Collio goriziano: dove mangiare e dormire
Una striscia di colline larga venti chilometri appoggiata al confine sloveno, dove si fanno alcuni dei bianchi più seri d'Italia e dove un vitigno ha dovuto cambiare nome per una sentenza europea. Cucina di frontiera, prezzi ancora ragionevoli, cantine che aprono solo se hai scritto prima.
Il Collio è l'arco di colline che dalla periferia di Gorizia risale verso nord-ovest fino a Dolegna, appoggiato per tutta la sua lunghezza al confine con la Slovenia. Sono nove comuni in tutto (Cormons, Capriva del Friuli, San Floriano del Collio, Dolegna del Collio, Mossa, Moraro, San Lorenzo Isontino, Farra d'Isonzo e una parte del territorio di Gorizia) per una superficie che si gira in mezza giornata. Dall'altra parte del confine il paesaggio non cambia di un metro e si chiama Brda: stessa collina, stesso suolo, stessa uva, targa diversa. Chi viene qui e non attraversa almeno una volta il valico si perde metà della storia.
Il suolo si chiama ponca ed è la ragione tecnica per cui questo posto esiste come zona da vino. È marna arenacea di origine eocenica, stratificata, che si sfalda con le piogge e si ricompone: trattiene poca acqua, drena in fretta e obbliga le radici a scendere. I bianchi che ne escono hanno una sapidità e una tensione che nella pianura sotto non si ottengono. Aggiungici che il mare è a trenta chilometri e le Alpi Giulie a poco più, e hai le escursioni termiche che tengono l'acidità in piedi. Non è retorica di consorzio: è il motivo per cui negli anni Settanta, quando l'Italia dei bianchi era ancora un deserto, qui si è cominciato a vinificare in bianco con temperature controllate e si è costruita la reputazione che regge tuttora.
Due avvertenze prima di partire. La prima è che il Collio non è una destinazione da turismo di massa e non ha l'attrezzatura per gestirlo: le cantine sono piccole, il calendario delle visite lo decide una persona che quel giorno magari è in vigna, e presentarsi senza appuntamento significa quasi sempre trovare il cancello chiuso. Si scrive con qualche giorno di anticipo, e a settembre e ottobre con più di qualche giorno. La seconda è che siamo in una zona di confine con una storia dura: qui è passato il fronte dell'Isonzo, i paesi sono stati rasi al suolo e ricostruiti, e Gorizia è stata spaccata in due nel 1947 con una linea che tagliava cimiteri e cortili. Non è colore locale, si vede nel paesaggio e nel modo in cui la gente racconta le cose.
Come si mangia qui
Si mangia austro-slavo con innesti veneti, e in questa mescolanza il piatto italiano tipo è l'eccezione. Il gulasch è di casa e non è una citazione: è cucina goriziana da due secoli, cotto lungo con paprica e cipolla, servito con gnocchi di patate o con la polenta. La brovada (rape bianche macerate nella vinaccia, grattugiate e stufate) accompagna il muset, che è il cotechino friulano, ed è uno dei pochi piatti al mondo in cui una verdura viene fermentata con lo scarto del vino. Il frico esiste in due versioni che vale la pena non confondere: quello morbido, con patate e cipolla, che è un piatto sostanzioso da forchetta, e quello croccante, che è solo formaggio fuso e asciugato in padella e in mezza Italia viene servito come stuzzichino. Il formaggio in questione è quasi sempre Montasio, che è la DOP del Friuli e cambia carattere in modo netto tra fresco, mezzano e stravecchio.
Sul fronte salumi, il prosciutto di Cormons merita una precisazione onesta. Non è una DOP e non è nemmeno un prodotto storico continuo: è una produzione artigianale ripresa in tempi recenti, in quantità piccole, con cosce lavorate senza conservanti e stagionate qui in collina. È buono, e chi lo cerca lo cerca proprio perché è diverso dal San Daniele. Il San Daniele, che è la DOP grossa del Friuli, si fa a un'ora esatta di macchina da qui, sul Tagliamento, in un paese dove le correnti d'aria fanno il lavoro: è un'altra zona e un'altra scala industriale, e chi ha tempo dovrebbe vederli entrambi proprio per capire la differenza. In tavola qui trovi anche il prosciutto cotto affumicato di tradizione mitteleuropea, che nei buffet di Gorizia e Trieste si taglia caldo e si mangia con il kren, cioè il rafano grattugiato.
