Baccalà alla vicentina
Stoccafisso essiccato delle Lofoten battuto e ammollato per giorni, poi cotto ore in latte, olio, cipolla, acciughe e formaggio senza mai mescolare, il cosiddetto pipare. Sandrigo ne è il paese di riferimento.
Il baccalà alla vicentina si fa con lo stoccafisso norvegese, non col baccalà salato: ammollato giorni e poi pipato piano nel latte.
Stoccafisso essiccato delle Lofoten battuto e ammollato per giorni, poi cotto ore in latte, olio, cipolla, acciughe e formaggio senza mai mescolare, il cosiddetto pipare. Sandrigo ne è il paese di riferimento.
Nasce sull'Altopiano dei Sette Comuni in due forme diverse: il pressato, giovane e dolce, e il d'allevo, stagionato fino a due anni e granuloso.
Cresce sotto la sabbia dei terreni del Brenta e si raccoglie prima che spunti, per questo resta bianco. Si serve lessato con uova sode schiacciate, olio e aceto.
Salume grosso e morbido, con macinatura media e stagionatura lunga, aromatizzato con pepe, aglio e a volte cannella e rosmarino. Si taglia spesso e si mangia con la polenta.
Varietà locali come la Mora di Cazzano e il Durone Rosso, coltivate sulle colline terrazzate attorno a Marostica. Maturazione precoce, da fine maggio, e polpa soda.
Il Veneto cucina con riso, mais e baccalà più che con la pasta: risi e bisi, polenta, baccalà mantecato, sarde in saor. Cambia radicalmente fra la laguna di Venezia, la pianura del radicchio e le montagne bellunesi.