Che cos'è
Il Salame di Varzi è un insaccato di sola carne di suino pesante italiano, macinato a grana media, insaccato in budello naturale e legato a mano con lo spago. Ha la DOP dal 1996 ed è uno dei pochissimi salami italiani che possono usare questo livello di protezione: la zona di produzione è ristretta a una quindicina di comuni della valle Staffora, in provincia di Pavia.
La firma del prodotto sta in un dettaglio di tecnica che sembra minimo e non lo è. Nell'impasto non entra l'aglio, entra un infuso: spicchi d'aglio schiacciati vengono lasciati in macerazione nel vino rosso, e poi il liquido viene filtrato e aggiunto alla carne senza i pezzi. Il risultato è un salame che ha profumo d'aglio e non ha il morso dell'aglio, e che non lascia il retrogusto che molti trovano fastidioso il giorno dopo.
L'altra scelta che lo distingue è la materia prima. Il disciplinare impone tagli nobili (coscia, spalla, filetto, lombo) insieme a pancetta, gola e coppa per il grasso. Non è un salame da ritagli, ed è per questo che la fetta resta rossa, compatta e dolce anche dopo mesi di cantina.
Esistono quattro formati, che corrispondono a quattro stagionature: filzetta, filzettone, sottocrespone e cucito, dal mezzo chilo ai due chili abbondanti. Cambia il budello, cambia il diametro e cambia il tempo, da poco più di un mese fino a sei; l'impasto è sempre lo stesso.
Dove nasce
Varzi è un borgo di duemila abitanti a quattrocento metri di quota, nella valle del torrente Staffora, dove l'Oltrepò pavese smette di essere collina e diventa Appennino. È la punta di quel cuneo di Lombardia che scende fra Piemonte, Emilia e Liguria e arriva quasi a toccare il mare: dal crinale sopra Varzi, in giornate limpide, si vede il golfo di Genova.
Questa posizione è la ragione tecnica del salame. Dal mare risale l'aria salmastra e mite, dalla pianura padana scende l'umidità: nelle cantine della valle si incontrano e creano il regime di temperatura e umidità che serve a una stagionatura lenta. Non è retorica territoriale, è la stessa fisica che spiega il prosciutto di Parma cento chilometri più a est.
Varzi stava anche su una via del sale, uno dei percorsi che portavano il sale da Genova verso la pianura attraverso i valichi appenninici. Il sale era la merce che rendeva possibile conservare la carne, e il paese l'aveva prima e a miglior prezzo di altri. Le fiere di Varzi, sul percorso, erano il mercato dove si vendeva quello che si produceva.
Il borgo medievale è rimasto intatto: torri, portici bassi, il castello dei Malaspina, i vicoli in acciottolato. Attorno ci sono i comuni della DOP (Bagnaria, Ponte Nizza, Godiasco, Rivanazzano, Fortunago, Menconico, Romagnese, Zavattarello, Santa Margherita di Staffora fra gli altri) e più in alto i boschi di castagno e le vette del Penice e del Lesima.
Come si produce
Si parte da suini pesanti italiani, allevati secondo il circuito del suino pesante padano e macellati a oltre centosessanta chili. I tagli destinati al salame vengono rifilati a mano: si eliminano nervi, tendini e ghiandole, operazione lunga che si vede nel prodotto finito perché la fetta non presenta parti dure.
La macinatura è a grana media, con piastra intorno ai sei-otto millimetri: più larga di un salame Milano, più stretta di una soppressa veneta. La proporzione fra magro e grasso si aggira sui due terzi e un terzo, con il grasso preso da pancetta e gola, che sono i tagli che tengono meglio la stagionatura senza irrancidire.
Poi il condimento: sale, pepe (macinato, in grani o entrambi) e l'infuso. L'aglio viene schiacciato e lasciato in vino rosso per ore, il liquido viene filtrato e versato sull'impasto, l'aglio in pezzi resta fuori. Nient'altro: niente latte in polvere, niente zuccheri aggiunti oltre il minimo tecnico, niente aromi.
L'insacco avviene in budello naturale di suino, diverso per ciascun formato: budello gentile per la filzetta e il filzettone, crespone per il sottocrespone, e per il cucito il budello viene ricucito a mano attorno all'impasto. La legatura è manuale, con spago, a giri regolari.
