agrofood.it
Categoria · Dolci

I dolci italiani

La pasticceria italiana è quasi tutta legata a una data: Natale, Pasqua, Carnevale, il giorno di un santo. I dolci quotidiani sono pochi, e quasi sempre sono avanzi diventati ricetta.

Fino al Novecento lo zucchero era caro e le uova preziose: si faceva dolce quando c'era da festeggiare. Per questo il calendario spiega la pasticceria italiana meglio della geografia. Il panettone e il pandoro sono di Natale, la colomba e la pastiera di Pasqua, le zeppole di San Giuseppe cadono il 19 marzo, le chiacchiere di Carnevale, i maritozzi con la panna erano il dolce del primo venerdì di marzo a Roma.

Le materie prime dividono il paese come per il resto della cucina. Al nord burro, panna e mandorla; al centro miele, noci e frutta secca; al sud ricotta, agrumi, mandorla e pistacchio, con l'eredità araba che si vede nella cassata, nel torrone e nella pasta reale.

Una regola pratica per riconoscere il dolce fatto bene: quelli con crema o ricotta vanno riempiti al momento. Un cannolo già farcito da ore ha la cialda molle, e non è più il dolce che dovrebbe essere.

La guida

Dolci italiani: perché escono solo in certe settimane

In Italia il dolce non chiude il pasto, chiude un'attesa. Quasi tutta la pasticceria tradizionale nasce agganciata a una data: una vigilia, una quaresima, un patrono, il giorno in cui si andava al cimitero.

La conseguenza pratica quasi nessuno la dice: fuori dalla sua finestra un dolce di festa non si produce. Se lo trovi lo stesso, hai davanti una rimanenza, un surgelato o un industriale che ne imita la forma.

Qui sotto: il calendario che comanda, la tecnica che separa i grandi lievitati dalle torte, perché mettiamo meno zucchero, la regola del riempimento al momento e cosa regge la valigia.

Una premessa sui numeri, perché tornano spesso. Il decreto del Ministero delle attività produttive del 22 luglio 2005, come modificato nel 2017, è l'unico testo che dice per legge cosa può chiamarsi panettone, pandoro o colomba, e fissa soltanto i minimi. Vale però per chi produce qui: l'art. 9 esclude dal decreto i prodotti legalmente ottenuti o commercializzati in un altro Stato membro, in Turchia o in uno Stato EFTA, che in Italia possono chiamarsi panettone senza rispettarne le soglie. Tutto il resto (la finestra di produzione, l'ora in cui si riempie un cannolo, i giorni che servono a un panforte per diventare buono) non è normato: è mestiere, e si legge in vetrina prima che in etichetta.

Panettone, dolce della Lombardia
Panettone, dolce della LombardiaHartung · Public domain

Il calendario comanda

Il ciclo riparte dopo l'Epifania. Da gennaio al martedì grasso, 47 giorni prima di Pasqua e quindi mobile, la frittura invade le vetrine: chiacchiere, frappe, bugie, castagnole, spesso lo stesso impasto con venti nomi provinciali. Il 19 marzo, data fissa, le zeppole di San Giuseppe.

Pasqua cade tra il 22 marzo e il 25 aprile e porta il blocco più pesante: colomba al nord, pastiera a Napoli, cassata in Sicilia. La pastiera si impasta il giovedì santo perché grano cotto e ricotta vogliono due o tre giorni per legare.

Il 1° e il 2 novembre, Ognissanti e defunti, escono le ossa dei morti e la frutta martorana: zucchero e mandorla, dolci duri. A dicembre il blocco natalizio: panettone e pandoro ovunque, struffoli a Napoli, cartellate in Puglia, panpepato tra Terni e Ferrara, torrone, panforte. Fuori da queste settimane nessuno tiene in piedi la lavorazione, perché la domanda non c'è.

Il motivo è economico prima che religioso. Burro, uova, zucchero, spezie e canditi sono stati per secoli roba cara, e la festa era il permesso di spenderli. Il carnevale frigge perché svuota la dispensa dei grassi prima dei quaranta giorni di quaresima; la quaresima toglie uova e burro, e a Pasqua tornano tutti insieme nella pastiera e nella colomba. I dolci che dovevano attraversare l'inverno (panforte, torrone, mostaccioli) sono secchi per scelta, non per caso.

