Che cos'è
La pancetta si ricava dalla pancia del maiale, il taglio in cui magro e grasso si alternano in strati regolari. Viene salata a secco con spezie, lasciata riposare e poi stagionata all'aria. Non è affumicata, ed è questa la differenza sostanziale con il bacon anglosassone.
Le due forme principali cambiano l'uso più del sapore. La pancetta tesa resta piatta, viene stagionata così com'è ed è la forma da cucina: si taglia a cubetti o a listarelle e si scioglie in padella. La pancetta arrotolata viene rifilata, arrotolata su se stessa, cucita in un budello e legata a mano; si affetta sottile come un salume da tavola, e la spirale di magro e grasso è il suo tratto riconoscibile.
Esiste anche la pancetta coppata, in cui al centro del rotolo si inserisce un pezzo di coppa, e la pancetta affumicata delle valli alpine, che è la sola eccezione italiana alla regola del non affumicato.
La Pancetta Piacentina DOP, riconosciuta nel 1996, è arrotolata, stagionata almeno quattro mesi e pesa tra i quattro e gli otto chili.
Dove nasce
Piacenza è il centro riconosciuto. La Pancetta Piacentina DOP è stata riconosciuta nel 1996 insieme a Coppa Piacentina e Salame Piacentino: è l'unica provincia italiana con tre DOP di salumi, un primato che dice molto sulla profondità della tradizione locale. Il disciplinare vincola l'allevamento dei suini a un elenco di regioni del Centro-Nord e l'intera lavorazione alla provincia di Piacenza, sotto i 900 metri.
La vicina Lombardia ha una tradizione parallela e antica. In Valtellina la pancetta viene salata con le spezie alpine e talvolta leggermente affumicata, e si stagiona nei crotti, le cantine naturali ventilate da correnti d'aria costante. Nella Brianza e nell'Oltrepò Pavese la lavorazione segue lo stile emiliano, con la salatura dolce.
La Calabria produce a sua volta una Pancetta di Calabria DOP, tesa e con peperoncino: prodotto eccellente e completamente diverso, che vale la pena non confondere con quella piacentina.
Come si produce
Si parte dalla pancetta fresca, rifilata a rettangolo e privata della cotenna nelle versioni arrotolate. Segue la salagione a secco: sale, pepe in grani, chiodi di garofano, noce moscata e cannella nella ricetta piacentina, con l'aggiunta di alloro e rosmarino in altre zone. Nella Piacentina DOP l'aglio è escluso.
Il pezzo resta in cella refrigerata circa dieci giorni, girato e rimassaggiato più volte perché il sale penetri in modo uniforme. Poi si lava e si asciuga.
Per la tesa, il pezzo viene semplicemente appeso o disposto su graticci. Per l'arrotolata si arrotola stretta su se stessa, si cuce dentro un budello naturale e si lega a mano con lo spago, in una legatura fitta che serve a mantenere la compattezza durante il calo peso.
Segue l'asciugamento in ambiente riscaldato, per qualche giorno, e poi la stagionatura vera e propria in cantina fresca e ventilata: minimo quattro mesi per la Piacentina DOP, spesso sei o più per le pezzature grandi. Il calo peso arriva al trenta per cento.
Come riconoscerlo
Al taglio devi vedere strati alterni netti di magro rosso e grasso bianco. Il grasso deve essere bianco puro: se tende al giallo o all'ambrato, il pezzo è ossidato o è stato conservato male.
Nella arrotolata la spirale deve essere chiusa, senza vuoti d'aria tra un giro e l'altro. Le sacche d'aria sono il difetto tipico di una legatura fatta male e sono il punto da cui il salume irrancidisce.
Il profumo è dolce e speziato (noce moscata, chiodi di garofano), con la nota di carne stagionata dietro. Qualsiasi odore acre o di rancido indica grasso andato.
La fetta, tagliata sottile, deve essere elastica e leggermente traslucida sui bordi del grasso. Se si spezza, la stagionatura è stata troppo lunga o troppo asciutta.
Per la DOP cerca il marchio a fuoco o il bollino con la dicitura Pancetta Piacentina DOP e il numero del produttore. In etichetta, diffida di destrosio e sciroppi in quantità: nella tradizione italiana non ci sono.
Come si usa in cucina
La pancetta tesa è quella da cucina. Si taglia a cubetti o a listarelle di mezzo centimetro e si mette in padella fredda senza grassi aggiunti: il suo grasso deve sciogliersi lentamente e diventare la base del piatto. Fuoco medio-basso, sei-otto minuti.
È la base di quasi tutti i soffritti italiani insieme a cipolla, carota e sedano, e va nel ragù bolognese, nella pasta e fagioli, nei sughi di legumi, nei pisarei e fasö piacentini.
Sull'amatriciana e la carbonara la questione è delicata: la ricetta tradizionale chiede guanciale, e la pancetta è il sostituto accettabile ma non l'equivalente. Il grasso della pancia è meno compatto, si scioglie più in fretta e non dà lo stesso bordo croccante.
La pancetta arrotolata si affetta sottile e si mangia cruda, come un affettato, con pane e formaggio. Si usa anche per avvolgere arrosti, filetti, involtini e verdure, dove protegge la carne dal calore diretto e la insaporisce sciogliendosi.
La pancetta affumicata alpina va usata con moderazione: copre più di quanto sembri, e in un ragù prende il sopravvento in pochi minuti.
