agrofood.ITEN
Dolci

Sfogliatella

La sfogliatella è il dolce napoletano più difficile da fare e il più facile da riconoscere: un ventaglio di sfoglie sottilissime, croccante, riempito di semolino, ricotta e arancia candita. Esiste in due forme, riccia e frolla, e non sono la stessa cosa con un vestito diverso.

Campania
Sfogliatella, dolce della Campania
Sfogliatella, dolce della CampaniaAlpha · CC BY-SA 2.0
01

Che cos'è

La sfogliatella riccia è una conchiglia di pasta stesa in un foglio lunghissimo, unta di strutto, arrotolata in un cilindro, riposata, tagliata a dischi e infine aperta a mano in un cono che accoglie il ripieno. Cotta, le sfoglie si separano in decine di lamelle sovrapposte che si sbriciolano al morso: la forma a ventaglio non è decorativa, è il risultato meccanico di quel rotolo.

La sfogliatella frolla è invece un guscio di pasta frolla, tondo e liscio, con lo stesso ripieno. Non è una versione economica né una scorciatoia: è un dolce parallelo, nato dopo, morbido dove l'altra è croccante, e a Napoli ha i suoi sostenitori tanto quanto la riccia.

Il ripieno è identico in entrambe, ed è la parte che nessuno guarda e che decide tutto: semolino cotto nel latte, ricotta di pecora setacciata, zucchero, uovo, cubetti di arancia candita, cannella e vaniglia.

02

Dove nasce

Il monastero di Santa Rosa da Lima, a Conca dei Marini sulla costiera amalfitana, nel Seicento. La tradizione racconta di una monaca che, con semola avanzata dal pranzo, latte, frutta secca e zucchero, avrebbe costruito il primo dolce di questa famiglia, cotto dentro due strati di pasta a forma di cappuccio.

Il passaggio a Napoli è ottocentesco e si attribuisce a Pasquale Pintauro, che nel 1818 avrebbe ottenuto la ricetta e l'avrebbe adattata nella sua bottega di via Toledo, eliminando la crema in superficie e stringendo la forma. Da lì nasce la riccia come la conosciamo.

La Santarosa originale non è scomparsa: si fa ancora in costiera, più grande, con una cresta di crema pasticciera e un'amarena sopra, e a Conca dei Marini le si dedica una festa a inizio agosto. Chi conosce solo la riccia napoletana la trova quasi un altro dolce.

03

Come si produce

L'impasto è severo: farina forte, acqua, sale, un po' di miele o zucchero, niente grassi. Si lavora a lungo, si lascia riposare almeno un'ora, poi si stende, con la sfogliatrice o, nelle botteghe che ancora lo fanno, a mano, fino a ottenere un foglio lungo diversi metri e sottile come carta.

Il foglio si unge generosamente di strutto ammorbidito e si arrotola su sé stesso formando un cilindro compatto. Il cilindro riposa in frigorifero almeno dodici ore, e questa sosta non è negoziabile: serve al glutine per rilassarsi e allo strutto per rassodarsi, e senza di essa i dischi non si aprono.

Si taglia il cilindro a fette di poco più di un centimetro. Ogni disco si apre con i pollici, ruotandolo, fino a farne un cono cavo a strati concentrici. Dentro va una noce di ripieno, si richiude pizzicando i bordi, si spennella di strutto e si inforna a 200-220 gradi per venticinque minuti.

La frolla salta tutto questo: si fodera uno stampo tondo con la frolla, si riempie, si chiude e si cuoce. Un'ora contro due giorni.

04

Come riconoscerlo

La riccia deve avere sfoglie visibili, numerose e separate, non tre o quattro strati spessi. Al morso deve fare rumore e lasciare briciole: se cede senza croccantezza, è ferma da ore o è stata conservata in vetrina refrigerata.

Il colore giusto è ambrato scuro, quasi bruciato sulle punte delle sfoglie esterne. Le sfogliatelle pallide e uniformi sono cotte poco, e la pasta cruda dentro resta gommosa.

Il ripieno si giudica dalla grana e dal profumo. Deve sentirsi il semolino, una leggera ruvidezza, e devono comparire cubetti di arancia candita veri, non una pasta arancione uniforme. La cannella deve arrivare in coda, discreta. Un ripieno liscio, dolcissimo e senza pezzi indica un preparato industriale.

Ultimo segnale, il migliore di tutti: il calore. Le pasticcerie napoletane serie tengono le sfogliatelle in una vetrina calda e le vendono tiepide. Una riccia fredda è un'altra cosa.

05

Come si usa in cucina

In casa la riccia è una delle poche preparazioni della pasticceria italiana che si può ragionevolmente sconsigliare: richiede una sfogliatrice, due giorni, e una manualità che si acquisisce solo ripetendo. La frolla, invece, è alla portata di chiunque sappia fare una crostata.

Il ripieno si prepara il giorno prima. Si porta a bollore mezzo litro di latte con un pizzico di sale, si versa a pioggia 150 grammi di semola rimacinata mescolando senza sosta, si cuoce cinque minuti finché non si stacca, si fa raffreddare. Poi si unisce a 250 grammi di ricotta di pecora setacciata, 150 di zucchero, un uovo, 80 grammi di arancia candita a cubetti piccoli, cannella e vaniglia.

La ricotta deve essere di pecora e ben scolata: quella vaccina rende il ripieno acquoso e piatto, e la sfogliatella si bagna dall'interno.

