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Pasta e pane

Pizza al taglio

La pizza al taglio è la pizza romana in teglia: rettangolare, ad altissima idratazione, cotta su una lastra unta d'olio e venduta a peso. Si indica il pezzo che si vuole, si taglia con le forbici, si mangia in piedi.

Lazio
Pizza al taglio, pasta e pane del Lazio
Pizza al taglio, pasta e pane del LazioJIP · CC BY-SA 4.0
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Che cos'è

La pizza al taglio (il nome tecnico è pizza in teglia alla romana) è un impasto molto idratato steso in una teglia rettangolare di ferro o alluminio, condito e cotto in forno elettrico a temperature intorno ai trecento gradi. Si vende a peso: si indica la porzione, il banconista la taglia con le forbici o con una spatola, la pesa e la prezza all'etto.

La struttura è il punto. Il fondo, a contatto con la teglia unta d'olio, frigge e diventa croccante e leggermente dorato; il cuore resta alveolato, arioso, quasi vuoto in alcuni punti; la superficie porta il condimento senza inzupparsi. Una fetta ben fatta si piega su se stessa senza spezzarsi e senza afflosciarsi.

Non è una pizza tonda tagliata a quadrati. L'impasto è diverso (più acqua, più tempo, spesso farine miste) e la cottura è diversa: molte pizzerie cuociono prima la base bianca, la lasciano riposare, poi la condiscono e la finiscono al momento. È una tecnica che nasce dall'esigenza commerciale di servire in fretta e che si è rivelata un vantaggio gastronomico.

La porzione non ha misura fissa. Si compra un etto, due etti, mezzo chilo: è il cliente a decidere quanto, ed è per questo che il formato ha vinto come cibo di strada.

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Dove nasce

Roma, e in modo relativamente recente. La pizza al taglio come formato commerciale si afferma dal secondo dopoguerra, quando i forni della città cominciano a vendere teglie di pizza accanto al pane, sfruttando lo stesso forno e la stessa clientela. Negli anni Sessanta e Settanta diventa il pranzo veloce degli uffici e degli studenti, e da lì si diffonde in tutta Italia.

Il salto qualitativo arriva molto dopo. Dai primi anni Duemila una generazione di panificatori-pizzaioli romani porta nella teglia le tecniche del pane: lievito madre, idratazioni sopra l'ottanta per cento, farine macinate a pietra, maturazioni in frigorifero di ventiquattro, quarantotto, settantadue ore. Il riferimento più citato è il lavoro di Gabriele Bonci nel quartiere Prati, che dal 2003 in poi trasforma un formato popolare in una categoria gastronomica e sposta l'attenzione sul condimento stagionale.

Da Roma il modello è uscito. Oggi la pizza in teglia ha scuole riconoscibili in Emilia, in Lombardia e in Abruzzo, e il formato romano è quello che gli italiani all'estero hanno esportato più della pizza napoletana, perché è più facile da tenere in vetrina.

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Come si produce

L'impasto parte da un'idratazione alta: settantacinque per cento è il minimo, ottanta-novanta è la norma nelle pizzerie di livello. Le farine sono spesso miscelate (un tipo 1 macinato a pietra, un po' di integrale, a volte una quota di farro o di grani antichi) e sempre con forza sufficiente a reggere la lunga maturazione.

Si impasta poco e si lavora con le pieghe. La massa riposa in frigorifero da un giorno a tre, dove sviluppa aroma e digeribilità senza gonfiare troppo. Il lievito è pochissimo, spesso sotto l'uno per cento, o è lievito madre.

La stesura si fa a mano, mai col mattarello, spingendo l'impasto dal centro verso i bordi della teglia unta con generosità: l'olio sul fondo non è un accorgimento antiaderente, è parte della ricetta, perché la base deve friggere.

La cottura più diffusa è doppia. Prima la base va in forno da sola o con la sola passata, a trecento gradi per otto-dieci minuti, e ne esce mezza cotta. Poi viene condita e rimessa dentro per il tempo necessario a finirla. I condimenti delicati (mortadella, prosciutto, burrata, fiori di zucca crudi) si mettono dopo la cottura, sulla pizza calda.

