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La Selezione · Toscana

Chianti: dove mangiare e dormire

Il Chianti è il territorio toscano più visitato e per questo il più facile da sbagliare: sulla Chiantigiana ci sono enoteche costruite per chi passa una volta sola. Chianti e Chianti Classico non sono la stessa cosa, e la differenza si vede nel bicchiere prima ancora che nel conto.

La prima cosa da chiarire è la geografia, perché è la fonte di quasi tutti gli equivoci. Il Chianti Classico è l'area storica fra Firenze e Siena: nove comuni (Greve, Radda, Gaiole, Castellina, Castelnuovo Berardenga, Barberino Tavarnelle, San Casciano in Val di Pesa, più porzioni di Poggibonsi e Impruneta) ed è quello con il Gallo Nero sul collo della bottiglia. Il Chianti e basta, senza Classico, è una denominazione molto più grande che arriva fino alle province di Pisa, Pistoia e Arezzo, e comprende sottozone come i Colli Senesi e i Colli Fiorentini. Sono vini diversi e sono territori diversi: quando qualcuno dice di andare in Chianti intende quasi sempre il Classico.

Il paesaggio è quello che ti aspetti (vigne, oliveti, boschi di leccio, cipressi in fila lungo le strade bianche) ma è più boscoso di quanto le fotografie lascino credere: quasi due terzi della superficie è bosco, e i vigneti sono isole. Dagli anni Settanta la zona ha vissuto una lunga colonizzazione anglosassone, quella che i giornali chiamarono Chiantishire, e nei paesi si sente ancora: a Panzano e a Radda in agosto si parla inglese in mezza piazza.

Quello che questo significa in pratica: l'offerta di agriturismi con piscina è enorme e la qualità del cibo che ci si mangia dentro è la variabile più imprevedibile del territorio. Ci sono aziende agricole vere che fanno vino, olio e cucina di casa, e ci sono ville ristrutturate dove la cena è un servizio esternalizzato. Sono nella stessa fascia di prezzo e sulle foto sembrano identiche.

Come si mangia qui

Alla base della cucina chiantigiana c'è il pane senza sale, che dopo due giorni diventa duro e per questo ha generato metà del ricettario locale: la panzanella d'estate, con il pane bagnato, pomodoro, cipolla e basilico; la pappa al pomodoro; la ribollita d'inverno, minestra di pane, cavolo nero e fagioli cotta un giorno e ribollita quello dopo, che è il piatto in cui si riconosce subito una cucina onesta da una che copia. Un cavolo nero raccolto dopo la prima gelata è un ingrediente diverso da quello di luglio, e i ristoranti seri la ribollita d'estate semplicemente non la fanno.

L'antipasto è quasi sempre lo stesso e va bene così: crostini neri di fegatini, finocchiona, prosciutto toscano (salatissimo, perché il pane non lo è), pecorino, e in autunno l'olio nuovo su una fetta di pane abbrustolito, che a novembre pizzica in gola ed è il modo migliore di capire perché l'olio del Chianti Classico ha una DOP tutta sua. I primi sono pappardelle sulla lepre o al cinghiale, tortelli di patate verso il Mugello, pici scendendo verso Siena. Il cinghiale è ovunque perché ce n'è troppo, e in umido o in dolceforte (con cioccolato amaro, pinoli e uvetta) è un piatto serio, non folclore.

Poi c'è la bistecca alla fiorentina, che merita chiarezza. È un taglio alto almeno quattro dita, con l'osso a T, di una bestia grande: si vende a peso, un chilo e due è la pezzatura minima sensata e sfama due o tre persone, e si mangia al sangue perché altrimenti è solo carne asciutta e cara. Chianina o Maremmana ben frollate stanno fra i 50 e i 70 euro al chilo al ristorante. Una bistecca da venti euro a testa esiste, ed è una fettina di manzo qualsiasi cotta troppo: non è quel piatto lì. Si chiude con cantucci e Vin Santo, quello vero, invecchiato in caratelli per almeno tre anni, ambrato e con l'acidità che tiene in piedi il dolce, non il vinello dolce che arriva in caraffa a fine pasto senza che tu l'abbia ordinato.

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Aziende agricole con ospitalità

Strutture reali del territorio, verificate una per una sul loro sito. Quello che leggi è quanto dichiarano loro: la visita della redazione non c'è ancora stata, e quando ci sarà lo scriveremo.

Podere Campriano

Greve in Chianti (FI)

Azienda familiare da quattro generazioni che produce Chianti Classico DOCG biologico, olio extravergine e mosto cotto. Ospitalità in camere con piscina, a pochi minuti a piedi dal centro di Greve, con degustazioni e visite in cantina.

poderecampriano.it

Podere Tegline

Radda in Chianti (SI)

Casa colonica del Cinquecento su cinquanta ettari, ventisette dei quali a bosco di querce: Chianti Classico DOCG biologico e olio extravergine biologico certificato ICEA, estratto a freddo. Quattro appartamenti da due a cinque posti.

agriturismo-tegline.com

Agriturismo San Sano

Gaiole in Chianti (SI)

Ospitalità dell'azienda agricola Matteoli, che produce Chianti Classico, olio extravergine e Vin Santo. Sedici camere di quattro categorie più una villa indipendente con piscina privata, in località San Sano.

agriturismosansano.it

Le Macie

Castelnuovo Berardenga (SI)

Azienda biologica certificata dal 2001 su quarantasette ettari a 480 metri, marchio Terra di Seta: Chianti Classico DOCG, IGT Toscana, olio extravergine e miele. Cinque appartamenti con ingresso indipendente e cucina, piscina panoramica e box per i cavalli degli ospiti.

lemacie.it

I prodotti di questo territorio

Le esperienze da fare

Le visite in cantina qui sono organizzate meglio che in quasi tutta Italia, e questo è insieme un pregio e un limite: molte aziende hanno sale degustazione da cinquanta persone e un calendario di turni ogni ora. Costano fra 25 e 45 euro per una degustazione standard di quattro o cinque vini, con l'olio e il pecorino a tavola; le verticali di Riserva e Gran Selezione arrivano a 60-120 euro. Le aziende piccole di Radda e Gaiole sono quelle dove è più probabile che ti riceva il proprietario. Prenotare due o tre giorni prima è sufficiente, tranne da metà settembre a metà ottobre.

