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Ricciarelli

I ricciarelli sono i biscotti di mandorla di Siena: pasta di mandorle dolci, zucchero e albume, forma a rombo ovale, superficie crepata e coperta di zucchero a velo. Fuori croccanti, dentro umidi e masticabili. IGP dal 2010.

Scheda in breveIGP
Famiglia
Dolci
Territorio
Toscana
Tutela
IGP
Nome registrato
Ricciarelli di Siena IGPLa tutela vale per il nome per esteso, non per il termine generico.
Ricciarelli, dolce della Toscana
Ricciarelli, dolce della ToscanaRicciarally · CC0

Che cos'è

I ricciarelli sono dolcetti di pasta di mandorle, senza burro e nella ricetta classica senza farina. L'impasto è fatto di mandorle dolci pelate e macinate finissime, zucchero, albume montato e poco altro: scorza d'arancia, vaniglia, a volte una punta di aroma di mandorla amara. Si formano a rombo dagli angoli smussati, si appoggiano su un foglio di ostia, si coprono di zucchero a velo e si cuociono a bassa temperatura.

La cottura è breve e gentile, perché il ricciarello non deve seccare. Deve restare umido dentro e formare fuori una crosticina sottile che si crepa: quelle fessure bianche sulla superficie sono la firma del prodotto e si formano perché lo zucchero a velo si asciuga e si spacca mentre l'interno gonfia.

Dal 2010 il nome Ricciarelli di Siena è protetto come Indicazione Geografica Protetta. Il disciplinare fissa la quota minima di mandorle, la forma, la presenza dell'ostia e vieta l'aggiunta di grassi. È il motivo per cui un ricciarello vero costa più del doppio di un biscotto di mandorla generico.

Dove nasce

Siena, e più precisamente la tradizione dolciaria senese costruita intorno alle spezie e alle mandorle che arrivavano dai porti toscani lungo la via Francigena. Il ricciarello appartiene alla stessa famiglia del panforte e dei cavallucci: dolci di lunga conservazione, ricchi di zucchero, nati come prodotti da speziale più che da fornaio.

La leggenda attribuisce la ricetta a Ricciardetto della Gherardesca, cavaliere di ritorno dalle Crociate, che avrebbe portato a Siena un dolce di mandorle dalla forma arricciata come le babbucce orientali. È una storia troppo bella per essere vera e infatti non lo è: il nome ricciarelli compare nei documenti solo nell'Ottocento, mentre nei secoli precedenti dolci simili circolavano a Siena sotto il nome di marzapanetti.

Quello che è certo è la continuità del luogo. Le pasticcerie storiche del centro di Siena producono ricciarelli da generazioni, e la zona IGP coincide con il territorio del comune e della provincia.

Come si produce

Le mandorle dolci si sbollentano, si pelano, si asciugano e si macinano insieme a parte dello zucchero, che assorbe l'olio e impedisce alla mandorla di impastarsi. Il resto dello zucchero si porta a sciroppo oppure si lavora a freddo, secondo la scuola del laboratorio.

Si monta l'albume a neve ferma e si incorpora alla pasta di mandorle con l'aroma scelto, in genere scorza d'arancia grattugiata nella versione più classica. L'impasto risultante è appiccicoso e morbido, e va fatto riposare: nelle pasticcerie senesi riposa da dodici a ventiquattro ore, perché la mandorla ceda l'umidità e la pasta diventi lavorabile.

La formatura è manuale. Si stacca una noce di impasto, si arrotola nello zucchero a velo, si schiaccia e si sagoma a rombo ovale di sette-otto centimetri, poi si appoggia sull'ostia. Segue una seconda copertura abbondante di zucchero a velo e, in molte ricette, un riposo di alcune ore all'aria prima del forno: è quel riposo che asciuga la superficie e garantisce le crepe.

