Che cos'è
La Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP non è una varietà unica ma un gruppo di ecotipi locali, riconosciuti dall'Unione Europea nel 2008, che il disciplinare divide in tre prodotti commerciali diversi.
Il cipollotto è la raccolta precoce, da febbraio a maggio: bulbo piccolo, gambo verde ancora attaccato, si mangia intero come un cipollotto da insalata. La cipolla da consumo fresco, raccolta tra aprile e luglio, ha un bulbo pieno e violaceo e va consumata in poche settimane. La cipolla da serbo, raccolta da luglio in poi, è quella che si lascia asciugare al sole e si intreccia nelle trecce che si vedono appese lungo la statale: si conserva mesi.
Quello che la rende famosa è la dolcezza, che però è soprattutto assenza di pungenza. I composti solforati responsabili del bruciore in bocca e delle lacrime sono molto più bassi che in una cipolla comune, mentre il tenore zuccherino è più alto. Il risultato è una cipolla che si mangia cruda a fettine senza aggredire il palato e senza restare addosso per ore.
La forma cambia con il tipo: tondeggiante e schiacciata nelle raccolte precoci, ovale e allungata nella da serbo. Le tuniche esterne sono rosso-violacee e lucide, la polpa è bianca con anelli sfumati di rosa.
Dove nasce
La zona IGP è una fascia costiera stretta e lunga sul Tirreno calabrese, che tocca le province di Vibo Valentia, Catanzaro e Cosenza: si scende da Fiumefreddo Bruzio e Amantea, si passa per Campora San Giovanni e Briatico, si arriva al promontorio di Capo Vaticano con Ricadi, Parghelia e Tropea, e si finisce a Nicotera.
I terreni sono sabbiosi, sciolti, di origine alluvionale, drenanti al punto che l'acqua non ristagna mai. Il mare è a poche centinaia di metri e mitiga l'inverno; la luce è quella del basso Tirreno, abbondante da febbraio in poi. È questa combinazione (sabbia, sale nell'aria, escursione termica bassa) che i produttori indicano come responsabile della dolcezza, e che spiega perché la stessa semente coltivata a venti chilometri nell'entroterra dia una cipolla diversa.
La coltivazione è antica: la si attribuisce all'introduzione fenicia e greca, e la si trova documentata nei traffici commerciali della costa calabrese dal Medioevo in poi. Nell'Ottocento la cipolla di Tropea viaggiava già via mare verso Napoli e la Tunisia.
Tropea, arroccata sulla rupe con la chiesa di Santa Maria dell'Isola sotto, è il nome che ha fatto il marchio. Ma buona parte della produzione sta nei comuni attorno, e la sagra più importante si tiene a Ricadi.
Come si produce
La semina avviene in semenzaio tra agosto e novembre a seconda del tipo, e il trapianto in campo aperto da ottobre a gennaio, a mano, pianta per pianta. È un lavoro che la meccanizzazione non ha mai sostituito del tutto, per via del terreno sabbioso e della densità dell'impianto.
La raccolta è scalare e dura da febbraio a settembre, ed è manuale anche quella: il bulbo si estrae tirando, senza attrezzi, perché la sabbia lo lascia andare facilmente.
Per la cipolla da serbo si aggiunge un passaggio che è la firma del prodotto. I bulbi restano in campo o su graticci ad asciugare al sole per giorni, finché le tuniche esterne non diventano cartacee e si formano le condizioni per la lunga conservazione. Poi si intrecciano a mano, con le foglie secche, in trecce da uno a cinque chili.
Nessun trattamento post-raccolta, nessun antigermogliante, nessuna cella frigorifera: la treccia è una tecnologia di conservazione vecchia di secoli che funziona perché il bulbo è asciutto e resta ventilato.
Come riconoscerlo
Il primo controllo è il marchio. La IGP viaggia con il logo del Consorzio di tutela sulla retina, sulla fascetta della treccia o sulla confezione, insieme al simbolo europeo IGP giallo e blu. Senza quello è una cipolla rossa, che è tutt'altra cosa e costa un terzo.
Il secondo è la forma. La cipolla da serbo di Tropea è ovale e allungata, non sferica: se il bulbo è tondo e regolare come una pallina è quasi certamente un'altra varietà.
Il terzo è il colore al taglio. La polpa deve essere bianca con anelli appena rosati, non rossa e uniforme. Una cipolla rossa comune ha anelli intensamente colorati fino al centro.
Il quarto è l'assaggio, ed è quello che non si può falsificare. Una fetta cruda di Tropea è croccante, dolce, con una nota piccante leggera che chiude e non brucia. Se lacrimate a tagliarla e vi resta in bocca mezz'ora, avete comprato una cipolla qualsiasi.
Ultima nota pratica: si vende molta più Cipolla di Tropea di quanta se ne produca. Le trecce esposte negli autogrill e nei mercati turistici sono spesso cipolle rosse di altra provenienza intrecciate sul posto.
Come si usa in cucina
L'uso che la definisce è il crudo. Affettata sottile in un'insalata con pomodori e origano, oppure nella combinazione calabrese con le arance a fette, olive nere e olio: è un piatto invernale, essenziale, e con qualsiasi altra cipolla non funziona.
Cotta, il suo punto forte è la caramellizzazione, perché gli zuccheri sono tanti. Al forno intera, con un filo d'olio e origano, esce morbida e dolcissima in quaranta minuti. In padella diventa il fondo di una pasta con la 'nduja, oppure la base della cipollata calabrese con pomodoro e peperoncino.
La marmellata di cipolla rossa di Tropea è il prodotto derivato più diffuso e ha una sua dignità: si fa con zucchero, un po' di aceto e vino rosso, e accompagna formaggi stagionati e carni.
