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La Selezione · Liguria

Cinque Terre: dove mangiare e dormire

Cinque paesi, poco più di tremila residenti in tutto, qualche milione di visitatori l'anno: le Cinque Terre sono bellissime e sovraffollate, e le due cose vanno dette insieme. Da novembre a marzo diventano un altro posto, ed è allora che ha senso venirci per mangiare.

Prima la geografia, perché quasi nessuno la racconta giusta. I paesi sono cinque ma i comuni sono tre: Monterosso al Mare; Vernazza, di cui Corniglia è frazione; Riomaggiore, di cui Manarola è frazione. Stanno su venti chilometri di costa a ovest di La Spezia, incastrati in valloni che scendono a picco, e non c'è una strada litoranea che li unisca: c'è la ferrovia, che corre quasi tutta in galleria, e ci sono i sentieri. Dal 1997 sono patrimonio UNESCO insieme a Portovenere e alle isole; dal 1999 c'è il Parco Nazionale.

Quello che si vede (le case verticali, i terrazzamenti, i muretti) è un'opera agricola, non un paesaggio naturale. Si stimano quasi settemila chilometri di muri a secco costruiti per strappare terra alla roccia. All'inizio del Novecento la vigna copriva più di mille ettari; oggi ne restano meno di cento, e il resto è tornato bosco e rovi. Un muro che nessuno rifà collassa, e quando collassa porta giù il versante: l'alluvione del 25 ottobre 2011, che distrusse mezza Vernazza e sfondò Monterosso, ha reso evidente una cosa che qui sapevano da tempo. Chi oggi coltiva su queste fasce lo fa con contributi pubblici, monorotaie e una testardaggine che ha pochi equivalenti.

E poi c'è il numero che cambia il viaggio: qualche milione di visitatori l'anno su tremila e rotti residenti, concentrati fra maggio e settembre e, dentro la giornata, fra le undici e le diciassette, quando i treni scaricano e le navi da crociera ferme a La Spezia mandano su i pullman. Alle sette del mattino e alle nove di sera gli stessi paesi sono paesi. Da questo discende l'unico consiglio davvero utile: se puoi, vieni fuori stagione; se non puoi, almeno dormici dentro invece di arrivare e ripartire in giornata.

Come si mangia qui

Il prodotto identitario è l'acciuga di Monterosso, ed è un Presidio Slow Food. Si pesca di notte con la lampara fra la primavera e l'inizio dell'autunno, si decapita e si eviscera a mano nelle ore immediatamente successive, si dispone a strati con sale marino grosso dentro le arbanelle (i vasi di vetro) o nelle barili, si mette sotto peso e si aspetta almeno due o tre mesi. Poi si dissala, si sfiletta e si condisce con olio e limone: punto. Le altre preparazioni sono il tegame alla monterossina, acciughe in teglia con patate a fette, pomodoro e origano, e la frittura. Attenzione a non confondere le salate con le acciughe al limone, che sono filetti crudi marinati e per legge devono partire da pesce abbattuto. Va detta una cosa scomoda: le acciughe salate davvero di Monterosso sono poche centinaia di chili l'anno, e la stragrande maggioranza dei ristoranti usa acciughe del Cantabrico o siciliane. Non è un problema, sono ottime, ma è un'informazione, e un locale serio te la dà se chiedi.

Il pesto qui è quello genovese: basilico, pinoli, aglio, Parmigiano e un pecorino stagionato, olio ligure, tutto crudo. Si mangia con le trofie o con le trenette lessate insieme a patate e fagiolini nella stessa acqua, che non è una stranezza ma la versione classica. La differenza fra un pesto fatto la mattina e uno preso dal secchio si vede prima di assaggiare: quello industriale è verde acceso e uniforme, quello fresco è più opaco e vira col tempo. I pinoli veri costano molto e vengono sostituiti spesso con anacardi o semi di girasole; anche qui, chiedere è legittimo. Intorno ruota il resto della cucina ligure di costa e di entroterra: focaccia, farinata di ceci, gattafin nella zona di Levanto, muscoli ripieni verso La Spezia, mesciua di ceci farro e fagioli, torta di riso, coniglio con le olive salendo verso la Val di Vara, e i limoni di Monterosso.

