agrofood.ITEN
Formaggi

Marzolino

Il marzolino è il pecorino toscano fresco fatto con il primo latte di primavera, quello di marzo, da cui prende il nome. Ha forma ovale invece che cilindrica, spesso la crosta rossa strofinata con conserva di pomodoro, e nelle versioni tradizionali è coagulato con il fiore di cardo: uno dei pochissimi formaggi italiani di pecora che un vegetariano può mangiare.

Toscana
01

Che cos'è

Il marzolino è un formaggio di latte ovino a pasta tenera o semidura, prodotto in Toscana e legato per nome e per stagione al mese di marzo. La forma lo distingue subito da qualsiasi altro pecorino toscano: non è un cilindro con lo scalzo dritto, ma un ovoide, una specie di uovo schiacciato o di pagnottella allungata, del peso di mezzo chilo o poco più, fino a un chilo e mezzo nelle pezzature grandi.

La crosta è l'altro segno. Nella versione classica del Chianti viene strofinata con conserva di pomodoro e olio d'oliva, che le danno un colore fra l'arancio e il rosso mattone; altrove si usa olio e cenere, oppure la morchia, il fondo denso dell'olio d'oliva.

Si mangia giovane. Venti-trenta giorni sono la stagionatura tipica, con la pasta bianca, morbida, elastica e dolcissima; alcune forme arrivano a sessanta o novanta giorni e diventano più compatte e sapide, ma il marzolino non è un formaggio da lunghe stagionature e non pretende di esserlo.

La parte che rende questo formaggio interessante oltre la Toscana è il caglio. Nella tradizione il marzolino si coagula con il caglio vegetale ricavato dai fiori del cardo selvatico, Cynara cardunculus, come si fa in Portogallo e in Estremadura. Molti produttori oggi usano caglio animale, ma le aziende che hanno mantenuto il cardo producono un pecorino privo di ingredienti animali: una rarità quasi assoluta nel panorama dei formaggi italiani di pecora.

02

Dove nasce

La zona storica è il Chianti (Greve, Panzano, Radda, Gaiole, Castellina, Castelnuovo Berardenga) dove il formaggio si chiama per esteso Marzolino del Chianti. Da lì il nome si è allargato alla Val d'Elsa, alle colline senesi, alla Val di Chiana e alla zona di Volterra, con qualche variante locale nella crosta e nella pezzatura. Una versione storica particolarmente citata è il marzolino di Lucardo, dalle colline fra Montespertoli e Certaldo.

Il nome dice la ragione stagionale: a marzo le pecore hanno partorito da poche settimane, il pascolo riparte, e il latte è abbondante e ricco. Prima della refrigerazione e dell'alimentazione integrata, era il momento in cui si poteva fare un formaggio da mangiare subito invece che da conservare, ed è per questo che il marzolino nasce fresco mentre gli altri pecorini nascono per durare.

È un formaggio con una storia documentata lunga. Compare nelle cronache e nei ricettari toscani fin dal Rinascimento, era servito alla corte medicea e veniva esportato oltralpe, dove il nome circolava italianizzato o storpiato. Oggi è riconosciuto fra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Toscana.

Una precisazione utile: il marzolino non è una denominazione protetta a sé. Alcune forme rientrano nel disciplinare del Pecorino Toscano DOP, altre no, e il nome da solo non garantisce né il caglio vegetale né la stagione di produzione.

03

Come si produce

Il latte di pecora, intero, viene portato a trentaquattro-trentotto gradi. Qui il produttore sceglie: caglio animale, di vitello o di agnello, oppure caglio vegetale di cardo.

Il caglio di cardo si prepara mettendo in infusione in acqua tiepida gli stimmi essiccati dei fiori di Cynara cardunculus, raccolti in estate; il liquido filtrato si aggiunge al latte. Coagula più lentamente del caglio animale, quaranta minuti o un'ora contro venti-trenta, e agisce in modo diverso, producendo una pasta più morbida, più solubile in bocca e con un finale leggermente amaro ed erbaceo che è il tratto riconoscibile dei formaggi a caglio vegetale.

La cagliata si rompe a nocciola, si estrae senza cottura e si mette negli stampi ovali, dove viene pressata a mano e rivoltata più volte. Segue una salatura breve, a secco o in salamoia leggera, di poche ore o al massimo un giorno.

