agrofood.ITEN
La Selezione · Veneto

Colli Euganei: dove mangiare e dormire

Un arcipelago di coni vulcanici in mezzo alla pianura padovana, con dentro il più grande bacino termale d'Europa e un vino dolce che fuori dal Veneto quasi nessuno sa nominare. Si mangia bene, ma la cucina d'albergo termale e quella di collina sono due mondi che non si toccano.

I Colli Euganei sono un centinaio di rilievi vulcanici che spuntano dalla pianura a venti chilometri da Padova, senza nessuna montagna intorno a fare da introduzione. Il più alto, il Monte Venda, arriva a poco più di seicento metri; molti sono coni perfetti alti duecento. Non è una catena, è un gruppo compatto largo una quindicina di chilometri: in un'ora di macchina lo si attraversa tutto, e questo cambia il modo di visitarlo. Non serve una base strategica, serve solo sapere dove si mangia. Il parco regionale che li protegge è del 1989, il primo istituito in Veneto, ed è il motivo per cui le cave di trachite (la pietra grigia con cui è lastricata mezza Venezia) hanno smesso di mangiarsi le cime.

La cosa che confonde chi arriva è che qui convivono due economie che non si parlano. A est, Abano e Montegrotto sono il bacino termale più grande d'Europa: oltre cento alberghi, acqua salso-bromo-iodica che esce a temperature altissime dopo un percorso sotterraneo lungo decenni dai Lessini, fanghi maturati in vasca, clientela in larga parte tedesca e austriaca, formula pensione completa. A ovest e al centro (Torreglia, Cinto Euganeo, Vo', Baone, Arquà Petrarca, Galzignano) ci sono le vigne, gli oliveti, gli agriturismi e le trattorie dove vanno i padovani la domenica. Le due zone distano dieci minuti e hanno prezzi, orari e cucine diversi. L'hotel termale serve una cucina d'albergo pensata per chi resta dodici giorni e fa i fanghi al mattino: corretta, senza spigoli, spesso con menù dietetico. Non è lì che si mangia il territorio.

Qualche indicazione pratica prima di partire. Le cantine si visitano su appuntamento e sono quasi tutte piccole, a conduzione familiare: una mail la settimana prima è sufficiente e cambia completamente la giornata. Il fine settimana le osterie dei colli si riempiono di padovani e vicentini, quindi si prenota anche a pranzo. Arquà Petrarca ha ZTL e parcheggi a pagamento fuori dal borgo, e la domenica di ottobre diventa impraticabile. Infine: questo non è un territorio da una settimana, a meno che non si venga per le terme. Due o tre giorni bastano per vederlo bene e mangiarci sei volte.

Come si mangia qui

La cucina euganea è cucina veneta di pianura corretta dalla collina: burro e strutto più che olio, carni bianche e da cortile, poco pesce di mare e molto baccalà, che qui arriva per via veneziana e non ha niente a che vedere con il merluzzo salato del sud. Il piatto identitario del territorio è però un salume: il prosciutto Veneto Berico-Euganeo DOP, che si stagiona a Montagnana, nella pianura a sud dei colli. È una DOP piccolissima, con pochissime aziende dentro il disciplinare, e va cercata per il marchio impresso a fuoco con il leone di San Marco: senza quel marchio è un altro prosciutto, magari buono, ma non quello. La salatura è bassa e la stagionatura sta attorno all'anno: il risultato è dolce, morbido, molto meno sapido di un San Daniele e lontanissimo da un toscano. Si mangia con il pane bianco e nient'altro. Chi lo serve con melone o con la mostarda sta lavorando per il turista di passaggio.

