Che cos'è
La Lenticchia di Castelluccio di Norcia è un'indicazione geografica protetta riconosciuta dall'Unione Europea nel 1997. Copre la lenticchia coltivata sugli altopiani carsici che circondano il borgo di Castelluccio, frazione del comune di Norcia, in provincia di Perugia: il Pian Grande, il Pian Piccolo e il Pian Perduto.
È un ecotipo locale, non una varietà commerciale: un seme piccolissimo, fra i due e i sei millimetri di diametro, in gran parte sotto i quattro. Il colore non è mai uniforme e non deve esserlo: nello stesso pugno convivono semi verde chiaro, verde oliva, nocciola e screziati, e la mescolanza è un carattere della IGP, non un difetto di selezione.
Quello che la distingue davvero è il tegumento, cioè la buccia. È talmente sottile da risultare quasi impercettibile sotto i denti, e questo ha due conseguenze pratiche che spiegano il prezzo: la lenticchia di Castelluccio non ha bisogno di ammollo, e in cottura non si spappola. Sono i due difetti che chiunque abbia cucinato lenticchie del supermercato conosce a memoria, e qui non ci sono.
La ragione sta nella quota. A 1.300-1.500 metri il ciclo vegetativo è breve, il seme resta piccolo e il rapporto fra superficie e volume rende la buccia proporzionalmente più fine. Non è una lavorazione: è altitudine, freddo e tempo compresso.
Dove nasce
Il Pian Grande è un altopiano carsico di circa quindici chilometri quadrati che si apre a 1.270 metri fra il monte Vettore e il monte Ventosola, dentro il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Non ha corsi d'acqua superficiali: la pioggia scende in un inghiottitoio, la Fossa Mergani, e sparisce nel calcare. Il fondo è sedimento lacustre finissimo, profondo, privo di scheletro. Castelluccio guarda la piana dall'alto da uno sperone a 1.452 metri, ed è uno dei paesi più alti d'Italia; intorno, oltre al Pian Grande, ci sono il Pian Piccolo e, di là dal confine in territorio marchigiano, il Pian Perduto.
La lenticchia è coltivata qui almeno dal Medioevo, ed è la coltura che ha reso possibile abitare un posto dove il grano non matura e la neve resta da novembre ad aprile. Il freddo intenso è un vantaggio agronomico: uccide i parassiti dei legumi, e permette di coltivare senza trattamenti chimici. Nessuno diserba il Pian Grande, ed è per questo che insieme alla lenticchia crescono papaveri, fiordalisi, senape selvatica e violette.
Il terremoto del 30 ottobre 2016 ha raso al suolo quasi tutto il borgo. Le aziende hanno continuato a seminare l'anno successivo, lavorando da container e strutture provvisorie; la piana ha continuato a fiorire. Chi sale oggi trova la coltivazione viva e il paese ancora in gran parte un cantiere.
Come si produce
Si semina quando la neve se ne va, fra la fine di marzo e i primi di maggio secondo la quota e l'annata, a spaglio o con seminatrice su terreno preparato in autunno. Non si concima: il legume fissa da sé l'azoto e i terreni della piana sono già fertili.
La fioritura arriva a giugno e dura fino ai primi di luglio. È il momento in cui il Pian Grande diventa la fotografia che tutti conoscono, la Fiorita, con i fiori bianchi e violetti della lenticchia mescolati al rosso dei papaveri, al giallo della senape selvatica e all'azzurro dei fiordalisi. Il picco slitta di due o tre settimane da un anno all'altro secondo l'inverno: la prima metà di luglio è la scommessa più sicura, non una garanzia.
La raccolta va dalla fine di luglio ai primi dieci giorni di agosto. Tradizionalmente si falciava a mano legando i mannelli a seccare in campo; oggi si usa la mietitrebbia, ma la pianta è bassa e irregolare e la macchina tira su insieme al seme sassolini, terra e semi di infestanti.
Da lì in poi il lavoro è tutto di pulizia: la tarara separa le pule con un getto d'aria, i setacci dividono per calibro, e la cernita finale si fa a mano su tavoli scorrevoli, chicco per chicco. È questa fase, non la coltivazione, ad assorbire la maggior parte delle ore. Le rese restano fra gli otto e i dodici quintali per ettaro nelle annate buone, meno della metà di una lenticchia di pianura irrigata, e la superficie complessiva della IGP sta sotto i mille ettari.
Come riconoscerlo
Prima cosa: la taglia. Devono essere piccole, sotto i quattro-cinque millimetri, e schiacciate. Una lenticchia grande come un'unghia non viene da Castelluccio.
