Che cos'è
La Nocciola Piemonte è un'indicazione geografica protetta riconosciuta nel 1993 che copre i frutti della cultivar Tonda Gentile Trilobata, storicamente chiamata Tonda Gentile delle Langhe, coltivati nelle zone collinari del Piemonte.
Una sola varietà, che è già una differenza sostanziale rispetto a quasi tutto il resto del mercato mondiale. Il frutto è sferico, di calibro medio, con guscio sottile e chiaro. Le caratteristiche che contano sono tre e sono tutte tecniche.
La prima è la resa allo sgusciato: dal 40 al 50%, contro il 30-40% della media delle nocciole commerciali. Da un chilo in guscio si ricavano quasi cinquecento grammi di seme.
La seconda è la pelabilità. Dopo la tostatura la pellicina, il perisperma, si stacca quasi completamente con una semplice sfregatura. Sembra un dettaglio da laboratorio e invece è la ragione economica per cui la pasticceria industriale la cerca: una nocciola che non si pela lascia residui amari e macchia le creme.
La terza è l'aroma, fine e persistente, con una nota di burro tostato e una dolcezza che non stanca, unita a una struttura croccante che regge la cottura.
Si aggiunge una buona stabilità dei grassi, che significa una vita di scaffale più lunga della media: per un frutto oleoso per oltre il 60% del proprio peso, non è un dettaglio.
Dove nasce
Il cuore storico è l'Alta Langa, la fascia collinare più alta e più povera fra Cuneo e Asti, con Cortemilia riconosciuta come capitale della nocciola. Intorno si estendono il Roero, il Monferrato e le colline delle province di Cuneo, Asti e Alessandria; il disciplinare include anche aree di Torino, Biella, Vercelli e Novara.
La ragione per cui il nocciolo si è radicato qui è agronomica e sociale insieme. In Alta Langa le pendenze sono forti, i suoli marnosi e poveri, e la vite non dava quello che dava sulle colline del Barolo poche decine di chilometri più a nord. Il nocciolo tollera i terreni magri, non chiede irrigazione e si adatta ai versanti: dove il vigneto non rendeva, si piantò la nocciola.
Dal secondo dopoguerra la coltura ha preso la scala attuale, spinta dalla domanda dell'industria dolciaria: ad Alba, nel 1946, Ferrero cominciò a produrre la pasta gianduia in una fase in cui il cacao costava e la nocciola no. La contropartita è visibile oggi nel paesaggio, con i noccioleti che hanno sostituito boschi e prati in diverse valli: è una discussione aperta in zona, e riguarda l'acqua, i trattamenti e il consumo di suolo.
Come si produce
Il noccioleto è un impianto poliennale: entra in produzione dopo quattro o cinque anni e resta produttivo per decenni. Si alleva a cespuglio o ad albero, con potature che tengono la chioma aperta.
La fioritura è invernale, fra dicembre e febbraio, cosa insolita per una pianta da frutto: i fiori maschili sono gli amenti penduli, quelli femminili sono minuscoli ciuffi rossi. L'impollinazione è anemofila e richiede la presenza di cultivar impollinatrici nell'impianto, perché la Tonda Gentile è autoincompatibile.
La raccolta si fa fra fine agosto e settembre e ha una regola precisa: la nocciola non si stacca dalla pianta, si raccoglie da terra. Il frutto cade a maturazione e si raccoglie con aspiratori o spazzolatrici, o a mano nei fondi ripidi. È il motivo per cui la pulizia del sottochioma d'estate è il lavoro più importante dell'anno.
Segue l'essiccazione, che porta l'umidità dal 20% circa a un valore fra il 5 e il 6%: senza questo passaggio il frutto ammuffisce. Si asciuga al sole su teli o in essiccatoi a bassa temperatura.
Da lì la nocciola si conserva in guscio, che è la forma più stabile, e si lavora su richiesta: sgusciatura, calibratura, tostatura a 140-160 gradi per venti-trenta minuti, e pelatura. La tostatura è il passaggio che sviluppa l'aroma e che, se sbagliato, lo distrugge.
Come riconoscerlo
La forma è il primo indizio: la Tonda Gentile è sferica, non ovale né appuntita, con una leggera trilobatura visibile nel seme sgusciato. Le nocciole allungate appartengono ad altre cultivar.
Il secondo è la pellicina dopo la tostatura. Tostate un pugno di nocciole a 150 gradi per venti minuti, avvolgetele in un canovaccio e sfregate: in una Tonda Gentile la pellicina se ne va quasi tutta. Se resta attaccata a metà dei semi, non è quella.