Metà del calendario si muove e metà no, e in laboratorio si sente. Pasqua oscilla di un mese e si porta dietro il carnevale, quindi la stagione della frittura dura cinque settimane o due. Le date dei patroni invece stanno ferme: il 3 febbraio a Milano si finisce il panettone avanzato per San Biagio, il 5 febbraio a Catania escono le minne di Sant'Agata, l'11 novembre in Sicilia i biscotti di San Martino, il 13 dicembre a Palermo e Siracusa la cuccìa di Santa Lucia, il giorno in cui non si mangia pane.

Quando Pasqua cade presto le colombe partono a metà febbraio, addosso alle chiacchiere, e i due lavori si pestano i piedi. È anche per questo che una colomba a settembre non è fortuna: o è rimasta invenduta, o è nata industriale, costruita per reggere mesi di scaffale.

I grandi lievitati non sono torte

Panettone, pandoro e colomba non sono dolci da forno: sono pani dolci a lievitazione naturale, più vicini al panificio che alla pasticceria. Il lievito madre va rinfrescato più volte al giorno tutto l'anno, l'impasto si costruisce in tre riprese, e il ciclo completo occupa 24-36 ore.

Il decreto del Ministero delle attività produttive del 22 luglio 2005, modificato dal DM 16 maggio 2017 senza toccare le soglie, fissa i minimi. Panettone: lievito naturale, materia grassa butirrica non meno del 16%, tuorlo non meno del 4%, uvetta e scorze di agrumi canditi non meno del 20%. Pandoro: materia grassa butirrica dal 20%, tuorlo dal 4%, nessun candito nell'impasto. Colomba: burro dal 16%, tuorlo dal 4%, scorze di agrumi canditi dal 15% e la glassa, che è parte del prodotto.

Due avvertenze, perché sono numeri che si citano male. Non sono quote della ricetta a peso: l'Allegato I riferisce i minimi di tuorlo e grasso all'impasto pronto da spezzare, espressi sulla sostanza secca e al netto degli ingredienti inerti. E il 20% del panettone non è obbligatorio: l'art. 7 comma 1 ammette l'impasto base caratterizzato dall'assenza di uvetta o di scorze di agrumi canditi o di entrambe, purché lo si dichiari in denominazione. Un dolce senza un chicco d'uvetta può chiamarsi panettone per legge.

Sopra il minimo comincia la differenza, e si legge in etichetta: burro e non oli, vaniglia in bacca e non aromi, nessun mono o digliceride degli acidi grassi. Gli emulsionanti però non spiegano la scadenza: lavorano sul raffermamento, cioè tengono morbida la mollica. Che un panettone duri sei mesi e un altro quaranta giorni dipende dai conservanti (il decreto ammette acido sorbico e sorbato di potassio), dall'attività dell'acqua, dalla formulazione e dal confezionamento. E «artigianale uguale senza conservanti» è consuetudine di mercato, non una categoria giuridica: il decreto non distingue artigianale da industriale. Al taglio l'artigianale ha alveoli irregolari allungati verso l'alto, profuma di burro e agrume prima che di zucchero, e si sfilaccia in fibre. L'industriale taglia netto e si sbriciola.

Le tre riprese hanno tempi propri. Nei giorni di produzione la madre si rinfresca ogni tre o quattro ore, tre volte prima di impastare, per portarla in forza e lavarle via l'acidità in eccesso. Il primo impasto (farina, acqua, zucchero, burro, tuorlo) si fa la sera e lievita dodici ore a 26-28 gradi finché triplica. Il secondo aggiunge il resto, frutta compresa, e va nei pirottini per altre cinque o sei ore, fino a un dito dal bordo. Un chilo sta in forno una cinquantina di minuti e si sforna quando il cuore arriva a 92-94 gradi.

Appena uscito viene infilzato con due ferri e appeso capovolto per otto-dodici ore. Da caldo l'alveolo non ha ancora struttura e sotto il proprio peso si schiaccerebbe: la cupola alta nasce lì, non in forno.

La lievitazione naturale non serve solo al profumo. I batteri lattici della madre lasciano acido lattico e acetico, il pH scende e su quel terreno le muffe partono in ritardo. Da sola però non basta a spiegare la conservazione: un panettone sta intorno a 0,85-0,90 di attività dell'acqua, sopra la soglia di 0,70 sotto la quale le muffe si fermano. A farlo reggere settimane senza conservanti sono insieme l'acidità della madre, l'acqua legata da zuccheri e grassi, l'igiene di laboratorio e un confezionamento fatto appena il dolce è freddo.

