La frutta comanda il mese. Le ciliegie chiudono nella prima metà e lasciano il posto alle albicocche del Vesuvio (pellecchiella, cafona), alle pesche, alle percoche, alle prime susine. Compaiono i fioroni, la prima fioritura del fico: grossi, acquosi, poco dolci, arrivano due mesi prima dei fichi veri e per questo si mangiano con il prosciutto invece che da soli. Meloni e angurie salgono dal Sud; al Centro le fragole finiscono.
Nell'orto entrano i pomodori, le melanzane precoci, i fagiolini, i cetrioli e il basilico, che a Prà si coglie piccolo perché le foglie grandi virano alla menta. Nel Meridione si trebbia il grano duro fra giugno e luglio: Puglia, Sicilia e Basilicata portano in magazzino il raccolto che diventerà semola, e la data della trebbiatura è ancora l'appuntamento attorno a cui ruotano diverse feste di paese. Nei caseifici di bufala della Piana del Sele si lavora al massimo, e vale la regola che la mozzarella si mangia dove si fa e nel giorno in cui si fa.
Il 24 giugno, San Giovanni, si raccolgono le noci ancora verdi e tenere, quando il guscio non si è indurito, e si mettono sotto alcol con zucchero e spezie: il nocino si filtra in autunno e si apre a Natale. La stessa notte, a Roma, era tradizione mangiare lumache. Da metà mese le sagre cominciano a riempire ogni fine settimana e la cucina si sposta all'aperto: si cena tardi, si mangia in piedi o su tavolate, e la stagione non si ferma più fino a ottobre.