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Salumi

Mortadella di Campotosto

La mortadella di Campotosto è un piccolo salume crudo e affumicato dei Monti della Laga, con un lardello intero infilato nel mezzo. Si vende a coppie appese, in paese la chiamano coglioni di mulo, e con la mortadella di Bologna non ha niente in comune tranne il nome.

Abruzzo
Mortadella di Campotosto, salume dell'Abruzzo
Mortadella di Campotosto, salume dell'AbruzzoInfinitispazi · Public domain
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Che cos'è

La mortadella di Campotosto è un insaccato crudo e stagionato di carne magra di suino, macinata fine, dentro cui viene inserito per il lungo un bastoncino di lardo salato: al taglio ogni fetta mostra un occhio bianco quadrato al centro di un cerchio rosso scuro. Pesa fra i trecento e i quattrocento grammi, ha forma ovale allungata, viene affumicata leggermente e stagionata due-quattro mesi.

Il nome inganna e va sistemato subito. Con la mortadella di Bologna non c'è alcun rapporto: quella è cotta, enorme, con l'impasto finissimo emulsionato e i cubetti di grasso sparsi ovunque; questa è cruda, minuscola, affumicata e ha un solo lardello centrale. Sono due prodotti che condividono una parola e nient'altro. La parola, in origine, indicava genericamente una carne pestata nel mortaio.

In paese e in tutta la zona la chiamano coglioni di mulo, per la forma e per il modo in cui viene venduta: due pezzi legati insieme e appesi a cavallo di una bacchetta. È un nome volgare e universalmente usato, comprese le etichette di alcuni produttori, e non ha alcuna intenzione di essere raffinato.

È un prodotto piccolo per volumi e per geografia: pochi produttori, tutti nel comune di Campotosto e nelle sue frazioni, e una tradizione che il terremoto del 2016-2017 ha messo seriamente in difficoltà. Figura fra i prodotti agroalimentari tradizionali dell'Abruzzo.

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Dove nasce

Campotosto sta a milletrecento metri, sull'altopiano che porta il suo nome, dentro il parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in provincia dell'Aquila. Il lago di Campotosto, artificiale, costruito fra gli anni Trenta e Quaranta per l'idroelettrico, è uno dei bacini più grandi d'Europa e d'inverno gela lungo le rive.

È un posto duro. La Laga è una montagna di arenaria, più umida e più boscosa del Gran Sasso calcareo che le sta di fronte: neve da novembre ad aprile, vento costante, estati brevi e fresche. Queste condizioni sono la ragione tecnica del salume: l'aria fredda e secca dell'altopiano asciuga la carne senza bisogno di stagionature lunghe, e il fumo del camino fa il resto in una stagione in cui il fuoco è acceso comunque.

Il lardello centrale non è un vezzo estetico. In una carne magrissima come quella dei suini allevati in montagna, un salume di solo magro seccherebbe fino a diventare immangiabile; il lardo al centro rilascia grasso verso l'interno durante la stagionatura e mantiene morbido tutto il pezzo. È una soluzione tecnica elegante, arrivata prima di qualunque teoria.

Amatrice è a venti chilometri, oltre il confine con il Lazio, e la cultura alimentare è la stessa: pecore, maiali allevati in famiglia, pochi ettari coltivabili. La sequenza sismica del 2016 e il terremoto del gennaio 2017, con epicentri proprio in quest'area, hanno colpito duramente il paese e i suoi produttori, e comprare qui ha, oggi, anche questo significato.

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Come si produce

Si parte dai tagli magri del suino (coscia, lombo, spalla) rifilati con cura da nervi e grasso di copertura. La macinatura è fine, perché la pasta deve risultare compatta e liscia attorno al lardello.

L'impasto si condisce con sale, pepe nero e talvolta un po' di vino bianco o di aglio, secondo la famiglia. Niente peperoncino, che in Abruzzo sarebbe prevedibile e qui non c'è.