Nella frittata funziona meglio della cipolla bianca perché non copre l'uovo. Sulla pizza si mette a crudo alla fine, non prima del forno. E sulle fette di pane con olio e sale, è una merenda che in Calabria si fa ancora.
Un accorgimento: chi la trova comunque troppo decisa a crudo la lascia dieci minuti in acqua fredda con un cucchiaio di aceto, e la nota pungente sparisce del tutto.
Abbinamenti
Con i piatti a base di cipolla di Tropea cruda va un bianco calabrese fresco e minerale, un Greco Bianco o un Mantonico, oppure un rosato da uve Gaglioppo, che regge la dolcezza senza appesantire.
Sui piatti cotti, con 'nduja o con la salsiccia, un Cirò rosso giovane o un Magliocco. In cucina si sposa naturalmente con il peperoncino calabrese, con il tonno, con le acciughe, con la ricotta salata e con gli agrumi.
La marmellata di cipolla va con i pecorini stagionati, con il caciocavallo silano e con i formaggi erborinati.
Da evitare: l'abbinamento con sapori altrettanto dolci, come le carote glassate o le riduzioni di aceto balsamico, che appiattiscono tutto su una nota sola.
Quanto costa
In Calabria, al mercato, la cipolla fresca IGP costa tra 2,50 e 4,50 euro al chilo in piena stagione. Le trecce da serbo, che sono anche un oggetto da regalo, stanno tra 5 e 8 euro al chilo.
Fuori dalla regione, nella grande distribuzione del Nord, il prezzo sale a 4-7 euro al chilo per la retina IGP. Online, con la spedizione, si arriva facilmente a 8-12 euro al chilo, ma le cassette da 5 chili abbassano molto il costo unitario.
Una cipolla rossa comune, per confronto, costa 1,20-2 euro al chilo. La differenza di prezzo è di due o tre volte, ed è il motivo per cui l'etichetta IGP viene usata con tanta disinvoltura da chi non ne ha diritto.
Il cipollotto primaverile, venduto a mazzi, costa 1,50-3 euro al mazzo secondo la stagione e la piazza.
Come conservarlo
Le trecce da serbo si tengono appese in un locale asciutto, buio e ventilato: cantina, dispensa, ripostiglio. In quelle condizioni durano da tre a sei mesi. La treccia non è folclore: tiene i bulbi separati e arieggiati, che è esattamente quello che serve.
La cipolla fresca, quella raccolta in primavera con il gambo ancora verde, non si conserva: va usata entro due o tre settimane e sta meglio in frigorifero, nel cassetto delle verdure.
Mai in sacchetti di plastica chiusi e mai vicino alle patate: le patate rilasciano umidità ed etilene, e la cipolla germoglia in una settimana.
Una cipolla tagliata a metà si avvolge in pellicola o si mette in un contenitore ermetico e va consumata entro tre o quattro giorni. Se compare una macchia molle sotto le tuniche esterne si scarta lo strato: il resto del bulbo è sano.
Si può congelare già affettata, ma solo per usi cotti: dopo lo scongelamento la croccantezza non c'è più.
Dove assaggiarlo
A Tropea, ovviamente, dove ogni bottega del centro storico vende trecce e marmellate e dove le gelaterie servono il gelato alla cipolla rossa, che è meno bizzarro di quanto sembri.
A Ricadi, a pochi chilometri, si tiene in estate la sagra dedicata alla cipolla rossa, ed è il posto giusto per vedere il prodotto in mano a chi lo coltiva.
Lungo tutta la costa tra Nicotera e Amantea le trattorie la usano ovunque: nell'insalata con le arance, nella pasta con la 'nduja, nella frittata. Il periodo migliore è tra maggio e luglio, quando c'è ancora la fresca e già la prima da serbo.
Un consiglio: comprare direttamente dai produttori sulla strada per Capo Vaticano, dove le trecce si vendono davanti ai campi e si vede da dove escono.
Domande frequenti
Perché la cipolla di Tropea è dolce?
Perché contiene meno composti solforati, quelli responsabili del bruciore e delle lacrime, e più zuccheri di una cipolla comune. La combinazione di terreni sabbiosi, clima marittimo mite e forte insolazione sulla costa tirrenica calabrese è ciò a cui il disciplinare IGP lega questa caratteristica.
Come si riconosce la vera Cipolla di Tropea IGP?
Dal marchio del Consorzio di tutela e dal simbolo IGP europeo su retina, fascetta o confezione; dalla forma ovale allungata del bulbo da serbo; dalla polpa bianca con anelli appena rosati, non rossa fino al centro. Si vende molta più Tropea di quanta se ne produca.
Quanto si conserva la cipolla di Tropea?
La cipolla da serbo, quella intrecciata, dura da tre a sei mesi appesa in un luogo asciutto, buio e ventilato. La cipolla fresca primaverile va invece consumata entro due o tre settimane e si tiene in frigorifero.
Che differenza c'è tra cipolla di Tropea e cipolla rossa comune?
La rossa comune è tonda, ha anelli intensamente colorati fino al centro, è pungente e costa 1,20-2 euro al chilo. La Tropea IGP è ovale e allungata, ha polpa bianca appena rosata, è dolce e poco pungente, e costa da due a tre volte tanto.
Le fonti
Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.
L'atto del 2008 che registra «Cipolla Rossa di Tropea Calabria»: il nome tutelato è quello lungo, non «cipolla di Tropea» da sola.
Le tre tipologie ammesse (cipollotto, da consumo fresco, da serbo) e l'elenco puntuale dei comuni di Cosenza, Catanzaro e Vibo Valentia che rientrano nella zona.
- ConsorzioConsorzio di tutela
Aziende associate fra produttori, confezionatori e trasformatori, e l'area download con statuto e documenti di controllo.