Segue l'asciugamento e poi la stagionatura in cantina: quarantacinque giorni per la filzetta, due mesi per il filzettone, quattro per il sottocrespone, sei o più per il cucito. Durante il periodo la superficie si copre della muffa bianca naturale che regola l'evaporazione e protegge dalle contaminazioni.
Come riconoscerlo
Al taglio il colore è rosso rubino uniforme, senza aloni scuri sotto il budello e senza zone grigie al centro. Il grasso è bianco puro e ben distribuito in punti di dimensione media, mai spalmato: se il bianco è sfumato nel rosso, l'impasto si è scaldato in macinatura.
La fetta è compatta ma non dura, e si stacca intera. Al naso deve arrivare prima la carne stagionata, poi il pepe e sul fondo una nota dolce di vino con un soffio d'aglio. Un profumo di aglio pieno e diretto, quello che si sente in molti salami del sud, qui è fuori registro: significa che l'aglio è stato aggiunto in pezzi.
Sul budello devono restare le impronte dello spago e la muffa bianca farinosa. Le tracce della legatura a mano sono irregolari, con nodi visibili alle estremità; la maglia perfettamente uniforme è di una rete industriale.
In etichetta cerca la dicitura Salame di Varzi DOP e il formato: filzetta, filzettone, sottocrespone, cucito. Il salame venduto come "tipo Varzi" o "alla varzese" non è nulla di preciso e può venire da qualunque zona d'Italia.
Come si usa in cucina
Si taglia a coltello, in obliquo, con uno spessore di tre-quattro millimetri: abbastanza spesso da mantenere la grana, abbastanza sottile da lasciar sciogliere il grasso in bocca. Va tenuto fuori dal frigorifero mezz'ora prima di servirlo, altrimenti il grasso resta ceroso e il profumo non esce.
A Varzi si mangia con il pane di grano tenero della valle, con la focaccia e con il miele di castagno dell'Appennino, che è un abbinamento locale poco noto e sorprendente: l'amaro del miele di castagno spinge in avanti la dolcezza della carne.
Cotto rende bene ma è uno spreco per i formati grandi. La filzetta, il formato piccolo e più giovane, si usa spesso a cubetti in un risotto o nella zuppa di ceci; le estremità e i ritagli finiscono nel ripieno degli agnolotti di magro e nella torta salata di verdure che si fa in valle.
Una nota pratica: il Salame di Varzi è dolce e poco speziato, quindi va servito da solo o con salumi altrettanto discreti. Accanto a una salsiccia piccante o a uno speck affumicato non si sente più.
Abbinamenti
L'Oltrepò pavese produce il vino che serve. La Bonarda vivace, di uva croatina, con la sua leggera frizzantezza e il tannino discreto, è l'abbinamento locale per definizione: pulisce e non copre. Il Buttafuoco, più strutturato, regge i formati stagionati sei mesi.
Il Sangue di Giuda, rosso dolce e frizzante, sembra una scelta strana e non lo è: in valle si beve proprio così, con il salame e il pane, e il contrasto dolce-salato funziona meglio di quanto si immagini. Fra i bianchi, il Pinot nero vinificato in bianco dell'Oltrepò e il Riesling italico sono le alternative più eleganti.
A tavola il salame di Varzi sta con i formaggi di capra dell'Appennino pavese, con le cipolle in agrodolce, con la mostarda. La chiusura del pasto in zona è la torta di mandorle di Varzi, secca e friabile, servita con un bicchiere di Moscato.
Quanto costa
Al produttore un salame di Varzi DOP costa fra 20 e 28 euro al chilo. La filzetta, che pesa mezzo chilo e stagiona meno, sta in fondo alla forbice; il cucito da due chili con sei mesi di cantina è il formato più caro e vale la spesa perché è quello in cui il vino e il pepe si sono davvero integrati.
In gastronomia, al taglio, si va dai 26 ai 34 euro al chilo. I salami "tipo Varzi" senza DOP costano 12-18 euro al chilo e non hanno alcun vincolo su tagli, zona e infuso.