Seconda: il colore disomogeneo. Un sacchetto in cui tutti i semi hanno la stessa identica tinta verde è una lenticchia selezionata industrialmente, non un ecotipo di montagna. Qui devono convivere verde chiaro, oliva, nocciola e screziato.
Terza, l'etichetta. Il disciplinare impone la vendita in confezioni sigillate con il logo IGP europeo, il nome per esteso Lenticchia di Castelluccio di Norcia, il riferimento al Consorzio e il numero di lotto. La lenticchia sfusa nel sacco di juta, senza confezione e senza lotto, per costruzione non è IGP: potrà anche essere buona, ma non è quella.
Quarta, e la più utile di tutte, il prezzo. Le lenticchie a cinque euro al chilo esposte sui banchetti lungo le strade dei Sibillini, sui valichi appenninici e alle sagre non possono essere di Castelluccio: con rese di dieci quintali per ettaro, cernita manuale e una produzione totale minuscola, il prezzo reale al pubblico sta fra i 15 e i 25 euro al chilo. A cinque euro si comprano lenticchie canadesi o turche, spesso ottime, vendute con il nome di un posto in cui non sono mai state.
Ultimo controllo, in cucina: dopo venticinque minuti di bollitura devono essere intere, buccia integra e cuore cremoso. Se si sfaldano in poltiglia, l'origine era un'altra.
Come si usa in cucina
Non si ammollano. È l'unica regola che conta davvero, e capovolge quello che sanno tutti: la buccia è così fine che l'ammollo la fa scoppiare e trasforma le lenticchie in purè. Si sciacquano sotto l'acqua corrente, si controllano al volo per eventuali sassolini sfuggiti alla cernita, e vanno in pentola.
Si parte da acqua fredda, in quantità pari a tre volte il volume delle lenticchie, con uno spicchio d'aglio in camicia, una foglia d'alloro, una costa di sedano e mezza cipolla. Si porta a bollore dolce e si cuoce venti-trenta minuti secondo l'annata: le lenticchie del raccolto appena passato stanno sotto i venticinque minuti, quelle di due anni prima ne chiedono qualcuno in più.
Il sale va messo alla fine, negli ultimi cinque minuti, e lo stesso vale per il pomodoro e per qualsiasi acido: aggiunti all'inizio induriscono la buccia e allungano la cottura di venti minuti buoni.
L'uso classico è con la salsiccia di Norcia o con il cotechino a Capodanno, dove le lenticchie tonde valgono per monete. Ma il piatto che rende meglio è il più povero: lenticchie in bianco, servite tiepide con olio extravergine a crudo e una macinata di pepe. Niente pomodoro, niente soffritto.
Funzionano benissimo anche in zuppa con il farro, sotto una fetta di pane bruscato strofinata d'aglio, in insalata tiepida con cipolla rossa e aceto, o come letto per una trota della Valnerina. L'acqua di cottura non si butta: è brodo.
Abbinamenti
Con le lenticchie in bianco e olio a crudo il vino giusto è bianco e sapido: Grechetto dei Colli Martani, Trebbiano Spoletino, o un bianco di montagna senza legno. Con la salsiccia o il cotechino serve un rosso di media struttura e acidità viva: Rosso di Montefalco, Ciliegiolo, Montepulciano d'Abruzzo giovane. Il Sagrantino secco è troppo tannico per un piatto di legumi e asciuga la bocca.
In cucina l'abbinamento nativo è con il maiale della norcineria: salsiccia, guanciale, cotechino. Con il pesce d'acqua dolce, trota e temolo, la lenticchia funziona molto meglio di quanto sembri, perché non copre. Meno ovvi ma solidi: tartufo nero di Norcia grattugiato sulla zuppa, pecorino stagionato a scaglie, cicoria di campo ripassata, e un filo di aceto di mele a fine cottura per svegliare tutto.
Quanto costa
Al produttore, sul posto, un chilo di Lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP costa fra i 12 e i 18 euro. Nei negozi specializzati il prezzo sale a 18-25 euro al chilo, e le confezioni più diffuse, da 400 o 500 grammi, stanno fra i 7 e i 12 euro.
È un prezzo alto per un legume e ha ragioni contabili precise: rese di otto-dodici quintali per ettaro contro i venticinque-trenta di una lenticchia irrigua di pianura, nessuna meccanizzazione possibile nella cernita, una finestra di raccolta di due settimane, una superficie totale sotto i mille ettari. Da qui la regola pratica: sotto i 10 euro al chilo l'origine dichiarata è quasi certamente falsa, e le lenticchie a 4-6 euro vendute come castelluccio ai bordi delle strade sono il caso più comune di tutti.
