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Sicilia

La cucina siciliana è la somma di chi è passato dall'isola: i greci hanno lasciato l'olivo e la ricotta, gli arabi la pasta secca, gli agrumi, il riso e lo zucchero, gli spagnoli il cioccolato e la frittura. È la cucina italiana con più spezie, più zucchero e più contrasti agrodolci.

La Sicilia è la maggiore isola del Mediterraneo e non ha una cucina sola. L'Etna, alto oltre tremila metri e in attività, crea un microclima a sé; le Madonie e i Nebrodi sono montagne di faggi e pascoli; l'interno è il vecchio latifondo del grano duro; fra Trapani e Marsala si stendono le saline; e attorno ci sono altre isole ancora, da Pantelleria alle Eolie, con agricolture proprie: la vite ad alberello di Pantelleria è patrimonio UNESCO. In un'ora di macchina si passa dagli agrumeti alla neve.

Le stratificazioni si leggono negli ingredienti. Dai greci vengono olivo, vite, miele e ricotta. Dagli arabi, fra il IX e l'XI secolo, arrivano gli agrumi, la canna da zucchero, il riso, la melanzana, lo zafferano, il cuscus e la pasticceria di mandorla. E la pasta secca: il geografo al-Idrisi nel 1154 descrive a Trabia, vicino Palermo, un'industria che produce fili di pasta essiccata esportati in tutto il Mediterraneo, la prima testimonianza scritta al mondo. Dagli spagnoli arriva il cacao lavorato a freddo, che a Modica si fa ancora così, con lo zucchero che resta in cristalli.

Le province si comportano da regioni. Palermo è la città dello street food: pane con la milza, panelle, sfincione, arancine (al femminile, qui) e della caponata agrodolce. Catania cucina la pasta alla Norma con melanzane fritte e ricotta salata, beve i vini dell'Etna da nerello mascalese e carricante coltivati su terrazze laviche fino a mille metri, e fa colazione con granita e brioche col tuppo. Trapani guarda alla Tunisia: cuscus di pesce, pesto trapanese con mandorle e pomodoro, sale marino IGP. Ragusa e Modica hanno il Ragusano DOP, il cioccolato e il Cerasuolo di Vittoria, unica DOCG siciliana. Siracusa ha i limoni IGP e il pomodoro di Pachino.

I dolci sono un capitolo a parte, ed è dove l'eredità araba pesa di più. La cassata unisce ricotta di pecora, pan di Spagna, marzapane verde e frutta candita; i cannoli vogliono la cialda fritta al momento e la ricotta scolata ventiquattro ore; la frutta martorana è marzapane modellato e dipinto, nato nei conventi. E poi la granita, che al mattino sostituisce il caffè, il gelo di melone, la pasta reale. Sui prodotti secchi comandano il pistacchio verde di Bronte DOP, che cresce sulla lava e si raccoglie a anni alterni, e la mandorla di Avola.

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Provincia per provincia

AG

Agrigento

Tra Sciacca e Ribera l'agrume irriguo incontra il pesce azzurro salato; nel Belìce il latte di pecora si fila come mozzarella.

  • Vastedda della valle del Belìce DOPL'unico formaggio di pecora a pasta filata: la cagliata acidificata viene filata a mano in acqua bollente e adagiata in una scodella. Si produce d'estate, tra Menfi, Sambuca e Santa Margherita di Belice.
  • Arancia di Ribera DOPNavel senza semi coltivate nelle valli irrigue del Verdura e del Magazzolo, intorno a Ribera e Calamonaci. Buccia che si stacca a mano e polpa senza filamenti.
  • Pesca di Bivona IGPPesca a polpa bianca coltivata sui monti Sicani, tra i 500 e i 1.000 metri, intorno a Bivona e Alessandria della Rocca. L'altitudine ritarda la maturazione fino a settembre.
  • Acciughe di SciaccaIl porto di Sciacca lavora il pesce azzurro da secoli: le acciughe si decapitano e si stratificano sotto sale nei contenitori, oppure si spinano a mano e si mettono sott'olio.
  • Uva Italia di Canicattì IGPUva da tavola bianca coltivata sotto teli intorno a Canicattì: acini grandi, croccanti e profumati di moscato, raccolti da agosto fino a dicembre inoltrato.
CL

Caltanissetta

Entroterra di zolfare e grano: la cucina nissena si regge sui legumi di Villalba e sui carciofi di Niscemi, non sul pesce.

