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Salumi

Testa in cassetta

La testa in cassetta è la testa del maiale lessata, disossata a caldo, condita con le spezie e pressata in una cassetta di legno finché la gelatina non la lega. Si affetta a mosaico, in certe versioni ha i pistacchi, e costa un quinto di un prosciutto.

LiguriaPiemonte
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Che cos'è

La testa in cassetta è un salume cotto che nasce da un principio semplice: la testa del maiale contiene moltissimo collagene, e il collagene, se si fa bollire abbastanza a lungo, diventa gelatina. Basta raffreddarla sotto peso e la gelatina fa il lavoro che altrove fa il budello.

La materia prima sono le parti muscolari della testa (guancia, muso, lingua, orecchie, cotenna) a cui in alcune ricette si aggiungono cuore, giretto o carni di spalla per alzare la quota di magro. Tutto viene lessato, disossato mentre è ancora caldo, tagliato a pezzi grossolani e condito. Poi si pressa nella cassetta.

La cassetta è letteralmente una cassa di legno rettangolare, foderata, dentro cui l'impasto viene compattato con un coperchio e un peso sopra. Da qui vengono sia il nome sia la forma finale a parallelepipedo, che è il modo più immediato per distinguere la testa in cassetta piemontese e ligure dalle coppe di testa insaccate del centro Italia.

È un salume povero nel senso letterale del termine: usa la parte dell'animale che nessuno voleva e che, senza una tecnica di conservazione, si sarebbe persa. Nella civiltà contadina della Langa e dell'entroterra ligure il maiale si lavorava per intero, e la testa era il primo pezzo da smaltire perché era anche il più deperibile.

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Dove nasce

La testa in cassetta appartiene alla fascia di territorio che unisce il basso Piemonte e la Liguria di ponente lungo la val Bormida: da un lato Cuneo, Ceva, Mondovì, l'Alta Langa; dall'altro Savona, Calizzano, Sassello, Bardineto. È una zona di confine amministrativo ma di continuità gastronomica, dove le stesse valli hanno per secoli scambiato sale, olio e maiali.

In Piemonte è riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale e compare nei ricettari come parte del fritto misto e delle merende sinoire, le cene fredde a base di salumi che nella Langa sostituiscono la cena vera. In Liguria è di casa nelle salumerie di Genova e nell'entroterra savonese, e la versione locale tende ad avere una concia più speziata.

La differenza fra le due sponde è di dettaglio ma si sente. Il piemontese lavora una concia più asciutta e sobria, con pepe, noce moscata e a volte cannella. Il ligure spinge sulle spezie che arrivavano dal porto (chiodi di garofano, coriandolo, pimento) e più spesso inserisce i pistacchi, che sono il segno più riconoscibile di certe versioni e che nella fetta creano il contrasto verde su rosa.

Prodotti simili esistono in mezza Italia con altri nomi: coppa di testa nel centro e nel sud, soprassata in Toscana, formaggio di testa in Lombardia e in Veneto. Cambiano la forma, il contenitore e le spezie, ma la logica è la stessa dovunque si sia allevato un maiale.

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Come si produce

La testa viene divisa a metà, ripulita e messa a bollire in acqua con verdure e aromi (cipolla, carota, sedano, alloro, chiodi di garofano) per tre o quattro ore, finché la carne non si stacca dall'osso da sola. La lingua si lessa insieme e si spella subito dopo.

Il disosso si fa a caldo, ed è la parte faticosa: bisogna separare la carne, la cotenna e il grasso dalle ossa mentre tutto scotta, perché a freddo la gelatina rapprende e non si lavora più. La carne si taglia a cubetti o a strisce, tenendo pezzi abbastanza grandi da restare visibili nella fetta finita.

La concia si aggiunge subito, sulla carne ancora tiepida: sale, pepe nero in grani o macinato grosso, noce moscata, cannella, chiodi di garofano, aglio, e nelle varianti liguri coriandolo, pimento e scorza di limone o arancia. Chi li usa aggiunge qui i pistacchi interi, sgusciati e non salati.

