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La Selezione · Sicilia

Madonie: dove mangiare e dormire

Un massiccio di quasi duemila metri a mezz'ora dal mare di Cefalù, con faggete, borghi svuotati e la sola produzione di manna rimasta in Europa. È la Sicilia che nessuno fotografa, e proprio per questo si mangia ancora come si mangiava.

Le Madonie sono la seconda montagna della Sicilia dopo l'Etna: Pizzo Carbonara arriva a poco meno di duemila metri, e sopra i mille e cinquecento ci sono faggete, agrifogli secolari e neve per settimane. Stanno in provincia di Palermo, subito dietro la costa tirrenica, tanto che da Castelbuono si vede il mare e in quaranta minuti si è a Cefalù. Questa vicinanza è la cosa che più sorprende chi arriva: si passa da una spiaggia affollata a una faggeta a millecinquecento metri nel tempo di un caffè.

Il parco regionale è del 1989 e dal 2015 il territorio fa parte della rete dei geoparchi UNESCO, per via di una successione di rocce che copre duecento milioni di anni in pochi chilometri quadrati. Dentro ci sono quindici comuni, e sono paesi che vanno visti per quello che sono: Castelbuono con il castello dei Ventimiglia e una vitalità reale; Petralia Soprana, a più di mille metri, con la piazza affacciata sul vuoto; Petralia Sottana sede del parco; Polizzi Generosa aggrappata su uno sperone; Gangi che si vede da lontano come un cono di case; Geraci Siculo, Isnello, Collesano, Pollina, San Mauro Castelverde. Molti hanno perso metà degli abitanti in cinquant'anni, e questo si legge nelle case vuote e nelle scuole chiuse.

Due avvertenze pratiche. La prima è che qui non si viene per il mare: chi vuole la spiaggia dorma a Cefalù e salga in giornata, chi vuole le Madonie dorma in quota e scenda al mare quando gli va, ma pretendere entrambe le cose dalla stessa base significa fare due ore di curve al giorno. La seconda è che d'inverno fa freddo sul serio, nevica, e le strade di crinale possono chiudere: la cartolina della Sicilia calda non vale sopra i mille metri. In compenso è in inverno che si mangiano le cose migliori.

Come si mangia qui

La cucina madonita è di montagna, quindi non è la Sicilia dei cannoli e del pesce spada. È fatta di pane, formaggio, legumi, maiale, funghi ed erbe selvatiche, con l'olio buono che arriva dalle colline sotto e il pomodoro usato con parsimonia. Il piatto quotidiano è la pasta con ricotta o con i legumi, il maccu di fave, la frascatula, che è una polenta di grano duro con verdure, e le minestre di ceci e finocchietto. La carne è di capretto e di agnello, arrostita o in umido, e di maiale.

Sul formaggio comanda la provola delle Madonie, che è pasta filata di latte vaccino, spesso di razza cinisara o modicana, lavorata a mano e legata con una cordicella che le dà la forma a pera con la testina in cima. È presidio Slow Food e non va confusa con la provola dei Nebrodi, che è un'altra montagna e un altro prodotto. Da fresca è dolce e elastica, stagionata diventa piccante e si grattugia. Nei caseifici della zona si assiste alla filatura la mattina presto, e chi vuole capire cosa distingue una provola artigianale da una industriale deve vedere quel gesto una volta. Accanto ci sono la tuma, il primo sale e la ricotta del giorno, e a Polizzi si trova ancora lo sfoglio, un dolce di pasta con dentro tuma fresca, cioccolato e cannella che è un incrocio fra dolce e salato come se ne fanno pochi.

Dei legumi, il più noto è la fasola badda di Polizzi Generosa: un fagiolo grosso e tondo con due ecotipi, quello bianco con una macchia rossa attorno all'ilo e quello scuro, coltivato solo in una manciata di ettari attorno al paese, con raccolta a mano. È presidio, costa parecchio e finisce presto: si mangia lessato con l'olio, in minestra, o con la pasta. Sul maiale, la razza autoctona è il suino nero, allevato allo stato semibrado nei boschi tra Madonie e Nebrodi, che dà salsicce, capocolli e prosciutti dal grasso giallo e dal sapore molto marcato; anche questo è presidio, e anche questo va cercato dal produttore perché nei negozi turistici circola molta salsiccia generica venduta con lo stesso nome.