All'estero il prodotto arriva confezionato e con un ricarico consistente: 12-20 dollari alla libbra negli Stati Uniti, 22-35 sterline al chilo nel Regno Unito. Un riferimento utile: 500 grammi bastano per sei porzioni abbondanti, il che rende il costo a porzione più basso di quanto il prezzo al chilo suggerisca.
Come conservarlo
In un barattolo di vetro chiuso, al buio e all'asciutto, si conservano due anni. Il punto però non è la scadenza: invecchiando si asciugano e i tempi di cottura si allungano. Una lenticchia dell'ultimo raccolto cuoce in venti minuti, la stessa dopo due anni può chiederne quaranta. Per questo conviene comprare confezioni piccole e guardare l'annata di raccolta quando è indicata: è un'informazione più utile della data di scadenza.
Non vanno tenute in frigorifero, perché l'umidità è il vero nemico e favorisce le muffe; un ripiano fresco della dispensa basta. Se in casa d'estate fa molto caldo, due giorni in freezer a meno diciotto gradi eliminano eventuali uova di tonchio, poi si riportano in dispensa asciutte.
Una volta cotte si conservano in frigorifero tre o quattro giorni coperte dalla loro acqua, e si congelano bene in porzioni per tre mesi. Il giorno dopo sono migliori: riposando assorbono il condimento.
Dove assaggiarlo
A Castelluccio di Norcia e sul Pian Grande, con l'avvertenza che il borgo è stato distrutto dal terremoto del 2016 e la ricostruzione è ancora in corso: si mangia in strutture provvisorie e negli agriturismi della piana, non in un paese intatto. Vale comunque il viaggio, e la strada che scende da Forca di Presta o sale da Norcia offre da sola la ragione per andare.
Il periodo della Fiorita, fra fine giugno e metà luglio, è il più spettacolare e il più affollato: nei fine settimana di punta l'accesso all'altopiano viene regolato con navette e limitazioni al traffico privato, e conviene informarsi prima di partire.
Norcia, venticinque chilometri più in basso, è la base logistica: qui la lenticchia si mangia con la norcineria, con il tartufo nero e nelle zuppe, e le botteghe storiche del centro la vendono sfusa e confezionata. La Valnerina intorno (Preci, Cascia, Sant'Anatolia di Narco) completa il giro. A fine agosto, appena finito il raccolto, la sagra della lenticchia è l'occasione più diretta per assaggiarla nelle preparazioni di casa.
Ricette con questo prodotto
Domande frequenti
Le lenticchie di Castelluccio vanno messe in ammollo?
No, ed è la loro caratteristica principale. Il tegumento è talmente sottile che l'ammollo lo fa cedere e riduce le lenticchie in poltiglia. Si sciacquano e si mettono in pentola con acqua fredda: venti-trenta minuti di bollore dolce e sono pronte, ancora intere.
Quando si semina e quando si raccoglie?
Si semina fra fine marzo e inizio maggio, appena la neve libera gli altopiani. La fioritura è fra giugno e i primi di luglio, e la raccolta cade fra la fine di luglio e i primi dieci giorni di agosto. Sono due settimane di lavoro concentrato, e da lì in poi resta solo la pulizia.
Come faccio a capire se sono davvero di Castelluccio?
Semi piccoli, sotto i cinque millimetri, di colore disomogeneo (verde, oliva, nocciola, screziato nella stessa confezione) e una confezione sigillata con il logo IGP, il nome per esteso e il numero di lotto. E poi il prezzo: sotto i 10 euro al chilo non è possibile che lo siano.
Perché costano così tanto?
Perché la resa è di otto-dodici quintali per ettaro contro i venticinque-trenta di una lenticchia di pianura, perché la cernita finale si fa a mano su tavoli scorrevoli, e perché la superficie complessiva della IGP resta sotto i mille ettari. È un prodotto di montagna con una produzione totale minuscola.
Quando conviene andare a vedere la fioritura?
Fra l'ultima settimana di giugno e la metà di luglio, ma il picco slitta di due o tre settimane da un anno all'altro secondo l'andamento dell'inverno. Nei fine settimana centrali l'accesso al Pian Grande è regolato con navette: conviene verificare le disposizioni prima di mettersi in strada.
Le fonti
Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.
Il regolamento del 12 giugno 1997 che registra «Lenticchia di Castelluccio di Norcia» come IGP, nello stesso allegato del Prosciutto di Norcia.
La misura che spiega perché sono così piccole (mille semi pesano circa 23 grammi) e la delimitazione della zona: i piani di Castelluccio a 1400 metri, fra Norcia e Castel Sant'Angelo sul Nera.
