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Regione · TOS

Toscana

La Toscana cucina asciutto e con pochi ingredienti: pane senza sale, olio extravergine, fagioli, carne alla brace e cacciagione. La bistecca alla fiorentina e la ribollita nascono dalla stessa logica: materia prima buona e intervento minimo.

La Toscana è un campionario di paesaggi che si traduce quasi uno a uno in ricette. A nord-ovest le Alpi Apuane del marmo e le valli castanicole di Garfagnana e Lunigiana; al centro le colline del Chianti e le crete senesi; a sud la Maremma, bonificata solo nell'Ottocento dai Lorena e ancora terra di mandrie di razza maremmana e di butteri; poi la costa, l'Elba, la Val d'Orcia. Le cucine locali non si somigliano quanto la cartolina lascia credere, ma condividono un metodo: pochi elementi, cottura semplice, olio buono alla fine.

Il pane toscano è senza sale, e questo ha generato un intero repertorio. Raffermo diventa panzanella d'estate, pappa al pomodoro, ribollita (la zuppa di cavolo nero, fagioli e pane rifatta il giorno dopo) e acquacotta in Maremma. Fresco, tostato e strofinato con aglio, sotto l'olio nuovo, è la fettunta di novembre. Attorno stanno i legumi: fagiolo zolfino del Pratomagno, fagiolo di Sorana IGP, cannellini, ceci, e il farro della Garfagnana IGP.

Sulla carne comanda la razza chianina, una delle più antiche e delle più grandi al mondo. La bistecca alla fiorentina è una lombata con osso a T alta tre o quattro dita, cotta sulla brace pochi minuti per lato, al sangue, salata alla fine: è un taglio, non una ricetta. Accanto ci sono il lardo di Colonnata IGP, stagionato in conche di marmo con erbe e spezie in un paese di cavatori sopra Carrara; la cinta senese DOP, il maiale con la fascia bianca che si vede negli affreschi trecenteschi; la finocchiona IGP profumata con il fiore di finocchio selvatico; il peposo dell'Impruneta, cotto con mezzo bicchiere di pepe in grani, e il cinghiale.

Ogni città ha poi il suo registro. Firenze mangia lampredotto e trippa in strada e crostini di fegatini a tavola; Livorno, città portuale e cosmopolita, fa il cacciucco, che vuole almeno cinque tipi di pesce, quante sono le c del nome; Siena vive di pici, pecorino di Pienza, panforte e ricciarelli; la Maremma di acquacotta e cinghiale. Il vino segue il sangiovese: Chianti Classico fra Firenze e Siena, Brunello a Montalcino, Vino Nobile a Montepulciano, mentre a Bolgheri, sulla costa, dagli anni Settanta si sono imposti i tagli bordolesi. La Vernaccia di San Gimignano fu, nel 1966, la prima DOC italiana.

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Provincia per provincia

AR

Arezzo

Quattro valli diverse: la Chianina pascola in Valdichiana, il fagiolo zolfino cresce sul Pratomagno, l'aglione arriva grosso come una mela.

  • ChianinaRazza bovina bianca allevata nella Valdichiana tra Foiano, Marciano e Cortona, tra le più grandi al mondo per taglia. Carne magra e a fibra lunga, da cui si taglia la bistecca alta due dita con l'osso a T.
  • Fagiolo zolfinoPiccolo, giallo e tondo, coltivato sulle terrazze arenarie del Pratomagno tra i 300 e i 600 metri. Buccia sottilissima: si cuoce nel fiasco, immerso nella cenere, senza mai far bollire forte l'acqua.
  • Aglione della ValdichianaBulbo che può superare il mezzo chilo, con spicchi giganti e un sapore lieve che non lascia retrogusto. Si pesta con il pomodoro per condire i pici, la pasta tirata a mano della zona.
  • BringoliSpaghettoni spessi di sola acqua e farina, senza uovo, arrotolati a mano sulla spianatoia ad Anghiari e in Valtiberina. Si condiscono col sugo di funghi o all'aglione.
  • Cortona SyrahVitigno rodaniano impiantato negli anni Novanta sulle sabbie ai piedi di Cortona, dove il clima ventilato della Valdichiana lo favorisce. È una delle poche denominazioni italiane costruite attorno al syrah.
FI

Firenze

A Firenze il quarto stomaco del bue diventa lampredotto, bollito e servito nel panino bagnato nel brodo con salsa verde.

