Che cos'è
Il panettone è un pane dolce lievitato a forma di cupola, alto, con mollica gialla e filante, uvetta sultanina e cubetti di arancia e cedro canditi. La legge italiana lo definisce: il decreto ministeriale del 22 luglio 2005 impone lievito naturale, non lievito di birra, almeno il 16 per cento di burro, almeno il 4 per cento di tuorlo d'uovo e almeno il 20 per cento fra uvetta e canditi. Fuori da questi parametri il prodotto si può vendere, ma non si può chiamare panettone.
Esistono due scuole di forma. Quello milanese è alto, con la cupola tagliata a croce e spennellata di burro prima del forno: la scarpatura, che apre il dolce in quattro petali. Quello basso, diffuso in Piemonte e nel Veneto, è più schiacciato e spesso coperto da una glassa di mandorle, nocciole e zucchero.
Il resto (cioccolato, pere, albicocche, pistacchio, senza canditi) è variazione moderna. Legittima, spesso ottima, ma il panettone classico resta quello con l'uvetta e i canditi, ed è su quello che si giudica un pasticciere.
Dove nasce
Il panettone è milanese e la sua leggenda più raccontata lo colloca alla corte di Ludovico il Moro, alla fine del Quattrocento: uno sguattero di nome Toni salva il pranzo di Natale improvvisando un dolce con quello che resta in dispensa, e il pane di Toni diventa panettone. È una storia bella e indimostrabile.
Quello che è documentato è il pane grande di Natale che a Milano si mangiava già nel Settecento, Pietro Verri lo cita nella sua storia della città, legato al rito del ceppo: il capofamiglia tagliava il pane e ne distribuiva una fetta a ciascuno, conservandone un pezzo per l'anno successivo.
Da quel rito viene un'usanza ancora viva: il panettone di San Biagio. Un pezzo si tiene da parte e si mangia il 3 febbraio, secco, a colazione, per proteggere la gola. Nelle panetterie milanesi il 3 febbraio si vendono ancora panettoni a prezzo ridotto.
La forma alta che conosciamo oggi è invece novecentesca ed è un'invenzione industriale: Angelo Motta, a Milano nel 1919, fascia l'impasto con una striscia di carta che lo obbliga a crescere in verticale. Gioacchino Alemagna arriva pochi anni dopo, e nel dopoguerra il panettone smette di essere un dolce lombardo e diventa il Natale di tutta Italia.
Come si produce
Tutto dipende dal lievito madre, una pasta acida che il laboratorio mantiene viva da anni e che nella giornata di produzione viene rinfrescata tre volte, ogni tre o quattro ore, per portarla al massimo della forza e togliere acidità. Molti pasticcieri lo conservano legato in un telo, la cosiddetta legatura, per contenerne l'acidità.
Il primo impasto si fa la sera: farina forte, acqua, zucchero, tuorli, burro e lievito. Lievita dodici ore a 26-28 gradi finché non triplica. La mattina dopo si aggiungono la seconda farina, altro zucchero e altri tuorli, il burro, il sale, gli aromi (miele, vaniglia, scorze di agrume) e infine uvetta e canditi.
Seguono un'ora di riposo, la pirlatura per dare tensione alla palla, il pirottino di carta e altre cinque-sette ore di lievitazione finale, finché l'impasto non arriva a due centimetri dal bordo. Poi la scarpatura e il forno: circa 50-55 minuti a 190 gradi per un pezzo da un chilo, fino a 92-94 gradi al cuore.
L'ultimo passaggio è il più teatrale: appena sfornato il panettone viene infilzato con due ferri e appeso a testa in giù per otto-dodici ore. Se non lo si capovolge, la cupola si affloscia sotto il proprio peso. In tutto, dal primo rinfresco all'incarto, passano dalle 36 alle 72 ore.
Come riconoscerlo
Si legge l'etichetta e si guarda la mollica. Sull'etichetta devono comparire lievito naturale, burro e non margarina né oli vegetali, tuorlo d'uovo e canditi veri, cioè scorze di arancia e cedro, non pasta di frutta aromatizzata. In un panettone artigianale non ci sono conservanti né aromi artificiali, e infatti la scadenza è breve.
La mollica va tirata, non tagliata: deve sfilacciarsi in fibre lunghe e restare umida, con alveoli allungati verso l'alto. Se si sbriciola, la lievitazione non ha fatto il suo lavoro. Il colore è giallo per i tuorli, non arancione da coloranti.
Al naso deve sentirsi il burro, l'agrume e un accenno acidulo del lievito madre: quel sentore lievemente acido è il marchio del lievito naturale, non un difetto. L'uvetta deve essere morbida e integra, i canditi ancora traslucidi e succosi, mai gommosi.
Un panettone buono resta soffice per settimane senza additivi, perché il lievito madre lo conserva da solo. Se è secco dopo cinque giorni, era un lievitato mediocre già in partenza.
Come si usa in cucina
Il panettone non si serve freddo. Va tenuto a 18-20 gradi e, se la casa è fredda, si passa dieci minuti in forno a 50 gradi o si appoggia vicino a una fonte di calore: il burro si scioglie appena e il profumo cambia completamente. Mai il frigorifero, che lo indurisce in poche ore.
Si taglia a fette verticali, dall'alto verso il basso, ricavando spicchi che tengono insieme cupola e base. Il coltello dev'essere seghettato e il taglio deciso.
Le creme di accompagnamento sono milanesi quanto il dolce: crema al mascarpone montata con tuorli e zucchero, zabaione caldo, oppure una salsa di cioccolato fondente. Nessuna è obbligatoria e il panettone davvero buono si mangia nudo.