  • Lenticchia di VillalbaSeme grande e piatto, tra i più larghi coltivati in Italia, seminato in asciutto sulle argille attorno a Villalba. Buccia spessa che regge la cottura lunga senza sfaldarsi in purea.
  • Carciofo violetto di NiscemiCapolino piccolo e appuntito con brattee violette, coltivato sulle terre sabbiose attorno a Niscemi. La raccolta comincia in autunno e i primi carciofi si arrostiscono interi sulla brace.
  • Cuddrireddra di DeliaCorona di pasta di grano duro con uova, vino rosso e cannella, arrotolata a mano attorno a un ferro e fritta. Si prepara a Delia per il Carnevale, tramandata dalle donne del paese.
  • Torrone di CaltanissettaMandorle tostate cotte nel miele in paiolo di rame e stese ancora calde tra le ostie, tagliate poi a barre. Si vende alle fiere e alle feste patronali dell'entroterra, soprattutto d'inverno.
  • Nero d'Avola di Riesi e ButeraLe colline argillose tra Riesi, Butera e Mazzarino segnano il limite occidentale della zona del Cerasuolo di Vittoria, dove il nero d'Avola si unisce al frappato. Vini più caldi di quelli della costa iblea.
CT

Catania

Il pistacchio di Bronte si raccoglie ad anni alterni sulla lava dell'Etna; sotto, la piana dà le arance rosse Tarocco e Moro.

  • Pistacchio Verde di Bronte DOPCresce sulle sciare laviche attorno a Bronte, dove le radici entrano nelle fessure della roccia. Si raccoglie una volta ogni due anni, negli anni dispari: il seme è lungo, verde scuro e violetto.
  • Pasta alla NormaMaccheroni con pomodoro, melanzane fritte a fette, basilico e ricotta salata grattugiata. Il nome viene dall'opera di Bellini, catanese, e la ricotta salata è la firma che la distingue dalle altre paste con melanzane.
  • Arancino cataneseQui è maschile e ha forma a punta, che richiama il vulcano, contro la sfera palermitana. Ripieno classico di ragù e piselli, oppure al burro con prosciutto e besciamella. scheda →
  • Arancia Rossa di Sicilia IGPTarocco, Moro e Sanguinello coltivati nella piana di Catania, ai piedi dell'Etna. La polpa diventa rossa solo dove le notti sono fredde e i giorni caldi: fuori da questa fascia resta bionda.
  • Minne di Sant'AgataCassatelle a cupola coperte di glassa bianca con una ciliegia candita in cima, preparate per la festa di inizio febbraio. Sotto la glassa, pan di Spagna e ricotta.
EN

Enna

Al centro dell'isola, senza mare: il piacentinu ennese si colora di zafferano e nasconde grani di pepe nero interi.

  • Piacentinu Ennese DOPFormaggio di latte di pecora prodotto solo nei comuni della provincia di Enna, con zafferano locale nella cagliata e grani di pepe nero interi inseriti a mano. Giallo intenso, si stagiona nelle fascere di giunco.
  • Pesca di Leonforte IGPPesca tardiva insacchettata sulla pianta a mano, frutto per frutto, in primavera: matura senza trattamenti e si raccoglie da fine settembre a novembre, quando le altre pesche sono finite.
  • Fava larga di LeonforteFava dal seme grande e piatto coltivata a secco sugli Erei, seminata in autunno e raccolta a giugno. Presidio Slow Food, si cuoce intera nelle zuppe invernali.
  • FrascatulaSemola grossa sbattuta nell'acqua bollente fino a rassodare, come una polenta, e condita con broccoli, verdure selvatiche e cotenne: piatto invernale dell'entroterra ennese, dove il grano duro sostituisce il mais.
ME

Messina

Lo Stretto e le Eolie nella stessa provincia: pesce spada arpionato dalle feluche, capperi e malvasia appassita a Salina.

  • Pesce spada alla ghiottaTranci cotti con pomodoro, capperi, olive, sedano e patate. Nello Stretto lo spada si pesca ancora con la feluca, la barca con l'antenna altissima e la lunga passerella a prua.
  • MaiorchinoPecorino durissimo di Novara di Sicilia, stagionato fino a due anni e bucato con lo stiletto durante la maturazione. A Carnevale le forme intere si fanno rotolare per le vie in salita del paese.
  • Cappero di SalinaBoccioli raccolti a mano uno a uno da maggio ad agosto sui terrazzamenti dell'isola e conservati sotto sale marino, mai in aceto: restano sodi e salati, non aciduli.
  • Malvasia delle LipariMalvasia e corinto nero appassiti al sole sui graticci delle isole, soprattutto a Salina. Vino ambrato e dolce che si beve coi dolci di mandorla.
  • Granita con la briocheA Messina è colazione, non dessert: granita di caffè, mandorla o gelso, dalla consistenza fine, in cui si inzuppa la brioche col tuppo, il ciuffo di pasta in cima.
PA

Palermo

A Palermo lo sfincione non ha mozzarella e nel pane finisce la milza: la città mangia le frattaglie in piedi, per strada.