Perché sono meno dolci

La pasticceria italiana ha meno zucchero e più struttura di quella anglosassone perché risolve lo stesso problema con altri ingredienti. Dove la scuola inglese mette crema al burro e glassa, qui c'è la ricotta: zuccherata sì, ma acidula e con un residuo di pecora che taglia il dolce invece di sommarsi. Sul mascarpone vale la stessa logica: è panna scaldata e fatta rapprendere con un acido, quindi grasso e acidità arrivano nello stesso cucchiaio e non serve zucchero per tenerlo in piedi. Le creme al burro montate risolvono lo stesso problema di struttura aggiungendo dolce al dolce.

Il secondo scarto è la mandorla al posto del cioccolato. Il cacao arriva tardi e mette radici solide in poche città (Torino con il gianduia, Perugia, Napoli, Modica), ma nel dolce tradizionale il grasso aromatico dominante resta la mandorla: pasta reale, amaretti con le armelline a dare l'amaro, ricciarelli, panforte, torrone. Profumo e grasso senza dolcezza.

Terzo: il contrasto è dichiarato. Scorza d'arancia e cedro canditi, fiori d'arancio nella pastiera, rum nel babà, marsala nello zabaione, cacao amaro sul tiramisù, miele di corbezzolo sulle seadas. E la chiusura è amara per costruzione: espresso, non caffè lungo zuccherato, o un vino da dessert freddo.

La temperatura di servizio conta quanto la ricetta. Il freddo spegne gli aromi e appiattisce la percezione dello zucchero: cassata e tiramisù tirati fuori dal frigorifero a quattro gradi sanno di poco, e vanno lasciati salire verso i dieci-dodici. Il panettone si apre a temperatura ambiente, perché il burro deve tornare morbido.

I vini da dessert hanno una regola sola, e poi giocano di contrasto: il vino non deve mai essere meno dolce del piatto, altrimenti in bocca vira all'acido. Sopra quella soglia il lavoro lo fanno acidità e freschezza contro il grasso, non la somma degli zuccheri: vin santo con i cantucci, passito di Pantelleria sulla cassata, moscato d'Asti sul panettone, recioto sul cioccolato, marsala sui dolci di mandorla. Bicchieri piccoli, e temperature diverse: 8-10 °C per moscato e passiti bianchi, 10-14 °C per vin santo, passito di Pantelleria e marsala, 14-18 °C per il recioto, che è un rosso dolce e servito freddo si chiude.

Il fresco non aspetta

Il cannolo è il caso di scuola: la scorza è croccante perché è secca, la ricotta è umida. Insieme, l'umidità passa nella cialda e il tubo diventa molle: dieci o quindici minuti, dicono in bottega, ed è una regola di mestiere e non una misura. Il meccanismo è certo, i minuti dipendono da ricotta, spessore della scorza e umidità del giorno. Per questo chi lavora davvero tiene le scorze vuote in teglia e la ricotta nella sac à poche, e riempie mentre aspetti.

La regola vale altrove con tempi diversi. La sfogliatella riccia vuole essere calda: le sfoglie si separano solo finché il grasso è morbido, poi diventano un guscio gommoso. Il maritozzo è dolce del mattino, si riempie al momento, e a mezzogiorno il pane è asciutto. La cassata regge due o tre giorni in frigorifero, ed è già un compromesso.

Il gelato ha un segnale visivo. Mantecato bene incorpora poca aria e sta a temperatura di conservazione: non regge una montagna, si affloscia. Le cupole colorate stanno su grazie a basi pronte, grassi vegetali e aria. Cerca pozzetti chiusi in acciaio invece delle vaschette esposte, e guarda i colori: il pistacchio vero è verde spento che tira al marrone, la banana grigia.

La fisica, sotto, non si tratta. La ricotta ha un'attività dell'acqua vicina a 0,98, la scorza fritta sta sotto 0,4, e fra due corpi a contatto l'acqua va sempre dal più umido al più secco finché il valore si pareggia. Un cannolo molle non è una cialda fatta male: è una cialda che ha aspettato.

Sul gelato sono i numeri a chiudere il discorso. Un mantecato artigianale incorpora fra il venticinque e il trentacinque per cento di aria, contro il settanta-cento di un industriale, e si serve intorno ai dodici gradi sotto zero: con quell'aria e a quella temperatura una cupola non sta su.

