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Emilia-Romagna

L'Emilia-Romagna ha più prodotti DOP e IGP di qualunque altra regione italiana: Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, aceto balsamico tradizionale, mortadella, culatello. La cucina è quella della pasta all'uovo tirata a mano, del burro e del maiale. Ma la Romagna, a est, cambia registro.

Il nome è un trattino che tiene insieme due storie. L'Emilia è la fascia lungo la via consolare che va da Piacenza a Bologna, pianura grassa e nebbiosa con l'Appennino alle spalle; la Romagna comincia dopo Imola e guarda l'Adriatico. In Emilia si tira la sfoglia con il mattarello e si conta in uova per chilo di farina; si cucina con il burro e il lardo, si allevano maiali per il prosciutto e vacche da latte per il formaggio. In Romagna il registro si asciuga: piadina cotta sul testo, strozzapreti, pesce azzurro, sangiovese, olio al posto del burro.

Il sistema del Parmigiano Reggiano DOP spiega buona parte del paesaggio. Si produce solo nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna a sinistra del Reno e Mantova a destra del Po; le vacche mangiano foraggio locale, il latte della sera si screma per affioramento, le forme da quaranta chili stagionano minimo dodici mesi e vengono battute a martelletto una per una. Il siero residuo va ai maiali, e i maiali diventano prosciutto: la filiera è un cerchio chiuso da secoli. A Langhirano, in collina sopra Parma, il vento asciutto asciuga i prosciutti; nella bassa umida vicino al Po, a Zibello e Polesine, la stessa umidità che rovinerebbe un prosciutto fa il culatello.

Ogni città difende un piatto e un ingrediente. Bologna ha tortellini in brodo di cappone, tagliatelle al ragù e mortadella IGP; Modena ha l'aceto balsamico tradizionale DOP, invecchiato dodici o venticinque anni in batterie di botti di legni diversi, e non va confuso con l'aceto balsamico di Modena IGP, prodotto industriale e mille volte più diffuso. Parma vive di prosciutto, Parmigiano e anolini; Piacenza ha tre salumi DOP (coppa, salame e pancetta piacentina) e una cucina più lombarda, con pisarei e fasö. Ferrara, che fu corte estense, conserva i piatti più strani: cappellacci di zucca, pasticcio di maccheroni in crosta dolce, salama da sugo, un insaccato che si cuoce sospeso in acqua per cinque ore.

La Romagna funziona su altri codici. La piadina IGP è pane quotidiano, non street food, e cambia spessore ogni venti chilometri: sottile e larga a Rimini, alta e piccola a Forlì. Con lo squacquerone DOP e la rucola è il piatto simbolo. Sulla costa, da Cesenatico a Cattolica, si cucinano canocchie, poveracce e il pesce azzurro dell'Adriatico; sulle colline il sangiovese di Romagna e l'albana, primo bianco italiano a ottenere la DOCG.

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Provincia per provincia

BO

Bologna

Qui il maiale si macina finissimo e si cuoce invece di stagionare, e la sfoglia all'uovo si tira col mattarello.

  • Mortadella Bologna IGPCarne suina macinata finissima con cubetti di grasso di gola, insaccata e cotta per ore in stufe ad aria secca. È salume cotto, non stagionato: si affetta sottile e si mangia subito. scheda →
  • Tortellini in brodoRipieno di lombo di maiale, prosciutto crudo, mortadella, parmigiano e noce moscata; la ricetta è depositata alla Camera di Commercio di Bologna dal 1974. Si servono in brodo di cappone, mai asciutti.
  • Tagliatelle al ragùSfoglia all'uovo tirata a mano e tagliata sugli otto millimetri, misura del modello depositato in Camera di Commercio. Il ragù è carne mista, poco pomodoro e cottura di ore.
  • Patata di Bologna DOPSolo varietà Primura, coltivata nei terreni sciolti della pianura tra Budrio, Medicina e Molinella. Pasta gialla e compatta, regge la frittura e il forno.
  • CertosinoDolce di Natale con miele, mandorle, pinoli, canditi, cioccolato e mostarda bolognese. Si prepara settimane prima perché ha bisogno di riposare per ammorbidirsi.
FE

Ferrara

Tra le valli di Comacchio e la corte estense: l'anguilla si marina e la zucca sta dentro la pasta, non accanto.

