Valle d'Itria: dove mangiare e dormire
In Valle d'Itria si cena in piedi davanti alla macelleria: scegli la carne al banco, la cuociono nel fornello a legna e la mangi al tavolo di fianco. È la cosa migliore del territorio e costa un terzo di qualsiasi ristorante con vista trulli.
La Valle d'Itria è un altopiano carsico a cavallo di tre province (Bari, Brindisi e Taranto) punteggiato di trulli e diviso da muretti a secco fino all'orizzonte. I paesi che contano sono cinque e sono diversi tra loro: Alberobello, che ha il rione Monti patrimonio UNESCO e riceve autobus dalle dieci alle sedici; Locorotondo, bianca e circolare, il paese più bello del gruppo; Cisternino, dove sopravvivono le macellerie con fornello; Martina Franca, la più grande e l'unica veramente barocca, con il capocollo e un festival lirico estivo; Ostuni, che sta sul bordo dell'altopiano e guarda la piana degli ulivi verso il mare.
Due cose vanno dette subito. La prima: Alberobello alle undici del mattino in luglio è una fila di negozi di souvenir con qualche migliaio di persone dentro un quartiere di case da quattro metri per quattro. Alle sette di sera, quando i pullman sono ripartiti, è un altro posto e vale la visita. La seconda: dormire in un trullo è un'esperienza, non un comfort. Sono costruzioni in pietra a secco senza fondamenta, con una sola apertura, fresche in agosto e umide da novembre a marzo. Le ristrutturazioni buone hanno risolto il problema, quelle mediocri no, e la differenza non si vede nelle fotografie.
Terza cosa, meno turistica ma importante: scendendo verso sud, oltre Ostuni, il paesaggio cambia perché la Xylella ha ucciso milioni di ulivi secolari negli ultimi dieci anni. La Valle d'Itria è stata colpita meno del Salento, ma la piana verso Fasano e Ostuni ha alberi morti in piedi accanto a nuovi impianti giovani. Un produttore di olio te ne parlerà volentieri e con precisione: è la cosa più seria successa qui in un secolo.
Come si mangia qui
Alla base c'è la verdura, e non è una posa salutista: è che fino agli anni Sessanta la carne era rara e il pesce arrivava solo sulla costa. Fave bianche cotte e passate con la cicoria selvatica ripassata in padella; cime di rapa con le orecchiette; pasta e patate; le frise, ciambelle di pane biscottato che si bagnano in acqua qualche secondo e si condiscono con pomodoro, olio e origano. Sul pomodoro si gratta il cacioricotta, un formaggio di capra e vacca salato e asciutto, ed è il gesto che distingue una pasta pugliese da qualsiasi altra pasta al pomodoro d'Italia.
Poi c'è la carne, e c'è il fornello pronto. Nelle macellerie di Cisternino, Martina Franca e Ceglie Messapica si sceglie al banco: bombette (involtini di capocollo con dentro formaggio), gnumeredde o turcinieddi (interiora d'agnello avvolte nel budello), salsicce, costine. Si paga a peso, e il macellaio cuoce tutto in un forno a legna aperto sul retro mentre tu ti siedi a un tavolo con una birra. Costa fra 18 e 30 euro a persona mangiando parecchio, ed è il modo più diretto e meno mediato di mangiare in Puglia. Le macellerie serie aprono per cena verso le venti e chiudono un giorno a settimana; d'estate la fila esiste.
I latticini sono l'altro pilastro, e qui conta solo la freschezza: burrata, stracciatella, nodini, mozzarella e giuncata vanno mangiati il giorno stesso, e un caseificio che ti vende burrata alle nove di sera del giorno dopo ti sta vendendo un'altra cosa. Il capocollo di Martina Franca (presidio Slow Food, affumicato con legno di fragno e macchia mediterranea) è il salume del territorio e va tagliato a mano e spesso. Da bere, il bianco di Locorotondo, verdeca e bianco d'Alessano: leggero, un po' anonimo se lo analizzi, esattamente giusto sopra una teglia di bombette. I rossi importanti pugliesi, Primitivo e Negroamaro, vengono da Manduria e dal Salento, cioè da un'altra parte: qui li trovi in carta, ma non sono di casa.
Aziende agricole con ospitalità
Strutture reali del territorio, verificate una per una sul loro sito. Quello che leggi è quanto dichiarano loro: la visita della redazione non c'è ancora stata, e quando ci sarà lo scriveremo.
Masseria Il Frantoio
Ostuni (BR)Azienda olivicola nella piana degli ulivi millenari, con frantoio ipogeo e produzione di extravergini biologici. Camere ricavate nella parte ottocentesca della masseria, cucina interna e degustazioni guidate di olio.
masseriailfrantoio.itAgriturismo Masseria Catucci
Martina Franca (TA)Palazzotto con trulli e cummerse in contrada Capitolo, con azienda agricola, orti e produzione del bianco DOC di Locorotondo. Camere e ristorante aperto da martedì a domenica.
agriturismocatucci.comAgriturismo Masseria Torricella
Alberobello (BA)Tenuta sul Canale di Pirro con vigneti, frutteti, uliveti e cantina propria. Ospitalità in camere, dependance, casette e trulli, con ristorante che cucina i prodotti dell'azienda.
masseriatorricella.itAgriturismo Il Ciliegeto
Locorotondo (BA)Tre ettari a ulivi e ciliegi in contrada Cerrosa, con raccolta delle ciliegie aperta agli ospiti fra maggio e giugno. Sei alloggi indipendenti ricavati in due nuclei in pietra dell'Ottocento, fra trulli e cummerse.
agriturismoilciliegetolocorotondo.itI prodotti di questo territorio
Le esperienze da fare
La cosa più utile da organizzare è la più semplice: una sera al fornello di una macelleria a Cisternino o a Ceglie, senza prenotazione ma presentandosi alle venti, e un'altra sera in una masseria con menù fisso. Insieme raccontano i due estremi della cucina locale.
