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Liguria

La Liguria cucina con erbe, verdure e pochissima carne: pesto di basilico genovese, torte salate, farinata di ceci, focaccia, acciughe sotto sale. È la cucina di una regione stretta fra montagna e mare, dove la terra coltivabile è stata costruita a terrazze.

La Liguria è un arco di circa trecentocinquanta chilometri di costa e non supera mai i trentacinque di larghezza: Alpi Marittime e Appennino cadono direttamente nel Tirreno. Non c'è pianura, quindi non c'è pascolo, quindi non c'è carne. Per coltivare qualcosa i liguri hanno costruito terrazze: solo alle Cinque Terre i muretti a secco misurano migliaia di chilometri sommati fra loro. Il risultato è una cucina vegetale e conservativa, pensata anche per chi partiva per mare: dove il grano duro scarseggiava si è usata la farina di ceci, e dove mancava il condimento si sono usate le erbe.

Il pesto è l'emblema di questa logica. Il Basilico Genovese DOP cresce soprattutto nelle serre di Pra', affacciate sul mare a ovest di Genova: foglie piccole, mai la nota di menta che prende il basilico coltivato altrove. Nella versione tradizionale si pesta nel mortaio di marmo con pinoli, aglio (quello di Vessalico, in valle Arroscia), sale grosso, pecorino sardo, parmigiano e olio di taggiasca. Va con trofie e trenette, insieme a patate e fagiolini, e non vede mai il fuoco.

Levante e Ponente non si somigliano. Da Imperia verso la Francia comandano l'oliva taggiasca e l'Olio Riviera Ligure DOP, il carciofo violetto e l'asparago di Albenga, la zucchina trombetta, il chinotto di Savona, e un'impronta provenzale evidente nel Rossese di Dolceacqua. Verso La Spezia si mangiano la mesciua (grano, ceci e fagioli lessati insieme), le acciughe salate di Monterosso e lo Sciacchetrà, il passito prodotto in quantità minime sulle terrazze delle Cinque Terre. Nell'entroterra, in val Bormida e valle Arroscia, entrano funghi, castagne e le uniche carni della regione.

Genova ha poi la sua grammatica di torte e frittelle. La farinata di ceci si cuoce nel testo di rame in forno a legna; la focaccia genovese, alta un centimetro e con le fossette piene d'olio e salamoia, si mangia alle nove del mattino inzuppata nel cappuccino; la focaccia di Recco col formaggio IGP è tutt'altra cosa: due sfoglie sottilissime senza lievito con la stracchino in mezzo, otto minuti a trecento gradi. E poi la torta pasqualina, il cappon magro, i pansoti con il preboggion, il misto di erbe spontanee raccolte nei campi, serviti con la salsa di noci.

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GenovaGEImperiaIMLa SpeziaSPSavonaSV
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Provincia per provincia

GE

Genova

A Recco la focaccia col formaggio è due sfoglie sottilissime con stracchino in mezzo, cotta pochi minuti a 300 gradi.

  • Focaccia di Recco col formaggio IGPSi può produrre solo a Recco, Sori, Camogli e Avegno. Pasta senza lievito tirata fino a vedere il piano di lavoro, formaggio fresco a fiocchi, seconda sfoglia bucata e forno rovente.
  • Pesto genoveseBasilico Genovese DOP dalle foglie piccole, senza il retrogusto di menta di quello coltivato altrove, pestato nel mortaio di marmo con aglio, pinoli, formaggio e olio ligure. Il calore della lama lo farebbe annerire.
  • Cima alla genoveseTasca di petto di vitello cucita e riempita di animelle, piselli, uova e maggiorana, lessata e poi pressata sotto un peso. Si serve fredda a fette, mai calda.
  • Pandolce genoveseEsiste in due versioni: alto, lievitato per giorni, e basso, friabile. Dentro ci vanno uvetta, cedro candito, pinoli, semi di finocchio e acqua di fiori d'arancio.
  • Corzetti stampatiDischi di pasta impressi uno per uno con stampi di legno intagliato, tradizionali nelle valli dell'entroterra genovese. I rilievi trattengono il sugo di pinoli e maggiorana.
IM

Imperia

L'estremo ponente coltiva l'oliva taggiasca, piccola e nera, e beve il rossese di Dolceacqua: qui il basilico conta meno dell'olio.

  • Oliva taggiascaCultivar minuta della Valle Argentina, attorno a Taggia, coltivata sulle fasce di pietra a secco. In salamoia resta scura e amarognola; spremuta dà l'olio dolce della Riviera dei Fiori.
  • SardenairaFocaccia alta di Sanremo condita con salsa di pomodoro, acciughe salate, aglio in camicia, olive taggiasche, capperi e origano. Niente formaggio; verso il confine francese la chiamano pissalandrea.
  • Rossese di Dolceacqua DOCPrima DOC della Liguria, nel 1972, da vitigno rossese sulle fasce ripide della Val Nervia attorno a Dolceacqua, Perinaldo e Soldano. Rosso leggero e profumato, da bere giovane.
  • Aglio di VessalicoAglio dell'alta Valle Arroscia intrecciato a resta con le foglie e non con lo spago, venduto alla fiera di Vessalico del 2 luglio. Presidio Slow Food, di sapore meno pungente.
  • BrandacujunStoccafisso lessato e mantecato con patate, olio, limone, aglio e olive taggiasche, scuotendo la pentola coperta invece di mescolare: dal movimento viene il nome. Piatto del ponente ligure.
SP

La Spezia

Vigne a terrazza sulle Cinque Terre e cozze nel golfo: qui il pesce azzurro si sala e il vino si fa passito.

