Monferrato: dove mangiare e dormire
Il Monferrato ha lo stesso riconoscimento UNESCO delle Langhe, colline della stessa altezza e prezzi che sono la metà, perché nessuno ha ancora deciso di raccontarlo. Il rovescio della medaglia è che l'accoglienza è meno organizzata e devi telefonare più spesso.
Il Monferrato è la collina fra il Po e l'Appennino, a cavallo delle province di Alessandria e Asti, e si divide in due metà che si somigliano poco. Il Basso Monferrato, o Casalese, è quello di Casale Monferrato, Vignale, Rosignano, Cella Monte, Ozzano: colline larghe e basse, terra chiara, paesi con la chiesa in cima e la pietra da cantoni sotto i piedi. L'Alto Monferrato scende verso Acqui Terme e Ovada, è più chiuso, più boscoso, e il vino cambia mestiere. In mezzo c'è la fascia astigiana (Nizza Monferrato, Canelli, Castagnole, Moncalvo, Costigliole) che è quella con più bottiglie e più ristoranti.
Dal 2014 il paesaggio è patrimonio UNESCO insieme alle Langhe e al Roero, con lo stesso decreto e con un decimo delle conseguenze. La differenza pratica è enorme: qui una camera doppia in cascina sta fra 70 e 110 euro anche in ottobre, un menù di quattro portate in trattoria fra 30 e 40 euro, e la degustazione in cantina è spesso ancora gratuita o quasi. Chi arriva dalle Langhe se ne accorge nel primo pomeriggio.
La parte che nessuno spiega, e che è la cosa più bella del territorio, sono gli infernot: cantine scavate a mano nella pietra da cantoni sotto le case del Casalese, senza aria e senza luce, dove la temperatura sta ferma tutto l'anno. Non sono cantine di lavorazione ma stanze per conservare le bottiglie di famiglia, spesso larghe tre metri per due, raggiungibili da una scala ripidissima. Sono la parte del riconoscimento UNESCO che vale davvero la visita, si aprono su richiesta e in mezza giornata se ne vedono tre o quattro.
Come si mangia qui
Si mangia come nelle Langhe ma con meno teatro e porzioni più grandi. Gli antipasti arrivano in sequenza (carne cruda battuta, vitello tonnato, insalata russa, acciughe al verde, tomini elettrici, peperoni sott'olio) e nelle trattorie del Casalese possono ancora essere sette o otto prima del primo. Il conto tiene conto della sequenza, non del numero: se ordini gli antipasti e basta hai comunque mangiato più di quanto pensavi.
I primi sono gli agnolotti, che qui si chiamano spesso gobbi quando sono grandi e ripieni di tre carni, e i tajarin. Il piatto che segnala il Monferrato è però il fritto misto alla piemontese, quello vero da tredici o quindici pezzi, che alterna dolce e salato (semolino, amaretto, mela, cervella, animelle, salsiccia, funghi) e si ordina il giorno prima perché nessuno lo tiene pronto. Un fritto misto in carta sempre disponibile è un fritto misto ridotto a sei pezzi. Poi il bollito misto col carrello e i sette bagnetti, il brasato, il coniglio, e la finanziera, che è il piatto in cui il Piemonte usa creste di gallo e animelle e non se ne vergogna.
Due prodotti reggono il territorio più di quanto si dica. Il cardo gobbo di Nizza Monferrato, che si coltiva coricandolo sotto terra perché si sbianchi e si curvi, si raccoglie da novembre e serve per la bagna cauda: cruda, croccante, senza il retrogusto amaro degli altri cardi. E la robiola di Roccaverano DOP, l'unica DOP italiana che ammette il latte di capra crudo in purezza, che a due settimane è acida e lattica e a due mesi diventa un'altra cosa. Sul dolce il Monferrato è meno interessante: krumiri a Casale, amaretti a Mombaruzzo, la torta di nocciole ovunque, e il Brachetto d'Acqui che va bevuto freddo e giovane e non conservato.