  • Cappellacci di zucca ferraresi IGPRipieno di zucca violina cotta al forno, parmigiano e noce moscata: niente amaretti, niente mostarda, ed è la differenza netta con i tortelli mantovani. Si condiscono col ragù di carne o col burro fuso.
  • Salama da sugoCarni di suino, fegato e lingua bagnate con vino rosso e spezie, insaccate in vescica e legate a spicchi come un melone. Cuoce sospesa in acqua per quattro o cinque ore e si serve col purè, che ne raccoglie il sugo.
  • Anguilla delle Valli di ComacchioSi cattura nei lavorieri, le trappole a griglia delle valli, quando in autunno l'anguilla scende verso il mare. Si cuoce allo spiedo sul fuoco e si conserva nelle marinate di aceto e alloro delle antiche fabbriche vallive.
  • Coppia ferrarese IGPPane a nastro intrecciato con quattro punte croccanti e un cuore morbido al centro, impastato con strutto e olio. La forma è documentata a Ferrara dal Cinquecento, quando compare nei banchetti della corte estense.
  • Aglio di Voghiera DOPBulbo bianco a spicchi grossi, coltivato sulle terre sabbiose lasciate dal Po di Volano tra Voghiera, Masi Torello e Portomaggiore. Si raccoglie a giugno e si vende in trecce essiccate all'ombra.
FC

Forlì-Cesena

A Sogliano al Rubicone il formaggio matura sottoterra in fosse di tufo da agosto a Santa Caterina, il 25 novembre.

  • Formaggio di Fossa di Sogliano DOPLe forme scendono avvolte in sacchi di tela dentro fosse scavate nel tufo, sigillate per circa tre mesi. Sotto pressione e senza ossigeno la pasta si sfalda e prende note di sottobosco e tartufo.
  • Piadina Romagnola IGPDa Forlì a Cesena si fa la versione spessa, dai quattro agli otto millimetri, con strutto e diametro contenuto: più morbida e meno fragile di quella riminese, che è sottile e larga. scheda →
  • Raviggiolo dell'AppenninoFormaggio fresco senza sale nella cagliata, prodotto d'inverno nelle valli del Bidente attorno a Santa Sofia e Premilcuore e appoggiato su foglie di felce o cavolo. Si mangia entro pochi giorni.
  • Sangiovese di Predappio e BertinoroDue delle sottozone storiche della Romagna, entrambe in provincia: Predappio sulle marne spungoni dell'alta valle del Rabbi, Bertinoro sui terreni calcarei affacciati sul mare. Vini più fini e meno rustici del Sangiovese di pianura.
MO

Modena

Qui il mosto cotto invecchia dodici anni in batterie di botti sempre più piccole: il balsamico tradizionale non è aceto di vino.

  • Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOPSolo mosto d'uva cotto a fuoco diretto, senza aceto di vino né caramello, travasato per anni in una batteria di botti di legni diversi e via via più piccole, in sottotetto. Minimo 12 anni; extravecchio a 25.
  • Zampone e Cotechino di Modena IGPCotenna, muscolo e grasso di maiale macinati e insaccati nella zampa anteriore disossata (zampone) o in budello (cotechino). La tradizione fa nascere lo zampone a Mirandola nel Cinquecento.
  • Crescentine (tigelle)Dischi di pasta cotti tra dischi di terracotta roventi, le tigelle, nell'Appennino tra Guiglia, Zocca e Pavullo. Si aprono caldi e si riempiono di cunza: lardo pestato con aglio e rosmarino.
  • Lambrusco di SorbaraVitigno delle terre sabbiose tra Secchia e Panaro, attorno a Sorbara e Bomporto. L'allegagione scarsa gli lascia pochi acini per grappolo: colore rosa chiaro e acidità tagliente, al contrario del Grasparossa di Castelvetro.
  • NocinoLiquore di noci verdi raccolte col mallo attorno alla notte di San Giovanni, il 24 giugno, incise a spicchi e messe in alcol con zucchero e spezie. Si beve a fine pasto, l'anno dopo.
PR

Parma

Bassa nebbiosa lungo il Po per i salumi crudi, colline ventilate per il prosciutto: due climi, due stagionature diverse.

  • Prosciutto di Parma DOPCoscia di maiale, sale marino e nient'altro: niente conservanti. Stagiona almeno dodici mesi nelle valli ventilate a sud della via Emilia, intorno a Langhirano e Sala Baganza. scheda →
  • Culatello di Zibello DOPIl cuore della coscia disossato, senza cotenna, cucito in vescica e legato a mano. Stagiona nelle cantine umide di otto comuni della Bassa lungo il Po: Zibello, Polesine, Busseto, Roccabianca, Soragna, San Secondo, Sissa, Colorno. scheda →
  • Parmigiano Reggiano DOPLatte crudo di due mungiture, caglio di vitello, nessun additivo. Nel parmense la produzione d'alta collina e di montagna ha una menzione a parte, legata al foraggio dei pascoli. scheda →
  • Anolini in brodoPasta ripiena piccola e tonda, stampata col ferro. Nel parmigiano il ripieno è stracotto di manzo, pangrattato e parmigiano, mai carne cruda; si mangiano in brodo a Natale.
  • Fungo di Borgotaro IGPPorcini raccolti nei castagneti e nelle faggete di val Taro e val Ceno, intorno a Borgo Val di Taro e Albareto: uno dei pochissimi funghi spontanei a denominazione europea.
PC

Piacenza

Unica provincia italiana con tre salumi DOP (coppa, pancetta e salame) stagionati nell'aria delle valli Trebbia, Nure e Arda.

