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Confetti di Sulmona

Una mandorla Pizzuta d'Avola ricoperta di solo zucchero e acqua, senza amido, senza farina e senza gelatina: è questo a distinguere i confetti di Sulmona da tutti gli altri. Si riconoscono dalla forma affusolata, che segue la mandorla invece di nasconderla.

Abruzzo
Confetti di Sulmona, dolce dell'Abruzzo
Confetti di Sulmona, dolce dell'AbruzzoClaro48 at Italian Wikipedia · Public domain
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Che cos'è

Il confetto di Sulmona è una mandorla intera rivestita da decine di strati sottilissimi di zucchero. Gli ingredienti sono due: mandorle e zucchero, con l'acqua che serve solo a sciogliere il secondo.

Quello che definisce la scuola sulmonese è ciò che non c'è dentro. Nella confettatura industriale si usano amido, farina o gelatina per gonfiare il rivestimento e ridurre i tempi: il risultato è un guscio spesso, tondo e più leggero, con dentro una mandorla piccola o spezzata. A Sulmona il rivestimento è zucchero e basta, e per questo resta sottile e aderente.

La conseguenza si vede a occhio nudo ed è il modo più rapido per riconoscerli. Un confetto di Sulmona è affusolato, ovale, con le due punte accennate: ha la forma della mandorla che contiene, perché lo strato di zucchero è troppo sottile per cambiarla. Un confetto perfettamente sferico contiene amido oppure un nocciolo molto più piccolo di quello che sembra.

La mandorla di riferimento è la Pizzuta d'Avola, siciliana, dalla forma appuntita e dal guscio duro, scelta perché è compatta, poco oleosa e non irrancidisce sotto zucchero. Nei confetti migliori la mandorla pesa il sessanta per cento circa del prodotto finito; in quelli industriali si scende sotto il quaranta.

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Dove nasce

Sulmona sta in Abruzzo, nella Valle Peligna, in una conca circondata dalle montagne del Parco Nazionale della Majella. È la città di Ovidio, e da almeno cinque secoli è la città dei confetti.

La tradizione locale fa risalire la lavorazione alle monache del monastero di Santa Chiara, che avvolgevano i confetti in fili di seta per comporre fiori e rosari da regalare nelle occasioni solenni. È da lì che nascono i fiori di confetti, i mazzi di margherite, rose e spighe fatti legando i confetti uno a uno con filo di ferro e tulle, che ancora oggi riempiono le vetrine del centro e si vedono composti a mano dietro i banchi.

La produzione documentata è ininterrotta dal Quattrocento. Nel 1783 nasce la confetteria Pelino, che è ancora in attività e ospita un museo dell'arte confettiera dove si vedono le bassine di rame, i macchinari ottocenteschi e i documenti della lavorazione.

Il motivo per cui questa città e non un'altra è geografico e climatico: la conca di Sulmona ha aria secca e ventilata, e la confettatura richiede esattamente questo. Con umidità alta lo zucchero non asciuga tra uno strato e l'altro e il confetto resta appiccicoso.

Da Sulmona i confetti sono entrati in tutti i riti di passaggio italiani. Il matrimonio prima di tutto: cinque confetti bianchi in una bomboniera, numero dispari e indivisibile, che rappresentano salute, ricchezza, felicità, fertilità e lunga vita. Poi i colori per le altre occasioni: rosso per la laurea, azzurro e rosa per le nascite, verde per il fidanzamento, argento per il venticinquesimo, oro per il cinquantesimo.

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Come si produce

La lavorazione si chiama confettatura e si fa nelle bassine, grandi caldaie di rame a forma di sfera inclinata che ruotano lentamente. Dentro ci sono le mandorle, tostate leggermente e raffreddate.

L'operaio cola lo sciroppo di zucchero a filo, con un mestolo, mentre la bassina gira. Lo sciroppo si distribuisce sulle mandorle in movimento e asciuga con aria calda; poi si cola il giro successivo. Ogni passaggio deposita uno strato di frazioni di millimetro, e ne servono decine.

Il tempo è la variabile che nessuno può comprimere. Un confetto di buona qualità richiede da tre a cinque giorni di lavorazione; le versioni più fini arrivano a una settimana. Accelerare significa depositare strati troppo spessi che non asciugano al cuore, e il confetto poi si crepa.

