agrofood.ITEN
Formaggi

Salva Cremasco

Il Salva Cremasco DOP si chiama così perché serviva a salvare: in primavera le vacche davano più latte di quanto se ne potesse consumare, e quel latte veniva trasformato in un formaggio che si conservava per mesi. Ha crosta lavata, forma quadrata e un abbinamento che lo definisce più di qualsiasi descrizione: le tighe, i peperoncini verdi sott'aceto del Cremasco.

Lombardia
01

Che cos'è

Il Salva Cremasco è un formaggio a pasta cruda di latte vaccino intero, prodotto in un'area della bassa Lombardia che comprende le province di Cremona, Bergamo, Brescia, Lecco, Lodi e Milano. La forma è un parallelepipedo a base quadrata, con lato fra 11 e 13 centimetri nelle pezzature piccole, fra 17 e 19 in quelle grandi, altezza fra 9 e 15, per un peso che va da 1,3 a 5 chili.

La crosta è sottile, di colore giallo-rosato, con muffe naturali di superficie; durante la stagionatura viene lavata e spazzolata con acqua e sale, un trattamento che favorisce la flora batterica di superficie e porta la maturazione dall'esterno verso l'interno. Ne risulta la caratteristica più riconoscibile del formaggio: una fascia morbida e cremosa sotto la crosta e un cuore più bianco, compatto e leggermente friabile.

La stagionatura minima di disciplinare è di settantacinque giorni, ma il Salva si vende comunemente fra i tre e i sei mesi, e le forme più mature arrivano all'anno. Più invecchia, più la fascia cremosa avanza verso il centro.

È un formaggio molto meno famoso dei suoi vicini lombardi (Taleggio, Gorgonzola, Quartirolo) pur essendo DOP dal 2011 e pur avendo una storia più chiara di tutti loro, scritta nel nome.

02

Dove nasce

Il nome dice la funzione. Nel Cremasco, la pianura intorno a Crema, la primavera portava un eccesso di latte: l'erba nuova faceva aumentare la produzione, e senza catena del freddo il latte in più andava perso. Trasformarlo in un formaggio a lunga conservazione era il modo per salvarlo: salva, appunto. È un nome nato in cascina, non in agenzia.

L'area di produzione DOP, riconosciuta nel 2011, è più larga del solo Cremasco: comprende l'intero territorio delle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Lodi e Milano. Il cuore identitario però resta quello, la pianura fra l'Adda e il Serio, con Crema al centro e i paesi intorno: Pandino, Castelleone, Soncino, Rivolta d'Adda, Offanengo.

È una zona di grande tradizione lattiero-casearia e di cucina precisa: qui si fanno i tortelli cremaschi, ripieni di amaretti, uvetta, mostaccino e menta romana, che sono uno dei pochi primi piatti dolci-salati sopravvissuti in Italia. Il Salva appartiene alla stessa cultura gastronomica, quella che non butta niente e trova per ogni cosa una collocazione precisa a tavola.

03

Come si produce

Il latte vaccino intero, crudo o pastorizzato, viene inoculato con fermenti lattici e coagulato con caglio a temperatura intorno ai 32-35 gradi. La cagliata si rompe in due riprese: una prima rottura grossolana, un riposo, poi una rottura più fine fino alla dimensione di una nocciola. Non c'è cottura: è una pasta cruda.

La massa si mette negli stampi quadrati, si lascia spurgare per alcune ore in ambiente caldo e umido con rivoltamenti frequenti, la stufatura, e si sala a secco o in salamoia.

La fase che fa il Salva comincia dopo. In cantina, fresca e molto umida, le forme vengono lavate e spazzolate periodicamente con acqua e sale. Il trattamento tiene la crosta viva e umida e favorisce lo sviluppo dei fermenti di superficie, che degradano lentamente la pasta dall'esterno. È lo stesso principio del Taleggio, applicato però a una forma più alta e a una stagionatura molto più lunga: qui i batteri hanno mesi, non settimane, per avanzare verso il centro.

