Alta Langa: dove mangiare e dormire
Le colline che stanno sopra le Langhe del Barolo: più alte, più fredde, più povere, senza grandi vini rossi e senza relais. Ci sono nocciole, formaggi di capra e pecora, un metodo classico che porta il nome della zona, e paesi da duecento abitanti dove la stagione dura tre mesi.
L'Alta Langa comincia dove la Bassa Langa smette di essere fotogenica. Superato Serravalle salendo da Alba, o Bossolasco arrivando da Dogliani, le colline si alzano oltre i seicento metri, i vigneti spariscono, cominciano i boschi di castagno e i noccioleti, e i paesi diventano piccolissimi. Mombarcaro, che è il punto più alto delle Langhe con quasi novecento metri, ha poche decine di abitanti. Cortemilia, che è il centro più importante della zona della nocciola, ne ha meno di duemila. Questa è la geografia essenziale, ed è anche la storia economica: qui non c'è mai stata la rendita del vino grande, e per un secolo e mezzo la gente se n'è andata.
La differenza con la Langa del Barolo va detta chiaramente perché è la cosa che serve di più a chi organizza un viaggio. A trenta chilometri da qui, tra La Morra, Barolo e Serralunga, il paesaggio è patrimonio UNESCO, il prezzo di un ettaro di vigna è milionario, i relais hanno la piscina e una camera in ottobre costa duecento euro. In Alta Langa le stesse notti costano la metà o meno, i ristoranti sono osterie di paese, e da metà novembre a marzo metà delle strutture chiude. Non è la versione economica delle Langhe: è un altro territorio, con altri prodotti, e chi ci viene aspettandosi Barolo e tartufi a prezzi bassi resta deluso. Chi ci viene per le nocciole, i formaggi, i boschi e il silenzio trova esattamente quello.
La letteratura ha raccontato questo posto meglio di qualunque guida. Beppe Fenoglio ha ambientato in questi paesi la storia di una famiglia di mezzadri che non ce la fa, e il suo titolo, la parola dialettale per la miseria, è il modo in cui gli abitanti chiamavano la propria condizione. Cesare Pavese è di Santo Stefano Belbo, sul versante del Moscato. Chi legge uno dei due prima di venire capisce meglio le case di pietra abbandonate lungo le strade di crinale.
Come si mangia qui
La cucina dell'Alta Langa è la stessa del resto delle Langhe nell'impianto (carne, burro, uova, poco olio) ma con meno abbondanza e più formaggio. Gli antipasti in serie ci sono anche qui: carne cruda battuta al coltello, vitello tonnato con la salsa all'uovo, insalata russa, tomini elettrici, acciughe al verde. I tajarin sono i tagliolini sottili con molti tuorli, gli agnolotti al plin si pizzicano a mano. La differenza è nei secondi, dove al posto del brasato di Nebbiolo compaiono il capretto, il coniglio, la lepre in civet, la trippa, e il bollito nelle occasioni. Le acciughe hanno un ruolo storico preciso: erano la merce che i mercanti di queste valli andavano a prendere in Liguria e rivendevano nel basso Piemonte, e la bagna cauda (aglio, acciughe dissalate, olio, cottura lenta) è il residuo commestibile di quel commercio. Si mangia da novembre a febbraio e non è un piatto da fare prima di un impegno sociale.
Sul formaggio l'Alta Langa ha due denominazioni proprie che nella Langa del Barolo non esistono. La robiola di Roccaverano DOP è un formaggio fresco a coagulazione lattica, di forma tonda e piccola, prodotto tra la Langa Astigiana e l'alessandrina attorno al paese che le dà il nome. Il disciplinare prevede una quota minima di latte caprino, con la possibilità di integrare con latte vaccino o ovino, mentre la versione fatta con solo latte di capra di razze locali è quella tutelata come presidio e va chiesta esplicitamente. Si mangia freschissima, di due o tre giorni, quando è acida e lattica; stagionata qualche settimana diventa più dura e piccante. La seconda è il Murazzano DOP, che è invece a prevalenza di latte di pecora delle Langhe, una razza autoctona quasi scomparsa e recuperata negli ultimi decenni: forma piccola, pasta bianca, sapore dolce che si fa più deciso con i giorni. Entrambi finiscono nel bruss, che è il formaggio residuo fatto fermentare con grappa e rimescolato per settimane: piccante, spalmabile, e per chi non lo conosce difficile al primo assaggio.