Il resto è leggere il locale. Vetrina bassa e poco piena, con i vuoti a metà mattina; scorze e bignè vuoti in vista dietro il banco; teglie che finiscono e non vengono ricaricate a fine giornata; e una stagionalità vera: fragola in primavera, castagna e cachi in autunno, agrumi d'inverno. Una vetrina sempre completa a qualsiasi ora è una vetrina rifornita da altrove.

Cosa si porta a casa

Viaggia ciò che è secco o zuccherino, non ciò che è fresco. Reggono torrone, cantucci, amaretti secchi, panforte, panpepato, ricciarelli, confetti e i lievitati chiusi nel sacchetto. Non reggono cannoli riempiti, sfogliatella, maritozzo, gelato, granita, cassata: dopo poche ore hai il peso senza il dolce.

La conservazione cambia per famiglia. Il panettone artigianale non ha conservanti: sacchetto chiuso, temperatura ambiente, lontano dal frigorifero che asciuga, e si mangia in qualche settimana. Torrone e confetti temono umidità e calore, non il tempo.

E c'è una categoria da comprare in anticipo apposta, perché migliora: panforte, panpepato, cartellate, mostaccioli, certosino, in scala minore struffoli e pastiera. Sono impasti carichi di miele, mosto cotto, spezie e frutta secca: nei primi giorni l'umidità si redistribuisce, la pasta si ammorbidisce, le spezie smettono di sentirsi una per una. Appena fatti sono duri e slegati, perché miele e mosto cotto sono igroscopici e l'acqua se la prendono con calma.

Dietro tutta la regola c'è un numero, l'attività dell'acqua. Sotto 0,60 non cresce più niente, e i biscotti secchi stanno fra 0,3 e 0,5; le muffe si fermano intorno a 0,70, quasi tutti i batteri sopra 0,90. Torrone, panforte e confetti vivono in fondo a quella scala grazie a zucchero e miele, che l'acqua se la tengono legata invece di lasciarla libera.

Da cui i tempi realistici. Cantucci e amaretti secchi: un mese o due in una scatola di latta. Torrone e panforte: qualche mese al fresco e all'asciutto, dove l'umidità fa più danni del tempo. Confetti: anche di più. Panettone artigianale: tre-sei settimane. Dall'altra parte stanno i tempi di bottega, spannometrici per definizione: il cannolo dà una decina di minuti, la sfogliatella una mezz'ora, il maritozzo una mattina, il gelato zero.

Per l'aereo si imballa pensando al bagaglio giusto. Creme, confetture, miele, vincotto e paste spalmabili contano come liquidi, ma la regola dei 100 ml non vale più ovunque: dal 26 luglio 2025, nei varchi dotati di scanner EDS standard C3 (tomografia computerizzata) si portano in cabina liquidi, aerosol e gel fino a 2 litri, senza nemmeno estrarli dal bagaglio, e l'ENAC ha confermato l'applicazione a Roma Fiumicino, Milano Linate, Milano Malpensa, Bologna e Torino. Negli altri aeroporti restano i 100 ml per contenitore, a Fiumicino restano anche sui voli per Stati Uniti e Israele, e dentro lo stesso scalo possono convivere corsie nuove e corsie vecchie. Siccome non sai in quale finirai, il consiglio prudente non cambia: i vasetti vanno in stiva, avvolti stretti e al centro della valigia. I secchi viaggiano ovunque ma vogliono una scatola rigida, perché cantucci e ossa dei morti si spezzano. Il panettone resta nel suo sacchetto e si mette in piano, non in piedi.

Come si sceglie

  1. 1Guarda il calendario prima della vetrina. Colomba a settembre, chiacchiere a giugno, pastiera ad agosto: la finestra è di poche settimane.
  2. 2Sul lievitato leggi ingredienti e scadenza. Burro, non oli né margarina; vaniglia in bacca al posto di aromi; niente mono e digliceridi degli acidi grassi.
  3. 3Chiedi se riempiono al momento. Vale per cannoli, maritozzi, bignè, cassatelle. O hanno scorze vuote e sac à poche pronta, o hanno rinunciato.
  4. 4Sul panettone giudica al taglio, non alla scatola: alveoli irregolari allungati verso l'alto e mollica che si sfilaccia in fibre.
  5. 5In gelateria conta il contenitore, non il gusto esposto: pozzetti chiusi in acciaio e superfici piatte, mai cupole.
  6. 6Sui dolci di ricotta chiedi se è di pecora o di vacca e se è del giorno. In Sicilia e Campania il riferimento è di pecora, mai montata con la panna.