A tavola l'ossatura è questa: bigoli tirati al torchio, spessi e porosi, conditi con l'anatra o con le sarde nelle giornate di magro; il risotto con i bisi, cioè i piselli, che nei colli si coltivano da sempre attorno a Baone e Arquà e che a maggio arrivano freschi per due settimane e poi basta; la gallina padovana con il ciuffo e la cugina di Polverara, razze recuperate dopo essere quasi sparite, che finiscono lesse, in umido o nel brodo; l'oca in onto, conservata sotto il proprio grasso, memoria di una zona che aveva comunità ebraiche e allevava oche invece di maiali; il bollito con la pearà, salsa di pane, midollo e pepe che è veronese di nascita ma qui la fanno in metà delle trattorie. In primavera compaiono le erbe di campo: bruscandoli, che sono i germogli di luppolo selvatico, e i carletti. In autunno le castagne di Teolo e Galzignano. L'olio extravergine dei colli esiste, è dentro una DOP veneta ed è poco e caro: quasi tutto si vende sul posto, e in enoteca a Padova quasi non lo trovi.

Poi ci sono le due cose per cui vale la pena venire apposta. La prima sono le giuggiole di Arquà Petrarca: frutti piccoli, buccia rossa scura, polpa che da croccante e vagamente di mela diventa farinosa e quasi di dattero quando appassisce. Si raccolgono a inizio ottobre e durano pochissimo. Il brodo di giuggiole non è un brodo e non è una zuppa: è uno sciroppo denso ottenuto cuocendo a lungo le giuggiole con uva, mele cotogne e a volte un po' di vino, e si beve a fine pasto o si versa sui dolci. L'espressione italiana viene esattamente da lì. Attenzione però: durante la festa di ottobre metà delle bottigliette in vendita sono preparazioni industriali con aroma, e il modo di distinguerle è chiedere chi l'ha fatto e vedere se sa rispondere. La seconda è il Fior d'Arancio Colli Euganei DOCG, da Moscato giallo, promosso a denominazione garantita nel 2011: esiste in tre versioni (spumante dolce, passito e secco fermo) e quella che gira nei bar è quasi solo la prima. Il passito è la cosa seria, si fa con uve appassite ed è il vino da giuggiole e da formaggi stagionati. Il resto della denominazione è meno noto e più utile a tavola: il Serprino, frizzante e sapido che sui bigoli funziona meglio di qualunque bianco fermo, e i rossi bordolesi (Cabernet, Merlot, Carmenère) piantati qui da inizio Ottocento e quindi tutt'altro che una moda recente.

La Selezione Agrofood

Aziende agricole con ospitalità

Strutture reali del territorio, verificate una per una sul loro sito. Quello che leggi è quanto dichiarano loro: la visita della redazione non c'è ancora stata, e quando ci sarà lo scriveremo.

Podere Villa Alessi

Cinto Euganeo (PD)

Azienda della Valle di Faedo che produce vino, olio extravergine, aceto, confetture e miele. Quattro camere, ristoro aperto nel fine settimana e fattoria didattica riconosciuta dalla Regione Veneto.

villalessi.it

Le Volpi & Monte Fasolo

Baone (PD)

Azienda agricola in via Gemola che imbottiglia Cabernet, Prosecco Brut e Fior d'Arancio spumante. Pernottamento con prima colazione in camere ricavate negli edifici aziendali, con enoteca per le degustazioni.

levolpiwinerelais.it

Quota 101

Arquà Petrarca (PD)

Cantina biologica con sede a Torreglia: Serprino, Manzoni bianco, Garganega, Merlot, Cabernet, Fior d'Arancio e olio extravergine. L'ospitalità è in quattro appartamenti nel centro storico di Arquà Petrarca, con degustazione in cantina al posto della colazione.

quota101.com

Agriturismo Il Castagneto

Vo' (PD)

Azienda biologica ai piedi del Monte della Madonna, dentro il Parco Regionale dei Colli Euganei, con orto, frutteto e animali da cortile. Ospitalità in appartamenti ricavati dai vecchi edifici agricoli.

agriturismoilcastagneto.it

I prodotti di questo territorio

Le esperienze da fare

Le cantine sono l'attività principale e funzionano tutte allo stesso modo: si scrive, si concorda un orario, si viene ricevuti da un familiare del proprietario. Il giro classico tocca Vo', Baone e Cinto Euganeo, tre comuni che stanno in mezz'ora l'uno dall'altro. Un consiglio poco romantico: chiedi sempre se il tagliere che accompagna l'assaggio è composto da prodotti dell'azienda o comprati, perché in diversi casi è la seconda, e sapere la differenza cambia quanto sei disposto a pagare.

