Pizza napoletana STG
Impasto di sola farina, acqua, sale e lievito, steso a mano lasciando il cornicione, cotto in forno a legna a circa 485 gradi per un minuto. Il fondo resta morbido e si piega a libretto.
Piennolo del Vesuvio, pasta di Gragnano, Provolone del Monaco dei Lattari: tre denominazioni diverse nel raggio di trenta chilometri dal golfo.
Impasto di sola farina, acqua, sale e lievito, steso a mano lasciando il cornicione, cotto in forno a legna a circa 485 gradi per un minuto. Il fondo resta morbido e si piega a libretto.
Cresce senza irrigazione sui terreni lavici del Vesuvio e si conserva appeso in schiocche, i piennoli, fino a primavera. Buccia spessa, punta appuntita, polpa acida e salina.
Trafilata al bronzo e essiccata lentamente a bassa temperatura nella Valle dei Mulini, dove si incrociano l'aria dei Lattari e quella del mare. La superficie ruvida trattiene il condimento.
Pasta filata a forma di melone allungato, legata a mano e stagionata almeno sei mesi nelle grotte dei Monti Lattari. Deve contenere almeno il 20% di latte di vacca agerolese.
Sfoglia tiratissima arrotolata a cono e farcita di semola, ricotta e canditi: la ricetta arriva dal monastero di Santa Rosa a Conca dei Marini e viene rielaborata a Napoli nell'Ottocento.
La Campania è la regione della pizza napoletana, della mozzarella di bufala e del pomodoro San Marzano, ma la sua cucina si divide fra la costa (pesce, limoni, pasta di Gragnano) e l'interno dell'Irpinia e del Sannio, dove comandano carne, castagne e i grandi vini bianchi.