Il vino spiega meglio di tutto il resto che posto sia questo. Il Cinque Terre DOC bianco si fa con bosco, albarola e vermentino: è diretto, salino, non complesso, e sta al suo posto accanto a un'acciuga. Lo Sciacchetrà è la stessa uva lasciata appassire sui graticci per settimane o mesi prima di essere pressata, con almeno un anno di affinamento e tre per la Riserva. Ci vogliono all'incirca quattro o cinque chili di uva appassita per riempire mezzo litro, la produzione totale della denominazione è di qualche migliaio di bottiglie l'anno, e il prezzo va dai 40 agli 80 euro per una bottiglia da 375 o 500 ml. Non è caro per snobismo: è caro perché non ce n'è. Quello che vedi nelle vetrine dei souvenir a 12 euro non è Sciacchetrà DOC, e per accorgersene basta leggere l'etichetta e cercare il nome di un produttore. Si beve da solo o con biscotti secchi, non con il cioccolato. Sul resto conviene essere altrettanto schietti: il cono di fritto misto che si compra ovunque è quasi sempre pesce congelato e va benissimo se sai cos'è; i menù con le fotografie dei piatti e quattro bandiere sull'insegna vivono di gente che passa una volta sola; e il supplemento vista mare esiste, non è scritto da nessuna parte, ma c'è.

La Selezione Agrofood

Aziende agricole con ospitalità

Strutture reali del territorio, verificate una per una sul loro sito. Quello che leggi è quanto dichiarano loro: la visita della redazione non c'è ancora stata, e quando ci sarà lo scriveremo.

Agriturismo Barrani

Corniglia (Vernazza) (SP)

Azienda con vigne e olivi sulle fasce di Corniglia: Cinque Terre DOC bianco e Sciacchetrà DOC, più ortaggi, frutta e animali da cortile. Camere con angolo cottura e servizio di ristorazione.

barrani.it

Agriturismo Buranco

Monterosso al Mare (SP)

Vigneti e uliveti nella valle di Buranco, sopra il paese: Cinque Terre DOC e Sciacchetrà DOC, olio, miele, limoncino, grappa e marmellate. Monolocali e appartamenti, con ristorante in azienda.

burancocinqueterre.it

Agriturismo Costa di Campo

Vernazza (SP)

Struttura in località Campo, circondata da uliveti e vigneti di proprietà, con vino dell'azienda. Quattro camere.

agriturismocostadicampo.com

Il Nettare

Riomaggiore (SP)

Azienda agricola con affittacamere sulla litoranea sopra Riomaggiore: miele di flora mediterranea, olio extravergine di cultivar taggiasca, limoncino. Tre camere e due monolocali.

ilnettarecinqueterre.com

I prodotti di questo territorio

Le esperienze da fare

Camminare è il motivo per cui vale la pena venire. Il Sentiero Verde Azzurro, il 592, corre a mezza costa e collega i borghi: nei tratti dentro il Parco è a pagamento con la Cinque Terre Trekking Card. La Via dell'Amore fra Riomaggiore e Manarola ha riaperto nel 2024 dopo dodici anni di chiusura, con accessi contingentati e biglietto. Altri tratti della costiera sono chiusi da anni per frane, e le riaperture cambiano di stagione in stagione: verifica sul sito del Parco prima di partire, perché le informazioni sui portali di prenotazione e sui siti degli alloggi sono spesso vecchie di anni. Sopra c'è l'Alta Via, il sentiero 591, che va da Portovenere a Levanto sul crinale: gratuito, faticoso, con dislivelli seri, e praticamente vuoto anche ad agosto.

Dal mare i terrazzamenti si capiscono meglio che da terra. I battelli partono da La Spezia, Portovenere e Levanto e toccano tutti i borghi tranne Corniglia, che sta su una rupe senza approdo, e a cui si arriva, dalla stazione, salendo la Lardarina, trentatré rampe di scalini. Le uscite in barca piccola di mezza giornata, con qualche pescatore, costano fra i 50 e gli 80 euro a testa.

Qualche produttore accompagna gruppi molto piccoli sulle fasce e sulla monorotaia, soprattutto a maggio-giugno e a settembre: si prenota per mail settimane prima e non è un'attività su larga scala. Per il bagno, l'unica spiaggia vera è a Monterosso, in gran parte in concessione; Vernazza ne ha una minuscola, gli altri borghi hanno scogli. Un'ultima cosa detta senza giri: non provare a fare tutti e cinque i paesi in un giorno. Due al giorno è il ritmo onesto; il terzo è quello che ricorderai male.

Il calendario dell'anno

Da novembre a marzo le Cinque Terre sono un'altra cosa. Le camere costano un terzo, i sentieri sono tuoi, la luce d'inverno sul mare è la migliore dell'anno e i ristoranti aprono a rotazione: alcuni chiudono del tutto fra gennaio e febbraio, quindi si verifica prima di prenotare. A novembre si frangono le olive. È il periodo che consigliamo a chi viene soprattutto per mangiare e camminare.

