agrofood.ITEN
Formaggi

Castelmagno

Il Castelmagno DOP è un formaggio d'alta valle friabile e piccante, prodotto in soli tre comuni della Valle Grana, nel Cuneese. Con la stagionatura sviluppa venature blu spontanee e diventa uno dei formaggi italiani più intensi.

Piemonte
01

Che cos'è

Il Castelmagno è un formaggio a pasta semidura, prodotto con latte vaccino crudo cui è ammessa l'aggiunta di una quota minoritaria di latte ovino o caprino. Ha forma cilindrica, pesa tra i dodici e i venti chili, e una crosta sottile che passa dal giallo-rossastro dei primi mesi al bruno terroso delle stagionature lunghe.

La pasta è la sua firma. Bianca e compatta nelle forme giovani, con l'invecchiamento diventa ocra, si sgretola sotto il coltello e si attraversa di venature blu-verdi che non vengono inoculate: nascono da sole, per le muffe presenti negli ambienti di stagionatura. È un'erborinatura spontanea, e per questo irregolare: due forme della stessa partita possono essere molto diverse.

È un formaggio che si mangia più che spalmarsi. La consistenza granulosa, la sapidità alta e la punta piccante lo rendono difficile da confondere: chi lo assaggia per la prima volta lo colloca a metà strada tra un erborinato e un formaggio da grattugia, e non ha del tutto torto.

02

Dove nasce

La zona di produzione della DOP è minuscola: i territori di Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana, tre comuni della Valle Grana in provincia di Cuneo, tutti sul versante che sale verso il santuario di San Magno, a 1761 metri. Fuori da quei confini il formaggio non può portare il nome, e la produzione totale resta nell'ordine di poche centinaia di tonnellate l'anno, opera di una manciata di caseifici e malghe.

Le fonti storiche lo fanno risalire almeno al 1277, quando una sentenza arbitrale tra il marchese di Saluzzo e la comunità di Castelmagno regola i diritti di pascolo e fissa un tributo pagabile in formaggio. È uno dei documenti più antichi che citano un formaggio italiano per nome.

La menzione «di Alpeggio» in etichetta identifica le forme prodotte sopra i mille metri, con latte di animali al pascolo, nella stagione che va da maggio a ottobre. È una sottocategoria piccola dentro una produzione già piccola, ed è il vertice qualitativo del prodotto: il latte d'erba porta profumi che il fieno non riesce a dare.

Ha ottenuto la denominazione di origine nel 1982 e il riconoscimento europeo come DOP nel 1996.

03

Come si produce

Il latte, munto in due mungiture consecutive, viene coagulato con caglio di vitello a temperatura contenuta. La cagliata si rompe, si lascia depositare, poi si raccoglie in un telo di lino e si appende a sgocciolare per un tempo lungo, dalle diciotto alle ventiquattro ore. Il risultato è la tuma, una massa bianca che a questo punto non è ancora Castelmagno.

Qui succede il passaggio che distingue questo formaggio da quasi tutti gli altri. La tuma viene lasciata acidificare per due, tre, anche quattro giorni in un ambiente fresco. È una fermentazione controllata che abbassa il pH e prepara la struttura friabile della pasta.

Solo dopo la tuma acidificata viene sminuzzata a mano o con un frangicagliata, salata a secco e pressata negli stampi cilindrici. La forma viene poi rivoltata e salata in superficie più volte nei giorni successivi.

La stagionatura minima è di sessanta giorni, ma il Castelmagno interessante comincia dopo i quattro o cinque mesi e continua a migliorare fino a due anni. Avviene in grotte naturali o in locali freschi e umidi, dove le muffe ambientali fanno il resto del lavoro senza che nessuno le abbia messe lì.

04

Come riconoscerlo

Cerca il marchio della denominazione impresso sullo scalzo e la dicitura completa Castelmagno DOP, eventualmente con l'aggiunta «di Alpeggio». Il consorzio di tutela ha sede in valle e le forme conformi portano numerazione: senza quei riferimenti, quello che stai comprando è un formaggio di montagna generico, che può anche essere buono ma non è Castelmagno.

La crosta deve essere sottile, asciutta, di colore variabile dal giallastro al bruno secondo l'età, senza crepe profonde né zone appiccicose. Uno strato di muffa grigia superficiale è normale in stagionatura lunga.

La pasta al taglio si sbriciola. Se la fetta resta elastica e si piega senza rompersi, la forma è giovane o è stata prodotta con un metodo semplificato che salta l'acidificazione della tuma.

Le venature blu non sono obbligatorie e la loro assenza non è un difetto: dipendono dall'età e dalla grotta. Quello che invece è un difetto è una venatura troppo regolare e diffusa, che tradisce un'inoculazione non prevista dal disciplinare.

All'olfatto un buon Castelmagno ha note di sottobosco, burro cotto e cantina umida. L'ammoniaca netta è segno di conservazione sbagliata.

05

Come si usa in cucina

L'uso classico sono gli gnocchi al Castelmagno: gnocchi di patate mantecati in una crema fatta sciogliendo il formaggio con poca panna o latte, senza mai portare a bollore, e finiti con nocciole tostate del Piemonte tritate grossolanamente. È un piatto ricco che regge porzioni piccole.

Si scioglie bene ma va trattato con cautela. Il calore diretto lo fa separare: conviene grattugiarlo o sbriciolarlo e aggiungerlo fuori dal fuoco, mescolando con l'acqua di cottura della pasta o con un fondo caldo ma non bollente.