  • Coppa Piacentina DOPIl muscolo del collo del suino, salato a secco, massaggiato e insaccato nel diaframma parietale. Il disciplinare impone lavorazione e stagionatura in provincia di Piacenza sotto i 900 metri, per almeno sei mesi.
  • Pancetta Piacentina DOPSi arrotola a cilindro e si lega, non resta stesa: la pancia del maiale viene salata a secco con pepe e chiodi di garofano e chiusa in budello naturale. Il grasso resta bianco e il magro rosa acceso. scheda →
  • Pisarei e fasöGnocchetti di pangrattato e farina, strofinati uno a uno col pollice sulla spianatoia, conditi con borlotti, lardo e pomodoro. Nascono come piatto di recupero del pane raffermo nelle case contadine della bassa.
  • Gutturnio dei Colli PiacentiniRosso di barbera e croatina delle valli Tidone, Nure e Arda, spesso servito vivace: la bollicina viene dalla rifermentazione, non dall'aggiunta di gas. Regge i salumi grassi meglio di un vino fermo.
  • Tortelli con la codaRicotta e spinaci chiusi dentro una striscia di sfoglia e sigillati con una lunga treccia, la coda, che in cottura resta più soda del resto. Si condiscono solo con burro e salvia.
RA

Ravenna

Nella vallata del Lamone, a Brisighella, la cultivar Nostrana dà un olio DOP; a Cervia il sale si raccoglie ancora a mano.

  • Olio di Brisighella DOPSpremuto quasi solo da Nostrana di Brisighella, oliva che matura tardi e si raccoglie ancora verde nella valle del Lamone. Fruttato intenso, amaro netto, carciofo in bocca.
  • Sale dolce di CerviaRaccolto ogni giorno a mano nella salina Camillone, con un ciclo breve che impedisce ai sali amari di magnesio e potassio di depositarsi. Per questo si dice dolce, pur essendo sale marino integrale.
  • Carciofo Moretto di BrisighellaCarciofo piccolo e violetto, coltivato sui calanchi attorno a Brisighella su piante che si riproducono per carducci. Si mangia crudo in pinzimonio o sott'olio, perché non ha barba.
  • Spoja lordaSfoglia sottile spalmata di ripieno di formaggi molli, coperta da una seconda sfoglia e tagliata a quadretti minuscoli. Si cuoce solo in brodo: nasce come modo di riciclare il ripieno avanzato dai cappelletti.
  • Romagna Albana DOCGPrimo bianco italiano a diventare DOCG, nel 1987, con l'areale che tocca Brisighella, Faenza e Castel Bolognese. La buccia spessa regge la macerazione e la versione passita.
RE

Reggio nell'Emilia

Reggio ha il proprio balsamico tradizionale DOP, distinto da quello modenese, e classifica gli invecchiamenti con bollini aragosta, argento e oro.

  • Parmigiano Reggiano di Vacche RosseFatto solo con latte di razza Reggiana, la vacca rossa autoctona, più ricca di caseina e meno produttiva della Frisona; si stagiona almeno 24 mesi. Il nome del formaggio unisce Reggio e Parma. scheda →
  • Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOPDOP separata da quella modenese, con bottiglia e classificazione proprie: bollino aragosta dai 12 anni, argento dai 18, oro dai 25. Stesso mosto cotto, batterie diverse.
  • Erbazzone reggianoTorta salata bassa di pasta tirata sottile e lavorata con lo strutto, ripiena di bietole stufate con soffritto di lardo o pancetta e parmigiano; la superficie si punzecchia e si unge di strutto. In dialetto scarpasòun.
  • Spergola di ScandianoVitigno bianco autoctono delle colline di Scandiano e Canossa, per secoli confuso col sauvignon. Si vinifica fermo o spumante metodo classico: nulla a che vedere col Lambrusco della pianura.
  • Cappelletti reggiani in brodoPasta all'uovo chiusa a cappello attorno a un ripieno di carne e formaggio, servita a Natale nel brodo di cappone. Il formato reggiano è più piccolo e più chiuso del tortellino modenese.
RN

Rimini

Costa adriatica e Valmarecchia nella stessa provincia: piada sottilissima e pesce azzurro sotto, formaggi sepolti nelle fosse di tufo sopra.

