La tavola di Pasqua è la più regionale dell'anno e non ammette scorciatoie. A Napoli si fanno il casatiello, pane ricco di strutto, salumi e formaggio con le uova incastonate nella corona, e la pastiera, di grano cotto e ricotta. In Liguria la torta pasqualina impila sfoglie sottilissime su bietole e uova intere. In Umbria e nelle Marche si cuoce la pizza di Pasqua al formaggio, che si mangia a colazione con il ciauscolo o la corallina. A Roma l'abbacchio, in Sardegna il capretto e le pardulas, in Sicilia la cassata e le cuddure con l'uovo, in Lombardia la colomba.
Nell'orto è il momento più generoso della primavera: asparagi bianchi e verdi, carciofi ancora, fave freschissime, piselli, cipollotti, aglio fresco, le prime fragole di Terracina, del Metapontino e del Veronese, le erbe spontanee che in Liguria si vendono già mescolate come preboggion. Il carciofo chiude in Sicilia e in Sardegna mentre al Nord è appena entrato: lo stesso ortaggio, a duemila chilometri di distanza, sta in due momenti opposti del ciclo.
Nei caseifici è la settimana buona per i formaggi freschi di pecora e di capra (primosale, ricotta, robiola di Roccaverano) e per le prime forme di malga di pianura. In mare cominciano le alici e le sarde, che nei mesi successivi diventeranno più grasse, e in Adriatico si pescano le canocchie prima che la stagione volti. È anche il mese in cui i caseifici del Parmigiano Reggiano e i prosciuttifici aprono le porte ai visitatori, perché il lavoro c'è ma non è ancora quello frenetico dell'autunno.