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Come riconoscerlo

Guarda la sezione, non la superficie. Una buona pizza al taglio mostra un'alveolatura irregolare, con bolle di dimensioni diverse e vuoti anche grandi: è il segno di un'idratazione alta e di una maturazione lunga. Una mollica fitta e uniforme, con i buchini tutti uguali, indica un impasto tirato in fretta con molto lievito.

Il fondo deve essere dorato e leggermente unto, croccante al tatto. Se è pallido, molle o gommoso, la teglia non era abbastanza calda o mancava l'olio.

Il bordo non deve essere una crosta dura e vuota. Nella pizza in teglia il cornicione non esiste come nella tonda napoletana: il bordo è semplicemente la parte dove l'impasto si alza contro la parete della teglia, e deve restare mangiabile.

In vetrina, diffida delle teglie condite tutte allo stesso modo con formaggio industriale filante e delle pizze che stanno lì da ore sotto una lampada. Le insegne serie hanno poche teglie per volta, cambiano i condimenti durante la giornata e tengono i prodotti crudi separati, da aggiungere al momento.

Ultimo indizio: il prezzo esposto al chilo, non a fetta. Il taglio a peso è la regola romana; il prezzo a fetta fissa quasi sempre segnala un locale pensato per i turisti.

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Come si usa in cucina

Si mangia com'è, piegata a portafoglio nella carta, in piedi. È l'uso per cui è nata e resta il migliore: la pizza al taglio perde qualità di minuto in minuto, e la distanza tra il banco e il tavolo è già troppa.

Se si porta a casa, va riscaldata in padella antiaderente con il coperchio, fuoco medio-basso, quattro o cinque minuti: il fondo torna croccante e il condimento si riscalda senza seccare. Il forno la asciuga, il microonde la rende gommosa.

A casa si può fare, ma serve una teglia di ferro o di alluminio anodizzato e un forno che arrivi almeno a 250 gradi con la funzione statica e la resistenza inferiore attiva. La pietra refrattaria aiuta: si mette la teglia sopra.

Sulla scelta dei condimenti la regola romana è la sottrazione. Due o tre ingredienti al massimo, e gli elementi umidi, dalla mozzarella fresca ai pomodorini alle verdure acquose, vanno strizzati o pre-asciugati, altrimenti l'acqua che rilasciano rovina l'alveolatura.

La base bianca precotta, senza condimento, si conserva e si finisce all'ultimo: è il trucco professionale più utile da rubare per una cena in casa.

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Abbinamenti

La birra vince sul vino per la maggior parte dei consumi: una lager chiara o una pils fredda taglia il grasso dell'olio e non compete con il condimento. È anche quello che si beve realmente in piedi al banco.

Sul vino conta il condimento, non la pizza. Sulla rossa e sulle versioni con pomodoro e acciughe funziona un bianco laziale sapido (Frascati Superiore, Bellone del litorale, Malvasia puntinata) servito freddo. Sulla bianca con patate e rosmarino, che è quasi un pane condito, sta bene uno spumante metodo classico o un bianco più strutturato.

Con la mortadella aggiunta a crudo, che è la combinazione romana per eccellenza, l'abbinamento che funziona è una bollicina secca: il grasso del salume chiede acidità e anidride carbonica.

Sulle teglie con salumi piccanti o con verdure amare come cicoria e broccoletti regge un rosso leggero e fresco, tipo Cesanese servito a sedici gradi.

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Quanto costa

A Roma la pizza al taglio si vende tra 12 e 22 euro al chilo per le versioni classiche (rossa, bianca, margherita, patate) e tra 20 e 35 euro al chilo per i condimenti ricchi e per le insegne gastronomiche. La rossa e la bianca sono sempre le più economiche e sono anche il metro con cui si giudica un locale.

In pratica una porzione da pranzo pesa tra 150 e 250 grammi, quindi si spendono tra 2,50 e 6 euro. Un pezzo di bianca da spuntino, cento grammi, sta sotto i 2 euro.