Gli errori che si fanno quasi sempre

Si dice

Il tiramisù si fa con la panna.

In realtà

È mascarpone, tuorli, zucchero, savoiardi, caffè e cacao amaro: la ricetta de Le Beccherie di Treviso, depositata con atto notarile il 15 ottobre 2010 presso l'Accademia Italiana della Cucina, esclude esplicitamente panna, liquore e albumi montati. La panna serve ad allungare il mascarpone o a salvare una crema montata male: stabilizza, ma spegne l'acidità e rende tutto più dolce e più piatto.

Si dice

I cannoli si comprano già riempiti, tanto è lo stesso.

In realtà

L'umidità della ricotta passa nella scorza in dieci o quindici minuti, dice la regola di bottega, e la croccantezza sparisce. Va farcito davanti a te: una vetrina di cannoli pronti dice che lì hanno smesso di lavorare a ordine.

Si dice

Il panettone è tutto uguale, cambia solo la marca.

In realtà

Il decreto del 22 luglio 2005 fissa i minimi: lievito naturale, materia grassa butirrica dal 16%, tuorlo dal 4%, uvetta e scorze di agrumi canditi dal 20%, sulla sostanza secca dell'impasto. E nient'altro. La frutta è pure derogabile: l'art. 7 permette il panettone senza uvetta, senza canditi o senza entrambe, basta dirlo in denominazione.

Si dice

Il gelato buono fa la montagna colorata in vetrina.

In realtà

È il contrario. Mantecato con poca aria e alla temperatura giusta non regge una cupola: sta piatto, spesso chiuso nei pozzetti.

Si dice

Cassata e cassatella sono la stessa cosa in due misure.

In realtà

Sono due dolci diversi. La cassata siciliana è una torta fredda: pan di Spagna, ricotta zuccherata, pasta reale, glassa di zucchero e canditi. La cassatella trapanese è un fagottino fritto ripieno di ricotta, servito caldo. Occhio al nome: in Sicilia «cassatella» è una famiglia, e le cassatelle di Sant'Agata del 5 febbraio sono invece cassate in miniatura.

Da dove partire

Le schede su cui vale la pena aprire per prime.

Panettone, dolce della LombardiaLeggi la schedaPanettoneIl banco di prova: 36 ore, tre impasti e un lievito madre vivo tutto l'anno per un dolce che si vende sei settimane.Leggi la schedaColomba pasqualeStessa famiglia, non stessa ricetta: per tradizione niente uvetta, che però il decreto non vieta, scorze di agrumi canditi dal 15% e una glassatura di albume e zucchero (parte del prodotto) con granella e almeno il 2% di mandorle nella decorazione.Pastiera, dolce della CampaniaLeggi la schedaPastieraIl dolce che pretende di essere fatto in anticipo: grano cotto, ricotta e fiori d'arancio vogliono giorni per diventare una cosa sola.Cassata siciliana, dolceLeggi la schedaCassata sicilianaL'eredità araba per intero: ricotta di pecora, pasta reale, zucchero, canditi. Nessun burro, nessuna crema, e una data: Pasqua.Cannoli siciliani, dolcePATCannoli sicilianiLa regola di bottega dei dieci minuti in forma di dolce: ti dice da solo se la pasticceria in cui sei lavora ancora a ordine.Sfogliatella, dolce della CampaniaLeggi la schedaSfogliatellaNapoli in due versioni: riccia a sfoglie, frolla in guscio liscio. La riccia va presa appena esce, o le sfoglie si compattano.Gelato, dolce della SiciliaLeggi la schedaGelatoMantecato, poca aria, servito da pozzetto. Il colore spento non è un difetto della vetrina, è l'assenza di coloranti.Panforte, dolce della ToscanaIGPPanforteIl caso più chiaro della regola dei secchi: miele, spezie, canditi e mandorle in un disco migliore qualche giorno dopo il forno.Confetti di Sulmona, dolce dell'AbruzzoLeggi la schedaConfetti di SulmonaZucchero e mandorla: nessun disciplinare DOP o IGP lo impone, ma i migliori si fanno senza amido né farina, e immersi in acqua non lasciano deposito farinoso. Non è un dolce da fine pasto: è il dolce delle cerimonie.