  • Piadina Romagnola IGP alla rimineseNel riminese si tira fino a tre millimetri di spessore e 23-30 centimetri di diametro: molto più sottile e larga di quella del resto della Romagna. Lo strutto resta, il bicarbonato è poco. scheda →
  • CassonePiada ripiegata e farcita prima della cottura, con erbe di campo, zucca o pomodoro e mozzarella. A Rimini si chiama cassone, salendo verso Cesena e Forlì diventa crescione.
  • SardonciniA Rimini le alici si chiamano così: si fanno in graticola con olio e sale (schietti) oppure impanate col pangrattato e prezzemolo. Si pescano di notte con le lampare.
  • Formaggio di fossaForme di pecora o miste sepolte in fosse di tufo scavate nella roccia e chiuse per circa tre mesi. A Talamello, in Valmarecchia, le fosse si aprono a fine novembre e il formaggio esce deformato e untuoso.
  • StrozzapretiPasta di acqua e farina senza uovo, arrotolata tra i palmi e spezzata a mano. Si condiscono con ragù di carne o con le erbe di campo di collina.
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I piatti simbolo

  • Tortellini in brodo
  • Tagliatelle al ragù
  • Lasagne alla bolognese
  • Cappellacci di zucca
  • Erbazzone
  • Gnocco fritto e tigelle
  • Piadina con squacquerone
  • Passatelli
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I prodotti del territorio

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Le città

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Dove mangiare e dormire in campagna

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Quando andare

L'inverno è la stagione dei brodi, dei bolliti, dei cappelletti di Natale e della salama da sugo ferrarese; è anche il periodo in cui i caseifici del Parmigiano lavorano il latte più aromatico. In primavera si aprono le stagioni degli asparagi e delle prime erbe per l'erbazzone. Settembre porta il Festival del Prosciutto di Parma a Langhirano e la Sagra del Fungo Porcino a Borgotaro, in Appennino; a Castelfranco Emilia si celebra il tortellino. Fra ottobre e novembre arriva il tartufo bianco delle colline romagnole, con la fiera di Sant'Agata Feltria che occupa tutte le domeniche di ottobre. La costa romagnola vive fra maggio e settembre, ma il pesce migliore dell'Adriatico si prende in autunno, quando l'acqua si raffredda.

Le sagre della Emilia-Romagna
Festa dei Ciliegi in FioreCaseifici ApertiFesta ArtusianaFiera Nazionale del Fungo PorcinoFestival del Prosciutto di ParmaSagra del TortellinoSagra del MarroneSagra dell'Anguilla

Il calendario completo →

Domande frequenti

Perché l'Emilia-Romagna ha così tanti prodotti DOP e IGP?

Perché la pianura mette insieme foraggio, latte e maiali in un ciclo chiuso: il siero del Parmigiano Reggiano ha sempre alimentato i suini che poi diventano prosciutto. Attorno a quel meccanismo si sono formati Parmigiano, Prosciutto di Parma, culatello, mortadella, aceto balsamico tradizionale e i salumi piacentini, concentrati in poche province.

Che differenza c'è fra aceto balsamico tradizionale e aceto balsamico di Modena?

Sono due prodotti diversi. Il Tradizionale DOP è solo mosto cotto, invecchiato dodici o venticinque anni in batterie di botti di legni diversi, e si vende nell'ampolla da cento millilitri. L'Aceto Balsamico di Modena IGP è una preparazione industriale di mosto e aceto di vino, molto più diffusa e molto più economica.

Che differenza c'è fra la cucina emiliana e quella romagnola?

L'Emilia tira la sfoglia all'uovo, cucina con burro e lardo e vive di maiale e formaggio: tortellini, tagliatelle, prosciutto, Parmigiano. La Romagna, da Imola verso l'Adriatico, usa l'olio, cuoce la piadina sul testo, tira gli strozzapreti senza uovo e porta in tavola pesce azzurro e sangiovese.

Dove si mangia il vero ragù alla bolognese?

A Bologna, e sulle tagliatelle: mai sugli spaghetti. Il ragù è un sugo di carne cotto a lungo con poco pomodoro, la cui ricetta è stata depositata dall'Accademia Italiana della Cucina nel 1982. Le lasagne alla bolognese vogliono invece la sfoglia verde agli spinaci, il ragù e la besciamella.

Cosa portare a casa dall'Emilia-Romagna?

Un pezzo di Parmigiano Reggiano DOP di almeno ventiquattro mesi, sottovuoto, e del Prosciutto di Parma affettato. Se il budget lo permette, un'ampolla di aceto balsamico tradizionale di Modena o di Reggio Emilia. Il culatello di Zibello DOP è il salume più caro della regione e va tenuto avvolto in un panno umido.