Gli avanzi hanno una seconda vita ovvia: fette passate in uovo e latte e rosolate in padella, un budino di pane al forno, un tiramisù che sostituisce i savoiardi con il panettone. E il panettone gastronomico, tagliato a dischi e farcito di salumi e salse, che è un altro prodotto e si compra apposta.
Abbinamenti
La regola è che il vino sia più dolce del dolce. Funzionano il Moscato d'Asti, per leggerezza e bollicina, e i passiti più strutturati sulle versioni ricche: Passito di Pantelleria, Vin Santo, Malvasia delle Lipari, Recioto di Soave.
Lo spumante brut, che pure viene aperto in ogni casa italiana il 25 dicembre, con il panettone non funziona: l'acidità senza zucchero fa sembrare il dolce stucchevole e il vino aspro. Se si vuole una bollicina, meglio un demi-sec.
Fuori dal vino, regge benissimo un passito di uve aromatiche, un Marsala Vergine sulle versioni al cioccolato e, abbinamento poco ortodosso ma milanese, un bicchierino di grappa bianca.
A colazione, il giorno dopo, va con il caffè e basta.
Quanto costa
Un panettone industriale da un chilo costa fra 5 e 12 euro al supermercato. Un artigianale con lievito madre e canditi veri sta fra i 30 e i 55 euro al chilo, e i laboratori di ricerca superano i 60.
La forbice non è marketing: fra i due prodotti cambiano il lievito, il burro, i canditi e soprattutto il tempo. Settantadue ore di lavorazione, con rinfreschi notturni e celle di lievitazione occupate per giorni, hanno un costo che il prezzo restituisce.
Le pezzature standard sono da 1 chilo e da 750 grammi; i formati da 100-500 grammi costano proporzionalmente di più. Il 3 febbraio, giorno di San Biagio, a Milano gli invenduti si vendono a metà prezzo: è il momento migliore dell'anno per comprarne uno buono.
Come conservarlo
Il panettone artigianale, senza conservanti, dura 30-45 giorni dalla produzione; l'industriale, che ne contiene, arriva a cinque-sette mesi. In entrambi i casi va tenuto nel suo sacchetto ben chiuso, in un luogo asciutto e a temperatura ambiente.
Una volta tagliato si asciuga in fretta: si appoggia la fetta successiva contro il taglio e si richiude il sacchetto, oppure si avvolge la parte esposta nella pellicola. Consumare entro tre o quattro giorni.
Si congela benissimo, intero o a fette, fino a tre mesi: si scongela a temperatura ambiente per qualche ora e si passano cinque minuti in forno a 150 gradi. È il modo migliore per far durare un artigianale oltre le feste.
Mai in frigorifero: la retrogradazione degli amidi lo rende gommoso in un giorno. E se comunque è diventato secco, non è perduto: quello secco è esattamente il panettone che a Milano si mangia il 3 febbraio.
Dove assaggiarlo
Milano, tutta, da metà novembre. Le pasticcerie storiche del centro, Marchesi aperta nel 1824 e Cova del 1817, lo fanno da sempre; Vergani e Martesana sono i riferimenti più citati dai milanesi per il rapporto fra qualità e prezzo.
A novembre la città ospita Re Panettone, la rassegna che ha fatto conoscere fuori dalla Lombardia decine di piccoli produttori: è l'occasione per assaggiare venti panettoni diversi in un pomeriggio e capire quanta differenza faccia il lievito.
Il 3 febbraio, San Biagio, i panettoni avanzati tornano sui banconi e si mangiano secchi a colazione: è una giornata milanese vera, non una ricostruzione per turisti.
Fuori da Milano il panettone è ormai nazionale, e alcuni dei laboratori più premiati stanno altrove: a Brescia, in Veneto, in Sicilia, dove Fiasconaro lo fa con la manna delle Madonie e i pistacchi.
Ricette con questo prodotto
Domande frequenti
Perché il panettone va capovolto dopo la cottura?
Perché la mollica appena sfornata è calda, umida e ancora fragile: lasciato dritto, il panettone si affloscia sotto il peso della propria cupola. Infilzato con due ferri e appeso a testa in giù per otto-dodici ore, si raffredda mantenendo l'alveolatura allungata verso l'alto.
Cosa distingue un panettone artigianale da uno industriale?
Il lievito madre al posto del lievito di birra, il burro al posto dei grassi vegetali, i canditi di scorza vera e l'assenza di conservanti e aromi. Il risultato si vede nella mollica, che si sfilaccia in fibre lunghe, e nella scadenza: 30-45 giorni contro cinque mesi.
Quanto tempo serve per fare un panettone?
Dai tre rinfreschi del lievito madre all'incarto passano dalle 36 alle 72 ore, di cui una dozzina per il primo impasto, altre sei-sette per la lievitazione in pirottino e otto-dodici per il raffreddamento capovolto. È il motivo principale del prezzo.
Il panettone si può congelare?
Sì, ed è il modo migliore per conservarne uno artigianale oltre le feste. Intero o a fette, ben chiuso, dura tre mesi in freezer; si scongela a temperatura ambiente e si passa cinque minuti in forno a 150 gradi. In frigorifero invece non va mai messo.
Cos'è il panettone di San Biagio?
Un pezzo di panettone tenuto da parte a Natale e mangiato secco il 3 febbraio, giorno di San Biagio, protettore della gola. È un'usanza milanese ancora praticata: quel giorno le pasticcerie svendono gli invenduti e mezza città fa colazione con panettone raffermo.
