Che cos'è
La manna è l'essudato zuccherino che il frassino da manna (Fraxinus ornus, l'orniello, e in parte Fraxinus angustifolia) rilascia quando la corteccia viene incisa. A contatto con l'aria calda e secca la linfa solidifica in concrezioni bianche che si staccano dalla pianta.
Non è uno sciroppo e non è una resina: è uno zucchero. La composizione è dominata dalla mannite, cioè il mannitolo, che nel prodotto più puro supera il cinquanta per cento, accompagnata da glucosio, fruttosio, mannotriosio e altri oligosaccaridi. Il potere dolcificante è circa la metà di quello dello zucchero da cucina, e l'indice glicemico è basso.
Si presenta in due qualità nettamente diverse. La manna cannolo è la più pregiata: bianchissima, in stalattiti lunghe anche venti centimetri, formatasi lungo un filo di nylon teso sotto l'incisione, dove la linfa cola e si asciuga senza mai toccare il tronco né la terra. La manna in rottame è quella raschiata dal tronco o raccolta a terra, più scura e meno pura, destinata all'industria.
Un chiarimento che serve sempre: non ha nulla a che vedere con la manna biblica. Il nome è lo stesso, la cosa no. Questa è un prodotto agricolo siciliano, coltivato, inciso e raccolto da persone che ne hanno fatto il mestiere.
Dove nasce
Le Madonie sono il massiccio che chiude a est la provincia di Palermo, fra il mare di Cefalù e l'interno. Castelbuono sta a 423 metri, Pollina più in alto e a picco sulla costa: sono i due comuni in cui la manna si produce ancora, ed è una frase da prendere alla lettera, perché in tutta Europa non si fa più altrove.
I frassineti stanno sui versanti terrazzati intorno ai due paesi, su pendenze che escludono qualunque macchina. Serve un clima preciso: estate lunga, calda e soprattutto asciutta. La manna è idrosolubile, e un temporale d'agosto scioglie il raccolto di una settimana. È il motivo per cui questa produzione non ha mai attecchito altrove nonostante il frassino cresca in mezzo Mediterraneo.
La coltivazione si è diffusa in Sicilia in età araba e ha avuto il suo massimo nell'Ottocento, quando la manna siciliana veniva esportata in tutta Europa come farmaco: era il lassativo blando per eccellenza, indicato per bambini e anziani, e stava in tutte le farmacopee. Il crollo è arrivato con la sintesi industriale del mannitolo, che ha reso la manna un lusso inutile.
Negli anni Ottanta erano rimasti pochi anziani a incidere i tronchi, e la tecnica stava per sparire con loro. Il recupero è passato dal Presidio Slow Food e da una generazione di produttori che ha smesso di vendere alle industrie farmaceutiche e ha cominciato a vendere a pasticceri e cuochi. Oggi i produttori sono qualche decina, su un paio di centinaia di ettari.
Come si produce
Il lavoro comincia a metà luglio e finisce ai primi di settembre, e dura quanto dura la stagione secca.
Chi incide si chiama ntaccalora, e lo strumento è il mannaruolo, un coltello a lama curva. L'ntaccalora pratica sul tronco un taglio orizzontale di pochi centimetri, che arriva al legno senza scavarlo, e ripete l'operazione ogni tre-quattro giorni salendo di qualche centimetro. Alla fine dell'estate il tronco porta una scala di incisioni parallele da terra fino a un paio di metri.
Dall'incisione la linfa esce lentamente e si asciuga all'aria. Il metodo tradizionale la lasciava colare sul tronco o cadere su pale di ficodindia distese a terra, e il prodotto restava sporco e scuro. Dagli anni Settanta si usa un filo di nylon fissato sotto il taglio: la linfa lo percorre, si asciuga sospesa e forma la stalattite bianca del cannolo. È l'innovazione che ha salvato la qualità del prodotto e con essa il mestiere.
La raccolta si fa a mano, staccando i cannoli quando sono asciutti e rigidi. Poi si lasciano completare l'essiccazione al riparo, si selezionano e si confezionano. Una pianta produce all'incirca uno-due chili a stagione, comincia a dare manna verso gli otto anni e lavora per una ventina d'anni.
