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Lazio

Trippa alla romana

Trippa di manzo lessata e tagliata a striscioline, cotta nel sugo di pomodoro e finita con mentuccia romana e pecorino. Il punto critico sono i due aromi non sostituibili: la mentuccia, che è nepitella e non menta, e il pecorino romano, che va mantecato fuori dal fuoco.

4 porzionipreparazione 25 mincottura 150 min

La trippa alla romana viene dal quinto quarto, la parte dell'animale che restava ai macellai del Mattatoio di Testaccio, in funzione dal 1891 al 1975. I vaccinari, i macellai che scuoiavano i bovini, ricevevano parte della paga in frattaglie: coda, pajata, animelle, trippa. Da quella economia nasce un intero repertorio di piatti che oggi definisce la cucina romana e che allora era semplicemente il modo di mangiare carne senza comprarla. La trippa aveva il suo giorno: sabato. Sulle lavagne delle osterie di Testaccio e del Ghetto si leggeva la scritta oggi trippa, e la consuetudine era così radicata da entrare nel calendario gastronomico settimanale della città, insieme al giovedì degli gnocchi e al venerdì del baccalà.

Due dettagli separano la trippa alla romana da qualunque altra trippa in umido d'Italia. Il primo è la mentuccia romana, cioè la Calamintha nepeta, un'erba spontanea che cresce sui muretti e nei campi del Lazio e che non ha nulla a che vedere con la menta piperita: profuma di menta e origano insieme, con un fondo amaro che taglia la grassezza della frattaglia. Si aggiunge negli ultimi cinque minuti, spezzettata con le mani e non tritata al coltello, perché il taglio la ossida e la fa scurire. Il secondo è il pecorino romano, che non è una spolverata finale ma un ingrediente strutturale: mantecato fuori dal fuoco lega il sugo, lo rende opaco e denso, e porta la sapidità che il piatto altrimenti non avrebbe.

Ingredienti

  • Trippa di manzo pulita (cuffia e croce)1 kg
  • Passata di pomodoro600 g
  • Cipolla bianca1 (100 g)
  • Carota1 (80 g)
  • Sedano1 costa (60 g)
  • Guanciale a dadini (facoltativo)60 g
  • Vino bianco secco100 ml
  • Olio extravergine d'oliva40 ml
  • Mentuccia romana fresca1 manciata (circa 20 foglie)
  • Pecorino romano DOP grattugiato80 g
  • Acqua calda o brodo300 ml
  • Aceto bianco, alloro, limone, per la lessatura50 ml + 2 foglie + 1
  • Sale grosso, sale fino e pepe neroq.b.

Procedimento

  1. 01Anche se la trippa è venduta già pulita e sbiancata, sciacquala a lungo sotto acqua corrente e strofinala con mezzo limone e un cucchiaio di sale grosso, poi risciacqua: elimina l'odore residuo di stalla.
  2. 02Lessala in abbondante acqua con l'alloro, mezza cipolla e 50 ml di aceto bianco per 60-90 minuti, contando dal bollore. È pronta quando la punta di un coltello entra senza incontrare resistenza. Scola e lascia intiepidire.
  3. 03Taglia la trippa a striscioline larghe 1 cm e lunghe 6-7. Più larghe restano gommose sotto i denti, più sottili si sfaldano in cottura e il piatto perde consistenza.
  4. 04In una casseruola dal fondo pesante scalda l'olio e fai appassire cipolla, carota e sedano tritati fini per 10 minuti a fuoco medio-basso. Se lo usi, unisci il guanciale a dadini e rosolalo 4 minuti finché il grasso diventa trasparente.
  5. 05Alza la fiamma, unisci la trippa e falla insaporire 5 minuti mescolando, poi sfuma con il vino bianco e lascia evaporare 3 minuti a fuoco vivo.
  6. 06Versa la passata, l'acqua calda, sale e una macinata di pepe. Porta a sobbollire, poi abbassa al minimo: la superficie deve muoversi appena, un borbottio ogni due secondi.
  7. 07Cuoci coperto per 1 ora e 30, mescolando ogni 20 minuti e controllando che il fondo non attacchi; se il sugo si asciuga troppo presto aggiungi acqua calda un mestolo alla volta.
  8. 08Scoperchia negli ultimi 20 minuti e alza appena la fiamma: il sugo deve restringersi fino a velare la trippa senza lasciare liquido libero sul fondo.
  9. 09Cinque minuti prima di spegnere unisci la mentuccia spezzettata con le mani, mescola e copri: l'erba deve cedere l'aroma senza cuocere.
  10. 10Spegni, aspetta un minuto e manteca con 50 g di pecorino romano mescolando dal basso. Servi fumante nei piatti caldi con il pecorino restante e qualche foglia di mentuccia fresca.

Gli errori da non fare

La mentuccia romana è l'ingrediente che nessuno può saltare senza cambiare il piatto. La Calamintha nepeta si vende nei mercati romani a mazzetti da novembre a giugno; nel resto d'Italia la trovi come nepitella, soprattutto in Toscana. Non è menta piperita: quella porta un mentolo dolce e freddo che nel pomodoro diventa sgradevole. Se proprio non la trovi, usa una punta di origano fresco e accetta che il risultato sia un'altra ricetta.

Sulla trippa, il taglio migliore è la cuffia, il reticolo a nido d'ape, perché è la più tenera e trattiene il sugo nelle celle; la croce, o centopelli, regge bene ma vuole venti minuti in più; il francese, cioè l'omaso, resta coriaceo e non è la scelta romana. Il pecorino va sempre aggiunto a fuoco spento: sul fuoco fila, si separa e lascia filamenti gommosi invece di legare. Infine, la trippa il giorno dopo è migliore: gli aromi si assestano e il sugo si compatta. Si riscalda a fuoco bassissimo con due cucchiai d'acqua, aggiungendo mentuccia e pecorino freschi a fine riscaldamento.

Scheda prodotto: Pecorino Romano

Domande frequenti

Che tipo di trippa serve?

La cuffia, il reticolo a nido d'ape, è la parte più tenera e la scelta classica; la croce (centopelli) funziona ma richiede una lessatura più lunga. Compra trippa già pulita e sbiancata dal macellaio, poi lessala comunque per 60-90 minuti prima di condirla.

Cos'è la mentuccia romana?

È la Calamintha nepeta, chiamata anche nepitella, un'erba spontanea del Lazio dal profumo intermedio fra menta e origano, con un fondo amaro. Non è menta piperita e non è sostituibile con quella: il mentolo dolce della menta comune stona con il pomodoro e la frattaglia.

Perché a Roma la trippa si mangia il sabato?

Perché nel calendario delle osterie romane ogni giorno aveva il suo piatto, legato ai cicli del Mattatoio di Testaccio e alle regole di magro: giovedì gnocchi, venerdì pesce o baccalà, sabato trippa. Molte trattorie storiche mantengono ancora la scritta sulla lavagna.

Quanto si conserva la trippa alla romana?

Tre giorni in frigorifero in contenitore chiuso, e il sapore migliora dal secondo. Si congela fino a tre mesi, meglio senza il pecorino, che si aggiunge fresco al momento di riscaldarla a fuoco basso con un paio di cucchiai d'acqua.

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