La lisciatura finale è la fase che dà la superficie. Si lavora con sciroppi sempre più diluiti fino a ottenere un guscio uniforme e opaco; i confetti a riccio, invece, si fermano prima e conservano una superficie irregolare e granulosa che è un genere a sé.

I colori si aggiungono negli ultimi strati. Nei laboratori seri sono coloranti alimentari dosati al minimo, perché il bianco naturale dello zucchero è il riferimento e ogni pigmento in eccesso si vede subito sotto la luce.

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Come riconoscerlo

La forma è il primo test e il più affidabile. Un confetto di Sulmona è ovale e affusolato, con le punte appena accennate: si vede che dentro c'è una mandorla intera. Se il confetto è perfettamente sferico, il guscio è stato gonfiato con amido o farina.

Il secondo test è il peso. A parità di dimensioni un confetto vero è più pesante, perché la mandorla è più densa del rivestimento. Una manciata che sembra leggera è una manciata di zucchero.

Il terzo è il morso. Lo strato di zucchero deve rompersi netto e sottile, e sotto deve esserci una mandorla intera, non due metà rimesse insieme. Un guscio spesso che si sbriciola in bocca prima di arrivare al nocciolo è il difetto tipico dei confetti da grande distribuzione.

Poi ci sono gli ingredienti, che vanno letti sempre: mandorle e zucchero. Amido, farina, gelatina, gomma arabica in quantità e aromi sono tutti indizi di una lavorazione veloce. Nei confetti al cioccolato l'unica aggiunta legittima è il cioccolato stesso.

Infine il colore. Il bianco dei confetti da matrimonio è avorio, non ottico: un bianco brillante e uniformissimo, o una superficie lucida come plastica, indica trattamenti di finitura che la scuola sulmonese non usa.

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Come si usa in cucina

I confetti non si cucinano, si regalano. La regola più radicata è quella del numero: cinque per bomboniera, dispari e indivisibile, uno per ciascuno degli auguri che si fanno agli sposi. Tre si usano per i battesimi in alcune zone, sette e nove per le occasioni più solenni.

I colori sono un codice preciso e a Sulmona lo rispettano tutti: bianco per il matrimonio, rosso per la laurea, azzurro e rosa per le nascite, verde per il fidanzamento, argento per le nozze d'argento, oro per quelle d'oro. Il confetto colorato regalato per l'occasione sbagliata è un errore che in Abruzzo notano.

I fiori di confetti sono l'altra faccia della tradizione: margherite, rose, spighe e mazzi interi composti legando i confetti con filo di ferro rivestito e tulle. Si comprano già fatti oppure si ordinano su misura, e nei negozi del centro si vedono comporre a mano.

Gli usi da tavola esistono ma sono pochi e onesti: tritati grossolanamente sopra un semifreddo o un gelato al fiordilatte, dove aggiungono croccante e mandorla; oppure serviti a fine pasto con il caffè, che è il modo in cui li mangiano a Sulmona quando non c'è nessuna cerimonia di mezzo.

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Abbinamenti

Il confetto è dolce e asciutto, quindi chiede qualcosa di fresco o di alcolico. A fine pasto va con il caffè, ed è l'abbinamento quotidiano.

Nelle cerimonie si servono con gli spumanti dolci, che è la scelta corretta: un metodo classico brut sui confetti diventa acido, mentre un Asti o un Moscato dolce regge lo zucchero senza combattere.

Restando in Abruzzo, il passito di Montepulciano e il Cerasuolo d'Abruzzo dolce sono gli abbinamenti locali; con i confetti al cioccolato fondente funziona bene anche un rosso da meditazione o un Marsala.

Con i liquori l'accostamento più riuscito è quello con la genziana abruzzese, amara e vegetale, che pulisce completamente la bocca dal dolce. Da evitare i vini bianchi secchi e le bollicine molto acide.

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Quanto costa

A Sulmona i confetti artigianali di mandorla costano tra 18 e 30 euro al chilo, con differenze legate alla pezzatura e alla percentuale di mandorla. Le lavorazioni più fini, dove il rivestimento è sottilissimo e la mandorla domina, stanno nella parte alta della forbice.