All'estero è poco distribuito: negli Stati Uniti, quando arriva tramite importatori specializzati, sta sui 24-36 dollari alla libbra; nel Regno Unito fra le 34 e le 50 sterline al chilo. Diversi produttori della valle Staffora spediscono in Italia e in Europa, e per una filzetta il costo di spedizione è ancora ragionevole.
Come conservarlo
Intero e non iniziato si tiene appeso in cantina o in un locale fresco fra gli otto e i quindici gradi, con un po' di ricambio d'aria. Continua ad asciugare e a concentrarsi: un salame comprato giovane migliora in casa per settimane.
In frigorifero va avvolto in carta oleata o in un canovaccio pulito, mai in pellicola aderente, che lo fa sudare. Una volta iniziato si consuma entro tre-quattro settimane, coprendo solo la faccia tagliata.
Se la fetta esposta si asciuga troppo e diventa scura, si taglia via un velo e si riprende: non è deteriorato, è solo ossidato in superficie.
La muffa bianca esterna va lasciata dov'è fino al momento di affettare, poi si toglie con un panno inumidito d'aceto. Muffe verdastre superficiali si spazzolano; muffe nere, viscide, o un odore acido sono segnali diversi da quelli della muffa bianca di stagionatura, e a quel punto vale la data sulla confezione o un parere del norcino.
Sottovuoto regge quattro-sei mesi in frigorifero, ma va aperto e fatto respirare un paio di giorni prima di mangiarlo.
Dove assaggiarlo
A Varzi, nelle botteghe e nelle trattorie del centro storico sotto i portici medievali. Il paese vive di questo salame e la differenza fra un produttore e l'altro si sente: conviene assaggiare in più di un posto prima di comprare.
Nei comuni della DOP lungo la valle Staffora (Bagnaria, Ponte Nizza, Godiasco, Rivanazzano Terme) e nei borghi in quota come Fortunago, Zavattarello e Romagnese, tutti a mezz'ora di curve, dove alle osterie si arriva per il salame e si resta per gli agnolotti.
L'Oltrepò pavese si gira bene in due giorni da Milano o da Pavia: cantine di Bonarda e Pinot nero fra Santa Maria della Versa e Casteggio, il castello di Zavattarello, il monte Penice. La sagra e le fiere di Varzi, distribuite fra primavera e autunno, sono l'occasione migliore per trovare tutti i produttori nello stesso giorno.
Ricette con questo prodotto
Domande frequenti
Perché nel salame di Varzi l'aglio non si sente?
Perché non viene aggiunto in pezzi. Gli spicchi si mettono in macerazione nel vino rosso, poi il liquido viene filtrato e solo quello finisce nell'impasto. Il salame prende il profumo dell'aglio senza la sua parte pungente e senza il retrogusto persistente.
Che differenza c'è fra filzetta, filzettone, sottocrespone e cucito?
Sono i quattro formati previsti dal disciplinare e differiscono per budello, peso e stagionatura: la filzetta pesa circa mezzo chilo e matura in un mese e mezzo, il filzettone circa due mesi, il sottocrespone quattro, il cucito, il più grande e oltre i due chili, sei o più. L'impasto è identico.
Il Salame di Varzi contiene carne di manzo?
No. Il disciplinare DOP ammette solo carne di suino pesante italiano, e per giunta tagli nobili come coscia, spalla, filetto e lombo insieme a pancetta, gola e coppa per la parte grassa.
Come si taglia il salame di Varzi?
A coltello, in obliquo, tre-quattro millimetri. L'affettatrice va bene per i formati grandi ma tende a scaldare il grasso. In ogni caso si serve a temperatura ambiente, mai freddo di frigorifero.
Dove si produce esattamente?
In una quindicina di comuni della valle Staffora, nell'Oltrepò pavese, provincia di Pavia: Varzi e i paesi vicini fino al crinale appenninico. Fuori da quell'area si può fare un ottimo salame, ma non si può chiamare Salame di Varzi DOP.
Le fonti
Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.
Il regolamento del 12 giugno 1996 che iscrive Salame di Varzi fra le DOP dei prodotti a base di carne: è DOP, non IGP, e la differenza pesa.
Le cinque pezzature con la rispettiva stagionatura minima, dai 30 giorni del formato piccolo ai 180 del Cucito a budello doppio, e i comuni dell'Oltrepò Pavese ammessi.