  • LampredottoAbomaso, il quarto stomaco del bovino, lessato a lungo con pomodoro, sedano e cipolla. Si taglia al momento e si mette nella semelle intinta nel brodo di cottura, con salsa verde e olio piccante.
  • Bistecca alla fiorentinaTaglio della lombata con osso a T, filetto da un lato e controfiletto dall'altro, alto almeno tre dita. Si cuoce sulla brace pochi minuti per lato e resta rossa al centro.
  • Peposo dell'ImprunetaMuscolo di manzo cotto per ore con vino rosso, aglio e una quantità di pepe nero in grani che intorpidisce. Nasce nelle fornaci di terracotta dell'Impruneta, dove la pentola stava vicino al forno acceso.
  • Schiacciata alla fiorentinaDolce di Carnevale basso e soffice, profumato di arancia, coperto di zucchero a velo con il giglio stampato a stencil. Niente lievitazione lunga: si fa con lievito chimico.
  • Chianti Classico DOCGSangiovese dalle colline fra Greve, Panzano, San Casciano e Barberino Tavarnelle, che condividono la denominazione con la parte senese. Si distingue dal Chianti semplice per resa più bassa e invecchiamento.
GR

Grosseto

Grosseto è l'unica provincia fuori da Lazio e Sardegna dove si fa il Pecorino Romano DOP, eredità della transumanza.

  • Pecorino Romano DOPIl disciplinare ammette Lazio, Sardegna e la sola provincia di Grosseto: le greggi arrivarono in Maremma con la transumanza. Salatura a secco ripetuta per mesi, pasta dura e molto sapida. scheda →
  • Acquacotta maremmanaCipolla, sedano e pomodoro stufati a lungo in acqua e versati su pane raffermo, con uovo in camicia e pecorino sopra. Nasce come pasto dei butteri, i mandriani a cavallo della Maremma.
  • Morellino di Scansano DOCGSangiovese, qui chiamato morellino, sulle colline tra Scansano e l'Albegna; DOCG dal 2007. Più caldo e morbido dei sangiovese senesi, per via del clima marino.
  • Anguilla sfumata di OrbetelloAnguille della laguna di Orbetello aperte, salate, cotte sulla brace e poi affumicate con erbe fresche; Presidio Slow Food. In alternativa si conservano in scaveccio, fritte e messe sotto aceto e spezie.
  • Sfratto dei Goym di PitiglianoBastoncino di pasta sottile arrotolata su un ripieno di miele, noci, scorza d'arancia e noce moscata, nato nella comunità ebraica di Pitigliano; la forma ricorda il bastone con cui si bussava per lo sfratto verso il ghetto.
LI

Livorno

Porto franco senza contado: la cucina nasce dal pesce di scoglio invenduto e dalle comunità straniere, quella ebraica in testa.

  • CacciuccoZuppa di pesci di scoglio, molluschi e crostacei, per tradizione almeno cinque tipi come le c del nome, cotta con vino rosso, aglio e peperoncino e versata sul pane strofinato d'aglio.
  • Cuscussù livorneseCouscous con brodo di carne, polpettine e verdure, portato dagli ebrei di origine nordafricana arrivati col porto franco. Niente latticini, niente pesce: è cucina di regole precise.
  • Torta di ceciFarina di ceci, acqua e olio cotte sottilissime in teglia di rame nel forno a legna. Si mangia dentro la focaccia, col pepe: il panino si chiama cinque e cinque, dal prezzo delle due parti.
  • Triglie alla livorneseTriglie di scoglio cotte intere nel pomodoro con aglio e prezzemolo, senza girarle per non romperle. La versione della comunità ebraica, detta alla mosaica, resta senza latticini.
  • Aleatico dell'ElbaUve aleatico appassite al sole sulle terrazze dell'isola per una decina di giorni, poi vinificate dolci. Si beve con la schiaccia briaca, il dolce elbano fatto con alchermes e vino.
LU

Lucca

In Garfagnana si macinano castagne e farro al posto del grano; il pane di montagna si impasta con le patate lesse.

  • Farina di neccio della Garfagnana DOPCastagne essiccate per settimane nei metati, capanni dove un fuoco di legna di castagno brucia senza fiamma, poi macinate a pietra. Se ne fanno i necci cotti tra i testi di ferro e il castagnaccio.
  • Farro della Garfagnana IGPTriticum dicoccum seminato tra i 300 e i 1.000 metri nelle valli del Serchio, su terreni poveri e senza concimi di sintesi. Chicco vestito, che si cuoce nella zuppa con fagioli e cavolo nero.
  • Biroldo della GarfagnanaInsaccato di testa di maiale e sangue, aromatizzato con cannella, chiodi di garofano, noce moscata e semi di finocchio, cotto in acqua e legato in rete. Si mangia a fette spesse col pane di patate.
  • BuccellatoPane dolce lucchese con uvetta e semi d'anice, a ciambella o a filone, cotto fino a scurirsi in superficie. Si inzuppa nel vino o si serve con le fragole d'estate.
  • Montecarlo biancoTrebbiano insieme a semillon, sauvignon e roussanne, impiantati sulle colline di Montecarlo alla fine dell'Ottocento. Uno dei primi bianchi toscani costruiti su un uvaggio con varietà francesi.
MS