Non c'è nessuna aggiunta, nessuna cottura e nessuna raffinazione. Il prodotto che arriva sul mercato è linfa seccata, e basta.
Come riconoscerlo
Il colore. Il cannolo di prima qualità è bianco avorio, opaco, quasi gessoso. Se tira al giallo scuro o al marroncino, o è manna in rottame o è cannolo raccolto dopo un'annata umida.
La forma. Il cannolo è una stalattite allungata, a sezione irregolare, lunga da cinque a venti centimetri, leggerissima. La manna in rottame si presenta in frammenti e granuli irregolari, ed è un prodotto diverso, non un difetto: costa meno e va benissimo sciolta.
Il peso e la consistenza. Deve essere fragile e friabile: si spezza fra le dita con un rumore secco. Se è appiccicosa o cede alla pressione, ha assorbito umidità e va usata subito.
Il sapore, che è il controllo definitivo. Deve essere dolce in modo leggero, con una nota di menta fredda e un fondo appena resinoso, e deve sciogliersi in bocca senza granuli. Un sapore forte, medicinale o amaro non appartiene alla manna buona.
L'etichetta. Cerca l'indicazione del comune, Castelbuono o Pollina, il nome del produttore e la qualità dichiarata, cannolo o rottame. Prodotti generici indicati come manna senza origine possono essere mannitolo industriale, che è la stessa molecola ma non è questa cosa qui.
Come si usa in cucina
La manna si usa come dolcificante, con due avvertenze: dolcifica circa la metà dello zucchero, quindi ne serve il doppio in peso, e ha un aroma proprio, fresco e quasi mentolato, che non sparisce. Non è uno zucchero neutro e non va usata dove servirebbe neutralità.
Si scioglie in acqua o in latte tiepidi, non bollenti, mescolando: ci mette qualche minuto. Da lì entra in creme, gelati, panne cotte, semifreddi. Sulla ricotta di pecora fresca, semplicemente sbriciolata sopra, è il modo più diretto e più siciliano di mangiarla.
In granita e in gelato dà un risultato che lo zucchero non dà: la mannite ha un effetto rinfrescante sulla lingua, e la sensazione di freddo si accentua. A Castelbuono le gelaterie lo sanno da sempre.
Nel caffè e nelle tisane funziona benissimo, e in questo caso l'aroma balsamico è un valore. Nei lievitati la usano i pasticceri della zona: il panettone alla manna è diventato un prodotto identitario di Castelbuono.
Un'avvertenza onesta sulle quantità: il mannitolo in dosi elevate, indicativamente sopra i venti-trenta grammi per un adulto, ha un effetto lassativo osmotico, ed è esattamente l'uso che ne faceva la farmacia. Nei pochi grammi che si usano in cucina il problema non si pone.
Abbinamenti
La manna va con i vini dolci siciliani senza sforzo: Malvasia delle Lipari, Passito di Pantelleria, Moscato di Noto. Con un dolce alla manna e ricotta, la Malvasia è la scelta più equilibrata perché non copre l'aroma balsamico.
Con il caffè e con gli amari funziona bene per contrasto: la nota fresca della mannite pulisce il palato.
In cucina gli abbinamenti nativi sono siciliani e prevedibili solo in apparenza: ricotta di pecora, mandorle di Avola, pistacchio di Bronte, agrumi, cannella, gelso nero. Meno ovvi ma solidi: cioccolato fondente, fichi freschi, formaggi erborinati, e una spolverata su una granita al limone, dove la nota mentolata amplifica il freddo invece di addolcirlo soltanto.
Quanto costa
La manna cannolo, la qualità più pura, costa fra gli 80 e i 130 euro al chilo. Sugli scaffali si trova quasi sempre in confezioni piccole, da 30 a 100 grammi, che stanno fra i 6 e i 15 euro. La manna in rottame o in frammenti sta invece fra i 35 e i 60 euro al chilo.
Sono cifre che si spiegano da sole guardando il lavoro. Un uomo sale su un terrazzamento a fare tagli a mano ogni tre giorni per sei settimane, e una pianta rende uno-due chili a stagione. La produzione totale delle Madonie si misura in poche tonnellate l'anno, per il mondo intero.
