Il 19 marzo, San Giuseppe, è la festa dei fritti. A Napoli si fanno le zeppole, fritte o al forno, con crema pasticciera e amarena; a Palermo le sfince, morbide e coperte di ricotta di pecora; a Roma i bignè; in Toscana le frittelle di riso; in Emilia le raviole di pasta frolla con la mostarda. Nella Sicilia occidentale la ricorrenza prende la forma delle tavolate votive: si costruiscono altari di pane modellato a mano e si invitano a mangiare i virgineddi, cioè i poveri del paese, con un menù rigorosamente di magro, senza carne.
Nell'orto è il mese della svolta. I carciofi sono al massimo, gli asparagi cominciano nella seconda metà (Bassano, Cimadolmo, Badoere, Cantello) e con loro arrivano gli agretti, i bruscandoli veneti e friulani, cioè i germogli di luppolo selvatico, le ortiche, i primi piselli e le fave, che in Sicilia e in Puglia sono già sgranabili. Il Sud anticipa il Nord di circa un mese: una primizia che a Vittoria si mangia a marzo, in Pianura Padana arriva a fine aprile.
Nei caseifici comanda la pecora. Gli agnelli nascono in inverno, il latte è al massimo e la ricotta è più grassa e dolce dell'estate: da qui i formaggi freschi, le giuncate, i primisale, il marzolino del Chianti che prende il nome proprio da questo mese. Se la Pasqua cade a fine marzo entrano in scena l'agnello e il capretto, e con loro le torte salate ripiene di uova e formaggio, la colomba e i pani rituali. In mare si pescano seppie, moscardini e sogliole, e cominciano ad arrivare le prime alici.