Due prodotti da inseguire, se il calendario aiuta. Il primo è la rosa di Gorizia, un radicchio invernale che cresce a Gorizia e nei comuni attorno e che non ha niente a che vedere con i radicchi veneti: le foglie si chiudono a formare un bocciolo compatto, si raccoglie a mano in inverno pianta per pianta, la resa è bassissima e il prezzo al chilo fa impressione. Si mangia crudo, condito appena, al massimo con uovo sodo o con lo strudel di pane. Il secondo è la gubana, dolce arrotolato ripieno di noci, uvetta, pinoli e grappa, che è delle valli del Natisone ma si trova ovunque in provincia: la versione con pasta lievitata e la versione con sfoglia sono due dolci diversi che portano lo stesso nome, e vale la pena chiedere quale ti stanno vendendo. Del pesce, invece, ci si occupa a Grado, mezz'ora a sud: il boreto alla graisana (pesce cotto con aceto, aglio e pepe, senza pomodoro, servito con polenta bianca) è uno dei pochi piatti di mare italiani che non prova a essere gradevole.
Aziende agricole con ospitalità
Strutture reali del territorio, verificate una per una sul loro sito. Quello che leggi è quanto dichiarano loro: la visita della redazione non c'è ancora stata, e quando ci sarà lo scriveremo.
Azienda Agricola Zorzon
Cormons (GO)Otto ettari di vigneto in via Sottomonte, a Brazzano, ai piedi delle colline del Collio: Friulano, Malvasia, Ribolla Gialla, Pinot Grigio, Sauvignon, Chardonnay, Merlot e Cabernet Franc in DOC Collio e IGT. L'agriturismo Domus Rustica, in una casa rurale ottocentesca, ha un appartamento da 80 mq e due camere doppie; degustazioni in cantina o in giardino.
zorzon.itVenica & Venica
Dolegna del Collio (GO)Azienda di famiglia dal 1930 in località Cerò, con una trentina di ettari di vigneto: Sauvignon, Friulano, Pinot Grigio, Malvasia, Chardonnay, Ribolla Gialla e Cabernet Franc. L'ospitalità è ricavata nel casale di fine Ottocento che contiene parte della cantina storica: sei camere e due appartamenti.
venica.itGradis'ciutta
San Floriano del Collio (GO)Trentacinque ettari di vigneto a Giasbana, certificati biologici dall'annata 2018: Ribolla Gialla, Malvasia, Friulano, Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc. Borgo Gradis'ciutta, ricavato da edifici cinquecenteschi, offre nove camere e tre appartamenti.
gradisciutta.euAgriturismo Al Benandant
Cormons (GO)Agriturismo fra i vigneti ai piedi del Monte Quarin, all'angolo fra viale Roma e via Colombar: il vino, fra cui il Pinot, è prodotto dai titolari. Ospita in camere matrimoniali, una tripla e un mini-appartamento; la struttura accetta solo adulti.
albenandant.comI prodotti di questo territorio
Le esperienze da fare
La visita in cantina è l'attività centrale e va costruita bene. Il Collio ha un centinaio di aziende imbottigliatrici, quasi tutte familiari, e nessuna ha una struttura di accoglienza permanente con personale dedicato: si scrive, si concorda, si viene ricevuti spesso dal produttore stesso. Tre visite in una giornata sono il massimo sensato, due sono meglio. Un giro che funziona: una mattina a Cormons o Capriva per i bianchi classici (Friulano, Ribolla gialla, Malvasia istriana, i blend che qui si chiamano Collio Bianco) e un pomeriggio a Oslavia, dove si vinificano i bianchi con lunghe macerazioni sulle bucce, in tini o in anfore di terracotta interrate. È un modo di fare vino recuperato negli anni Novanta da un piccolissimo gruppo di produttori di questa frazione, e da lì si è diffuso nel mondo con il nome commerciale di orange wine. Chi non li ha mai bevuti dovrebbe assaggiarli qui, dove c'è chi te li spiega, e tenere presente una cosa scomoda: la categoria ha attirato molti imitatori, e un vino ossidato per errore non diventa buono perché lo chiami macerato.
