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Campania

La Campania è la regione della pizza napoletana, della mozzarella di bufala e del pomodoro San Marzano, ma la sua cucina si divide fra la costa (pesce, limoni, pasta di Gragnano) e l'interno dell'Irpinia e del Sannio, dove comandano carne, castagne e i grandi vini bianchi.

Tutto in Campania nasce dai vulcani. Il Vesuvio, i Campi Flegrei e il Roccamonfina hanno coperto la pianura di suoli sciolti, ricchi di potassio, che danno ortaggi di sapore concentrato: il pomodorino del piennolo del Vesuvio DOP, che si appende in grappoli e dura fino a marzo; il San Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino DOP, con la buccia sottile e pochi semi, l'unico pelato che i disciplinari della pizza accettino; l'albicocca vesuviana, il cipollotto nocerino, il friarielli invernali. Attorno, la piana del Volturno e quella del Sele allevano la bufala mediterranea da cui nasce la mozzarella di bufala campana DOP, prodotto fresco che va mangiato entro poche ore dalla filatura.

Napoli è una cucina urbana e povera di carne, costruita su pasta, verdura e frittura. La pasta di Gragnano IGP nasce da una città sopra Castellammare dove i vicoli erano orientati per far passare il vento del mare e asciugare gli spaghetti stesi in strada. La pizza napoletana STG ha una regola che è anche una geografia: farina, acqua, sale, lievito, cottura in forno a legna a 430-480 gradi per sessanta-novanta secondi. Il ragù napoletano non è un ragù bolognese: è carne intera cotta nel pomodoro per cinque o sei ore, e la carne si mangia dopo, come secondo.

La costiera amalfitana e la penisola sorrentina sono un'altra cosa ancora: limoni IGP coltivati sui terrazzamenti a pergola, colatura di alici di Cetara DOP (la salsa di alici fermentate erede del garum romano), provolone del Monaco DOP stagionato sui Monti Lattari, scialatielli. A Cilento, dove Ancel Keys visse trent'anni a Pioppi studiando la dieta mediterranea, si mangia il fico bianco DOP, il cacioricotta di capra e le alici di menaica pescate con una rete a maglia larga che lascia passare il pesce piccolo.

L'interno è la Campania che i visitatori saltano e che i sommelier conoscono a memoria. In Irpinia, a 400-700 metri su suoli vulcanici e argillosi, nascono tre DOCG: Taurasi da aglianico, Greco di Tufo e Fiano di Avellino, bianchi capaci di invecchiare dieci anni. Attorno stanno la castagna di Montella IGP, la nocciola di Giffoni IGP, il caciocavallo podolico, i piatti di montagna a base di maiale e legumi. Il Sannio beneventano aggiunge la falanghina e l'aglianico del Taburno.

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AvellinoAVBeneventoBNCasertaCENapoliNASalernoSA
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Provincia per provincia

AV

Avellino

Tre DOCG in una provincia di montagna: sul tufo vulcanico dell'Irpinia l'aglianico di Taurasi si vendemmia a novembre.

  • Taurasi DOCGAglianico coltivato attorno a Taurasi, nella valle del Calore, su suoli vulcanici a 400-600 metri. Vendemmia tardiva e almeno tre anni di invecchiamento, di cui uno in legno; quattro per la riserva.
  • Greco di Tufo DOCG e Fiano di Avellino DOCGDue bianchi da vitigni diversi a pochi chilometri l'uno dall'altro: il greco sui terreni solfiferi di Tufo e Santa Paolina, il fiano sulle argille più fresche attorno ad Avellino, Lapio e Montefredane.
  • Castagna di Montella IGPCastagna piccola e tonda dei boschi del Terminio-Cervialto. Da questa nascono le castagne del prete, arrostite nel gratale sopra il fuoco di legna di castagno e poi reidratate con acqua.
  • Pecorino carmascianoFormaggio di latte di pecora prodotto tra Rocca San Felice e Guardia Lombardi, nella valle sulfurea della Mefite; le esalazioni del terreno segnano i pascoli e la stagionatura in grotta.
  • Tartufo nero di Bagnoli IrpinoTuber mesentericum e tuber aestivum cercati nelle faggete del Cervialto attorno a Bagnoli Irpino, dove la fiera si tiene a fine ottobre. Nota amarognola più marcata del nero di Norcia.
BN

Benevento

Interno appenninico senza mare: la Campania qui è falanghina, salsiccia rossa al peperone e torrone, non pomodoro e mozzarella.