Da fine ottobre a fine novembre i frantoi macinano, e assistere alla frangitura è gratis quasi ovunque: si entra, si guarda, si compra l'olio nuovo torbido e si mangia una fetta di pane unta lì per lì. È l'esperienza migliore del territorio e non è in vendita su nessuna piattaforma.

La Chiantigiana, la SR222 da Firenze a Siena, si può fare in bici: è bella e trafficata, con salite continue ma mai lunghe. Le strade bianche laterali sono più belle e richiedono una gravel. A piedi il tratto Radda-Volpaia-Badia a Coltibuono è la passeggiata più sensata per capire il paesaggio senza fare l'intera Via Francigena.

Una cosa da evitare: i tour in bus da Firenze che promettono tre cantine e un pranzo in mezza giornata. Fanno due fermate in aziende attrezzate per riceverli, con un pranzo pensato per cinquanta persone, e passano il resto del tempo su una strada di curve.

Il calendario dell'anno

Da dicembre a febbraio il Chianti è freddo, umido e vuoto: molti agriturismi chiudono, ma è la stagione della ribollite vere, del cavolo nero dopo le gelate e dei prezzi bassi. Marzo e aprile sono imprevedibili sul tempo e comodissimi su tutto il resto.

Maggio e giugno sono il periodo migliore in assoluto: verde, luce lunga, cantine tranquille, temperature ragionevoli. Luglio e agosto sono caldi (quaranta gradi in val di Pesa non sono un'eccezione) e affollati: prenotare le cene diventa necessario, e il rapporto qualità-prezzo peggiora ovunque. A Greve, a settembre, si tiene l'Expo del Chianti Classico, che è una fiera vera con i produttori dietro i banchi.

Settembre e ottobre sono la vendemmia, con la luce migliore dell'anno; da fine ottobre a fine novembre c'è la raccolta delle olive e la molitura, che per chi viene a mangiare è più interessante della vendemmia stessa, perché puoi entrare in frantoio senza appuntamento. Novembre porta anche i mercatini del tartufo bianco di San Miniato, che è fuori zona ma a un'ora di strada.

Come arrivare e muoversi

L'aeroporto naturale è Firenze Peretola, a quaranta minuti dai primi comuni del Chianti Classico; Pisa è un'ora e mezza ed è spesso più economico; Bologna due ore. In treno si arriva a Firenze Santa Maria Novella e da lì l'auto è praticamente obbligatoria.

Gli autobus regionali collegano Firenze a Greve e Siena a Radda e Gaiole, con quattro o cinque corse al giorno feriali e quasi nulla la domenica: è possibile fare una base a Greve o a Radda senza auto, ma le cantine e gli agriturismi sono fuori dai paesi e servono taxi, che qui costano fra 20 e 40 euro a tratta.

Guidare in Chianti è piacevole e lento: la Chiantigiana è tutta curve e nel fine settimana estivo è piena di motociclette e di ciclisti. Le strade bianche che portano ai poderi sono normali e ben tenute, ma diverse compagnie di noleggio le vietano da contratto: vale la pena leggere le condizioni prima di prenotare un podere in fondo a tre chilometri di sterrato. Firenze ha una zona a traffico limitato con telecamere che multano senza appello: se dormi in centro, l'hotel deve registrare la targa lo stesso giorno.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra Chianti e Chianti Classico?

Sono due denominazioni diverse. Il Chianti Classico è l'area storica fra Firenze e Siena, ha il Gallo Nero sulla bottiglia, rese più basse e almeno l'80 per cento di sangiovese. Il Chianti senza Classico copre un territorio molto più vasto in mezza Toscana, con regole più permissive e prezzi in genere più bassi. Non è che uno sia buono e l'altro no, ma sono vini con ambizioni diverse.

Quanto costa davvero una bistecca alla fiorentina?

Si vende a peso: fra 50 e 70 euro al chilo al ristorante per carne di razza Chianina o Maremmana ben frollata, e la pezzatura minima ragionevole è un chilo e due, che sfama due o tre persone. Una bistecca a porzione fissa da venti euro non è una fiorentina, è una fettina. Vale la pena chiedere razza, frollatura e peso prima di ordinare.

Meglio dormire in agriturismo o in paese?

In paese (Greve, Radda, Castellina, Panzano) se non vuoi dipendere dall'auto per ogni cena e ti interessa mangiare in posti diversi. In agriturismo se cerchi la piscina, il silenzio e una cena sola al giorno. Il compromesso peggiore è un podere isolato senza ristorazione: significa mettersi in macchina ogni sera e rinunciare al vino.

Serve prenotare le visite in cantina in Chianti?

Sì, ma con meno anticipo che altrove: due o tre giorni bastano quasi sempre, tranne fra metà settembre e metà ottobre. Le aziende grandi hanno turni fissi prenotabili online; quelle piccole rispondono via mail e spesso ti fanno visitare il proprietario in persona, che è la ragione per preferirle.