Domande frequenti

Perché non trovo la colomba a settembre o la pastiera in autunno?

Sono produzioni a finestra: nessun laboratorio mantiene un lievito madre o una lavorazione di grano cotto tutto l'anno per una domanda che dura tre settimane.

Quanto deve costare un panettone artigianale?

Il prezzo lo fanno ingredienti e tempo: burro dal 16%, tuorlo dal 4%, canditi veri, 36 ore di lavorazione, lievito madre rinfrescato tutto l'anno. Sotto una certa soglia i conti non tornano.

Qual è la differenza vera tra panettone e pandoro?

Non la forma. Il decreto del 2005 chiede al pandoro almeno il 20% di materia grassa butirrica contro il 16% del panettone, e l'impasto base del pandoro non prevede canditi né uvetta. Non è un divieto, tanto che l'art. 7 comma 3 lascia liberi farciture, bagne, coperture, glassature e decorazioni: è più grasso e giocato su burro e vaniglia, mentre il panettone sta su frutta e acidità del lievito.

Come si conserva il panettone dopo Natale?

Chiuso nel suo sacchetto, a temperatura ambiente, lontano dal frigorifero che lo asciuga. L'artigianale non ha conservanti e va consumato in qualche settimana.

Perché tanti dolci italiani si mangiano il giorno dopo?

Perché sono impasti densi di miele, mosto cotto, spezie e frutta secca, e nei primi giorni l'umidità si redistribuisce.

Cosa si beve alla fine, con il dolce?

Un espresso, oppure un vino da dessert in bicchieri piccoli, ognuno alla sua temperatura: moscato d'Asti e passiti bianchi a 8-10 °C, vin santo con i cantucci, passito di Pantelleria e marsala a 10-14 °C, il recioto a 14-18 °C perché è un rosso dolce.

Le fonti

Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.

  1. 1

    L'unico testo che dice per legge cosa può chiamarsi panettone, pandoro o colomba: minimi di burro, tuorlo e canditi, e l'eccezione dell'art. 9 per i prodotti esteri.

  2. 2

    Che cosa è cambiato dopo: la definizione di burro, lo schema di calcolo dei requisiti compositivi e le versioni per intolleranti al glutine.

  3. 3

    I disciplinari di Panforte di Siena IGP, Ricciarelli di Siena IGP, Torrone di Bagnara IGP e degli altri dolci protetti: ingredienti vincolati e zona.

  4. 4

    Se un dolce di festa ha una denominazione registrata o soltanto un nome tradizionale: la gran parte della pasticceria italiana non è protetta da nulla.

  5. 5

    La differenza fra proteggere un luogo e proteggere un metodo, che sui dolci è quasi sempre la seconda: qui c'è cosa comporta ciascuna delle due strade.

  6. 6

    Come si legge l'elenco ingredienti di un lievitato: l'ordine decrescente di peso e l'obbligo sugli additivi dicono più della parola artigianale, che non è una categoria giuridica.

  7. 7

    Quali scali italiani applicano il limite ampliato e dove restano i 100 ml: decide se creme, miele e vincotto viaggiano in cabina o vanno in stiva.