Massa-Carrara

A Colonnata il lardo stagiona nelle conche di marmo scavate nella cava, sotto sale, aglio e rosmarino, almeno sei mesi.

  • Lardo di Colonnata IGPLe conche di marmo dei Canaloni, strofinate con aglio, si riempiono a strati di lardo, sale marino, pepe, rosmarino e spezie. L'umidità costante del paese, a cinquecento metri, fa il resto. scheda →
  • Testaroli della LunigianaPastella di acqua e farina versata nel testo di ghisa rovente, cotta come una crespella spessa, tagliata a rombi e ripassata in acqua bollente. Si condisce con pesto o olio e pecorino.
  • Panigacci di PodenzanaDischi di pastella senza lievito cotti fra testi di terracotta arroventati impilati uno sull'altro. Escono morbidi e si mangiano subito con stracchino e salumi.
  • Miele della Lunigiana DOPPrimo miele italiano a ottenere la DOP, nelle due tipologie acacia e castagno, raccolto nei boschi fra Pontremoli e Fivizzano. Il castagno resta amaro e scuro, l'acacia limpida e liquida.
  • Marocca di CasolaPane di farina di castagne con poca farina di grano, patate e olio, cotto a Casola in Lunigiana. Mollica scura e dolce, nata quando il castagno era la principale fonte di farina della valle.
PI

Pisa

Il tartufo bianco di San Miniato e il bordatino: qui la farina di mais entra nella zuppa di fagioli, non nel paiolo.

  • Tartufo bianco delle colline sanminiatesiTuber magnatum cercato nei terreni argillosi lungo l'Egola e l'Elsa attorno a San Miniato, dove a novembre si tiene la mostra mercato. Esemplari spesso di grande pezzatura.
  • Bordatino alla pisanaZuppa di fagioli e cavolo nero addensata con farina di mais, che qui non diventa polenta ma resta minestra. Il nome viene dal bordato, il tessuto a righe delle camicie dei marinai.
  • Torta co' bischeriCrostata di Pontasserchio, nel comune di San Giuliano Terme, ripiena di riso, cioccolato, pinoli, uvetta e liquore; il bordo si pizzica in punte, i bischeri, che danno il nome al dolce.
  • Mucco pisanoRazza bovina locale, chiamata anche mucca pisana, allevata nelle tenute tra Pisa e il litorale e recuperata da pochi allevatori. Presidio Slow Food, carne magra da lunghe cotture.
  • Pinoli di San RossoreSemi raccolti dalle pinete di pino domestico del parco di San Rossore-Migliarino, sbucciati a mano dopo l'essiccazione delle pigne. Finiscono nella torta co' bischeri e nei sughi di magro.
PT

Pistoia

Dalla montagna del castagno alla piana dei vivai: farina di castagne sui crinali, fagioli sulla sabbia del torrente a Sorana.

  • Fagiolo di Sorana IGPFagiolo bianco e piatto coltivato sui terreni sabbiosi lungo la Pescia di Sorana, in Valdinievole. La buccia è così sottile che si sente appena: si mangia lesso, con olio e pepe.
  • NecciCialde di farina di castagne e acqua cotte tra due testi di ferro roventi sulla Montagna Pistoiese. Si arrotolano intorno alla ricotta e si mangiano calde.
  • Brigidini di LamporecchioCialde sottili all'anice cotte tra due ferri, nate nel convento delle suore di Santa Brigida a Lamporecchio. Si vendono ancora a sacchetti nelle fiere di paese.
  • CarceratoZuppa di pane raffermo, brodo e frattaglie di manzo, con pecorino e molto pepe. Nasce dagli scarti destinati ai detenuti del vecchio carcere di Pistoia, da cui il nome.
  • Pecorino a latte crudo della Montagna PistoiesePoche greggi tra Cutigliano e San Marcello danno un pecorino di latte crudo con caglio naturale, stagionato pochi mesi: sa di erba di quota, non di sale.
PO

Prato

Provincia minuscola, ma con un rosso mediceo a Carmignano dove il cabernet è ammesso da secoli e una mortadella rosa all'alchermes.