  • Falanghina del SannioIl Sannio beneventano concentra buona parte della falanghina italiana, sulle colline di Solopaca, Guardia Sanframondi, Torrecuso e Sant'Agata de' Goti.
  • Aglianico del Taburno DOCGAglianico dei versanti del monte Taburno, intorno a Torrecuso, Foglianise e Bonea: l'unica denominazione garantita rossa della provincia.
  • Salsiccia rossa di CastelpotoCarne di maiale tagliata a coltello e impastata con peperoni dolci e piccanti seccati, che le danno il colore. Si produce a Castelpoto, pochi chilometri da Benevento.
  • Torrone di BeneventoMandorle o nocciole in miele e albume, lavorate in città dal Settecento. A San Marco dei Cavoti si taglia in barrette sottili e si copre di cioccolato fondente: è il croccantino.
  • MelannurcaMela piccola e croccante dell'entroterra campano, raccolta ancora verde e stesa sui melai, letti di paglia dove viene girata a mano per arrossare al sole.
CE

Caserta

La piana del Volturno alleva bufale; ad Aversa la vite sale sui pioppi e l'asprinio si vendemmia dalle scale.

  • Mozzarella di bufala della piana del VolturnoGli allevamenti tra Grazzanise, Castel Volturno e Mondragone stanno nel cuore storico della DOP campana, su terreni bonificati e paludosi. La cagliata si fila a mano in acqua bollente e si mozza a mano, da cui il nome.
  • Conciato romanoFormaggio di Castel di Sasso, sulle pendici del Monte Maggiore: si lava nell'acqua di cottura della pasta, si condisce con timo selvatico, peperoncino e aceto e si chiude a stagionare in giare di terracotta. Odore fortissimo, pasta ambrata.
  • Asprinio d'AversaVitigno bianco allevato ad alberata sui pioppi nelle campagne tra Aversa e Succivo, con i filari che salgono per decine di metri. I vendemmiatori lavorano in cima a scale di legno, un mestiere ancora chiamato 'alberata aversana'.
  • Mela annurca campana IGPSi raccoglie acerba e si stende sui 'melai', letti di paglia a terra dove arrossa da un lato per volta mentre viene girata a mano. I frutteti stanno tra la Valle di Maddaloni e le colline attorno a Caserta.
  • Falerno del MassicoRosso di aglianico e piedirosso sulle pendici vulcaniche del Monte Massico, tra Mondragone, Sessa Aurunca e Falciano. Recupera il nome del falerno che i romani facevano invecchiare decenni nelle anfore.
NA

Napoli

Piennolo del Vesuvio, pasta di Gragnano, Provolone del Monaco dei Lattari: tre denominazioni diverse nel raggio di trenta chilometri dal golfo.

  • Pizza napoletana STGImpasto di sola farina, acqua, sale e lievito, steso a mano lasciando il cornicione, cotto in forno a legna a circa 485 gradi per un minuto. Il fondo resta morbido e si piega a libretto.
  • Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOPCresce senza irrigazione sui terreni lavici del Vesuvio e si conserva appeso in schiocche, i piennoli, fino a primavera. Buccia spessa, punta appuntita, polpa acida e salina.
  • Pasta di Gragnano IGPTrafilata al bronzo e essiccata lentamente a bassa temperatura nella Valle dei Mulini, dove si incrociano l'aria dei Lattari e quella del mare. La superficie ruvida trattiene il condimento.
  • Provolone del Monaco DOPPasta filata a forma di melone allungato, legata a mano e stagionata almeno sei mesi nelle grotte dei Monti Lattari. Deve contenere almeno il 20% di latte di vacca agerolese.
  • Sfogliatella ricciaSfoglia tiratissima arrotolata a cono e farcita di semola, ricotta e canditi: la ricetta arriva dal monastero di Santa Rosa a Conca dei Marini e viene rielaborata a Napoli nell'Ottocento.
SA

Salerno

Da Cetara esce la colatura di alici, salsa di pesce fermentato erede del garum: si condisce senza cuocere e senza sale.