La cottura è di dieci-quindici minuti a 140-150 gradi. Il ricciarello esce ancora molle e si assesta raffreddando: se al momento di sfornare sembra cotto al punto giusto, è già troppo cotto.

Come riconoscerlo

La superficie deve essere bianca di zucchero a velo e attraversata da crepe irregolari. Un biscotto liscio e dorato non è un ricciarello: è cotto troppo o non ha avuto il riposo prima del forno.

Sotto deve esserci l'ostia, il foglio sottilissimo di amido che resta attaccato alla base. È previsto dal disciplinare e nei prodotti industriali di fascia bassa sparisce.

Al morso il comportamento è preciso: la crosticina cede, e dentro si trova una pasta umida, densa e leggermente elastica, che si attacca appena ai denti. Se è friabile fino al centro come un amaretto secco, è un altro dolce. Se è molle e gommosa senza crosta, era troppo poco cotto.

In etichetta le mandorle devono comparire per prime. La presenza di farina, oli vegetali, margarina o sciroppo di glucosio in cima alla lista indica un prodotto che imita il ricciarello a costo minore. Il marchio IGP Ricciarelli di Siena è la garanzia più rapida da verificare.

Come si usa in cucina

I ricciarelli si mangiano come sono, a fine pasto, uno o due a testa perché sono più sazianti di quanto sembrino. La stagione classica è Natale, ma le pasticcerie senesi li fanno tutto l'anno.

Sono ottimi accanto al caffè, e reggono benissimo l'inzuppo breve nel Vin Santo, purché breve: hanno una pasta umida e in dieci secondi si sfaldano, al contrario dei cantucci di Prato, che sono progettati proprio per stare a bagno.

In pasticceria vengono usati come base sbriciolata per semifreddi e cheesecake, dove sostituiscono i biscotti secchi portando profumo di mandorla. Sbriciolati su una crema o su un gelato al fiordilatte funzionano meglio di qualunque granella.

Esistono versioni ricoperte di cioccolato fondente, diffuse soprattutto fuori Siena. Sono buone, ma il cioccolato copre l'arancia e la mandorla: chi assaggia i ricciarelli per la prima volta faccia la prova con quelli bianchi.

Abbinamenti

Il Vin Santo del Chianti è l'abbinamento di casa e non ha alternative serie: la sua dolcezza ossidativa e la nota di mandorla amara raddoppiano quelle del biscotto. Nelle versioni Occhio di Pernice, più rare e costose, l'accostamento diventa memorabile.

Funzionano anche il Moscadello di Montalcino, dolce e leggero, e i passiti di uve bianche in generale. Fuori dalla Toscana, un Passito di Pantelleria regge senza problemi.

Sul fronte non alcolico, i ricciarelli stanno bene con un tè nero forte e senza latte, o con un caffè lungo. Il latte li fa sciogliere e non aggiunge nulla.

A fine pasto natalizio si servono in un piatto unico insieme a panforte, cavallucci e copate: è la cosiddetta tavola dei dolci senesi, e ognuno dei quattro ha una consistenza diversa.

Quanto costa

In una pasticceria di Siena i ricciarelli artigianali costano fra 28 e 42 euro al chilo, venduti sfusi al peso: un pezzo pesa 25-35 grammi, quindi si spende circa un euro a biscotto. Le confezioni regalo da 200-300 grammi stanno fra 8 e 14 euro.

Al supermercato si trovano confezioni industriali a 12-20 euro al chilo, spesso stagionali. Sono biscotti onesti, ma il tenore di mandorla è al minimo e la pasta è più asciutta.

La materia prima spiega gran parte del prezzo: le mandorle dolci pelate di buona qualità costano fra 12 e 20 euro al chilo all'ingrosso, e in un ricciarello sono più di un terzo del peso. Un prodotto venduto a 9 euro al chilo, banalmente, non può contenerne abbastanza.

Come conservarlo

In una scatola di latta o in un contenitore ermetico, a temperatura ambiente, i ricciarelli si conservano bene per due o tre settimane. Le confezioni sigillate industriali dichiarano diversi mesi.