I confetti industriali da grande distribuzione stanno tra 8 e 14 euro al chilo. Il divario si spiega quasi tutto con due voci: il costo della mandorla Pizzuta d'Avola rispetto a mandorle generiche, e i giorni di bassina che l'industria comprime a poche ore usando amido.

I fiori di confetti si pagano a pezzo e non a peso: una margherita singola sta tra 2 e 5 euro, un mazzo composto tra 20 e 60, e le composizioni da cerimonia su misura molto di più. È artigianato, e il tempo di montaggio pesa più dello zucchero.

All'estero i confetti di Sulmona si trovano quasi solo nei negozi italiani: tra 14 e 25 dollari alla libbra negli Stati Uniti, tra 25 e 40 sterline al chilo nel Regno Unito. Sotto quelle cifre si compra un'altra cosa.

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Come conservarlo

Il nemico è l'umidità, non il tempo. Lo zucchero è igroscopico: in un ambiente umido la superficie si opacizza, diventa appiccicosa e i confetti si attaccano tra loro. Vanno tenuti in un contenitore chiuso, in dispensa, lontano da fonti di calore e dalla luce diretta.

Mai in frigorifero. La condensa che si forma quando il confetto passa dal freddo all'aria di casa è esattamente ciò che rovina il rivestimento. Per lo stesso motivo non si congelano.

Chiusi e ben conservati durano dai dodici ai diciotto mesi. Il limite non è la sicurezza ma la mandorla, che con il tempo perde croccantezza e può prendere una nota di rancido: i confetti al cioccolato hanno una vita più breve, sei-otto mesi, e sopra i venticinque gradi affiorano di burro di cacao.

Le bomboniere già confezionate in tulle si conservano allo stesso modo, ma il tessuto lascia passare l'umidità: se devono restare mesi in attesa di una cerimonia, meglio tenerle in una scatola chiusa.

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Dove assaggiarlo

Sulmona si gira a piedi in mezza giornata. Corso Ovidio la attraversa tutta, e le vetrine dei confettieri con i fiori di confetti si susseguono una dopo l'altra; in piazza Garibaldi c'è l'acquedotto medievale ad arcate, uno dei più belli d'Italia, e lo stesso spiazzo ospita il mercato.

La tappa che spiega il prodotto è il museo dell'arte confettiera della fabbrica Pelino, dove si vedono le bassine di rame, le macchine ottocentesche e i documenti di una lavorazione che in città non si è mai interrotta dal Quattrocento.

Due momenti dell'anno valgono il viaggio. La Domenica di Pasqua, in piazza Garibaldi, si celebra la Madonna che scappa: la statua della Vergine viene portata di corsa attraverso la piazza in una processione che dura pochi secondi ed è attesa tutto l'anno. L'ultima domenica di luglio c'è invece la Giostra Cavalleresca, il torneo storico tra i sestieri e i borghi della città.

Intorno c'è la Valle Peligna e sopra la Majella, con gli eremi di Celestino V scavati nella roccia e i borghi di Pacentro e Introdacqua a pochi chilometri.

Ricette con questo prodotto

Domande frequenti

Cosa distingue i confetti di Sulmona dagli altri?

Il rivestimento è fatto solo di zucchero e acqua, senza amido, farina o gelatina. Per questo resta sottile e il confetto conserva la forma affusolata della mandorla che contiene. Un confetto perfettamente sferico ha un guscio gonfiato con altri ingredienti o una mandorla molto più piccola.

Che mandorla si usa?

La Pizzuta d'Avola, siciliana, appuntita e compatta, scelta perché è poco oleosa e non irrancidisce sotto lo zucchero. Nei confetti migliori pesa circa il sessanta per cento del prodotto finito; in quelli industriali si scende sotto il quaranta.

Perché nelle bomboniere se ne mettono cinque?

Perché è un numero dispari e indivisibile, come dovrebbe essere l'unione degli sposi, e perché i cinque confetti rappresentano salute, ricchezza, felicità, fertilità e lunga vita. Per altre occasioni si usano tre, sette o nove.

Come si conservano?

In un contenitore chiuso, in dispensa, al riparo da umidità, calore e luce diretta. Mai in frigorifero: la condensa rovina il rivestimento di zucchero. Durano dodici-diciotto mesi, meno se sono al cioccolato.

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