Il lardello viene ricavato dal lardo di schiena, tagliato a bastoncino di sezione quadrata, lungo quanto il salume, e salato e pepato a parte. L'insacco si fa a mano: si riempie il budello naturale a metà, si appoggia il lardello al centro, si completa con l'impasto e si chiude. Il posizionamento è tutto: un lardello fuori asse dà una fetta sbilenca e una stagionatura irregolare.

I pezzi vengono legati a coppie e appesi. Segue l'affumicatura a freddo, breve, sopra il camino o in una camera che ne riproduce le condizioni, con legna di faggio o di quercia: poche ore al giorno per qualche giorno, mai fumo caldo.

La stagionatura dura da sessanta a centoventi giorni nell'aria dell'altopiano. Il calo di peso arriva a un terzo, la superficie si scurisce e prende il colore del fumo, e il lardello centrale diventa traslucido.

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Come riconoscerlo

La prova è la fetta: un occhio di lardo bianco, quadrato o rettangolare, esattamente al centro di un anello di magro rosso scuro e compatto. Se il lardo è decentrato, frammentato o assente, il pezzo non è fatto secondo tradizione.

La forma è ovale, allungata, con il budello aderente e leggermente rugoso, di colore bruno ambrato per l'affumicatura. I pezzi si vendono a coppie legate: è l'immagine con cui il prodotto si presenta da sempre.

Al naso il fumo deve essere leggero e restare dietro alla carne e al pepe. Un odore di affumicato pungente indica fumo caldo o affumicatura troppo lunga, entrambi fuori tradizione, e schiaccia tutto il resto.

La consistenza del magro è soda ma non dura; quella del lardello è cedevole, quasi burrosa. Se il lardello è giallo o rancido al naso, il pezzo è vecchio: il lardo è la parte che invecchia peggio. In etichetta cerca il comune di Campotosto o le sue frazioni (Mascioni, Poggio Cancelli, Ortolano) e diffida delle mortadelle "tipo Campotosto" prodotte altrove.

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Come si usa in cucina

Si taglia a coltello, a fette spesse cinque-otto millimetri, perpendicolari all'asse, in modo che il lardello resti intero dentro ogni fetta. Affettata sottile perde il senso: il contrasto fra il magro asciutto e affumicato e il lardo che si scioglie in bocca è tutto il prodotto.

Si mangia cruda, a temperatura ambiente, con il pane di montagna a lievitazione naturale. Il lardello va mangiato, non tolto: sciogliendosi porta con sé il pepe e il fumo.

Sul tagliere sta con il pecorino abruzzese, con il caciocavallo, con le olive e i sottoli. In cottura si usa poco, ma un paio di fette a dadini fanno un ottimo soffritto per gli spaghetti alla chitarra o per una zuppa di lenticchie di Santo Stefano di Sessanio.

Da evitare: il frigorifero fino all'ultimo momento. Il lardo freddo è ceroso e insapore, e venti minuti a temperatura ambiente cambiano completamente il risultato.

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Abbinamenti

Il Montepulciano d'Abruzzo giovane, non troppo strutturato, è l'abbinamento locale e regge sia il fumo sia il grasso. Il Cerasuolo d'Abruzzo (il rosato da uve montepulciano, servito fresco) è però la scelta migliore in assoluto: ha frutto e acidità e non combatte con l'affumicatura.

Fra i bianchi, il Pecorino d'Abruzzo, sapido e di buona spalla acida, funziona bene; il Trebbiano d'Abruzzo dei produttori seri è l'alternativa più austera.

A tavola sta con il pane casereccio, con il pecorino di Farindola, con i formaggi di malga della Laga, e con i legumi di montagna: le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio e i fagioli di Paganica. Chiude bene con le pere cotte al vino o con un pezzo di formaggio stagionato e miele di castagno.

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Quanto costa

Una coppia di mortadelle di Campotosto pesa fra i sei e gli otto etti e costa dai 30 ai 50 euro, cioè fra 45 e 65 euro al chilo. È un prezzo alto in assoluto ed è la conseguenza di pezzature minuscole, lavorazione interamente manuale e produttori che si contano sulle dita.

Al taglio, in gastronomia, il prezzo al chilo è simile o leggermente superiore. Il pezzo però è piccolo e si compra intero senza difficoltà: due mortadelle bastano per una tavola di sei persone.