  • Colatura di alici di Cetara DOPLiquido ambrato che cola dalle alici messe sotto sale a strati nei terzigni di castagno a Cetara, sulla costiera amalfitana, e spillato dopo mesi. Si versa a crudo sugli spaghetti la vigilia di Natale. scheda →
  • Alici di menaicaAlici del Cilento pescate di notte a Marina di Pisciotta con la menaica, rete a maglia larga che lascia passare il pesce piccolo; si eviscerano in barca e si mettono subito sotto sale nei terzigni.
  • Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino DOPBacca lunga e appuntita coltivata sulle terre vulcaniche irrigate dal Sarno, tra San Marzano, Sarno e Nocera. Raccolta a mano e pelata intera: la DOP vieta il concentrato. scheda →
  • Soppressata di GioiInsaccato del Cilento interno: carne di suino tagliata a coltello con una barretta di lardo infilata per il lungo, che al taglio compare al centro della fetta. Presidio Slow Food di Gioi.
  • Fico bianco del Cilento DOPFico dottato essiccato al sole nei comuni cilentani da Agropoli a Sapri, poi farcito con noci, mandorle o finocchietto e spesso ricoperto di cioccolato.
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I piatti simbolo

  • Pizza napoletana
  • Ragù napoletano
  • Genovese
  • Spaghetti alle vongole
  • Parmigiana di melanzane
  • Sartù di riso
  • Pastiera
  • Sfogliatella
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I prodotti del territorio

PesceAcciughe del CantabricoLe acciughe del Cantabrico sono pescate in primavera nel Golfo di Biscaglia, salate per sei mesi…Presidio Slow FoodAlici di menaicaLe alici di menaica non sono una specie diversa: sono alici pescate con una rete antica, a magli…DolciBabàIl babà è un lievitato ricchissimo di uova e burro, cotto a forma di fungo, lasciato asciugare e…FormaggiCaciocavallo PodolicoIl caciocavallo podolico si fa con il latte delle vacche di razza Podolica al pascolo brado, che…IGPCarciofo di PaestumIl Carciofo di Paestum IGP è tondo, chiuso, completamente privo di spine e con una fossetta all'…Ortaggi e fruttaCastagneLe castagne sono il frutto del Castanea sativa, l'albero che per secoli ha sfamato l'Appennino: …DOPColatura di Alici di CetaraLa colatura di alici è il liquido ambrato che cola dalle alici messe sotto sale nei barilotti di…DOPFico Bianco del CilentoIl Fico Bianco del Cilento DOP è un fico Dottato essiccato al sole sui graticci di canna, nelle …Ortaggi e fruttaFriarielliI friarielli sono le infiorescenze di una rapa selvatica che a Napoli non va mai a radice: si ra…Pasta e paneFusilliSotto lo stesso nome vivono due paste diverse: l'elica industriale, piena, che trattiene il sugo…Olio e conserveLimoncelloIl limoncello si fa con le sole scorze macerate in alcol, mai con il succo. Nasce sulla penisola…IGPLimone di SorrentoIl Limone di Sorrento IGP è un femminello coltivato sotto le pergole di castagno della penisola …Pasta e paneMaccheroniIl nome più frainteso della pasta italiana. A Napoli indica la pasta di semola in generale, in A…PATMostaccioliRombi di pasta speziata ricoperti di cioccolato fondente: sono uno dei quattro dolci del Natale …FormaggiMozzarellaLa mozzarella è pasta filata fresca: cagliata acidificata, filata in acqua bollente e staccata a…DOPMozzarella di bufalaLa mozzarella di bufala campana DOP si fa con latte intero di bufala mediterranea italiana, fila…Pasta e panePaccheriI paccheri sono tubi lisci di semola di grano duro lunghi 4-5 centimetri e larghi 3-4, con la pa…DolciPastieraLa pastiera è la torta di Pasqua napoletana: pasta frolla, ricotta di pecora, grano cotto nel la…Pasta e panePizza di scarolaLa pizza di scarola è la torta salata della vigilia di Natale a Napoli: pasta di pane, scarola s…STGPizza NapoletanaLa Pizza Napoletana è Specialità Tradizionale Garantita dal 2010: quattro ingredienti nell'impas…DOPPomodorino del Piennolo del VesuvioIl Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP cresce sulla cenere lavica senza una goccia d'acqua, …DOPPomodoro San MarzanoIl Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino DOP è un pelato lungo, sottile di buccia e po…SalumiSalame NapoliIl salame Napoli è lungo, sottile e affumicato: cinque centimetri di diametro, mezzo metro di lu…DolciSfogliatellaLa sfogliatella è il dolce napoletano più difficile da fare e il più facile da riconoscere: un v…Pasta e paneSpaghettiUn filo pieno di semola e acqua, sezione circolare, calibro tra 1,7 e 2,0 millimetri. Sembra il …DolciStruffoliGli struffoli sono palline di pasta fritte e girate nel miele caldo, ammucchiate a ciambella e c…DolciTorroneIl torrone è miele, zucchero, albume montato e mandorle o nocciole tostate, cotto lentissimo a b…DolciZeppoleLa zeppola di San Giuseppe è una ciambella di pasta bignè, fritta o al forno, riempita di crema …
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Le città