Poi c'è la manna, che è la cosa per cui questo territorio è unico in Europa. È la linfa che esce dai frassini quando la corteccia viene incisa con un coltello ricurvo, tra luglio e settembre, nelle giornate secche: cola, si rapprende all'aria e diventa una stalattite bianca che viene staccata e venduta. Si produce ancora solo a Castelbuono e a Pollina, su pochi ettari, con un lavoro manuale che richiede di salire sulla pianta pianta dopo pianta e che quasi nessuno vuole più fare. La manna in cannolo, cioè le stalattiti intere, è la qualità migliore; quella in sorte è il residuo raccolto da terra. Ha un dolce lieve, vagamente di miele e di legno, ed è un dolcificante naturale a basso indice glicemico usato anche in farmacia come blando lassativo. Va detto senza retorica: costa molto, la produzione è minima, e sul mercato si trovano prodotti presentati come manna che con la manna delle Madonie non c'entrano niente. Comprarla dai produttori di Castelbuono, dove esiste anche un piccolo museo dedicato, è l'unico modo sensato. Sempre a Castelbuono si mangia la testa di turco, sfoglia fritta a strati riempita di crema di latte e cannella, che è il dolce del paese.

La Selezione Agrofood

Aziende agricole con ospitalità

Strutture reali del territorio, verificate una per una sul loro sito. Quello che leggi è quanto dichiarano loro: la visita della redazione non c'è ancora stata, e quando ci sarà lo scriveremo.

Bergi

Castelbuono (PA)

Azienda biologica di circa cento ettari sulla statale per Geraci Siculo, con frutteti, uliveti, frassini da manna e orti: produce olio extravergine, miele, confetture, conserve e liquori. Camere di più tipologie, una villa indipendente, ristorante con i prodotti aziendali e piscina.

agriturismobergi.com

Antico Feudo San Giorgio

Polizzi Generosa (PA)

Azienda agrituristica a conduzione familiare in contrada San Giorgio, sulla statale 120 dentro il Parco delle Madonie: quattordici alloggi fra camere e appartamenti attorno a una corte, ristorante e attività didattiche agricole per le scuole.

anticofeudosangiorgio.com

Masseria Sciaritelle

Petralia Sottana (PA)

Masseria del 1859 in contrada Casale, dentro il parco: sei camere con bagno privato, piscina e bagno turco, e cucina siciliana preparata con i prodotti biologici dell'orto aziendale.

masseriasciaritelle.com

Casale Drinzi

Collesano (PA)

Agriturismo in contrada Drinzi che lavora ortaggi di montagna, carni e selvaggina, con prodotti dei presidi Slow Food e materie prime del territorio. Ristorante con forno a legna e alcune camere per il pernottamento.

casaledrinzi.it

I prodotti di questo territorio

Le esperienze da fare

Il parco è la ragione principale per salire. La rete di sentieri parte dai rifugi e dai paesi e copre tutte le difficoltà: il piano Battaglia è il nodo centrale, da cui si sale a Pizzo Carbonara in un paio d'ore su terreno carsico dove è facile perdere il sentiero con la nebbia; il vallone Madonna degli Angeli, sopra Polizzi, custodisce gli ultimi esemplari spontanei di abete dei Nebrodi rimasti al mondo, poche decine di piante scampate al disboscamento; la faggeta di Piano Sempria sopra Castelbuono è la passeggiata più semplice e la migliore da fare in famiglia. Il parco ha guide autorizzate e vale la pena usarle, perché la segnaletica è discontinua.