  • Mortadella di Prato IGPInsaccato cotto di colore rosa scuro, speziato con aglio, coriandolo e alchermes, il liquore che gli dà tinta e profumo. Non ha nulla in comune con la mortadella bolognese: si serve tiepida, spesso con i fichi secchi.
  • Carmignano DOCGSangiovese con una quota obbligatoria di cabernet, presente sulle colline di Carmignano e Poggio a Caiano dal Settecento. È una delle quattro zone protette dal bando granducale di Cosimo III del 1716.
  • Fichi secchi di CarmignanoFichi dottato aperti a libro, essiccati al sole sui cannicci e accoppiati a due a due con qualche seme di anice. Si vendono infilati in collane e si mangiano col salume o col vin santo.
  • Sedani ripieni alla prateseCoste del sedano coltivato in città, lessate, riempite di carne e mortadella, impanate, fritte e finite nel sugo di carne. Piatto delle feste pratesi, che nasce come recupero del ripieno avanzato.
  • Biscotti di PratoMandorle intere e non pelate dentro un impasto di farina, zucchero e uova, cotto due volte e tagliato in diagonale ancora caldo. Niente burro né lievito naturale: restano duri e si intingono nel vin santo.
SI

Siena

Il panforte di Siena si impasta senza lievito con canditi e spezie e si cuoce sull'ostia; i ricciarelli invece sono solo mandorla.

  • Panforte di Siena IGPMiele e zucchero cotti a sciroppo, mandorle, melone e cedro canditi, poca farina e un misto di spezie. Si stende su un foglio di ostia e resta basso, denso e appiccicoso.
  • Ricciarelli di Siena IGPPasta di mandorle, zucchero e albume, formata a losanga e cotta poco: la superficie si crepa e l'interno resta umido. Si finiscono con zucchero a velo, mai con glassa.
  • Pici all'aglioneSpaghettoni di acqua e farina appiciati a mano uno per uno, quindi irregolari. L'aglione della Valdichiana è un bulbo enorme e delicato, che si può usare a spicchi interi senza coprire il pomodoro.
  • Brunello di Montalcino DOCGSangiovese grosso in purezza dalla collina di Montalcino, immesso in commercio dopo cinque anni, di cui due in legno. Il versante sud, più caldo e asciutto, dà vini più potenti di quello nord.
  • Cinta Senese DOPMaiale nero con la fascia bianca sulle spalle, allevato allo stato brado nei boschi di querce delle Crete e della Montagnola. Il grasso è morbido e ingiallisce: si riconosce a occhio nel salume.
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I piatti simbolo

  • Bistecca alla fiorentina
  • Ribollita
  • Pappa al pomodoro
  • Panzanella
  • Pici all'aglione
  • Cacciucco
  • Lampredotto
  • Cantucci e vin santo
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I prodotti del territorio

DOPBrunello di MontalcinoIl Brunello di Montalcino è Sangiovese in purezza invecchiato cinque anni, almeno due dei quali …IGPCantucciI cantucci sono biscotti secchi di mandorla cotti due volte: si cuoce un filoncino, lo si taglia…Ortaggi e fruttaCastagneLe castagne sono il frutto del Castanea sativa, l'albero che per secoli ha sfamato l'Appennino: …IGPChianinaLa chianina è la razza bovina più grande del mondo: bianco porcellana, tori che superano i dicio…DOPChianti ClassicoIl Chianti Classico è il vino del Gallo Nero: almeno 80% Sangiovese, prodotto in nove comuni fra…DOPCinta SeneseLa cinta senese è il maiale nero con la fascia bianca sulle spalle, allevato allo stato brado ne…Ortaggi e fruttaFagiolo zolfino del PratomagnoIl fagiolo zolfino è piccolo, tondo e giallo zolfo, con una buccia così sottile da sparire in co…IGPFarro della GarfagnanaIl Farro della Garfagnana IGP è farro dicocco, Triticum dicoccum: il cereale che i romani chiama…IGPFinocchionaLa finocchiona è il salame toscano al finocchio: carne di maiale macinata media, sale, pepe, agl…IGPLardo di ColonnataIl Lardo di Colonnata IGP è grasso di schiena di maiale stagionato almeno sei mesi dentro conche…FormaggiMarzolinoIl marzolino è il pecorino toscano fresco fatto con il primo latte di primavera, quello di marzo…Olio e conserveOlio extravergine di olivaL'extravergine è succo di olive spremuto a freddo, senza solventi e senza raffinazione: una cate…IGPPanforteIl panforte è un disco senese alto due o tre centimetri fatto di frutta candita, mandorle, miele…PATPanpepatoMiele, frutta secca, canditi, cacao e pepe nero pressati in un disco denso che si taglia a spicc…Pasta e panePappardelleNastri di sfoglia all'uovo larghi da due a tre centimetri, il formato più largo che si mangi arr…DOPPecorino ToscanoIl Pecorino Toscano DOP è il pecorino gentile: latte di pecora, caglio di vitello, salatura brev…Pasta e panePiciI pici sono spaghettoni di acqua e farina tirati a mano uno per uno, senza uovo e senza trafila.…DOPProsciutto ToscanoIl Prosciutto Toscano DOP è salato più a fondo del Parma e conciato con pepe, aglio e erbe. Non …IGPRicciarelliI ricciarelli sono i biscotti di mandorla di Siena: pasta di mandorle dolci, zucchero e albume, …Pasta e paneSchiacciataLa schiacciata toscana è un pane basso, stiacciato con le dita, unto d'olio e salato in superfic…Pasta e paneTorta di ceciFarina di ceci, acqua, olio e sale, cotti in una teglia larga nel forno a legna: è lo stesso imp…DOPVin SantoIl Vin Santo toscano si fa con uve Trebbiano e Malvasia appassite su graticci o appese fino a ge…DOPVino Nobile di MontepulcianoIl Vino Nobile di Montepulciano è un rosso toscano di Sangiovese, qui chiamato Prugnolo Gentile,…
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Le città