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Dove mangiare e dormire in campagna

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Quando andare

Il pomodoro si lavora fra luglio e settembre, ed è il periodo in cui l'Agro Nocerino odora di conserva; agosto è anche il mese delle alici di menaica nel Cilento, pescate di notte e salate subito. Settembre porta la festa di San Gennaro a Napoli, la vendemmia della falanghina e l'inizio dei fichi bianchi essiccati. Ottobre e novembre sono i mesi migliori dell'interno: castagne a Montella, nocciole a Giffoni, funghi, e la vendemmia tardiva dell'aglianico per il Taurasi. A Pasqua si fa la pastiera, con grano cotto e ricotta, e a Natale la struffoli e il capitone. La mozzarella di bufala, invece, non ha stagione ma ha un'ora: si compra dal caseificio la mattina e si mangia lo stesso giorno, mai fredda di frigorifero.

Le sagre della Campania
Sant'Antuono e le Battuglie di PastellessaNapoli Pizza VillageNotte delle LampareFiera della FrecagnolaSagra del Tartufo NeroSagra della Castagna di MontellaSagra del Fagiolo di Controne

Il calendario completo →

Domande frequenti

Che cosa distingue la pizza napoletana dalle altre?

Il disciplinare STG: farina, acqua, sale e lievito, disco steso a mano senza mattarello, cottura in forno a legna fra 430 e 480 gradi per sessanta o novanta secondi. Ne esce un cornicione alto e umido e un centro morbido, che si piega a portafoglio e si mangia anche in strada.

Che differenza c'è fra ragù napoletano e ragù bolognese?

Sono due piatti diversi. Il ragù napoletano cuoce pezzi interi di carne (braciole, tracchie, salsicce) nel pomodoro per cinque o sei ore: il sugo condisce la pasta e la carne si serve dopo, come secondo. Il bolognese è di carne tritata, con soffritto e poco pomodoro, e va sulle tagliatelle.

Qual è il vino da bere in Campania?

I tre nomi da ricordare stanno in Irpinia e sono tutti DOCG: Taurasi da uve aglianico, Greco di Tufo e Fiano di Avellino, bianchi capaci di reggere dieci anni di bottiglia. Sulla costa e nel Sannio si beve invece falanghina, più immediata e adatta alla frittura di mare.

Cosa si mangia in Campania d'inverno?

Verdure e maiale, più che pesce. I friarielli si raccolgono d'inverno e si saltano con aglio e peperoncino accanto alla salsiccia; l'interno irpino mette in tavola castagne di Montella IGP, legumi e caciocavallo podolico. A Natale arrivano il capitone, la minestra maritata e gli struffoli.

Cosa portare a casa dalla Campania?

Pasta di Gragnano IGP trafilata al bronzo, pomodori San Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino DOP in barattolo e una bottiglietta di colatura di alici di Cetara, di cui basta un cucchiaino per condire gli spaghetti. Il pomodorino del piennolo, appeso in grappoli, dura fino a primavera; la mozzarella di bufala no.