Sul cibo, le attività concrete sono tre. La visita ai caseifici, che va fatta all'alba se si vuole vedere la filatura, e che nella maggior parte dei casi si concorda per telefono il giorno prima. L'incisione dei frassini da manna, tra luglio e settembre, che alcune aziende di Castelbuono e Pollina mostrano su richiesta: è un lavoro lento, in salita, sotto il sole, e vederlo spiega perché la manna costa quello che costa. La raccolta dei funghi in autunno, che è regolamentata con permessi e limiti giornalieri: il porcino delle Madonie è abbondante, ma c'è anche il fungo di ferla, un pleuroto che cresce sulle ombrellifere e che è raro e protetto.

I borghi si visitano a piedi in mezza giornata l'uno. Castelbuono ha il castello dei Ventimiglia con una cappella decorata dai Serpotta ed è il centro più vivo, con botteghe aperte tutto l'anno; a fine estate ospita un festival musicale che riempie il paese per tre giorni e in quei giorni non si trova posto da nessuna parte. Petralia Soprana e Gangi sono i due borghi più fotografati e i meno serviti. Polizzi ha un museo naturalistico e un centro storico intatto.

Due cose fuori tema ma vicine. La prima è Cefalù, quaranta minuti a valle: il duomo normanno con il mosaico del Cristo Pantocratore è tra le cose più importanti della Sicilia, ma il resto del paese in agosto è una macchina turistica con prezzi doppi rispetto alla montagna. La seconda è il circuito della Targa Florio, la corsa automobilistica che dal 1906 correva su queste strade passando per Collesano e Cerda: a Collesano c'è un museo, e le curve sono ancora quelle.

Il calendario dell'anno

Da dicembre a marzo sulle Madonie nevica, e le stazioni di Piano Battaglia aprono quando la neve regge: non è uno sci di livello alpino, è uno sci breve e incerto, e conviene considerarlo un extra e non un motivo di viaggio. In compenso è la stagione delle minestre, del maiale, dei formaggi stagionati e delle arance che arrivano dalla piana sotto. Molte strutture di montagna chiudono, quindi va verificato tutto prima.

Aprile e maggio sono splendidi per camminare: le fioriture in quota sono spettacolari, le temperature stanno tra i quindici e i venti gradi, la neve residua resta solo sui versanti nord. In tavola arrivano il capretto pasquale, le fave fresche e le prime ricotte abbondanti.

Giugno, luglio e agosto sono la stagione della manna: l'incisione dei frassini si fa nelle settimane più secche e il lavoro va avanti fino a settembre. È anche il periodo in cui le Madonie diventano il rifugio di chi non regge il caldo della costa, con venti gradi di differenza rispetto a Palermo nelle ore centrali. Ad agosto i paesi si riempiono di emigrati che tornano, le feste patronali si susseguono e la vita nei borghi raddoppia. La controindicazione è che in quel mese la Sicilia intera è cara e prenotata.

Settembre e ottobre sono probabilmente il momento migliore. Finisce la manna, cominciano i funghi, si vendemmia nelle poche vigne della zona, le faggete cambiano colore e i sentieri sono liberi. Novembre porta l'olio nuovo dai frantoi delle colline sotto (Collesano, Caltavuturo, Sciara), le castagne e i primi freddi, e i paesi tornano a essere quello che sono per nove mesi l'anno: posti piccoli, quieti e con pochissimi ristoranti aperti.

Come arrivare e muoversi

L'accesso naturale è l'autostrada A19 Palermo-Catania, con le uscite di Scillato, Tremonzelli e Irosa che salgono verso il versante interno, oppure l'A20 Palermo-Messina lungo la costa con l'uscita di Castelbuono per il versante nord. Da Palermo a Castelbuono si impiega poco più di un'ora, a Petralia un'ora e venti. Le strade interne sono provinciali strette e a curve, spesso con manto irregolare e senza illuminazione: le distanze in chilometri ingannano, e tra due paesi che si vedono a occhio nudo possono esserci quaranta minuti.

In treno la linea tirrenica Palermo-Messina ha una stazione a Castelbuono, che però sta a valle, a diversi chilometri dal paese, e va collegata con autobus o taxi; stessa cosa per Cefalù, che è invece in centro ed è la stazione più comoda in assoluto. Dall'interno non passa nessuna ferrovia utile: la vecchia linea per Petralia non è un'opzione.