L'impasto si versa nella cassetta foderata, si compatta bene per non lasciare vuoti d'aria, che diventerebbero punti di ossidazione, e si copre con un coperchio e un peso. Poi si raffredda lentamente. In dodici-ventiquattro ore la gelatina rapprende e il blocco si può sformare. Alcuni produttori lo passano brevemente in affumicatura o lo asciugano qualche giorno, ma la versione classica si mangia fresca.

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Come riconoscerlo

La fetta deve sembrare un mosaico: pezzi di carne rosa e rossa ben distinguibili, isole di cotenna traslucida, la lingua riconoscibile per il colore più uniforme, e la gelatina che tiene tutto insieme senza essere protagonista. Se la sezione è compatta e uniforme come una mortadella, l'impasto è stato tritato troppo fine ed è un altro prodotto.

Il rapporto fra carne e gelatina è l'indicatore di qualità principale. La gelatina deve fare da collante, non da riempitivo: quando fra un pezzo e l'altro ci sono spazi gelatinosi larghi mezzo centimetro, il produttore ha allungato con il brodo. Una buona testa in cassetta è soda al tatto e non trema.

Il colore va guardato con attenzione. Il rosa deve essere naturale e leggermente spento; il rosa acceso e uniforme segnala nitriti in quantità. La superficie non deve essere umida o viscida, e la fetta appena tagliata non deve rilasciare liquido.

I pistacchi, quando ci sono, devono essere interi e verdi. Pistacchi sbriciolati o di colore giallastro sono scarti di lavorazione, e in un salume che costa poco è una tentazione frequente.

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Come si usa in cucina

Si affetta spessa, fra i tre e i cinque millimetri: sottilissima si spappola, perché la gelatina non regge. Va tolta dal frigorifero venti minuti prima di servirla, altrimenti la parte grassa resta dura e il sapore non esce.

In Piemonte è uno dei pezzi fissi della merenda sinoira, insieme al salame cotto, alla lingua in salsa verde e ai formaggi. La compagnia obbligata è la salsa verde (prezzemolo, acciughe, aglio, mollica, aceto) oppure il bagnetto rosso, e le verdure sott'aceto o la giardiniera. Il pane è quello comune, senza pretese.

In Liguria si mangia con le focaccine e con i sott'oli, e nelle sciamadde genovesi compare accanto alla farinata. Un panino con testa in cassetta, senape e cetriolini è un classico di rosticceria che vale molto più di quello che costa.

In cucina si può scaldare: le fette rosolate un minuto per lato in padella antiaderente diventano croccanti fuori e fondenti dentro, e si servono sulla polenta o dentro un panino tiepido. È una preparazione poco ortodossa ma diffusa nelle osterie di Langa.

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Abbinamenti

Un rosso piemontese giovane e sgraziato è l'abbinamento storico: la Barbera d'Alba o del Monferrato, con la sua acidità alta e il tannino basso, taglia la gelatina meglio di qualsiasi vino importante. La Bonarda e il Grignolino funzionano allo stesso modo, e il Grignolino in particolare, che è chiaro e tannico insieme, è una scelta da conoscitori.

In Liguria si beve quello che c'è: Ormeasco di Pornassio nell'entroterra imperiese, Rossese di Dolceacqua nelle versioni leggere, o un Pigato bianco ben fresco se la testa in cassetta è molto speziata.

A tavola gli abbinamenti sono tutti di contrasto acido. Salsa verde, mostarda, cipolline in agrodolce, giardiniera, cetriolini, senape. Fra i formaggi, un Raschera o una toma piemontese giovane; fra le birre, una pilsner secca o una birra chiara poco alcolica.

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Quanto costa

La testa in cassetta è uno dei salumi più economici d'Italia: al banco costa fra 12 e 20 euro al chilo, e nelle macellerie di paese si scende anche sotto. È una diretta conseguenza della materia prima, che vale pochissimo, e del fatto che il prodotto non stagiona e quindi non immobilizza capitale.

Le versioni artigianali con pistacchi e con concia complessa stanno nella fascia alta, fra i 18 e i 26 euro al chilo. Un blocco intero pesa fra due e quattro chili e in genere si compra a fette o a tranci da mezzo chilo.