Settantacinque giorni è il minimo. A tre mesi la fascia cremosa sotto la crosta è di un centimetro; a sei ne occupa tre o quattro; nelle forme di un anno il cuore bianco compatto è ridotto a una striscia.

04

Come riconoscerlo

La forma quadrata è il primo indizio, ma non basta: anche il Quartirolo Lombardo è quadrato. La differenza si vede in altezza: il Salva è molto più alto, uno scalzo da 9 a 15 centimetri contro i 4-8 del Quartirolo, e nella crosta, che nel Salva è lavata, rosata e con muffe naturali, mentre nel Quartirolo è sottile, secca e biancastra.

Al taglio deve comparire il doppio registro: la fascia morbida e traslucida sotto la crosta, il cuore più bianco e compatto al centro. Se la pasta è uniforme, o è troppo giovane o non è stata trattata come si deve.

Sulla forma sono impressi il marchio della denominazione e il codice del caseificio. L'odore è deciso ma pulito, di cantina e di latte cotto; una nota di ammoniaca marcata indica una forma andata oltre.

Un'avvertenza sul mercato: si trova venduto come salva anche fuori denominazione, in forme più piccole e stagionature brevissime. Il disciplinare parte da settantacinque giorni, e un formaggio di trenta giorni non può essere Salva Cremasco DOP.

05

Come si usa in cucina

L'abbinamento che definisce il Salva sono le tighe: peperoncini verdi conservati sott'aceto, tipici del Cremasco, poco piccanti e molto acidi. Si servono interi accanto a fette spesse di formaggio, e il gioco è tutto lì: l'aceto e la croccantezza tagliano la grassezza cremosa della fascia sotto crosta. Salva e tighe è un antipasto, un secondo leggero e in molte osterie del Cremasco l'unica cosa che serve ordinare.

In cottura fonde bene e in modo omogeneo. Sulla polenta gialla è perfetto; nel risotto si manteca a fuoco spento; nelle torte salate con verdure di stagione sostituisce il Taleggio con più carattere e meno grassezza.

Con i tortelli cremaschi non si usa, perché quelli vogliono solo burro e grana, ma su una pasta corta con zucca o con radicchio funziona molto bene.

A temperatura ambiente, mezz'ora prima di servire, la fascia sotto crosta si ammorbidisce e diventa spalmabile: è il momento giusto per portarlo in tavola.

06

Abbinamenti

Le tighe prima di ogni vino, perché sono l'abbinamento locale e nessun altro fa lo stesso lavoro. Dopo di che, sui Salva giovani un bianco fermo e teso: Lugana, Riesling dell'Oltrepò Pavese, un Franciacorta Satèn se si vuole la bolla, che regge la crosta lavata senza scomparire.

Sulle stagionature lunghe si passa a un rosso leggero e fresco: Bonarda dell'Oltrepò, Valcalepio Rosso, o un Franciacorta rosé. I rossi tannici e strutturati litigano con la fascia cremosa e vanno evitati.

La birra funziona molto bene, in particolare le ambrate e le weizen. La mostarda di Cremona, che si fa a pochi chilometri, è l'altro accompagnamento locale, insieme al miele di acacia della pianura.

A tavola sta con la polenta, con le verdure sott'aceto in generale, con il pane di segale e con la zucca.

07

Quanto costa

Il Salva Cremasco DOP costa fra 13 e 19 euro al chilo nelle latterie e nelle gastronomie della zona, a seconda della stagionatura. Le produzioni artigianali di latte crudo e le forme di lunga stagionatura arrivano a 20-26 euro.

Fuori dalla Lombardia il prezzo sale di tre o quattro euro al chilo, e la disponibilità cala rapidamente: è un formaggio che circola poco, con una produzione nell'ordine delle poche centinaia di tonnellate l'anno.

Si compra al meglio nel Cremasco, dove le botteghe lo tengono in più stagionature e lo vendono con le tighe accanto. Nei mercati settimanali di Crema e dei paesi vicini i produttori sono presenti direttamente.