Il confine è una risorsa e attraversarlo costa nulla. Dal valico di San Floriano o da quello di Vencò si è in Brda in due minuti: stesse colline, stessi vitigni, cantine che spesso hanno parenti da questa parte, prezzi mediamente più bassi. A Gorizia il posto da vedere non è un monumento ma piazza Transalpina, che dal 1947 al 2004 è stata tagliata in due da una rete e oggi ha una linea di pietra nel selciato al posto del confine. Vicino, il museo della Grande Guerra racconta il fronte dell'Isonzo con materiale di prima mano.
A piedi ci sono itinerari brevi tra i vigneti: l'anello attorno a Ruttars, la salita al monte Quarin sopra Cormons, il sentiero che collega San Floriano al valico, tutti sotto le tre ore e tutti privi di ombra in luglio. Il monte Sabotino, appena sopra Gorizia, è un'altura ex militare con trincee visitabili e vista su tutta la piana dell'Isonzo. In bici le strade di crinale sono un piacere ma strette e senza banchina, quindi meglio nei giorni feriali.
Un'ultima nota sulle osmize, perché la confusione è comune: sono la vendita diretta temporanea che un'azienda agricola può aprire per pochi giorni all'anno, con una frasca appesa a segnalarla, e sono un istituto storico del Carso triestino più che del Collio. Qualcosa di analogo si trova anche da queste parti e in Slovenia, dove si chiamano osmice, ma chi arriva pensando di trovarne una a ogni curva resta deluso.
Il calendario dell'anno
Da gennaio a marzo il Collio è vuoto e freddo, con la bora che quando entra dalla soglia di Gorizia toglie ogni voglia di camminare. È però la stagione della rosa di Gorizia, che si raccoglie in pieno inverno e finisce quasi tutta nei ristoranti della provincia: se il motivo del viaggio è quello, è l'unico periodo possibile. In cantina si travasa e si assaggia dalle botti, e i produttori hanno tempo.
Aprile e maggio sono probabilmente il momento migliore. Le colline sono verdi, gli asparagi bianchi della bassa friulana arrivano sui menù, si cammina bene e le cantine non sono ancora prese dalla stagione. In maggio Cormons ospita da decenni una manifestazione dedicata ai vini della zona che riempie il paese per un fine settimana.
Giugno, luglio e agosto sono caldi e afosi: il Collio non è alto, e i quaranta gradi della pianura friulana arrivano fin qui. In compenso è la stagione in cui il mare di Grado è a mezz'ora e in cui le sagre di paese servono cibo vero a prezzi bassi. Molti produttori chiudono per ferie ad agosto, quindi la programmazione va fatta prima.
Settembre e ottobre sono vendemmia, e questo ha due facce. Il paesaggio è al massimo e l'aria di mosto si sente per chilometri, ma i produttori lavorano dodici ore al giorno e le visite si diradano: chi accetta di riceverti lo fa in fretta e nel mezzo del lavoro, il che ha un suo interesse ma non è una degustazione tranquilla. Novembre e dicembre portano il San Martino, le castagne, i primi salumi nuovi e le prime rose di Gorizia, e in tavola tornano gulasch, brovada e frico: è il periodo in cui la cucina di questa provincia dà il meglio.
Come arrivare e muoversi
In auto si arriva dall'A4 Venezia-Trieste, uscita Villesse o Gradisca d'Isonzo, e da lì in venti minuti si è a Cormons o a Gorizia. Dall'Austria si scende dal valico di Tarvisio con l'A23 e si impiega poco più di un'ora e mezza. Da Lubiana sono cinquanta minuti di autostrada fino al confine di Vrtojba, alle porte di Gorizia. Le distanze interne sono brevissime: da un capo all'altro del Collio ci sono venticinque minuti di strade collinari strette e curve, che di sera sono buie e senza guard rail.