Fuori dall'Italia si trova pochissimo. Negli Stati Uniti, tramite importatori specializzati, si arriva a 35-50 dollari alla libbra; nel Regno Unito fra le 50 e le 70 sterline al chilo. Diversi produttori di Campotosto spediscono in Italia e in Europa, ed è il canale più sensato.

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Come conservarlo

Intera si conserva appesa in luogo fresco e ventilato, fra gli otto e i quindici gradi, dove continua ad asciugare lentamente. In frigorifero va avvolta in carta oleata o in un canovaccio; la pellicola a contatto la fa sudare e attenua il fumo.

Una volta iniziata va consumata entro dieci-quindici giorni, coprendo solo la faccia tagliata. Essendo piccola, di solito si finisce prima che il problema si ponga.

Sottovuoto tiene quattro-sei mesi, ma va aperta e lasciata respirare un paio di giorni prima di mangiarla, perché il sottovuoto comprime l'aroma di fumo e lascia un odore chiuso.

Il punto critico è il lardello: il lardo irrancidisce prima del magro. Un odore di vernice o di noce vecchia, o un lardo virato al giallo intenso, indicano un pezzo troppo vecchio o conservato male, e a quel punto non si recupera.

Si può congelare intera per tre mesi, ma non è consigliabile: il lardo, scongelandosi, rilascia acqua e perde la consistenza burrosa che è la ragione per cui il salume esiste.

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Dove assaggiarlo

A Campotosto, nelle poche botteghe del paese e nei ristoranti attorno al lago, dove la mortadella arriva sul tagliere insieme al pecorino e alle patate della Laga. Il lago si gira in bicicletta o a piedi ed è zona di birdwatching e, d'inverno, di sci di fondo.

Nelle frazioni (Mascioni, Poggio Cancelli, Ortolano) e nei paesi della Laga, fino ad Amatrice, venti chilometri più a nord oltre il confine regionale. La sagra dedicata alla mortadella si tiene in paese in estate ed è l'occasione più semplice per trovare tutti i produttori insieme.

L'Aquila è a quaranta minuti di strada e il Gran Sasso comincia subito dopo: Campo Imperatore, Santo Stefano di Sessanio, Rocca Calascio. È un giro che mette insieme la mortadella, le lenticchie di montagna, lo zafferano dell'Aquila e i formaggi di pecora, cioè quasi tutto quello per cui vale la pena venire fin qui.

Ricette con questo prodotto

Domande frequenti

Che rapporto c'è con la mortadella di Bologna?

Nessuno, tranne il nome. La mortadella di Bologna è cotta, pesa decine di chili, ha impasto finissimo emulsionato e cubetti di grasso distribuiti ovunque. Quella di Campotosto è cruda, stagionata, affumicata, pesa tre-quattro etti e ha un solo lardello inserito al centro. La parola mortadella indicava in origine una carne pestata nel mortaio, e si è applicata a prodotti diversissimi.

Perché la chiamano coglioni di mulo?

Per la forma ovale e per il modo in cui viene venduta: due pezzi legati insieme e appesi a cavallo di una bacchetta. È il nome popolare usato in tutta la zona e compare anche su alcune etichette.

A cosa serve il lardello al centro?

A tenere morbido il salume. La carne usata è magrissima e da sola seccherebbe troppo; il bastoncino di lardo rilascia grasso verso l'interno durante la stagionatura. In bocca produce anche il contrasto che caratterizza il prodotto: magro asciutto e affumicato attorno, lardo che si scioglie al centro.

È affumicata?

Sì, ma leggermente e a freddo, con legna di faggio o quercia, sopra il camino o in una camera che ne riproduce le condizioni. Il fumo deve restare dietro alla carne: un'affumicatura aggressiva è fuori tradizione.

Come va tagliata?

A coltello, perpendicolarmente all'asse, in fette da cinque-otto millimetri, così che il lardello resti intero dentro ogni fetta. Il lardo va mangiato, non tolto. Servire a temperatura ambiente, mai fredda di frigorifero.

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