Le terme meritano una spiegazione perché il sistema non è intuitivo. Il trattamento vero (fango maturato in vasca, applicazione, bagno termale, reazione sudorale, massaggio) è un protocollo sanitario di più giorni che gli alberghi vendono in pacchetti settimanali, spesso con visita medica in ingresso e in parte convenzionati. Chi ha due giorni compra invece un ingresso giornaliero alle piscine termali, che è un'altra cosa: piacevole, ma è una piscina calda. Vale la pena saperlo prima di prenotare, perché la differenza di prezzo racconta esattamente questa differenza di contenuto.

A piedi il territorio è più impegnativo di quanto sembri. Il sentiero che sale al Monte Venda parte da Teolo e da Galzignano e in poco più di due ore porta in cima, dove restano i ruderi di un monastero e le antenne militari; il Monte Rusta e il Monte Cinto hanno percorsi più corti e panorami analoghi. In bici l'anello dei colli si fa in giornata, ma ha rampe oltre il dieci per cento e alcuni tratti su strade provinciali trafficate: non è un percorso di famiglia, e chi lo vende come tale non l'ha fatto.

Delle cose da vedere, tre reggono davvero. Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia, cinquecentesca e affidata al FAI, è la più bella architettura dei colli e ha una loggia da cui si capisce la geografia del posto in dieci secondi. Il giardino barocco di Valsanzibio, con il labirinto di bosso e i giochi d'acqua, è del Seicento ed è privato, quindi con biglietto e orari rigidi. Il museo della navigazione fluviale a Battaglia Terme racconta i canali che collegavano questi colli a Venezia, ed è gestito da ex barcari: è il posto meno turistico e il più informativo della zona. Ad Arquà Petrarca la casa del poeta si visita con biglietto, ma il borgo si gira in venti minuti e la domenica di ottobre è pieno oltre la sopportazione.

Il calendario dell'anno

Gennaio e febbraio sono il vuoto: fa freddo umido, molte trattorie di collina chiudono per ferie, le terme invece lavorano perché la clientela nordeuropea viene proprio d'inverno. In tavola ci sono radicchi, cavoli, bolliti e il prosciutto della stagionatura precedente appena entrato in commercio. È il periodo con i prezzi più bassi e la scelta più stretta.

Marzo e aprile riaprono tutto. Arrivano gli asparagi della bassa padovana e i bruscandoli, che durano tre settimane e si trovano quasi solo nelle osterie che hanno qualcuno che va a raccoglierli. È anche il momento migliore per camminare: i colli sono verdi, non c'è ancora l'afa e le zanzare della pianura devono ancora arrivare.

Maggio è il mese dei bisi di Baone e Arquà, con la finestra brevissima di cui sopra, e la tarda primavera è quando Montagnana celebra il suo prosciutto con giorni di banchi e tagli in piazza: buon momento per comprare, pessimo per pranzare con calma. Giugno, luglio e agosto sono caldi e umidi in pianura e un po' più respirabili sui colli; le terme sono semivuote e costano meno, le sagre serali di paese si moltiplicano e sono spesso il modo più diretto per mangiare oca, faraona e bigoli senza pretese.

Settembre porta la vendemmia, con il Moscato giallo destinato al passito raccolto tra gli ultimi. Ottobre è il mese migliore in assoluto: giuggiole ad Arquà con la festa che occupa la prima domenica, castagne a Teolo e Galzignano, temperature giuste. Novembre e dicembre significano olio nuovo (poco, da comprare direttamente in frantoio), funghi, nebbia bassa che sui colli si buca a metà salita, e alberghi termali di nuovo pieni.

Come arrivare e muoversi

In auto è semplice: l'A13 Padova-Bologna corre sul fianco est dei colli, con le uscite di Terme Euganee e Monselice che scaricano rispettivamente su Abano-Montegrotto e sulla parte meridionale. Da Milano o da Venezia si arriva con l'A4 fino a Padova e poi si scende sulla tangenziale. Le distanze interne sono ridicole (Abano-Arquà sono venticinque minuti) ma le strade dei colli sono strette e a curve, e la sera senza illuminazione.