Le visite ai caseifici si fanno la mattina presto, fra le sette e le nove, perché è quando si lavora il latte: molte aziende accettano visitatori con una telefonata il giorno prima e chiedono 10-20 euro per la visita con assaggio. Vedere tirare la mozzarella e chiudere una burrata a mano in cinque secondi spiega il prezzo meglio di qualunque etichetta.
I frantoi molano da fine ottobre a dicembre. In Valle d'Itria la molitura è meno spettacolare che in Toscana ma più significativa, perché la conversazione finisce sempre sugli ulivi malati e sulle reimpianti: è la cosa che i produttori hanno davvero voglia di raccontare.
D'estate a Martina Franca c'è il Festival della Valle d'Itria, lirica in piazza a luglio e agosto, che riempie la città e i suoi ristoranti. In bici l'altopiano è dolce e perfetto (pochi dislivelli, muretti a secco, strade secondarie quasi vuote) ma da giugno a settembre si pedala solo prima delle dieci del mattino. Quello che vale la pena saltare: i giri in calesse fra i trulli e i laboratori di orecchiette in centro ad Alberobello, che sono messe in scena.
Il calendario dell'anno
Da novembre a marzo la valle è fredda, ventosa e per metà chiusa: le masserie serie che restano aperte sono poche e vale la pena cercarle, perché è la stagione delle fave, delle cicorie, delle pettole a dicembre e delle cartellate a Natale. A gennaio e febbraio Putignano fa il carnevale più antico d'Italia, con i carri e le pettole di Sant'Antonio.
Aprile, maggio e la prima metà di giugno sono il periodo giusto: temperature fra i venti e i ventotto gradi, campagna in fiore, prezzi ancora ragionevoli, mare freddo ma balneabile da fine maggio. Luglio e soprattutto agosto sono il contrario: trentotto gradi all'ombra, prezzi delle masserie moltiplicati per due o tre, Alberobello e Ostuni ingestibili, spiagge da prenotare. Se puoi scegliere, non venire in agosto.
Settembre è ancora estate con metà della gente; ottobre è probabilmente il mese migliore in assoluto, con il mare tiepido, la vendemmia e l'inizio della raccolta delle olive. Novembre porta la molitura e i primi latticini d'inverno, che sono diversi da quelli estivi perché cambia l'alimentazione degli animali.
Come arrivare e muoversi
Gli aeroporti sono Bari Palese (un'ora dalla valle) e Brindisi Papola Casale (quaranta minuti da Ostuni, cinquanta da Cisternino). Brindisi è più vicino e meno servito; Bari ha più voli e un collegamento ferroviario diretto dall'aeroporto alla stazione centrale.
In treno si arriva a Bari o a Brindisi con le Frecce da Roma e Milano. Da Bari, la Ferrovia Sud Est serve Putignano, Alberobello, Locorotondo e Martina Franca: è lenta, con corse ogni ora o due e servizio ridottissimo la domenica, ma funziona e permette di visitare i paesi senza auto. La linea adriatica ferma anche a Fasano e a Ostuni, ma le due stazioni sono rispettivamente a sei e a due chilometri e mezzo dai centri storici, con autobus coincidenti solo in alta stagione.
Per tutto il resto serve l'auto. Le masserie sono in campagna in fondo a strade bianche, spesso senza numero civico, e le indicazioni sono contrade e non indirizzi: chiedere le coordinate GPS al momento della prenotazione fa risparmiare mezz'ora di giri. Le strade fra i paesi sono corte (Cisternino-Locorotondo sono otto chilometri) ma strette e con i muretti a secco a filo di carreggiata, quindi si va piano. Se prevedi di cenare al fornello e bere birra, considera che i taxi qui sono pochissimi e vanno prenotati nel pomeriggio.
Domande frequenti
Vale la pena dormire in un trullo?
Da aprile a ottobre sì, ed è fresco e piacevole. Da novembre a marzo dipende interamente dalla ristrutturazione: la pietra a secco senza fondamenta assorbe umidità, e un trullo mal risanato in inverno è freddo e umido. Prima di prenotare chiedi esplicitamente come sono stati risolti isolamento e deumidificazione, e diffida delle strutture che rispondono in modo vago.
Cos'è il fornello pronto e come funziona?
È una macelleria con forno a legna e qualche tavolo: scegli la carne cruda al banco (bombette, salsicce, involtini, costine) la paghi a peso e loro la cuociono mentre aspetti. Si mangia con pane, birra e poco altro. Aprono per cena verso le venti, non prendono prenotazioni e chiudono un giorno a settimana. Si spende fra 18 e 30 euro a testa.
Quando è il periodo peggiore per venire in Valle d'Itria?
Agosto, senza discussioni. Fa quasi quaranta gradi, i prezzi delle strutture raddoppiano o triplicano, Alberobello e Ostuni sono impraticabili nelle ore centrali e le spiagge vanno prenotate. Chi può muoversi liberamente scelga maggio, la prima metà di giugno o ottobre.
La burrata si può portare a casa?
Solo se il viaggio è breve. La burrata è fatta per essere mangiata entro ventiquattro ore: dopo, la stracciatella all'interno si acidifica e la panna prende il sopravvento. Molti caseifici la confezionano in busta con il siero e ghiaccio per il rientro in giornata, ma un volo con scalo e una notte in frigo la rovinano. Il cacioricotta e il capocollo, al contrario, viaggiano benissimo.