Nelle zone centrali molto turistiche i prezzi al chilo salgono verso i 30-40 euro anche per condimenti semplici, e alcuni locali passano al prezzo a fetta, che è il modo per non rendere confrontabile il costo.

Fuori Roma il formato costa mediamente qualche euro in più al chilo, e nelle catene di pizza in teglia del Nord Italia si trovano prezzi tra 16 e 26 euro al chilo.

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Come conservarlo

La pizza al taglio non è un prodotto da conservare: perde struttura nel giro di un'ora e mezza. Se avanza, va tenuta in frigorifero coperta da carta forno, non da pellicola a contatto perché condensa, e consumata entro il giorno dopo.

La rigenerazione corretta è in padella antiaderente con coperchio, senza aggiungere grassi, a fuoco medio-basso per quattro o cinque minuti. Il fondo torna croccante e la mollica si ammorbidisce con il vapore che si crea sotto il coperchio.

In forno funziona a 200 gradi per cinque-sette minuti direttamente sulla griglia, ma la pizza esce più asciutta.

Le basi bianche precotte si congelano bene: si fanno raffreddare, si avvolgono singolarmente e durano due mesi. Si condiscono da congelate e si finiscono in forno caldo. La pizza già condita, invece, in freezer perde tutto: l'acqua dei condimenti cristallizza e in scongelamento distrugge l'alveolatura.

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Dove assaggiarlo

A Roma la pizza al taglio è ovunque, ed è proprio per questo che vale la pena scegliere. I quartieri con la densità migliore sono Prati, Trastevere, il Pigneto, San Lorenzo e Testaccio, dove convivono forni storici che la fanno da cinquant'anni e insegne nate dalla scuola dell'alta idratazione.

Il criterio pratico è guardare la vetrina a metà mattina: poche teglie, tagli irregolari già venduti, cartelli con il prezzo al chilo e condimenti che cambiano nel corso della giornata. Chiedere la bianca è il modo più veloce per capire il livello di un posto, perché senza condimento non c'è niente dietro cui nascondersi.

Fuori dal centro, i forni di quartiere del Tuscolano, della Garbatella e di Monteverde fanno la versione popolare, che è quella su cui i romani sono cresciuti e che costa la metà.

Nel resto d'Italia la pizza in teglia romana ha ormai scuole solide in Emilia, a Milano e in Abruzzo, e diverse insegne romane hanno aperto filiali nelle grandi città.

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Domande frequenti

Qual è la differenza tra pizza al taglio e pizza tonda romana?

La tonda romana è sottile, croccante, cotta in forno a legna su platea e servita intera in un piatto. La pizza al taglio è in teglia, molto più idratata, alta e alveolata, cotta in forno elettrico e venduta a peso. Sono due prodotti diversi con due impasti diversi.

Perché la pizza al taglio si vende a peso?

Perché nasce nei forni, dove tutto (pane, focacce, pizza) si vendeva al chilo. Il sistema permette al cliente di scegliere esattamente quanta ne vuole e di combinare più gusti nello stesso acquisto, ed è la ragione principale del successo del formato come cibo di strada.

Cos'è la doppia cottura?

La tecnica di cuocere prima la base quasi nuda, farla riposare, poi condirla e finirla in forno al momento della vendita. Serve a servire in fretta e a evitare che i condimenti si asciughino, e produce una base più croccante di quella cotta in una sola volta.

Quanta pizza al taglio si prende a persona?

Tra 150 e 250 grammi per un pranzo, cento grammi per uno spuntino. Al banco si può indicare la porzione con le mani sul pezzo esposto: il banconista taglia e pesa, e si può sempre chiedere di aggiungere o togliere prima della pesatura.

Come si riscalda la pizza al taglio avanzata?

In padella antiaderente con il coperchio, a fuoco medio-basso, per quattro o cinque minuti, senza aggiungere olio. Il fondo torna croccante e il vapore sotto il coperchio ammorbidisce la mollica. Il microonde la rende gommosa e va evitato.

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