Le forme asciugano su assi di legno in locali freschi. Dopo qualche giorno la crosta viene trattata: conserva di pomodoro diluita con olio nella tradizione chiantigiana, oppure olio e cenere, oppure morchia. Il trattamento va ripetuto durante la maturazione, e serve a proteggere una crosta che, in un formaggio così giovane, è ancora fragile.

Venti-trenta giorni ed è pronto. Le forme che si vogliono più sapide restano in cantina fino a due o tre mesi.

04

Come riconoscerlo

La forma ovale è il primo segno e il più affidabile: se è un cilindro, non è un marzolino, è un pecorino toscano. La crosta rosso-arancio della versione chiantigiana è il secondo, ma va guardata da vicino, perché deve essere opaca e irregolare, perché la conserva di pomodoro passata a mano lascia spessori diversi, e non una vernice uniforme.

Al taglio la pasta è bianca, morbida ma non cremosa, con occhiatura rada e irregolare. Nelle forme a caglio vegetale la pasta è visibilmente più cedevole e tende ad aprirsi al centro con la stagionatura.

Il gusto: dolce, lattico, con note di panna e di erba fresca. Nelle versioni a cardo compare in chiusura una nota amarognola e vegetale, netta ma non sgradevole, che è l'indizio più sicuro del caglio usato. Se qualcuno vi vende un marzolino a caglio vegetale che non ha nessuna traccia di amaro, vale la pena di fare qualche domanda.

Sull'etichetta cercate l'indicazione esplicita 'caglio vegetale' o 'caglio di cardo'. Il termine 'marzolino' da solo non implica nulla: non è una denominazione protetta, e la maggior parte delle forme in commercio usa caglio animale ed è prodotta tutto l'anno.

05

Come si usa in cucina

Il marzolino è un formaggio da tavola, e il modo giusto di usarlo è non usarlo. A fette spesse, con pane toscano sciocco, olio nuovo e un po' di pepe. Con le fave fresche di aprile e maggio, che è l'abbinamento stagionale esatto: stesso mese, stessa campagna.

Funziona bene sbriciolato a fine cottura sulle verdure (carciofi, piselli, asparagi selvatici) e sopra una minestra di farro o una zuppa di pane. Nelle insalate di primavera con i baccelli, la menta e l'olio regge senza coprire.

A scaglie con un pelapatate sopra i carciofi crudi tagliati sottili, con limone e olio, fa uno dei piatti più semplici e più riusciti della cucina toscana di stagione.

Non è un formaggio da cottura prolungata: la pasta a caglio vegetale in particolare si scioglie in modo disordinato e diventa filante e appiccicosa. Se proprio, si mette all'ultimo momento sopra una pasta calda, fuori dal fuoco.

Con il miele di acacia o di castagno, e con le confetture di fichi o di cipolla di Certaldo chiude un pasto senza bisogno di altro.

06

Abbinamenti

Vini toscani giovani e non troppo tannici, perché il formaggio è delicato: un Chianti Classico dell'annata, un Rosato di Sangiovese, un Vernaccia di San Gimignano se si preferisce il bianco. Sulle forme di due-tre mesi si può salire a un Chianti Classico Riserva.

Sulle versioni a caglio vegetale, con quel finale amarognolo, funzionano particolarmente bene i bianchi con un po' di struttura (Vernaccia di San Gimignano evoluta, Trebbiano toscano di buona mano) e i vin santo secchi.

A tavola: fave, baccelli, carciofi, pere, miele di acacia, confettura di fichi, marmellata di cipolle. Le noci e le mandorle stanno bene sulle forme più stagionate. Il pane deve essere toscano e senza sale, altrimenti prende il sopravvento su un formaggio che di sale ne ha poco.

07

Quanto costa

Un marzolino fresco a caglio animale costa fra 16 e 24 euro al chilo nei caseifici e nelle botteghe toscane. Le forme artigianali a caglio vegetale di cardo, che sono poche e prodotte da un numero limitato di aziende, stanno fra 24 e 32 euro al chilo.

Una forma intera pesa in genere fra i cinquecento e i mille grammi, quindi si compra tutta: è una delle poche pezzature italiane che ha senso portarsi via intera e finire in una settimana.