Il terzo è la resa. Se comprate in guscio, pesate: da un chilo devono uscire fra i 400 e i 500 grammi di seme. Una resa sotto i 350 grammi indica altre varietà.
Sull'etichetta deve comparire Nocciola Piemonte IGP o Nocciola del Piemonte IGP con il logo europeo. Le formule nocciola delle Langhe, nocciola italiana o nocciola tipo Piemonte non sono la denominazione.
Al gusto, una nocciola buona è dolce, burrosa e croccante, senza retrogusto amaro. L'amaro e la nota di cartone significano rancidità, che nella frutta secca è il difetto più comune e il meno dichiarato.
Sulle creme spalmabili vale la stessa regola che vale per il pistacchio: cercate la percentuale di nocciola accanto all'ingrediente. Molti vasetti ne contengono il 13% o meno, con olio di palma e zucchero a fare il resto, e lo scrivono correttamente in etichetta. Una crema seria sta dal 40% in su.
Come si usa in cucina
La tostatura è il gesto che decide tutto. Forno a 150 gradi per venti-venticinque minuti, girando a metà, finché la pellicina non si screpola e la cucina non profuma. Poi canovaccio, sfregata, e via la pellicina. Sopra i 170 gradi il seme diventa amaro in pochi minuti.
La torta di nocciole delle Langhe è il dolce identitario: nocciole tostate ridotte in farina, uova, zucchero, burro e pochissima o nessuna farina di grano. È bassa, umida, e si serve con lo zabaione caldo.
I baci di dama sono due cupolette di pasta di nocciola unite dal cioccolato; i brutti ma buoni sono meringhe rustiche con le nocciole a pezzi; i nocciolini di Chivasso sono minuscoli e leggerissimi. Il gianduiotto, nato a Torino nel 1865, è pasta di nocciola e cacao stampata a lingotto.
Nel salato la nocciola tritata grossolanamente sta bene sulla carne cruda all'albese, sui formaggi erborinati, in una vellutata di zucca, e nel pesto di nocciole con cui si condiscono i tajarin.
Per macinarla, mixer a impulsi brevi: la nocciola è grassa per oltre il 60% e passa in un attimo da farina a burro. Se serve una farina asciutta, si aggiunge un cucchiaio dello zucchero della ricetta.
Abbinamenti
Con il cioccolato, prima di tutto, e in particolare con quello fondente: il gianduia è letteralmente l'abbinamento fatto prodotto. Poi con il caffè, con il latte, con il burro.
Con i formaggi erborinati e stagionati (Gorgonzola, Castelmagno, Robiola di Roccaverano) dove la dolcezza tostata contrasta la sapidità.
Con il miele di castagno, con il torrone, con i fichi secchi e con le pere, che in Piemonte è un'accoppiata classica.
Nel salato con la carne cruda di Fassona, con il coniglio, con la zucca e con i funghi. E nel pesto di nocciole al posto dei pinoli, che costa meno e regge meglio.
Con il vino: sui dolci alla nocciola un Moscato d'Asti o un Brachetto d'Acqui, per dolcezza e aromaticità; su un gianduiotto un Barolo Chinato, che è l'abbinamento locale per eccellenza. Nel salato, un Barbera d'Asti giovane con la carne cruda e le nocciole.
Quanto costa
In guscio, la Nocciola Piemonte IGP costa fra 6 e 10 euro al chilo comprata in zona. Sgusciata cruda sta fra 18 e 30 euro al chilo; tostata e pelata, che è la lavorazione con la resa più bassa, fra 25 e 40 euro al chilo.
La nocciola turca sgusciata, che è quella che riempie gli scaffali, costa fra 10 e 16 euro al chilo. Il rapporto è di circa il doppio, ed è stabile.
Le ragioni sono tre. La resa per ettaro dei noccioleti collinari piemontesi è più bassa di quella degli impianti pianeggianti e meccanizzati. Il costo del lavoro su versanti in pendenza è alto. E la superficie in IGP è piccola rispetto a una domanda industriale che è enorme, il che tiene il prezzo tirato per conto proprio.
All'estero: negli Stati Uniti le nocciole piemontesi sgusciate costano fra 16 e 28 dollari alla libbra; nel Regno Unito fra 28 e 50 sterline al chilo. La pasta di nocciole pura, quella al 100% usata in pasticceria, sta fra 30 e 50 euro al chilo.