All'estero i prezzi salgono per il trasporto e la nicchia: 40-65 dollari alla libbra negli Stati Uniti, 70-115 sterline al chilo nel Regno Unito, quando si trova.
Un riferimento pratico che ridimensiona il numero: in cucina se ne usano cinque-dieci grammi per porzione. Una confezione da cinquanta grammi copre una decina di dolci, e il costo per porzione è più vicino a quello di una spezia che a quello di un dolcificante.
Come conservarlo
Il nemico è l'umidità, e non è un modo di dire: la manna è igroscopica e idrosolubile, e in un ambiente umido si appiccica, poi si impasta, poi cola.
Va tenuta in un barattolo di vetro a chiusura ermetica, al buio e all'asciutto, a temperatura ambiente. Così si conserva due anni senza perdere nulla. Non va messa in frigorifero, perché ogni volta che il barattolo esce si forma condensa all'interno.
Se l'ambiente è molto umido, come una cucina di mare in estate, conviene mettere nel barattolo una bustina di gel di silice alimentare, come si fa con lo zafferano e con il sale grosso.
Se i cannoli si sono ammorbiditi non sono persi: mezz'ora in forno a 40-50 gradi con lo sportello socchiuso li riasciuga. Se invece si sono fusi in un blocco unico e appiccicoso, si scioglie tutto in acqua tiepida e si usa come sciroppo, tenendolo in frigorifero per una settimana.
Non va mai maneggiata con le mani umide, e va prelevata con un cucchiaino asciutto.
Dove assaggiarlo
A Castelbuono, in provincia di Palermo, dentro il Parco delle Madonie. Il paese ha il castello dei Ventimiglia, una tradizione pasticcera solida e la manna in ogni forma possibile: nel gelato, nei lievitati, nei biscotti, e in barattolo nelle botteghe del centro.
A Pollina, l'altro comune produttore, a picco sul mare fra Cefalù e i Nebrodi: qui si può vedere la lavorazione nei frassineti e c'è un museo dedicato alla manna. Fra fine luglio e agosto è possibile assistere alle incisioni, che sono lo spettacolo vero.
Cefalù, sulla costa a mezz'ora di strada, è la base logistica più comoda, con il duomo normanno e le spiagge. Da lì si sale verso l'interno alle Petralie, a Geraci Siculo, a Piano Battaglia, e in un'ora si passa dal mare ai millesettecento metri.
Il periodo giusto è agosto se si vuole vedere il lavoro, mentre per comprare e mangiare va bene tutto l'anno: la manna è un prodotto secco e le botteghe la tengono sempre.
Ricette con questo prodotto
Domande frequenti
Che cos'è esattamente la manna?
È la linfa del frassino da manna, fatta uscire con incisioni orizzontali praticate sul tronco in estate e lasciata seccare all'aria fino a solidificare. Non è uno sciroppo né una resina: è uno zucchero, composto per oltre metà di mannite, cioè mannitolo.
È la stessa manna della Bibbia?
No. Il nome coincide, la sostanza no. La manna delle Madonie è un prodotto agricolo siciliano, ricavato dal Fraxinus ornus con una tecnica di incisione documentata da secoli e ancora praticata a mano.
Quando si raccoglie?
Da metà luglio ai primi di settembre, e solo in giornate asciutte. La manna è idrosolubile e un temporale estivo può cancellare il raccolto di una settimana intera: è questa fragilità, più del clima medio, a spiegare perché si produca solo qui.
Quanto dolcifica rispetto allo zucchero?
Circa la metà, quindi ne serve il doppio in peso per ottenere la stessa dolcezza. Ha però un aroma proprio, fresco e quasi mentolato, che resta nel piatto: è un dolcificante con un carattere, non un sostituto neutro dello zucchero.
Ha effetti lassativi?
Il mannitolo è un lassativo osmotico, ed è stato l'uso farmaceutico della manna per secoli. L'effetto compare indicativamente sopra i venti-trenta grammi in un adulto. Nelle quantità dell'uso in cucina, cinque-dieci grammi a porzione, non si pone.