Fuori dall'Italia è raro. Negli Stati Uniti compare occasionalmente presso importatori di formaggi toscani, a 18-30 dollari alla libbra, ma quasi sempre nella versione a caglio animale. Nel Regno Unito, dalle 24 alle 36 sterline al chilo dai negozi specializzati.

Chi cerca specificamente la versione vegetariana deve rassegnarsi a comprarla in Toscana o a farsela spedire: è l'unico modo per avere la certezza sul caglio.

08

Come conservarlo

In frigorifero, avvolto in carta oleata dentro un contenitore non ermetico, nella parte meno fredda. Dura due o tre settimane, ma il senso di questo formaggio è mangiarlo presto: dopo dieci giorni la pasta comincia ad asciugare e la dolcezza si perde.

La crosta trattata con pomodoro e olio va lasciata respirare: la pellicola a contatto la fa sudare e in pochi giorni compaiono muffe umide. Se la superficie di taglio si asciuga, si raschia via un millimetro; le muffe bianche asciutte si tolgono con un panno imbevuto di aceto, mentre muffe verdi, nere o rosa sono un'alterazione di natura diversa: in quel caso decidono la data sulla confezione e il parere del casaro.

Non si congela: congelato, un formaggio fresco a pasta tenera restituisce una massa granulosa che non ha più niente a che vedere con l'originale.

Mezz'ora fuori dal frigorifero prima di servire è indispensabile. Freddo, il marzolino non ha praticamente sapore.

09

Dove assaggiarlo

Il Chianti è la zona di riferimento: Greve in Chianti, con il suo mercato e le botteghe della piazza, Panzano, Radda, Gaiole, Castellina, Castelnuovo Berardenga. Molte aziende agricole della zona fanno pecorino oltre che vino e vendono direttamente.

A ovest, le colline della Val d'Elsa fra Certaldo, Montespertoli e San Gimignano conservano la tradizione del marzolino di Lucardo. Più a sud, le Crete Senesi, la Val d'Orcia e la zona di Pienza, che è la capitale del pecorino toscano in senso lato, offrono un confronto immediato fra il marzolino e i pecorini cilindrici.

A Volterra e nell'alta Val di Cecina la pastorizia ovina è ancora consistente e i caseifici lavorano con greggi locali.

Il periodo è ovvio e vale la pena rispettarlo: marzo, aprile e maggio. Le forme fatte con il latte di quei mesi sono il motivo per cui il formaggio si chiama così, e nelle stesse settimane arrivano fave, baccelli e carciofi, cioè tutto quello che ci va accanto.

Ricette con questo prodotto

Domande frequenti

Perché si chiama marzolino?

Perché nasce a marzo, con il primo latte di primavera: le pecore hanno partorito da poche settimane, il pascolo è ripartito e il latte è abbondante. Prima della refrigerazione era il momento in cui si poteva fare un formaggio da mangiare subito invece che da conservare. Oggi molti produttori lo fanno tutto l'anno, ma le forme di marzo e aprile restano le migliori.

Il marzolino è adatto ai vegetariani?

Solo se è fatto con caglio vegetale di cardo, e non tutti lo sono. Le aziende che hanno mantenuto la tecnica tradizionale lo indicano in etichetta: cercate 'caglio vegetale' o 'caglio di cardo'. Con il caglio animale, di vitello o di agnello, il formaggio non è vegetariano.

Che differenza c'è con il Pecorino Toscano DOP?

Il Pecorino Toscano DOP è una denominazione protetta, con forma cilindrica, disciplinare preciso e stagionature che vanno da venti giorni a oltre quattro mesi. Il marzolino è un tipo tradizionale non protetto in quanto tale: forma ovale, crosta spesso trattata con pomodoro, consumo giovane e, in alcune versioni, caglio vegetale. Alcune forme di marzolino rispettano anche il disciplinare DOP, altre no.

Che sapore dà il caglio di cardo?

Una pasta più morbida e più solubile, e un finale leggermente amaro ed erbaceo che il caglio animale non dà. È lo stesso principio dei formaggi portoghesi e spagnoli a caglio vegetale, come la Serra da Estrela e la Torta del Casar. Chi non lo conosce lo scambia a volte per un difetto: non lo è.

Quanto si conserva?

Due o tre settimane in frigorifero, ma va mangiato entro dieci giorni. È un formaggio giovane per definizione: aspettare non lo migliora, lo asciuga.

Prodotti collegati

← Tutti i prodotti