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Roma

Il mattatoio di Testaccio pagava gli operai in frattaglie: il quinto quarto e il pecorino dei pastori fanno la cucina romana.

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Cosa si mangia solo qui

Coda alla vaccinara

Coda di bue stufata per ore con sedano, pomodoro e, nella versione più antica, uvetta e pinoli. Nasce nel rione Testaccio, dove i vaccinari erano pagati anche in scarti di macellazione.

Bucatini all'amatriciana

Guanciale, pomodoro, pecorino e peperoncino. Il piatto arriva a Roma con i pastori di Amatrice, oggi in provincia di Rieti, e in città si è fissato sul bucatino invece che sullo spaghetto.

Scheda completa: Bucatini

Porchetta di Ariccia IGP

Maiale disossato, salato e aromatizzato con pepe, aglio e rosmarino, cotto intero in forno a legna. Si taglia a fette nei chioschi dei Castelli Romani, dentro il pane.

Scheda completa: Porchetta

Carciofo romanesco

Cimarolo tondo e senza spine, coltivato sulla costa tra Ladispoli e Cerveteri. Si raccoglie da febbraio ad aprile: alla romana si stufa con mentuccia, alla giudia si frigge intero due volte.

Maritozzo

Panino dolce lievitato, aperto e riempito di panna montata non zuccherata; si mangia al bar a colazione. Il nome viene da marito: era il dolce che il promesso sposo regalava alla fidanzata.

Scheda completa: Maritozzo

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Le schede dei prodotti

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Nel contesto della Lazio

La cucina del Lazio è quella romana del quinto quarto e delle quattro paste al pecorino (cacio e pepe, gricia, amatriciana, carbonara) costruite su guanciale, pecorino romano e pepe nero. Fuori Roma cambia in fretta: la Tuscia dei laghi, la Sabina dell'olio, la Ciociaria dei pecorini.

La cucina della Lazio

Le altre province della Lazio