  • Muscoli ripieniLe cozze allevate nel golfo (qui si chiamano muscoli) aperte crude e riempite con pane, mortadella, uova e formaggio, poi cotte nel sugo di pomodoro che serve anche per condire la pasta.
  • MesciüaZuppa di ceci, fagioli cannellini e farro cotti separatamente e uniti alla fine, condita con olio e pepe. Nasce al porto, dai legumi caduti dai sacchi durante lo scarico.
  • Acciughe salate di MonterossoPescate sotto costa con le lampare e messe sotto sale a strati in vasi di vetro, con un peso sopra, per almeno un mese. Si mangiano con pane e olio o dissalate al limone.
  • SciacchetràPassito delle Cinque Terre da uve bosco, albarola e vermentino appassite su graticci fino a inizio inverno. Dalle terrazze a muro a secco escono pochissime bottiglie per ettaro.
  • Vermentino dei Colli di LuniBianco delle colline intorno a Sarzana, Castelnuovo Magra e Luni, al confine con la Toscana: è il vino di terra che accompagna il pesce del golfo.
SV

Savona

La piana di Albenga coltiva il carciofo spinoso, l'asparago violetto e la zucchina trombetta; sulla costa il chinotto si candisce intero.

  • Chinotto di SavonaPiccolo agrume amaro coltivato lungo la riviera tra Varazze, Savona e Finale Ligure dal Cinquecento. Si raccoglie ancora verde, si sbianchisce in salamoia e si candisce intero o si conserva nel maraschino.
  • Asparago violetto di AlbengaVarietà tetraploide, unica nel suo genere, coltivata solo nella piana del Centa attorno ad Albenga. Il turione è viola, grosso e tenero: non va sbucciato e si cuoce pochi minuti.
  • Carciofo spinoso di AlbengaCapolino allungato con spine gialle e cuore tenero fino al fondo, coltivato tra Albenga, Ceriale e Villanova. I primi tagli si mangiano crudi in pinzimonio, i successivi ripieni o in umido.
  • Amaretti di SasselloPasta di mandorle dolci e armelline (i semi dell'albicocca, che danno l'amaro) cotta a Sassello, nell'entroterra verso il Piemonte. Restano friabili fuori e umidi al centro, avvolti nella carta velina.
  • PigatoBianco della piana di Albenga e della Val Pennavaire, dal nome degli acini punteggiati di ruggine, le 'pighe'. Sapido e con una vena amara di mandorla, nato per accompagnare il pesce azzurro della costa.
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I piatti simbolo

  • Pesto alla genovese
  • Trofie al pesto
  • Focaccia genovese
  • Focaccia di Recco
  • Farinata di ceci
  • Cappon magro
  • Torta pasqualina
  • Pansoti con salsa di noci
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I prodotti del territorio

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Le città

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Dove mangiare e dormire in campagna

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Quando andare

Il basilico è al meglio fra aprile e giugno, ed è quello il momento del pesto. La seconda domenica di maggio Camogli frigge il pesce in una padella gigante sul molo; in settembre Monterosso celebra l'acciuga salata, e nelle Cinque Terre si vendemmia a mano, portando l'uva sui trenini a cremagliera lungo le terrazze. Novembre è il mese dell'olio nuovo di taggiasca, con Olioliva a Imperia. L'inverno porta carciofi, cavoli e la stagione migliore della farinata, che si mangia bollente. La focaccia, invece, non ha stagione: si compra al panificio prima delle dieci del mattino, quando è ancora tiepida.

Le sagre della Liguria
Campionato Mondiale di Pesto Genovese al MortaioSagra del PesceFesta della Focaccia col FormaggioOlioliva

Il calendario completo →

Domande frequenti

Qual è la ricetta tradizionale del pesto genovese?

Basilico Genovese DOP, pinoli, aglio, sale grosso, pecorino sardo, parmigiano e olio extravergine di taggiasca, pestati nel mortaio di marmo con il pestello di legno. Non vede mai il fuoco: si stempera con l'acqua di cottura. Va su trofie o trenette, insieme a patate e fagiolini.

Che differenza c'è fra focaccia genovese e focaccia di Recco?

Sono due prodotti diversi. La genovese è lievitata, alta circa un centimetro, con le fossette piene di olio e salamoia. La focaccia di Recco col formaggio IGP non ha lievito: due sfoglie sottilissime con lo stracchino in mezzo, cotte otto minuti a trecento gradi. Solo quattro comuni possono produrla.

Perché in Liguria si mangia poca carne?

Perché non c'è pianura: le Alpi Marittime e l'Appennino cadono nel Tirreno e la regione non supera i trentacinque chilometri di larghezza. Senza pascolo non c'è allevamento, quindi la cucina è vegetale (torte di verdura, pansoti con il preboggion, farinata di ceci) e la carne resta confinata nell'entroterra.

Cosa portare a casa dalla Liguria?

Olive taggiasche in salamoia e olio Riviera Ligure DOP, delicato e adatto sia al pesce sia al pesto. Poi le acciughe salate di Monterosso, i pinoli e il pesto in vasetto, purché sia fatto con Basilico Genovese DOP. Lo Sciacchetrà delle Cinque Terre si produce in quantità minime.

Qual è il periodo migliore per andare a mangiare in Liguria?

Fra aprile e giugno per il basilico, quindi per il pesto. Novembre per l'olio nuovo di taggiasca, con Olioliva a Imperia. L'inverno per la farinata, che va mangiata bollente, e per carciofi e cavoli. La seconda domenica di maggio Camogli frigge il pesce in una padella gigante sul molo.