Se si comprano già fatte e si vogliono servire come si deve, cinque minuti in forno a 180 gradi le rimettono in sesto meglio di qualunque altro trattamento.

06

Abbinamenti

A colazione, come si fa a Napoli, un espresso e nient'altro. Il caffè napoletano, estratto corto e servito bollente, è costruito esattamente per questo tipo di dolce.

A fine pasto funziona un passito agrumato: un Moscato di Pantelleria regge la cannella e l'arancia candita meglio di un moscato del Nord, più floreale. Sulla frolla, più burrosa e meno croccante, va anche un Vin Santo.

Da evitare gli abbinamenti con creme e salse: la sfogliatella è già completa e qualunque aggiunta la sbilancia. L'unica eccezione tollerata a Napoli è una spolverata extra di zucchero a velo, e neppure quella è unanime.

07

Quanto costa

In pasticceria a Napoli una sfogliatella riccia costa fra 1,80 e 2,50 euro, la frolla dieci o venti centesimi in meno. Pesano fra 80 e 110 grammi l'una, quindi si è fra i 20 e i 30 euro al chilo.

Nelle pasticcerie storiche del centro e nei bar della stazione il prezzo è lo stesso: è uno dei pochi dolci italiani su cui la posizione turistica non ha fatto scattare il ricarico, perché il consumo locale è troppo alto perché il prezzo si allontani.

Fuori Campania si sale a 3-4 euro al pezzo. Nei negozi surgelati si trovano ricce crude da cuocere in casa a 12-18 euro al chilo: sono una via di mezzo sensata, perché il problema della riccia è quasi sempre il tempo passato fra il forno e la bocca.

La Santarosa in costiera amalfitana costa fra 3 e 5 euro, ma è grande il doppio.

08

Come conservarlo

La riccia dura bene un'ora. Dopo tre ore ha perso la croccantezza, dopo un giorno è un altro dolce. È il motivo per cui a Napoli si compra al pezzo e si mangia sul posto, in piedi, con il tovagliolo.

Si conserva a temperatura ambiente, mai in frigorifero: l'umidità del frigo ammorbidisce le sfoglie in mezz'ora e il ripieno prende odori. Se proprio va conservata, un contenitore rigido, aperto, per non più di ventiquattro ore, e poi cinque minuti in forno a 180 gradi.

Si congela bene da cruda, formata e non cotta: in freezer dura due mesi e si inforna direttamente da congelata a 200 gradi per trenta minuti. Cotta e congelata, invece, il risultato è mediocre.

La frolla è molto più tollerante: due giorni a temperatura ambiente in un contenitore chiuso, senza perdere quasi nulla.

09

Dove assaggiarlo

Napoli, e nello specifico tre indirizzi storici che non si escludono a vicenda: la bottega di via Toledo legata al nome di Pintauro, la pasticceria di piazza San Domenico Maggiore nel centro antico, e la friggitoria-pasticceria dietro la stazione centrale che sforna ricce tutto il giorno e le vende calde. Quest'ultima è l'unico posto in cui la sfogliatella si mangia nella condizione ideale, cioè a pochi minuti dal forno.

La Galleria Umberto I e i bar di via Chiaia hanno un ottimo livello medio e code più corte.

Per la Santarosa bisogna andare in costiera: Conca dei Marini, dove è nata, e Amalfi, dove una pasticceria storica del lungomare l'ha rilanciata. La festa di inizio agosto a Conca dei Marini è il momento migliore.

Un suggerimento pratico: chiedi sempre se sono calde. A Napoli è una domanda normale, e la risposta cambia la giornata.

Ricette con questo prodotto

Domande frequenti

Qual è la differenza tra sfogliatella riccia e frolla?

L'involucro. La riccia è fatta di un foglio sottilissimo unto di strutto, arrotolato e aperto a mano, che in cottura si separa in decine di lamelle croccanti. La frolla è un guscio di pasta frolla, tondo e morbido. Il ripieno di semolino, ricotta e arancia candita è identico.

Perché la sfogliatella si mangia calda?

Perché il calore tiene le sfoglie separate e croccanti e ammorbidisce appena il ripieno. Raffreddandosi, l'umidità del ripieno migra nella pasta e in tre ore la riccia perde quasi tutta la croccantezza. Le pasticcerie napoletane serie la tengono in vetrina calda.

Che ricotta si usa per il ripieno?

Di pecora, ben scolata e setacciata. La ricotta vaccina è più acquosa e più neutra, rende il ripieno molle e piatto e bagna la pasta dall'interno. Se si trova solo vaccina, va lasciata sgocciolare in frigorifero per una notte.

Si può fare la sfogliatella riccia in casa?

Si può, ma serve una sfogliatrice per stendere un foglio lungo metri e sottile come carta, e due giorni fra riposo dell'impasto e riposo del rotolo. Chi vuole il sapore senza l'impresa faccia la frolla, che ha lo stesso ripieno e si prepara in un pomeriggio.

Sfogliatella e coda d'aragosta sono lo stesso dolce?

No. La coda d'aragosta usa il guscio della riccia, allungato, ma lo riempie di crema pasticciera o panna montata invece che di semolino e ricotta. È una creazione delle pasticcerie italoamericane, molto più dolce e molto meno speziata dell'originale.

Prodotti collegati

← Tutti i prodotti