  • Pane ca meusaMilza e polmone di vitello bolliti, tagliati a strisce e ripassati nella sugna bollente, serviti nella vastedda col sesamo. 'Schietto' con solo limone, 'maritato' con ricotta e caciocavallo grattugiato.
  • SfincioneFocaccia alta e spugnosa condita con cipolla stufata, acciughe, origano e caciocavallo, coperta di pangrattato tostato. La mozzarella non c'entra: il pomodoro sta sotto la mollica, non sopra.
  • ArancineA Palermo sono femminili e tonde, col ragù di carne o col burro e besciamella; a Catania si chiamano arancini e hanno la punta a cono, come l'Etna. Il riso è colorato di zafferano. scheda →
  • Manna delle MadonieLinfa che cola dalle incisioni praticate sui frassini di Castelbuono e Pollina, raccolta d'estate su fili e lasciata rapprendere in stalattiti bianche. Dolcificante dal gusto amarognolo, raro fuori da queste due colline.
  • Cannolo di Piana degli AlbanesiScorza di farina, strutto e vino fritta e riempita solo al momento, con ricotta di pecora dei pascoli attorno a Piana degli Albanesi. Zucchero misurato e niente canditi sopra, nella versione locale.
RG

Ragusa

A Modica il cioccolato si lavora a freddo e lo zucchero resta in cristalli; negli 'mpanatigghi ci finisce dentro anche la carne.

  • Cioccolato di Modica IGPPasta di cacao e zucchero mescolati sotto i quaranta gradi, senza concaggio e senza burro di cacao aggiunto: lo zucchero non si scioglie e resta granuloso sotto i denti. Tecnica arrivata dagli spagnoli.
  • Ragusano DOPForma a parallelepipedo da dieci a sedici chili, legata a coppie e appesa a stagionare. Latte crudo di vacche modicane al pascolo sugli Iblei: la pasta filata diventa piccante dopo un anno.
  • Cipolla di GiarratanaBulbo schiacciato che può superare il chilo, coltivato solo attorno a Giarratana, sugli Iblei. Molto dolce e poco pungente, si cuoce intera al forno o alla brace.
  • Scaccia ragusanaSfoglia sottilissima di semola stesa e ripiegata più volte su un ripieno, così che si mangi a strati come un libro. Ripieni classici: pomodoro e cipolla, ricotta e salsiccia, cavolfiore.
  • Olio Monti Iblei DOP, menzione GulfiCultivar Tonda Iblea attorno a Chiaramonte Gulfi, con oliva grossa e tonda raccolta presto. Fruttato che sa nettamente di pomodoro verde, riconoscibile fra gli oli siciliani.
SR

Siracusa

In trenta chilometri nascono pomodoro di Pachino, mandorla di Avola e limone di Siracusa: qui i nomi dei paesi sono diventati varietà.

  • Pomodoro di Pachino IGPColtivato tra Pachino, Portopalo, Noto e Ispica sulle sabbie calcaree irrigate con acqua leggermente salmastra, che ne alza la dolcezza. L'IGP copre ciliegino, costoluto, tondo liscio e grappolo.
  • Mandorla di AvolaNome che raccoglie tre cultivar della zona di Avola e Noto, Pizzuta, Fascionello e Romana: seme piatto e regolare, ideale per confetti, latte di mandorla e granita.
  • Limone di Siracusa IGPFemminello siracusano coltivato sulla fascia costiera da Augusta ad Avola, che dà tre raccolti l'anno: primofiore in autunno, bianchetto in primavera, verdello in estate.
  • Mieli ibleiMieli monoflora degli altopiani calcarei attorno a Sortino e Palazzolo Acreide: timo, carrubo e zagara. Presidio Slow Food, si raccolgono ancora in arnie tradizionali di ferula.
  • Moscato di Siracusa DOCUno dei vini dolci più antichi dell'isola, da moscato bianco appassito sulla pianta o sui graticci nei dintorni della città; quasi scomparso nel Novecento e ripiantato da pochi decenni.
TP

Trapani

Sicilia che guarda Tunisi: il pesce si mangia col cuscus, il sale si raccoglie a mano nelle saline tra Trapani e Marsala.