Abbinamenti
A Piacenza l'abbinamento canonico è il Gutturnio dei Colli Piacentini, rosso frizzante di Barbera e Bonarda, che con il grasso della pancetta fa esattamente il lavoro che deve fare. L'Ortrugo, bianco e frizzante, funziona altrettanto bene sull'arrotolata affettata.
In Lombardia, la Bonarda dell'Oltrepò e il Buttafuoco reggono bene; in Valtellina, un Rosso di Valtellina a base Nebbiolo con la pancetta affumicata è l'abbinamento locale.
In tavola: torta fritta piacentina, gnocco fritto, formaggi freschi, giardiniera, e, nella versione tesa da cucina, fagioli, castagne, verza, patate.
Quanto costa
La pancetta tesa artigianale costa tra 14 e 22 euro al chilo al banco. L'arrotolata sale a 18-28 euro al chilo, e la Pancetta Piacentina DOP sta nella fascia alta, tra 22 e 30 euro al chilo.
Al supermercato i cubetti confezionati costano tra 10 e 16 euro al chilo: un prezzo apparentemente basso che nasconde spesso un prodotto salato in salamoia anziché a secco, con resa in padella inferiore e molta acqua che esce in cottura.
Un pezzo intero di Piacentina DOP pesa tra quattro e otto chili, quindi in salumeria si compra a trancio. Per la cucina di casa conviene un pezzo da mezzo chilo di tesa, da tagliare al momento e congelare in parte.
Come conservarlo
Il pezzo intero sottovuoto si conserva in frigorifero tre o quattro mesi. Aperto, va avvolto in carta oleata o in un canovaccio pulito, mai pellicola a contatto perché fa sudare il grasso, e consumato entro tre o quattro settimane.
L'affettato sottile dell'arrotolata ossida in fretta: due o tre giorni al massimo, avvolto in carta da salumeria.
A cubetti si congela benissimo, ed è il modo più pratico di gestirla in casa: taglia mezzo chilo, congela in porzioni da cento grammi, e prelevi la dose che serve senza scongelare nulla. In freezer dura sei mesi.
La muffa bianca e asciutta sulla superficie di un pezzo stagionato è normale: si toglie con un panno inumidito di aceto o vino bianco. Muffe verdi, nere o umide impongono di scartare la parte.
Dove assaggiarlo
Piacenza e le sue valli: Val d'Arda, Val Tidone, Val Nure. Castell'Arquato e Ziano Piacentino sono i due punti più comodi per una gita, con salumerie che lavorano con i produttori del Consorzio Salumi DOP Piacentini e osterie che servono la triade coppa-pancetta-salame con la torta fritta.
A Piacenza città, le botteghe del centro storico e le trattorie intorno a piazza Cavalli restano il riferimento, e i pisarei e fasö con la pancetta sono il piatto da ordinare.
In Lombardia, i crotti della Valtellina intorno a Chiavenna servono la pancetta locale leggermente affumicata insieme ai pizzoccheri e alla bresaola. È una stagionatura completamente diversa, in cantine naturali ventilate, e vale la deviazione.
A Milano, i banchi storici del Mercato Comunale di Piazza Wagner e le salumerie di Porta Romana trattano bene sia la piacentina sia le produzioni alpine.
Ricette con questo prodotto
Domande frequenti
Che differenza c'è tra pancetta tesa e arrotolata?
La tesa resta piatta e si stagiona così: è la pancetta da cucina, da tagliare a cubetti e sciogliere in padella. L'arrotolata viene arrotolata e cucita in un budello, si affetta sottile e si mangia cruda come un salume da tavola.
La pancetta è affumicata?
Nella tradizione italiana no, e questa è la differenza principale con il bacon. L'unica eccezione sono le pancette affumicate delle valli alpine (Valtellina, Trentino, Alto Adige), dove il clima umido rendeva l'affumicatura necessaria per la conservazione.
Si può usare la pancetta al posto del guanciale?
Sì, ma il risultato cambia. Il grasso della pancia si scioglie più in fretta e non dà lo stesso bordo croccante, e il sapore è più delicato. Per carbonara e amatriciana è il sostituto meno lontano, purché non affumicata.
Cosa vuol dire Pancetta Piacentina DOP?
È la denominazione riconosciuta nel 1996 che vincola l'allevamento dei suini a un elenco di regioni del Centro-Nord e tutta la lavorazione alla provincia di Piacenza. Impone la forma arrotolata, una stagionatura minima di quattro mesi e una ricetta di spezie precisa, senza aglio.
Si congela la pancetta?
Sì, ed è il modo più pratico di conservarla in casa. Tagliala a cubetti prima, congela in porzioni da cento grammi e prelevane la quantità che serve. In freezer dura sei mesi senza perdere qualità.
Le fonti
Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.
L'atto che protegge «Pancetta Piacentina» come DOP: mostra che la tutela riguarda quel nome composto, mentre «pancetta» resta un termine generico e libero.
La seconda pancetta a denominazione protetta in Italia: utile per verificare che le DOP sulla pancetta sono due e distinte, con zone e metodi diversi.
I PDF dei disciplinari delle due pancette DOP, dove si controllano peso del pezzo, salagione a secco, spezie ammesse e stagionatura minima.
L'ente riconosciuto per Coppa, Pancetta e Salame Piacentino: qui si trovano i produttori autorizzati e la descrizione della salagione a secco che il disciplinare impone.