Sulle forme giovani funziona la fonduta piemontese; su quelle stagionate è meglio non cucinarlo affatto e servirlo a scaglie con miele di castagno o di rododendro, o con una composta di cipolle rosse.

È ottimo grattugiato su un risotto ai porri, sciolto su una polenta di mais ottofile, o sbriciolato a fine cottura in una zuppa di castagne. Meno ovvio ma riuscitissimo: qualche scaglia sopra una tartare di fassona con nocciole.

06

Abbinamenti

Con le forme giovani reggono i rossi piemontesi di media struttura: Dolcetto d'Alba, Nebbiolo d'Alba, Barbera d'Asti non troppo legnosa. Con le stagionature lunghe e piccanti serve più peso e più alcol, un Barolo o un Barbaresco di qualche anno, oppure il contrasto dolce di un Moscato d'Asti o di un Passito, che è la scelta più tradizionale in valle.

Fuori dal vino, la birra ambrata di montagna funziona bene, e il Barolo Chinato accompagna le forme molto vecchie meglio di quanto sembri.

In tavola gli abbinamenti storici sono tre: miele di castagno, nocciola Piemonte tostata, mostarda di frutta. Le pere Madernassa cotte nel vino sono l'accostamento locale per eccellenza.

Da evitare i bianchi leggeri e i vini molto tannici e giovani, che sulla sapidità del Castelmagno diventano metallici.

07

Quanto costa

Un Castelmagno DOP di quattro-sei mesi costa tra 22 e 32 euro al chilo al banco di una buona formaggeria. Le forme di Alpeggio partono da 32 euro e arrivano a 45-50 euro al chilo, e le stagionature oltre l'anno superano regolarmente i 50.

È un prezzo alto che si spiega con i numeri: pochi produttori, un'area di produzione di tre comuni, rese basse e una lavorazione che richiede giorni prima ancora della stagionatura. La produzione annua complessiva è inferiore a quella che un singolo grande caseificio di pianura realizza in un mese.

In valle, comprando direttamente dai produttori, si scende di qualche euro al chilo e si trovano pezzature intere o mezze forme.

Diffida di qualsiasi cosa etichettata Castelmagno sotto i 18 euro al chilo: a quel prezzo o non è DOP, o è una forma giovanissima venduta prima del tempo.

08

Come conservarlo

Va tenuto in frigorifero nella parte meno fredda, tra i quattro e gli otto gradi, avvolto in carta per alimenti a due strati, quella dei formaggi con la pellicola interna e la carta esterna, oppure in un canovaccio leggermente umido. La pellicola trasparente a contatto lo soffoca e in pochi giorni gli dà odore di plastica.

Un pezzo di mezzo chilo si conserva così tre o quattro settimane. La superficie di taglio tende a seccare e a scurirsi: si raschia via un millimetro prima di servire.

Si congela solo se destinato alla cottura, tagliato a cubetti e in porzioni piccole. Scongelato perde la struttura granulosa e non si può più affettare, ma per gnocchi e fonduta va bene. In freezer tre mesi.

Va servito a temperatura ambiente, tirandolo fuori almeno un'ora prima: freddo, la sua parte aromatica resta chiusa e si sente quasi solo il sale.

09

Dove assaggiarlo

In Valle Grana, tra Monterosso, Pradleves e Castelmagno, dove i caseifici vendono direttamente e diverse malghe accolgono i visitatori in estate. La salita al santuario di San Magno vale il viaggio anche a prescindere dal formaggio, e i rifugi lungo la strada lo servono con la polenta.

A Cuneo il mercato del martedì e i negozi del centro storico hanno banchi con stagionature diverse, che è il modo migliore per capire come cambia il formaggio con l'età.

La Fiera del Castelmagno si tiene ogni estate nel comune che gli dà il nome e riunisce quasi tutti i produttori: è l'unica occasione dell'anno per assaggiare in un pomeriggio dieci versioni diverse.

A Torino le formaggerie storiche e i banchi del mercato di Porta Palazzo lo tengono quasi sempre, spesso con forme di alpeggio che in valle finiscono subito.

Ricette con questo prodotto

Domande frequenti

Perché il Castelmagno ha le venature blu?

Perché nelle stagionature lunghe le muffe presenti negli ambienti di affinamento penetrano naturalmente nella pasta friabile. Non vengono inoculate come nel gorgonzola: è un'erborinatura spontanea, quindi irregolare da forma a forma, e la sua assenza non è un difetto.

Che differenza c'è tra Castelmagno e Castelmagno di Alpeggio?

L'Alpeggio è prodotto sopra i mille metri, tra maggio e ottobre, con latte di animali al pascolo. Ha profumi più complessi e colore più intenso, ed è una frazione minima della produzione totale. Costa in genere dieci-quindici euro al chilo in più.

Il Castelmagno è adatto ai vegetariani?

No. Il disciplinare DOP prevede caglio di origine animale, quindi il Castelmagno non è vegetariano. Non esistono versioni certificate con caglio microbico.

Come si scioglie il Castelmagno senza rovinarlo?

Mai su fuoco diretto e mai a bollore, altrimenti si separa. Si sbriciola, si aggiunge fuori dal fuoco e si manteca con poca panna, latte o acqua di cottura, mescolando fino a ottenere una crema liscia.

Quanto deve stagionare un Castelmagno?

Il minimo di legge è sessanta giorni, ma a quel punto è ancora un formaggio anonimo. Diventa interessante dopo quattro o cinque mesi e continua a guadagnare complessità fino a due anni, sviluppando friabilità, piccantezza e le venature blu.

Le fonti

Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.

Prodotti collegati

← Tutti i prodotti