Il Veneto va dalle Dolomiti bellunesi al delta del Po, passando per le colline del Prosecco fra Conegliano e Valdobbiadene (patrimonio UNESCO dal 2019), la Valpolicella, il Soave, la pianura irrigua e la laguna. Su questa scala la cucina non può essere una sola, ma un elemento la attraversa tutta: la Repubblica di Venezia ha commerciato spezie per secoli, e pepe, cannella, chiodi di garofano e uvetta compaiono nei piatti salati molto più che altrove in Italia.
L'altro lascito veneziano è lo stoccafisso. Le rotte del Nord Atlantico portarono a Venezia il merluzzo essiccato norvegese (la tradizione lo fa risalire al naufragio del capitano Piero Querini alle isole Lofoten nel 1432) e da allora il Veneto lo chiama baccalà anche se non è salato ma seccato. Da lì nascono il baccalà mantecato veneziano, montato con olio a filo fino a diventare una crema da spalmare sul crostino di polenta, e il baccalà alla vicentina, cotto per ore in latte, olio e cipolla, che ha una confraternita dedicata.
Venezia cucina in modo agrodolce e conservativo: sarde in saor, cioè sarde fritte sotto cipolle all'aceto con uvetta e pinoli, nate come metodo per tenere il pesce a bordo; bigoli in salsa di cipolla e acciughe per i giorni di magro; fegato alla veneziana; e i prodotti dell'orto di laguna, le castraure di Sant'Erasmo e le moeche, i granchi pescati nelle poche settimane della muta. Nella pianura comanda il riso: il Vialone Nano Veronese IGP di Isola della Scala e quello del Delta del Po danno risotti all'onda, più liquidi di quelli lombardi, e i risi e bisi si cucinavano per il doge il giorno di San Marco.
Le altre province hanno ciascuna un'ossessione. Treviso ha il radicchio rosso tardivo IGP, che dopo la gelata si mette a imbianchire nell'acqua di risorgiva e si rifinisce a mano una foglia alla volta, e ha inventato il tiramisù. Bassano ha l'asparago bianco DOP, Verona i gnocchi del Bacanal del Gnoco, la pastissada de caval, il riso, il pandoro e i vini della Valpolicella: l'Amarone si fa con uve appassite per tre o quattro mesi nei fruttai prima della pigiatura. Belluno porta in tavola casunziei, formaggio Piave e schiz. Vicenza aggiunge la sopressa DOP e i piselli di Lumignano.