Che cos'è
Il Montasio è un formaggio a pasta semicotta di latte vaccino, prodotto in forme cilindriche da 6 a 8 chili, con diametro di 30-35 centimetri, scalzo dritto o appena convesso alto 6-10 centimetri e crosta liscia ed elastica.
Il disciplinare fissa una stagionatura minima di sessanta giorni e riconosce una scala di età che è il vero modo di leggere questo formaggio. Fino a cinque mesi è fresco: pasta bianca, morbida, elastica, occhiatura piccola e regolare, sapore lattico e dolce. Da cinque a dieci mesi è mezzano o semistagionato: la pasta ingiallisce, il sapore si fa pieno e nocciolato. Oltre dieci mesi è stagionato, con pasta compatta e friabile e note decise. Oltre diciotto è stravecchio, duro, granuloso e piccante, con cristalli sotto i denti.
Esiste anche la menzione Prodotto della Montagna, riservata alle forme di latte e lavorazione interamente in area montana, che nelle malghe della Carnia e delle Alpi Giulie è la produzione più interessante.
A differenza dell'Asiago, che è diviso in due prodotti distinti fin dalla vasca, il Montasio è un solo formaggio che cambia identità con il tempo.
Dove nasce
Il nome viene dal massiccio del Montasio, nelle Alpi Giulie, e dall'altopiano che gli sta sotto, un pianoro d'alta quota nel comune di Chiusaforte dove si sale da Sella Nevea e dove la malga produce ancora d'estate.
La paternità è monastica: i benedettini dell'abbazia di Moggio Udinese, in Valcanale, lavoravano latte già nel Duecento e misero a punto una tecnica di semicottura pensata per fare formaggi che durassero l'inverno. Dalle malghe la ricetta scese a valle con la transumanza e si diffuse in tutto il Friuli.
Una data che gli storici citano spesso è il 1773, quando il Montasio compare con un prezzo proprio nei listini di San Daniele del Friuli: significa che a quell'epoca era già un prodotto di mercato e non solo di autoconsumo. Un secolo dopo nasce il sistema delle latterie turnarie, cooperative di paese in cui i soci si alternavano nella lavorazione del latte conferito; la prima italiana viene fatta risalire al 1880, a Collina di Forni Avoltri, in Carnia.
La zona DOP comprende oggi tutto il Friuli-Venezia Giulia, le province venete di Belluno e Treviso e una parte di quelle di Padova e Venezia. La DOP europea è del 1996.
Come si produce
Il latte vaccino, proveniente da non più di due mungiture consecutive, viene parzialmente decremato per affioramento oppure lavorato intero secondo la destinazione, portato a 32-36 gradi e coagulato con caglio di vitello.
La cagliata si rompe fino a granuli grandi come un chicco di mais e si semicuoce a 42-48 gradi, temperatura che espelle il siero senza cuocere del tutto la pasta: è la famiglia dei semicotti alpini, la stessa dell'Asiago d'allevo e della Fontina.
La massa viene estratta, messa nelle fascere, pressata e marchiata. Segue la salatura, a secco o in salamoia, per qualche giorno. Poi la stagionatura su assi di legno in ambienti freschi e umidi, con rivoltamenti e spazzolature regolari: sessanta giorni per il minimo, cinque mesi per il mezzano, dieci per lo stagionato, diciotto e oltre per lo stravecchio.
Nelle malghe di alta quota la lavorazione avviene ancora in paiolo di rame sul fuoco a legna, con latte munto due ore prima. Sono poche forme l'anno e valgono il viaggio.
Come riconoscerlo
Sullo scalzo deve comparire il marchio del Consorzio con la scritta Montasio ripetuta, impressa con la fascera marchiante prima della salatura: è dentro la crosta, non stampata sopra. Le forme che superano i cento giorni ricevono anche la marchiatura a fuoco di conformità.
La crosta è liscia, elastica e chiara nel fresco; diventa più dura, asciutta e bruna con l'età. La pasta va da bianca a paglierina secondo la stagionatura, con occhiatura piccola, regolare e diffusa.
Due verifiche pratiche. La prima: chiedi l'età, perché fresco e stravecchio sono due formaggi diversi e sul banco vengono spesso venduti con lo stesso nome e prezzi vicini. La seconda: cerca la menzione Prodotto della Montagna se vuoi il formaggio di malga, perché il Montasio di pianura è buono ma è un'altra cosa.
Attenzione ai formaggi generici venduti come tipo Montasio o latteria: la latteria è una categoria friulana onesta e diffusa, ma non è la DOP.
Come si usa in cucina
Il frico è la ragione per cui in Friuli si compra Montasio. Nella versione croccante è solo formaggio: si grattugia, si stende in padella antiaderente e si lascia sciogliere e dorare finché non diventa una cialda. Nella versione morbida si aggiungono patate lesse e cipolla stufata, e si ottiene una tortina densa da mangiare con la polenta.
Il segreto che i friulani danno per scontato è la miscela: nessuna delle due versioni riesce bene con un solo formaggio. Serve una parte di fresco, che fonde e lega, e una parte di stagionato, che dà sapore. Due terzi e un terzo è un buon punto di partenza.
Fuori dal frico, il fresco fonde su polenta, dentro le frittate, sulle verdure gratinate; è anche la base del toc' in braide, la polenta friulana servita con una crema di formaggio. Il mezzano è il formaggio da panino e da tagliere. Lo stagionato e lo stravecchio si grattugiano su pasta, minestre d'orzo e cjarsons, o si mangiano a scaglie.