Aziende agricole con ospitalità
Strutture reali del territorio, verificate una per una sul loro sito. Quello che leggi è quanto dichiarano loro: la visita della redazione non c'è ancora stata, e quando ci sarà lo scriveremo.
Cantina Zanello — Agriturismo Le Tre Rose
Rosignano Monferrato (AL)Azienda vitivinicola a San Martino di Rosignano: Freisa, Barbera, Grignolino, Nebbiolo, Chardonnay, Arneis, Sauvignon, Bonarda. Cantina storica con infernot e camere nell'agriturismo Le Tre Rose.
cantinazanello.itLa Casaccia
Cella Monte (AL)Azienda vitivinicola biologica con orto, nel cuore della zona degli infernot: Chardonnay, Grignolino, Freisa, Barbera e spumante. Due camere con bagno in comune, colazione e visita in cantina incluse; ristoro su prenotazione da dieci persone.
lacasaccia.bizFamiglia Agricola Durando
Portacomaro (AT)Azienda che coltiva nocciole e vite e produce vino, creme di nocciola, uova e farina. Ospitalità in tre ecolodge con piscina e ristoro nell'agriturismo Barot, più visite in noccioleto e in vigna.
fratellidurando.itAgriturismo Monsignorotti
Nizza Monferrato (AT)Struttura in strada San Nicolao, fra i vigneti del nizzese: undici camere e due appartamenti per venticinque posti letto, ristoro con piatti della zona e piscina scoperta.
agriturismo-nizzamonferrato.comI prodotti di questo territorio
Le esperienze da fare
La cosa da fare qui, e che non si può fare altrove, è scendere in un infernot. Sono cantine scavate nella pietra da cantoni sotto le case del Casalese, larghe pochi metri, senza aerazione e senza luce elettrica, dove le famiglie tenevano le bottiglie. L'Ecomuseo della Pietra da Cantoni a Cella Monte ne coordina le visite, e diversi comuni (Rosignano, Ozzano, Frassinello, Camagna, Sala) ne aprono uno o due su richiesta per pochi euro. Si vedono in mezza giornata e vale la pena metterne tre in fila per capire quanto sono diversi.
Le cantine sotterranee di Canelli sono l'altra cosa. Sono chilometri di gallerie scavate nel tufo sotto il paese, alte diversi metri, costruite nell'Ottocento per lo spumante e ancora in uso. Le visite sono strutturate, costano fra 10 e 20 euro e durano un'ora; si prenotano online e in agosto si riempiono.
Le visite in cantina nel resto del Monferrato funzionano diversamente dalle Langhe: molte aziende ricevono ancora gratis o chiedono cinque o dieci euro, la degustazione è meno coreografata e più lunga, e capita spesso di finire in cucina. Vale la pena chiedere di assaggiare il Grignolino accanto alla Barbera: è chiaro, tannico, non somiglia a niente e in mezz'ora capisci perché nessuno riesce a venderlo all'estero.
A Moncalvo, la seconda domenica di ottobre, c'è la fiera nazionale del tartufo bianco, che è un mercato di paese vero e non una fiera internazionale; a dicembre la Fiera del Bue Grasso, con i buoi da carne da bollito portati in piazza, che è un pezzo di agricoltura piemontese senza filtro. In bici le colline del Casalese sono più dolci di quelle di Langa e il traffico è quasi assente: è il territorio piemontese più sensato per pedalare.
Il calendario dell'anno
Gennaio e febbraio sono freddi e vuoti, con metà dei ristoranti chiusi due settimane, ma è la stagione della bagna cauda vera col cardo gobbo, del bollito e della finanziera. Marzo e aprile riaprono tutto e i prezzi restano bassi.
Maggio e giugno sono il momento migliore per il paesaggio: colline verdi, giornate lunghe, cantine tranquille, nessuna coda da nessuna parte. A giugno cominciano le sagre di paese, che nel Monferrato sono ancora sagre e non eventi: tavolate sotto il tendone, cucina fatta dai volontari, venti euro tutto compreso. A Vignale, fra giugno e luglio, il paese apre le corti alle degustazioni.