Il nemico è l'aria: esposti, in due giorni la crosticina si ammorbidisce e la pasta interna asciuga, invertendo esattamente le due consistenze che rendono buono il biscotto. Vanno chiusi subito dopo l'acquisto e tenuti lontano da fonti di calore.

Mai in frigorifero, dove assorbono umidità e odori. Si congelano invece bene, chiusi in doppio sacchetto, fino a tre mesi: si scongelano a temperatura ambiente in mezz'ora e non perdono nulla.

Se si sono induriti, cinque minuti in forno a 100 gradi e un raffreddamento completo restituiscono gran parte della morbidezza. Se si sono ammorbiditi in superficie, lo stesso trattamento asciuga la crosta.

Dove assaggiarlo

Siena, dentro le mura: le pasticcerie storiche fra Via di Città, Banchi di Sopra e il Campo li sfornano e li vendono al peso. Comprarne quattro sfusi costa poco e permette di confrontare due o tre botteghe nello stesso pomeriggio, che è il modo migliore per capire quanto varino.

Nella provincia (Monteriggioni, Colle di Val d'Elsa, Montalcino, Montepulciano) i forni li fanno con la stessa ricetta e prezzi leggermente più bassi.

Il periodo giusto è dicembre, quando le vetrine senesi si riempiono di ricciarelli, panforte e cavallucci e molti laboratori aumentano la produzione. Ma nelle pasticcerie serie si trovano freschi in qualunque mese.

A Firenze e Lucca sono facilmente reperibili, quasi sempre come prodotto senese confezionato. Vale la pena assaggiarli dove nascono, perché la differenza fra un ricciarello di due giorni e uno di due settimane è netta.

Ricette con questo prodotto

Approfondimenti

Domande frequenti

Che differenza c'è fra ricciarelli e amaretti?

La mandorla e la cottura. I ricciarelli usano mandorle dolci e restano umidi e masticabili all'interno; gli amaretti classici includono mandorle amare o armelline e vengono cotti più a lungo, risultando croccanti e più aromatici. I ricciarelli sono senesi, gli amaretti più famosi sono lombardi e piemontesi.

I ricciarelli sono senza glutine?

La ricetta tradizionale non prevede farina, quindi in linea di principio sì. Ma diverse produzioni industriali aggiungono farina o amido, e nei laboratori non dedicati c'è rischio di contaminazione. Chi è celiaco deve leggere l'etichetta e cercare la dicitura specifica.

Perché i ricciarelli hanno quelle crepe in superficie?

Perché lo zucchero a velo in superficie si asciuga durante il riposo prima del forno e forma una pellicola rigida, che si spacca quando l'impasto gonfia in cottura. Un ricciarello senza crepe ha saltato il riposo o è stato cotto troppo.

Che cos'è quel foglio bianco sotto il biscotto?

È l'ostia, un foglio sottilissimo di amido commestibile, lo stesso usato per il panforte. Serve a impedire che la pasta appiccicosa si attacchi alla teglia e fa parte del disciplinare IGP. Si mangia senza problemi.

Da quanto tempo esistono i ricciarelli?

Dolci di mandorla molto simili circolavano a Siena già nel Rinascimento sotto il nome di marzapanetti. Il nome ricciarelli compare invece nei documenti nell'Ottocento. La leggenda del cavaliere Ricciardetto della Gherardesca che li porta dalle Crociate è un racconto tardo e senza riscontri.

Le fonti

Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.

  1. 1

    L'atto del 18 marzo 2010 che iscrive «Ricciarelli di Siena» fra le IGP: la data esatta del riconoscimento e la classe di prodotto.

  2. 2

    Da qui si scarica il PDF del disciplinare dei Ricciarelli di Siena, con le percentuali obbligatorie di mandorle, zuccheri e albume e la zona di lavorazione.

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