In treno la linea Padova-Bologna ferma a Terme Euganee-Abano-Montegrotto, a Battaglia Terme e a Monselice; da Monselice parte la linea per Mantova che serve Este e Montagnana. Sono stazioni vere, con corse frequenti, ed è del tutto possibile arrivare fin qui senza macchina. Il problema comincia dopo: le cantine e gli agriturismi stanno in mezzo alle vigne, gli autobus extraurbani hanno frequenze pensate per gli studenti e la domenica sono quasi assenti. Chi arriva in treno e vuole girare i colli deve mettere in conto un noleggio o una bici.

Gli aeroporti utili sono Venezia Marco Polo a circa settanta chilometri, con collegamento bus diretto verso Padova, e Treviso a ottanta; Verona e Bologna stanno attorno ai cento e sono alternative reali se il volo costa meno. Dalla stazione di Padova ci sono autobus di linea per Abano e Montegrotto ogni venti minuti circa, ed è il modo con cui arriva la maggior parte della clientela termale.

Ultima nota pratica: ad Arquà Petrarca il centro è a traffico limitato e i parcheggi fuori dalle mura sono a pagamento e si riempiono entro le undici nei fine settimana d'autunno. A Montagnana si parcheggia fuori dal circuito murato, che è tra i meglio conservati d'Europa e va girato a piedi comunque.

Domande frequenti

Che cos'è esattamente il brodo di giuggiole?

Non è un brodo: è uno sciroppo denso e dolce ottenuto cuocendo a lungo le giuggiole di Arquà Petrarca con uva, mele cotogne e talvolta un po' di vino, fino a ridurre il tutto a una consistenza da liquore. Si beve a fine pasto in bicchierini piccoli oppure si versa su gelato e dolci secchi. Da lì viene il modo di dire italiano. Le giuggiole si raccolgono a inizio ottobre e la produzione artigianale è limitata: durante la festa del paese circolano anche versioni industriali aromatizzate, quindi conviene comprare da chi sa dirti in che giuggioleto sono cresciuti i frutti.

Conviene dormire alle terme o sui colli?

Dipende da cosa si viene a fare, e le due opzioni non sono intercambiabili. Gli alberghi di Abano e Montegrotto hanno piscine termali, protocolli di fango e mezza pensione inclusa, e sono la scelta giusta se il motivo del viaggio è il trattamento: la cucina però è cucina d'albergo, pensata per soggiorni lunghi e diete. Gli agriturismi e le locande dei colli (Cinto, Vo', Baone, Torreglia, Arquà) costano in genere meno, hanno camere in numero ridotto e servono la cucina del territorio, ma non hanno né spa né servizi medici. Molti risolvono dormendo sui colli e comprando un ingresso giornaliero alle piscine termali.

Il Fior d'Arancio è solo un vino dolce?

No, anche se è quello che si trova più facilmente. Il Colli Euganei Fior d'Arancio DOCG si fa con Moscato giallo e il disciplinare prevede tre tipologie: lo spumante dolce, che è la versione più diffusa e quella servita nei bar; il passito, da uve appassite, più concentrato e il più interessante da abbinare a formaggi stagionati e ai dolci di giuggiole; e una versione secca ferma, molto meno prodotta, che è aromatica al naso ma asciutta in bocca e spiazza chi si aspetta il dolce. Se si vuole capire la denominazione conviene assaggiarle tutte e tre in cantina.

Quanti giorni servono per vedere i Colli Euganei?

Due o tre bastano per girare il territorio con calma, visitare due cantine, salire su una cima, vedere Arquà e Montagnana e mangiare bene diverse volte. L'area è compatta, i trasferimenti interni non superano quasi mai la mezz'ora, e non c'è il rischio di dover scegliere fra zone lontane. Il conto cambia solo per chi viene per le terme: i cicli di fanghi si articolano su periodi di una o due settimane, e in quel caso i colli diventano l'attività dei pomeriggi liberi invece che il motivo del viaggio.