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Dove mangiare e dormire in campagna

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Quando andare

Novembre è il mese chiave: esce l'olio nuovo e si mangia la fettunta, e a San Miniato si tiene la mostra del tartufo bianco nei fine settimana centrali del mese. In ottobre si vendemmia il sangiovese e Montalcino celebra la Sagra del Tordo con il Palio dell'Arciere. L'inverno è la stagione della ribollita, perché il cavolo nero migliora dopo la prima gelata, e della cacciagione. In febbraio le Anteprime toscane presentano le nuove annate di Chianti Classico, Brunello e Nobile. L'estate porta il Palio di Siena il 2 luglio e il 16 agosto, la Sagra della Bistecca a Cortona in agosto, e la panzanella, che vuole pomodori maturi e nient'altro.

Le sagre della Toscana
Sagra della BisteccaSagra del Lardo di ColonnataFiera del CacioSagra del TordoSagra delle CastagneMostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco

Il calendario completo →

Domande frequenti

Qual è il piatto tipico della Toscana?

La bistecca alla fiorentina: una lombata di chianina con l'osso a T, alta tre o quattro dita, cotta sulla brace pochi minuti per lato e servita al sangue, con il sale aggiunto alla fine. Sul versante povero il piatto simbolo è la ribollita, la zuppa di cavolo nero, fagioli e pane rifatta il giorno dopo.

Cosa si mangia a pranzo a Firenze?

In piedi, al banchino, si mangia il lampredotto: il quarto stomaco del bovino cotto nel brodo e messo nel panino con salsa verde e pepe. A tavola l'ordine tipico sono i crostini di fegatini, poi la ribollita o la pappa al pomodoro, e la bistecca da dividere in due o tre persone.

Quali sono i prodotti DOP e IGP della Toscana?

I più noti sono il lardo di Colonnata IGP, stagionato nelle conche di marmo sopra Carrara, la finocchiona IGP profumata al fiore di finocchio selvatico, il prosciutto toscano DOP, il pecorino toscano DOP e la cinta senese DOP. Sui vegetali ci sono il farro della Garfagnana IGP, il fagiolo di Sorana IGP e l'olio toscano IGP.

Qual è il vino tipico della Toscana?

Il sangiovese, declinato in Chianti Classico fra Firenze e Siena, Brunello a Montalcino e Vino Nobile a Montepulciano. Sulla costa, a Bolgheri, dagli anni Settanta si sono affermati i tagli bordolesi a base di cabernet e merlot. La Vernaccia di San Gimignano, bianca, fu nel 1966 la prima DOC riconosciuta in Italia.

Perché il pane toscano è senza sale?

È una caratteristica storica, oggi tutelata dal Pane Toscano DOP, che si fa con lievito madre e senza sale. Le spiegazioni tradizionali chiamano in causa le gabelle sul sale e le rivalità con Pisa, ma la ragione che regge ancora è pratica: un pane neutro accompagna salumi, pecorini e zuppe molto sapide senza coprirli, e da raffermo diventa panzanella, pappa al pomodoro e ribollita.