Sulle creme spalmabili il prezzo racconta il contenuto: un vasetto con il 40% o più di nocciola piemontese costa dai dodici euro in su per 200 grammi. Sotto i cinque euro si compra soprattutto zucchero e olio vegetale, dichiarati regolarmente in etichetta.
Come conservarlo
La nocciola è grassa per oltre il 60% del proprio peso e il suo destino, se conservata male, è irrancidire. Vale per tutti i formati.
In guscio è la forma più stabile: in un contenitore aperto ma al riparo dalla luce, in luogo fresco e asciutto, tiene otto-dodici mesi. Sgusciata cruda scende a quattro-sei mesi in vetro chiuso e al fresco; in frigorifero arriva a otto.
Tostata è la più fragile di tutte: da due a quattro settimane a temperatura ambiente in un barattolo chiuso. La tostatura sviluppa l'aroma e allo stesso tempo accelera l'ossidazione, e per questo conviene tostare solo la quantità che serve.
Il congelatore è la soluzione per le quantità grandi: sottovuoto o in sacchetto ben chiuso, le nocciole sgusciate durano un anno e si usano senza scongelare.
Da evitare: la mensola sopra i fornelli, i sacchetti lasciati aperti, la luce diretta. Se all'assaggio compare una nota di vernice o di noce vecchia sono rancide, e in un dolce si sentono più che da sole. La pasta di nocciole aperta va in frigorifero e si consuma entro un mese; la separazione dell'olio in superficie è normale e si rimescola.
Dove assaggiarlo
A Cortemilia, in Alta Langa, dove ad agosto si tiene la Fiera della Nocciola e dove il paesaggio è fatto di noccioleti su pendenze impressionanti. È il posto in cui il prodotto si compra dai produttori e si capisce come si raccoglie.
Ad Alba, che sta a mezz'ora, la pasticceria della nocciola è ovunque: torte, baci di dama, paste di nocciola, creme. In autunno la città è presa dalla fiera del tartufo bianco, e le due cose convivono negli stessi negozi.
A Torino il capitolo è il gianduiotto e il cioccolato: le storiche cioccolaterie del centro, la bicerin nei caffè, e le pasticcerie che fanno i nocciolini e i baci di dama.
Nel Roero e nel Monferrato diverse aziende organizzano visite ai noccioleti e degustazioni, spesso insieme al vino. Il periodo giusto è settembre, quando le aspiratrici lavorano sotto le piante.
Ricette con questo prodotto
Domande frequenti
Cosa distingue la Tonda Gentile dalle altre nocciole?
Tre cose misurabili: una resa allo sgusciato del 40-50% contro il 30-40% della media, una pellicina che dopo la tostatura si stacca quasi completamente, e un aroma fine e persistente unito a una buona stabilità dei grassi. Sono esattamente le caratteristiche che cerca la pasticceria, ed è per questo che è la nocciola di riferimento del settore.
Perché costa il doppio di una nocciola turca?
Perché i noccioleti piemontesi stanno su colline in pendenza, con rese per ettaro più basse e costi di lavoro più alti degli impianti pianeggianti, e perché la superficie certificata è piccola rispetto a una domanda industriale enorme. La Turchia produce circa il 70% delle nocciole mondiali: è quello il prezzo che fa il mercato.
Come si tostano in casa?
Forno a 150 gradi per venti-venticinque minuti, girandole a metà cottura, finché la pellicina non si screpola. Poi si avvolgono in un canovaccio e si sfregano per toglierla. Sopra i 170 gradi diventano amare in pochi minuti, quindi meglio restare bassi e controllare con il naso.
Cos'è il gianduia?
Un impasto di pasta di nocciola e cacao nato a Torino nell'Ottocento, quando il cacao scarseggiava e la nocciola delle Langhe abbondava. Il gianduiotto, il cioccolatino a forma di lingotto, fu presentato nel 1865 e prende il nome dalla maschera piemontese Gianduja. È l'origine diretta delle creme spalmabili moderne.
Le creme alla nocciola contengono nocciola piemontese?
Spesso in quantità modeste. Molti vasetti dichiarano il 13% o meno di nocciole, con zucchero e olio vegetale a fare il resto, ed è tutto regolarmente scritto in etichetta. Cercate la percentuale accanto all'ingrediente: una crema seria sta dal 40% in su e costa dai dodici euro per 200 grammi.
Le fonti
Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.
Il regolamento del 12 giugno 1996 che iscrive «Nocciola del Piemonte» fra le IGP europee.
L'unica cultivar ammessa, la Tonda Gentile Trilobata, l'elenco comune per comune dei territori idonei e i semilavorati che possono fregiarsi della IGP.