In treno la stazione di riferimento è Gorizia Centrale, sulla linea Venezia-Udine-Trieste con cambio a Udine o a Monfalcone; Cormons ha una sua stazione sulla stessa linea, ed è la base migliore per chi non ha l'auto perché il paese ha ristoranti, alberghi e alcune cantine raggiungibili a piedi. Esiste anche la stazione di Nova Gorica, dall'altra parte del confine, servita dalla rete slovena e collegata a piedi a Gorizia attraverso piazza Transalpina: è un dettaglio utile per chi arriva da Lubiana o da Bled.
Gli aeroporti sono Trieste-Ronchi dei Legionari, a trenta chilometri, che ha una stazione ferroviaria propria collegata al terminal; Lubiana a un'ora e un quarto; Venezia e Treviso a circa due ore. Ronchi è il più comodo in assoluto, ma ha pochi voli, quindi vale sempre la pena confrontarlo con gli altri.
Senza auto il Collio è faticoso ma non impossibile: gli autobus di linea collegano Gorizia a Cormons e ai paesi principali, con corse rade e quasi nulle la domenica. La soluzione praticata da chi viene per il vino è dormire a Cormons e noleggiare una bici, tenendo conto che le salite sono brevi ma continue e che il rientro serale dopo tre degustazioni è un problema reale: diverse strutture organizzano trasferimenti, e chiederlo in fase di prenotazione conviene.
Domande frequenti
Perché il Tocai friulano adesso si chiama Friulano?
Per una questione di nomi, non di uva. L'Ungheria ha ottenuto in sede europea la protezione esclusiva del riferimento a Tokaj, che è una sua regione vinicola, e dal 31 marzo 2007 in Italia il vitigno non può più essere indicato in etichetta come Tocai friulano nelle denominazioni. La varietà è rimasta identica (è la stessa che in Francia si chiama Sauvignonasse) e in Friuli si è scelto di chiamarla semplicemente Friulano. Nei Colli Euganei la stessa uva è rimasta invece con un altro nome ancora. Se qualcuno in cantina dice Tocai per abitudine non ti sta ingannando: è la parola che ha usato per cinquant'anni.
Che differenza c'è tra i vini del Collio e quelli dei Colli Orientali?
Sono due denominazioni confinanti e simili, entrambe su colline di ponca, ma con accenti diversi. Il Collio è più piccolo, più a sud, più vicino al mare e più orientato ai bianchi, con Friulano, Ribolla gialla, Malvasia istriana e i blend bianchi come cuore della produzione. I Colli Orientali del Friuli, oggi Friuli Colli Orientali, sono più estesi, salgono verso nord ed esprimono in modo più forte i rossi autoctoni (Schioppettino, Pignolo, Refosco) e i dolci come Picolit e Verduzzo di Ramandolo. Molte aziende hanno vigne in tutte e due, e in degustazione la distinzione è meno netta di quanto suggerisca la mappa.
Il prosciutto di San Daniele si può visitare partendo dal Collio?
Sì, ed è una gita di giornata sensata. San Daniele del Friuli è a circa un'ora di auto da Cormons, verso nord-ovest, in una zona di colline moreniche sul Tagliamento dove le correnti d'aria fanno il lavoro di stagionatura. Diversi prosciuttifici accettano visite su prenotazione e il paese ha botteghe dove si taglia e si mangia sul posto. Conviene però tenere presente che è tutta un'altra scala: San Daniele è una DOP con milioni di cosce l'anno, mentre il prosciutto artigianale che si trova a Cormons è una produzione locale piccolissima e non a denominazione. Sono due prodotti diversi, non due versioni dello stesso.
Vale la pena passare il confine e visitare le cantine slovene?
Sì, e non è un ripiego. La zona che in Slovenia si chiama Brda è la continuazione geologica esatta del Collio: stessa ponca, stessi vitigni, spesso famiglie imparentate con quelle italiane, e in molti casi prezzi più bassi a parità di qualità. I valichi di San Floriano e di Vencò si attraversano senza controlli e in pochi minuti. Le cantine funzionano allo stesso modo, con appuntamento obbligatorio, e l'italiano è ampiamente compreso. Chi vuole capire davvero come si fa vino su queste colline dovrebbe dedicare almeno mezza giornata al versante sloveno.