Gli autobus di linea collegano Palermo ai centri principali delle Madonie con una o due corse al giorno, pensate per i pendolari e non per i visitatori. Senza auto il territorio è di fatto inaccessibile: le masserie, i caseifici, i sentieri e i frassineti stanno tutti fuori dai paesi. Chi arriva in aereo noleggi a Palermo.

L'aeroporto di riferimento è Palermo Punta Raisi, a circa un'ora e mezza dai paesi madoniti, collegato a Palermo centrale da un treno frequente. Catania è a due ore e mezza ed è un'alternativa reale se il volo conviene. Il porto di Palermo riceve traghetti da Napoli, Genova e Tunisi, e per chi viaggia con la propria auto è la soluzione più pratica.

Una nota sulle condizioni invernali: sopra i mille metri, tra dicembre e marzo, la neve può chiudere i tratti di crinale, in particolare la salita a Piano Battaglia. Le catene in auto sono obbligatorie per legge in quel periodo su diverse provinciali, e non è una formalità.

Domande frequenti

Che cos'è esattamente la manna e dove si compra?

È la linfa che essuda dai frassini quando la corteccia viene incisa con un coltello nelle giornate secche di luglio, agosto e settembre; cola lungo il tronco, si rapprende all'aria e forma stalattiti bianche che vengono staccate a mano. È l'unica produzione rimasta in Europa e si concentra su pochi ettari nei territori di Castelbuono e Pollina. La qualità migliore è la manna in cannolo, cioè le stalattiti intere; il resto viene raccolto da terra o su fogli. Ha un sapore dolce leggero, tra il miele e il legno, e si usa come dolcificante o in pasticceria. Va comprata dai produttori del posto o nelle botteghe che sanno indicare da quale frassineto viene: sul mercato circolano prodotti generici venduti con lo stesso nome.

Le Madonie si possono visitare partendo da Cefalù?

Sì, ed è quello che fa la maggior parte dei visitatori, ma con dei limiti. Da Cefalù a Castelbuono ci sono quaranta minuti, a Petralia poco più di un'ora, tutta su strade a curve. Andare e tornare in giornata funziona per un solo paese e un solo sentiero, non per di più. Chi vuole vedere i caseifici all'alba, l'incisione della manna o camminare in quota deve dormire in montagna almeno una notte. Il contrario funziona meglio: base sulle Madonie, dove si spende molto meno, e discesa al mare quando serve. In agosto la differenza di prezzo tra una camera a Cefalù e una a Petralia è netta.

In che stagione si trovano i funghi?

Da settembre a novembre, con il picco che dipende dalle piogge di fine estate: se piove a inizio settembre, i porcini arrivano entro tre settimane. Le faggete e i querceti del parco sono zone produttive e la raccolta è regolamentata dall'ente parco con permessi, quantità massime giornaliere e giorni di divieto, quindi chi vuole raccogliere deve informarsi prima. Oltre al porcino, in queste montagne cresce il fungo di ferla, un pleuroto legato a piante ombrellifere che è raro e per il quale valgono tutele specifiche. Nei ristoranti dei paesi, in autunno, i funghi sono la voce di menù più affidabile.

La provola delle Madonie è la stessa cosa del caciocavallo?

Appartengono alla stessa famiglia, quella delle paste filate stagionate, ma non sono lo stesso prodotto. La provola delle Madonie è di latte vaccino, spesso di razze locali, ha la forma a pera con la testina legata dalla cordicella e una stagionatura che va da poche settimane a diversi mesi; è un presidio legato a un'area ristretta e a una lavorazione manuale. Il caciocavallo è un nome generico usato in tutto il sud per formaggi analoghi, con disciplinari e denominazioni diverse a seconda della regione. Sulle Madonie va anche distinta dalla provola dei Nebrodi, che viene dal massiccio confinante e ha caratteristiche proprie: sono due prodotti vicini che i produttori tengono ben separati.