  • Cùscus di pesceSemola incocciata a mano nella mafaradda, il piatto largo di terracotta, e cotta a vapore nella cuscussiera sigillata con la pasta. Si bagna con brodo di pesce di scoglio: a San Vito Lo Capo e a Trapani è piatto di casa.
  • Busiate col pesto alla trapanesePasta di semola arrotolata su uno stelo di ampelodesmo, il busu, da cui prende il nome. Il condimento è crudo: mandorle, pomodoro, aglio e basilico pestati nel mortaio.
  • Sale marino di Trapani IGPRaccolto a mano nelle vasche delle saline tra Trapani, Paceco e Marsala, dove i mulini a vento muovevano l'acqua. Non viene raffinato e conserva magnesio e potassio.
  • Passito di PantelleriaZibibbo coltivato ad alberello in conche scavate nel terreno per riparare la vite dal vento; l'uva appassisce al sole sugli stenditoi. La tecnica è patrimonio immateriale UNESCO.
  • Bottarga di tonnoLe sacche ovariche del tonno salate, pressate tra assi di legno e stagionate. Alle Egadi è quello che resta della stagione delle tonnare: si grattugia sulla pasta con olio e limone. scheda →
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I piatti simbolo

  • Pasta alla Norma
  • Pasta con le sarde
  • Caponata
  • Arancine
  • Sfincione
  • Involtini di pesce spada
  • Cassata siciliana
  • Cannoli
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I prodotti del territorio

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Le città

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Dove mangiare e dormire in campagna

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Quando andare

In febbraio Catania celebra Sant'Agata con tre giorni di processioni, ed è anche il momento migliore delle arance rosse, che maturano fra dicembre e marzo. La primavera porta carciofi, fave e i primi pomodori; l'estate i tenerumi, i fichi d'India e la colazione con granita e brioche, che a luglio ad Acireale è quasi un obbligo. In settembre San Vito Lo Capo ospita il Cous Cous Fest, e a Bronte si raccoglie il pistacchio, ma solo negli anni dispari: le piante si potano ad anni alterni e il raccolto salta. In ottobre Zafferana Etnea fa l'Ottobrata, quattro domeniche di funghi, castagne, vino e miele dell'Etna, mentre sull'Etna si vendemmia: è la più tardiva del Sud. In dicembre Modica celebra il cioccolato.

Le sagre della Sicilia
Festa di Sant'AgataSagra del Mandorlo in FioreCene di San GiuseppeSagra del CarciofoSagra della Ricotta e del FormaggioFestino di Santa RosaliaCous Cous FestSagra del Pistacchio

Il calendario completo →

Domande frequenti

Qual è il piatto tipico della Sicilia?

Cambia da provincia a provincia. Catania ha la pasta alla Norma, con melanzane fritte, pomodoro e ricotta salata; Palermo lo sfincione, le panelle e il pane con la milza; Trapani il cuscus di pesce e il pesto con mandorle e pomodoro. La caponata agrodolce è di casa un po' ovunque.

Che cosa ha lasciato la dominazione araba nella cucina siciliana?

Agrumi, canna da zucchero, riso, melanzana, zafferano, cuscus e la pasticceria di mandorla. E la pasta secca: nel 1154 il geografo al-Idrisi descrive a Trabia, vicino Palermo, una produzione di fili di pasta essiccata esportata in tutto il Mediterraneo, la prima testimonianza scritta al mondo.

Si dice arancini o arancine?

Dipende da dove ci si trova: a Palermo si dice arancine, al femminile, a Catania arancini. Cambia anche la forma, tonda a Palermo e a punta a Catania, dove si dice ricordi l'Etna. Il ripieno classico è ragù e piselli, ma la versione al burro con besciamella e prosciutto è altrettanto diffusa.

Quando si raccoglie il pistacchio di Bronte?

A settembre, ma solo negli anni dispari: le piante si potano ad anni alterni e il raccolto salta un anno su due. Il pistacchio verde di Bronte DOP cresce sulla lava dell'Etna e ha un colore molto più intenso di quelli d'importazione. L'altro frutto secco simbolo è la mandorla di Avola.

Qual è il periodo migliore per andare a mangiare in Sicilia?

Da dicembre a marzo per le arance rosse e per i carciofi; a febbraio Catania celebra Sant'Agata. Da giugno a settembre per la granita con la brioche col tuppo a colazione, che ad Acireale è quasi un obbligo. In ottobre si vendemmia sull'Etna, la vendemmia più tardiva del Sud.