Fuori dall'Italia è un prodotto quasi assente dai canali commerciali, perché è cotto, deperibile e difficile da esportare. Quando si trova, negli Stati Uniti costa fra 9 e 15 dollari alla libbra e nel Regno Unito fra 16 e 26 sterline al chilo: cifre che riflettono il costo del trasporto molto più del valore del prodotto.

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Come conservarlo

È un salume cotto e non stagionato, quindi va trattato come un alimento fresco. Il tranci intero si conserva in frigorifero fra zero e quattro gradi, avvolto in carta oleata, per dieci-quindici giorni. Sottovuoto arriva a venti-trenta giorni.

Una volta affettata va consumata entro due o tre giorni. La superficie di taglio si ossida in fretta e la gelatina esposta all'aria diventa opaca e asciutta: si elimina un velo prima di riprendere.

Non si congela bene. Il congelamento rompe la struttura della gelatina, che allo scongelamento rilascia acqua e lascia la carne slegata e granulosa. È una delle poche preparazioni di maiale per cui il freezer è sconsigliato senza eccezioni.

Qualsiasi segnale di acidità, patina viscida o odore pungente va preso sul serio: a differenza dei salumi stagionati, qui non c'è disidratazione né sale sufficiente a fare da barriera, quindi conviene guardare la data e, se resta un dubbio, chiedere al norcino.

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Dove assaggiarlo

In Piemonte, il basso cuneese: Ceva, Mondovì, i paesi della val Bormida e dell'Alta Langa, dove le macellerie la fanno ancora in proprio e le osterie la mettono nella merenda sinoira. I mercati settimanali di Mondovì e Ceva sono il posto più diretto per trovarla appena fatta.

In Liguria, l'entroterra savonese (Calizzano, Sassello, Bardineto) e Genova, dove le salumerie storiche del centro e le sciamadde la tengono tutto l'anno. In Riviera si trova anche nei panifici, tagliata dentro la focaccia.

Il periodo migliore è l'inverno, da novembre a febbraio, che è la stagione tradizionale della lavorazione del maiale. In quei mesi le sagre dei paesi di valle propongono la testa in cassetta appena pressata, che è un prodotto diverso e nettamente migliore rispetto a quello di metà estate.

Ricette con questo prodotto

Domande frequenti

Cosa c'è dentro la testa in cassetta?

Le parti muscolari della testa del maiale (guancia, muso, lingua, orecchie, cotenna) lessate, disossate a caldo e condite. In alcune ricette si aggiungono cuore, carni di spalla o giretto per aumentare la quota di magro. A tenere insieme il tutto è la gelatina naturale del collagene della testa, non addensanti aggiunti.

Perché si chiama «in cassetta»?

Perché l'impasto ancora caldo viene pressato dentro una cassetta di legno rettangolare, con un coperchio e un peso sopra, e lì dentro raffredda e rapprende. La forma a parallelepipedo che ne risulta è il modo più rapido per distinguerla dalle coppe di testa insaccate nel budello, che sono cilindriche.

Che differenza c'è tra testa in cassetta e coppa di testa?

Il contenitore e quindi la forma, e poi la concia. La testa in cassetta piemontese e ligure viene pressata in una cassa e ha sezione rettangolare, con una concia sobria al nord e più speziata in Liguria. La coppa di testa del centro-sud viene insaccata in budello o in una rete, è cilindrica, e in Toscana, dove si chiama anche soprassata, porta scorza di limone e arancia in dose molto marcata.

Quanto si conserva la testa in cassetta?

Poco, perché è un salume cotto e non stagionato. Un trancio in frigorifero e avvolto in carta oleata dura dieci-quindici giorni, sottovuoto arriva a un mese; affettata va mangiata entro due o tre giorni. Il congelamento è sconsigliato perché rompe la gelatina.

Ci sono davvero i pistacchi?

In alcune versioni sì, soprattutto in Liguria e in certe produzioni piemontesi. Sono interi, sgusciati e non salati, e nella fetta creano il contrasto verde su rosa che è diventato il segno distintivo di queste varianti. Non fanno parte della ricetta base e il loro prezzo si vede nel prezzo finale.

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