Un confronto utile: il Taleggio DOP, che è il parente più prossimo e ha una produzione trenta volte più grande, sta fra 11 e 16 euro al chilo. Il Salva costa qualcosa in più per una ragione di scala, non di qualità.

08

Come conservarlo

In frigorifero, nel cassetto delle verdure, avvolto in carta oleata o nella carta del caseificio, mai in pellicola a contatto: il Salva ha una crosta viva e la pellicola la soffoca, con il risultato di un odore ammoniacale in pochi giorni.

Un trancio dura due o tre settimane, ma continua a maturare: la fascia cremosa avanza anche in frigorifero, quindi il formaggio che mangiate a fine settimana sarà più morbido e più intenso di quello che avete comprato.

Se la crosta si asciuga si può passare un panno appena umido. Le muffe bianche e grigie di superficie sono normali e fanno parte della maturazione; muffe nere, rosa o pelose e un odore di ammoniaca netto sono invece un fenomeno diverso da quello della maturazione, e a quel punto vale la data sulla confezione o un parere del casaro.

Non si congela: la pasta cruda si separa e la fascia cremosa diventa granulosa allo scongelamento. Mezz'ora a temperatura ambiente prima di servire, sempre, perché freddo resta chiuso.

09

Dove assaggiarlo

Crema è la città di riferimento: centro storico compatto, piazza del Duomo con la facciata gotica, e una tradizione di osterie in cui salva e tighe è un ordine standard. La zona intorno, Pandino con il suo castello visconteo, Soncino con la rocca sforzesca, Castelleone, Offanengo e Rivolta d'Adda, è una pianura ricca e poco turistica, che si gira bene in bicicletta.

Le latterie e i caseifici della zona vendono direttamente e fanno assaggiare stagionature diverse. Nei mercati settimanali di Crema si trovano sia il formaggio sia le tighe dello stesso produttore, che è il modo giusto di comprarli.

A tavola, oltre al Salva, il piatto da non saltare sono i tortelli cremaschi: ripieno dolce di amaretti, uvetta, mostaccino e menta romana, conditi con burro e grana. Sono un piatto divisivo e completamente locale.

Crema è a un'ora da Milano e a quaranta minuti da Bergamo e da Cremona: si visita facilmente in giornata da tutte e tre.

Ricette con questo prodotto

Domande frequenti

Perché si chiama Salva Cremasco?

Perché nasceva per salvare il latte in eccesso della primavera. Con l'erba nuova le vacche producevano più latte di quanto se ne potesse consumare, e senza refrigerazione l'unico modo per non perderlo era trasformarlo in un formaggio a lunga conservazione. Cremasco indica la zona di Crema, dove la tradizione è nata.

Cosa sono le tighe?

Peperoncini verdi conservati sott'aceto, tipici del Cremasco: poco piccanti, molto acidi, croccanti. Si servono interi accanto al Salva, ed è l'abbinamento tradizionale della zona: l'acidità taglia la cremosità della pasta sotto crosta. Salva e tighe è un piatto, non un suggerimento.

Che differenza c'è tra Salva Cremasco e Taleggio?

Entrambi sono lombardi, a pasta cruda e a crosta lavata, ma il Salva è molto più alto, con uno scalzo di 9-15 centimetri contro i 4-7 del Taleggio, e stagiona almeno settantacinque giorni contro trentacinque, e mantiene un cuore bianco compatto che il Taleggio non ha. Il Taleggio è più cremoso e uniforme, il Salva più strutturato e con un doppio registro al taglio.

La crosta si mangia?

Si può, ma è meno gradevole di quella di altri formaggi a crosta lavata perché è spessa e leggermente amara. In zona di solito si toglie, tenendo però la fascia morbida appena sotto, che è la parte migliore.

È adatto ai vegetariani?

No. Il disciplinare prevede caglio di origine animale, come tutte le DOP casearie lombarde. Chi cerca un formaggio a crosta lavata vegetariano deve orientarsi su produzioni non tutelate che dichiarino il caglio microbico in etichetta.

Le fonti

Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.

Prodotti collegati

← Tutti i prodotti