Tutte le schede: dolci

35
Tiramisù, dolce del VenetoVenetoTiramisùSavoiardi inzuppati nel caffè, tuorli montati con il mascarpone, cacao amaro sopra.LazioCrostataUn guscio di pasta frolla, confettura densa dentro, strisce incrociate sopra.Maritozzo, dolce del LazioPATMaritozzoA Roma si mangia alle sette del mattino e nessuno lo trova strano: un panino dolce lievitato…Panettone, dolce della LombardiaLombardiaPanettoneFinita la cottura viene appeso a testa in giù per ore, altrimenti collassa sotto il proprio peso.Cannoli siciliani, dolcePATCannoli sicilianiSi riempie al momento dell'ordine, e chi lo fa in anticipo ha già perso: la cialda fritta assorbe…Gelato, dolce della SiciliaSiciliaGelatoIl gelato non è il gelato americano tradotto in italiano. Ha meno grassi (4-8% contro 10-18%)…Granita, dolce della SiciliaSiciliaGranitaLa granita siciliana si manteca, non si trita: acqua, zucchero e un solo ingrediente aromatizzante…LombardiaTorroneIl torrone è miele, zucchero, albume montato e mandorle o nocciole tostate, cotto lentissimo a…Cantucci, dolce della ToscanaIGPCantucciI cantucci sono biscotti secchi di mandorla cotti due volte: si cuoce un filoncino, lo si taglia in…Pandoro, dolce del VenetoVenetoPandoroIl pandoro è il lievitato di Natale veronese: stella a otto punte, niente canditi, almeno il 20 per…Sbrisolona, dolce della LombardiaLombardiaSbrisolonaLa sbrisolona è la torta mantovana che non si taglia: si spacca con il pugno.Struffoli, dolce della CampaniaCampaniaStruffoliGli struffoli sono palline di pasta fritte e girate nel miele caldo, ammucchiate a ciambella e…Amaretti, dolce del PiemontePiemonteAmarettiGli amaretti sono biscotti di mandorle, zucchero e albume, con una nota amara che viene dalle…Babà, dolce della CampaniaCampaniaBabàIl babà è un lievitato ricchissimo di uova e burro, cotto a forma di fungo, lasciato asciugare e…LombardiaColomba pasqualeLa colomba è il grande lievitato di Pasqua: stesso impasto del panettone, forma di colomba e una…Panforte, dolce della ToscanaIGPPanforteIl panforte è un disco senese alto due o tre centimetri fatto di frutta candita, mandorle, miele…Pastiera, dolce della CampaniaCampaniaPastieraLa pastiera è la torta di Pasqua napoletana: pasta frolla, ricotta di pecora, grano cotto nel…Ricciarelli, dolce della ToscanaIGPRicciarelliI ricciarelli sono i biscotti di mandorla di Siena: pasta di mandorle dolci, zucchero e albume…Seadas, dolce della SardegnaSardegnaSeadasLe seadas sono grandi ravioli di sfoglia sottile ripieni di pecorino fresco acidulo, fritti e…Sfogliatella, dolce della CampaniaCampaniaSfogliatellaLa sfogliatella è il dolce napoletano più difficile da fare e il più facile da riconoscere: un…Zeppole, dolce della CampaniaCampaniaZeppoleLa zeppola di San Giuseppe è una ciambella di pasta bignè, fritta o al forno, riempita di crema…Bonet, dolce del PiemontePiemonteBonetIl bonet è il budino delle Langhe: uova, latte, zucchero, cacao amaro, amaretti sbriciolati e rum…PATMostaccioliRombi di pasta speziata ricoperti di cioccolato fondente: sono uno dei quattro dolci del Natale…Cartellate, dolce della PugliaPATCartellateStrisce di pasta sottilissima pizzicate e arrotolate a rosa, fritte e immerse nel vincotto o nel…Cassata siciliana, dolceSiciliaCassata sicilianaLa cassata siciliana è pan di Spagna bagnato, ricotta di pecora zuccherata con gocce di cioccolato…Confetti di Sulmona, dolce dell'AbruzzoAbruzzoConfetti di SulmonaUna mandorla Pizzuta d'Avola ricoperta di solo zucchero e acqua, senza amido, senza farina e senza…Cassatella, dolce della SiciliaSiciliaCassatellaLa cassatella siciliana è una mezzaluna di pasta al vino, fritta, ripiena di ricotta di pecora…Panpepato, dolce della ToscanaPATPanpepatoMiele, frutta secca, canditi, cacao e pepe nero pressati in un disco denso che si taglia a spicchi…PATParrozzoUna semisfera di mandorle e semolino ricoperta di cioccolato fondente, inventata a Pescara nel 1920…Pizzelle, dolce dell'AbruzzoAbruzzoPizzelleLe pizzelle, che in Abruzzo si chiamano più spesso ferratelle, sono cialde sottili all'anice cotte…PATPandolce genoveseIl dolce di Natale di Genova: uvetta, pinoli, cedro candito e semi di finocchio.Gubana, dolce del Friuli-Venezia GiuliaPATGubanaUna lunga striscia di pasta lievitata arrotolata a chiocciola attorno a un ripieno di noci, uvetta…Torrone di Bagnara, dolce della CalabriaIGPTorrone di BagnaraÈ l'unico torrone italiano con una denominazione europea: IGP dal 2014, si fa a Bagnara Calabra con…Cotognata, dolce della SiciliaSiciliaCotognataLa cotognata è polpa di mele cotogne cotta con lo zucchero e poi asciugata per giorni in formelle…PATTorcolo di San CostanzoLa ciambella dei perugini: pasta lievitata con cedro candito, uvetta, pinoli e semi d'anice, con…
Le altre famiglie