È la regione italiana con più confini: Austria a nord, Slovenia a est, il mare a sud. Le Alpi Carniche e Giulie chiudono la parte alta, poi si scende all'anfiteatro morenico del Tagliamento, alla pianura friulana e infine al Carso, un altopiano calcareo pieno di doline e battuto dalla bora, che finisce a picco sul golfo di Trieste. Nella regione si parlano quattro lingue (italiano, friulano, sloveno e, a Sauris e Timau, un tedesco arcaico) e la cucina segue le lingue più che le province.
Il prodotto più conosciuto sta in mezzo alla pianura. Il Prosciutto di San Daniele DOP si può produrre solo nel territorio di quel comune, una collina morenica dove l'aria fredda che scende dal Tagliamento incontra quella salmastra dell'Adriatico: una trentina di prosciuttifici, cosce con lo zampino lasciato attaccato, tredici mesi minimo di stagionatura. Poco più a nord si fa il Montasio DOP, la base del frico; a ovest, in Val Tramontina, la Pitina IGP, polpette di carne di pecora o capra passate nella farina di mais e affumicate; a Sauris, a 1.200 metri, il prosciutto affumicato con legno di faggio.
La Carnia cucina di montagna e di povertà: frico, cioè Montasio grattugiato e fatto sciogliere in padella con patate e cipolla fino a formare una crosta croccante; cjarsons, mezzelune ripiene che mescolano ricotta affumicata, uvetta, erbe spontanee, cannella e cacao, un dolce-salato che non esiste altrove in Italia; formadi frant, formaggio rotto e rimpastato con latte, panna e pepe. In pianura entra la brovada DOP, rape bianche fatte fermentare almeno trenta giorni nella vinaccia, servite con il muset, il cotechino locale.
Trieste non è friulana. È una città austro-ungarica dove si mangia gulasch, jota, sardoni barcolani e porcina calda al buffet, l'istituzione locale a metà fra osteria e rosticceria; i dolci (presnitz, putizza, strucolo) sono impasti arrotolati con noci e uvetta di scuola mitteleuropea. Il Carso e il Collio fanno il resto: il Collio e i Colli Orientali producono alcuni dei migliori bianchi italiani (friulano, ribolla gialla, malvasia istriana, e i dolci Picolit e Ramandolo, entrambi DOCG), mentre sul Carso si coltivano terrano e vitovska e si beve nelle osmize, le cantine contadine che aprono poche settimane l'anno e si annunciano con una frasca appesa a un incrocio.