Come tutti i semicotti, non ama il fuoco diretto: si scioglie a fiamma bassa o con il calore residuo, altrimenti rilascia grasso e diventa gommoso.
Abbinamenti
Bianchi friulani per il fresco e il mezzano: Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia istriana, tutti con acidità sufficiente a pulire la bocca dal grasso. Sullo stagionato si passa a Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino o Pignolo; sullo stravecchio funziona benissimo un Picolit o un Verduzzo di Ramandolo, dolci e nervosi.
Con il frico, che è ricco e grasso, il vino di riferimento è un Refosco giovane o una birra artigianale ambrata.
A tavola: miele di tarassaco o di castagno, mostarda, cren, pere. Fra i prodotti del territorio si lega a prosciutto di San Daniele, speck, polenta, radicchio e alla ricotta affumicata della Carnia.
Quanto costa
Il fresco costa 10-14 euro al chilo, il mezzano 13-18, lo stagionato 18-25 e lo stravecchio oltre diciotto mesi arriva a 26-36. Le forme di malga con la menzione Prodotto della Montagna costano il venti-trenta per cento in più e si esauriscono in poche settimane.
Al supermercato i tranci sottovuoto di fresco e mezzano stanno fra 11 e 17 euro al chilo. Per il frico conviene comprare due tranci separati, uno giovane e uno vecchio, invece di un solo formaggio di media stagionatura: costa uguale e il piatto è un'altra cosa.
Nelle latterie sociali del Friuli si comprano ancora forme intere da sei chili a prezzi che in gastronomia non esistono, e la crosta si tiene per le minestre.
Come conservarlo
In frigorifero, nel cassetto delle verdure, avvolto prima in un panno appena umido e poi in carta oleata. Il fresco dura tre settimane, il mezzano un paio di mesi, lo stagionato e lo stravecchio anche quattro.
La pellicola a contatto fa sudare la pasta e ammorbidisce la crosta: va evitata, o cambiata ogni due giorni. Se la superficie di taglio si asciuga si raschia via un millimetro.
Muffe bianche o verdi asciutte sulla crosta si tolgono con un panno imbevuto di aceto o vino bianco; muffe rosa, nere o umide impongono di scartare il pezzo.
Lo stagionato si può congelare in tranci da 200 grammi per sei mesi se è destinato alla grattugia o al frico; il fresco no, perché scongelandosi diventa granuloso e perde la capacità di filare. Mezz'ora fuori dal frigorifero prima di portarlo in tavola.
Dove assaggiarlo
La Carnia è il cuore del formaggio di malga: Sutrio, Ovaro, Paluzza, Ravascletto, Forni Avoltri. In estate diverse malghe aprono e vendono direttamente, e in molti rifugi il frico si mangia con la polenta appena girata.
L'altopiano del Montasio, sopra Sella Nevea nel comune di Chiusaforte, è il luogo che dà il nome al formaggio: ci si arriva in auto o a piedi e in stagione la malga produce e vende.
A Carpacco di Dignano, in provincia di Udine, si tiene ogni anno la Sagra del Frico, che è il modo più diretto per capire quante versioni del piatto esistano. Attorno, San Daniele del Friuli e Cividale offrono l'abbinamento più friulano che ci sia, Montasio e prosciutto crudo, in osterie che lo servono da sempre.
Ricette con questo prodotto
Domande frequenti
Qual è la differenza tra Montasio fresco, mezzano e stagionato?
Solo il tempo, ma cambia tutto. Fino a cinque mesi è fresco, dolce ed elastico, e fonde. Da cinque a dieci è mezzano, più giallo e nocciolato, ed è il formaggio da tavola. Oltre dieci mesi è stagionato, friabile e saporito; oltre diciotto è stravecchio, duro e piccante, da grattugia.
Che formaggio serve per il frico?
Una miscela. Circa due terzi di Montasio fresco, che fonde e lega, e un terzo di stagionato, che dà sapore. Con un solo formaggio il frico viene o insipido o unto.
Che differenza c'è tra Montasio e Asiago?
L'Asiago è diviso in due prodotti già in caseificio, il pressato fresco e il d'allevo da latte parzialmente scremato. Il Montasio è un formaggio solo, che attraversa tutte le età. Il Montasio è in genere più elastico da giovane e più dolce dell'Asiago d'allevo alla stessa stagionatura.
È adatto ai vegetariani?
No: il disciplinare prevede il caglio di vitello, di origine animale, e non sono ammesse versioni DOP con caglio microbico.
Cosa significa Prodotto della Montagna?
È una menzione aggiuntiva riservata alle forme il cui latte è prodotto, lavorato e stagionato in area montana. Indica quasi sempre produzioni di malga o di piccole latterie alpine, in quantità limitate.
Le fonti
Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.
L'atto europeo del 1996 che iscrive Montasio fra le DOP, otto anni dopo il riconoscimento nazionale come DOC.
Il PDF del disciplinare vigente, dove si controllano zona di produzione, temperatura di cottura della cagliata e i mesi che separano fresco, mezzano, stagionato e stravecchio.
L'ente di tutela con sede a Codroipo: qui si trovano i caseifici autorizzati, le marchiature e la documentazione sulle diverse stagionature.