Aprile riporta il verde sulle fasce e la Pasqua riempie tutto per una settimana. A maggio Monterosso fa la sagra dei limoni e cominciano i primi fine settimana pesanti. Da giugno ad agosto è il picco, con agosto come mese peggiore: paradossalmente l'acciuga è al suo meglio proprio quando il paese è al suo peggio.

Settembre è il compromesso migliore fra clima e folla: si vendemmia sui terrazzamenti, il mare è ancora caldo e dopo il quindici la pressione cala di colpo; nella seconda metà del mese Monterosso dedica una festa all'acciuga salata e all'olio. Ottobre è caldo, quieto e piovoso a tratti: l'alluvione del 2011 fu il 25 ottobre, e quando piove forte i sentieri vengono chiusi. Non è burocrazia, è che il versante viene giù.

Come arrivare e muoversi

Il treno è il mezzo, non un ripiego. Le due porte sono La Spezia Centrale e Levanto: i regionali fermano in tutti e cinque i borghi, cinque minuti l'uno dall'altro, quasi sempre in galleria. La Cinque Terre Treno MS Card copre i treni illimitati fra Levanto e La Spezia più l'accesso ai sentieri a pagamento, e per chi si sposta due o tre volte al giorno conviene. Nei mesi di punta i convogli delle undici e delle diciassette sono pieni in piedi.

L'auto è un errore quasi sempre. Riomaggiore, Manarola, Corniglia e Vernazza hanno accessi limitati e pochissimi stalli, spesso a un chilometro e in salita dal centro; Monterosso ha parcheggi a pagamento che si riempiono entro le nove. Se arrivi in auto, la scelta sensata è lasciarla a Levanto, a La Spezia o in una struttura dell'entroterra con posto proprio, e prendere il treno.

Gli aeroporti: Pisa a un'ora e un quarto da La Spezia, Genova a un'ora, Firenze a due, Milano a due e mezza. Dall'alta velocità si cambia a La Spezia Centrale. I battelli sono stagionali, indicativamente da fine marzo a inizio novembre, e saltano le giornate di mare mosso. Un'avvertenza banale e molto utile: questi paesi sono fatti di scalinate, e nessuno porta i bagagli. Una valigia rigida grande qui è un problema reale; lo zaino no.

Domande frequenti

Quando andare alle Cinque Terre per evitare la folla?

Da novembre a marzo, accettando che alcuni ristoranti e alcune strutture siano chiusi e che il mare sia da guardare e non da nuotare. Se ti serve il clima, la seconda metà di settembre e ottobre sono il compromesso migliore, e fine marzo-aprile prima di Pasqua funziona bene. Dentro la giornata, comunque, la finestra buona è prima delle dieci e dopo le diciotto: dormire nei borghi invece di arrivare in giornata cambia il viaggio più di qualsiasi altra scelta. Agosto è il mese da evitare.

Perché lo Sciacchetrà costa così tanto?

Perché ne esistono pochissime bottiglie. Si fa con le stesse uve del Cinque Terre bianco (bosco, albarola, vermentino) raccolte a mano sulle fasce, messe ad appassire sui graticci per settimane o mesi e poi pressate: servono all'incirca quattro o cinque chili di uva appassita per mezzo litro, e la produzione dell'intera denominazione è di qualche migliaio di bottiglie l'anno. Il prezzo reale sta fra i 40 e gli 80 euro per una bottiglia da 375-500 ml. Quello che si trova nei negozi di souvenir a 12 euro è un'altra cosa: cerca in etichetta la dicitura Cinque Terre Sciacchetrà DOC e il nome dell'azienda.

Le acciughe che mangio a Monterosso sono davvero di Monterosso?

Spesso no, e non è colpa di nessuno. Le acciughe salate del Presidio sono poche centinaia di chili l'anno, prodotte da un numero ridottissimo di famiglie, e non bastano nemmeno per i locali del paese: la maggior parte dei ristoranti usa acciughe del Cantabrico o siciliane, che sono di ottima qualità. Se ti interessa la differenza, chiedi esplicitamente e valuta la risposta: chi lavora bene te lo dice senza problemi, e chi ti giura che sono tutte pescate lì sotto ti sta raccontando qualcosa.

Quanti giorni servono e serve l'auto?

Tre notti sono il minimo per vedere i borghi con un ritmo umano (due paesi al giorno) e camminare almeno un tratto di sentiero; con quattro o cinque si aggiungono Portovenere, Levanto e l'entroterra della Val di Vara. L'auto non serve e complica: la ferrovia collega i cinque borghi in cinque minuti l'uno dall'altro e i parcheggi nei paesi sono pochissimi e cari. Se arrivi in macchina, lasciala a Levanto, a La Spezia o in una struttura dell'entroterra con posto proprio.