?

Il bianco quotidiano è il Frascati dei Castelli Romani, che si beve giovane nelle fraschette. L'unico rosso importante della regione è il Cesanese del Piglio DOCG, prodotto in Ciociaria su pochi ettari. A nord, nella Tuscia, si fanno l'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone e i bianchi dei laghi vulcanici.

Cosa portare a casa dal Lazio?

Il pecorino romano DOP, che nonostante il nome oggi si produce in gran parte in Sardegna, e il guanciale: sono i due ingredienti su cui poggiano le paste romane. Poi l'olio Sabina DOP, fra i primi extravergine riconosciuti in Europa, e i fagioli cannellini di Atina DOP.