Agosto è caldo e le cantine chiudono per ferie: prima di partire conviene verificare, perché molte aziende familiari fanno due settimane secche di chiusura. Settembre è vendemmia, e a Nizza Monferrato si tiene la fiera del cardo gobbo verso metà novembre, quando il prodotto è pronto davvero.
Ottobre e novembre sono la stagione del tartufo, che qui c'è ed è lo stesso Tuber magnatum di Alba, venduto a prezzi leggermente più bassi perché il nome pesa meno. Moncalvo tiene la sua fiera in ottobre, Asti la sua. A dicembre, sempre a Moncalvo, la Fiera del Bue Grasso chiude l'anno agricolo.
Come arrivare e muoversi
Gli aeroporti sono Torino Caselle (un'ora da Asti, un'ora e un quarto da Casale), Milano Malpensa (un'ora e tre quarti), Genova (un'ora). Da Milano Linate si arriva ad Alessandria in un'ora e mezza.
In treno il Monferrato è meglio servito delle Langhe, il che non è difficile. Asti è sulla linea Torino-Genova con corse frequenti; Alessandria è un nodo importante e ci arrivano anche i treni veloci; Casale Monferrato è su una linea secondaria da Vercelli e da Alessandria, con corse rade. Nizza Monferrato e Canelli sono sulla Asti-Genova, poche corse al giorno.
Dalla stazione in poi serve l'auto, come ovunque in collina. Le distanze sembrano brevi sulla carta e non lo sono: da Casale a Nizza Monferrato ci sono cinquanta chilometri e un'ora abbondante di strade di crinale. Il traffico però è quasi inesistente e le strade sono larghe e ben tenute, molto più che nelle Langhe: guidare qui è riposante. Un'ultima cosa pratica: nei paesi piccoli del Casalese non c'è quasi nulla di aperto la domenica sera e il lunedì, e i distributori automatici di carburante sono più rari di quanto tu voglia scoprire con la spia accesa.
Domande frequenti
Il Monferrato conviene rispetto alle Langhe?
Sui prezzi sì, senza discussione: camere e ristoranti costano circa la metà, le degustazioni spesso sono gratuite o simboliche e in ottobre trovi posto. Sulla densità di grandi vini le Langhe restano avanti, e l'accoglienza qui è meno rodata: più telefonate, più orari incerti, meno gente che parla inglese. Se è il primo viaggio in Piemonte e vuoi Barolo, vai in Langa; se è il secondo, o se il budget conta, il Monferrato dà molto di più.
Che cos'è un infernot e si può visitare?
È una cantina scavata a mano nella pietra da cantoni sotto le case del Basso Monferrato, senza aerazione e senza luce, usata per conservare le bottiglie di famiglia a temperatura costante. Ne esistono diverse centinaia fra Cella Monte, Rosignano, Ozzano, Camagna e i comuni vicini, e sono parte del riconoscimento UNESCO del 2014. Si visitano su prenotazione tramite gli uffici turistici comunali o l'ecomuseo di Cella Monte, in genere per pochi euro.
C'è il tartufo bianco anche nel Monferrato?
Sì, ed è la stessa specie di Alba, Tuber magnatum, raccolta nelle stesse settimane da fine settembre a fine dicembre. Le fiere sono a Moncalvo in ottobre e ad Asti in novembre, più piccole di quella di Alba e senza la stessa commissione di controllo, quindi conviene comprare da un trifolau con cui hai parlato o dentro il mercato della fiera, non lungo le provinciali. I prezzi al grammo al ristorante stanno fra 5 e 9 euro.
Quanti giorni servono per il Monferrato?
Tre notti sono il minimo sensato: una giornata nel Casalese per gli infernot e la pietra da cantoni, una nell'astigiano fra Nizza, Canelli e Castagnole per le cantine, una nell'Alto Monferrato verso Acqui e Roccaverano. Con due notti si vede metà territorio. Il Monferrato si combina bene con le Langhe, che sono a quaranta minuti, ma i due sono più diversi di quanto la carta suggerisca.