Poi c'è la nocciola, che è il prodotto identitario. La cultivar si chiama Tonda Gentile Trilobata, si coltiva su queste colline da almeno un secolo e mezzo, ed è dentro l'indicazione geografica che tutela la nocciola piemontese. Le caratteristiche tecniche contano davvero: guscio sottile, resa alta alla sgusciatura, forma sferica che permette una tostatura uniforme, e soprattutto la pellicina che si stacca facilmente. È per questo che l'industria dolciaria la cerca. A Cortemilia i noccioleti stanno sui terrazzamenti sostenuti da muretti a secco costruiti per guadagnare terra su versanti ripidi, ed è un paesaggio agricolo di manutenzione costosa che si sta perdendo dove non c'è chi lavora. La nocciola si raccoglie tra fine agosto e settembre, oggi in gran parte con macchine aspiranti, e finisce nei torroni, nei tozzetti e soprattutto nella torta di nocciole, che nella versione locale ha pochissima farina o nessuna e si serve con lo zabaione caldo. Un'avvertenza commerciale: il consumo mondiale di nocciole è enormemente superiore alla produzione piemontese, che è una frazione minima di quella turca, e nei negozi per turisti si vendono prodotti confezionati in Italia con frutto importato. La dicitura che conta è l'origine del frutto, non quella dello stabilimento.
Sul vino, l'Alta Langa ha un caso interessante. La denominazione Alta Langa è un metodo classico da Pinot nero e Chardonnay, sempre millesimato, con lunghi mesi sui lieviti, nato da un progetto degli anni Novanta che voleva riportare le basi spumante in Piemonte dopo che le grandi case avevano cominciato a comprare uve altrove; è diventata denominazione garantita nel 2011. La zona di produzione è molto più ampia dell'Alta Langa geografica e comprende colline di tre province. Quindi: una bottiglia di Alta Langa non viene necessariamente da qui, e il nome indica una denominazione, non una provenienza puntuale. Detto questo, è uno dei migliori spumanti metodo classico italiani e sui formaggi di capra funziona meglio di qualunque bianco fermo.
Aziende agricole con ospitalità
Strutture reali del territorio, verificate una per una sul loro sito. Quello che leggi è quanto dichiarano loro: la visita della redazione non c'è ancora stata, e quando ci sarà lo scriveremo.
Cascina Barroero
Cortemilia (CN)Azienda della famiglia Manzone dedicata alla nocciola, che trasforma in pasticceria propria (biscotti, torte, creme, cioccolatini) e affianca con miele di acacia, castagno e millefiori. Ospitalità in appartamenti, con locanda e visite guidate ai noccioleti.
barroero.itTenuta Pian d'Attesio
Castelletto Uzzone (CN)Cascina in Val Bormida fra vigneti e noccioleti, con vini biologici e ingredienti dell'azienda usati in cucina. Nove fra camere e suite.
tenutapiandattesio.itBio Agriturismo Tenuta Antica
Cessole (AT)Azienda certificata biologica in Langa Astigiana: Dolcetto, Barbera e Pinot Nero, più noccioleti. Camere e appartamenti, con ristorante a menù stagionale.
tenuta-antica.itBorghetto la Radice
Roccaverano (AT)Cascina aperta al pubblico dal 2020 con azienda ortofrutticola che rifornisce il ristorante interno di prodotti di stagione. Tre camere.
borghettolaradice.itI prodotti di questo territorio
Le esperienze da fare
L'attività centrale qui non è la degustazione ma il camminare. L'Alta Langa è attraversata da una rete di sentieri di crinale che collegano i paesi seguendo le vecchie mulattiere: si va da tappe di dieci chilometri a percorsi di più giorni con pernottamento nei paesi. I dislivelli sono continui e mai enormi, il fondo è misto tra sterrate e asfalto secondario, e la segnaletica è discontinua: una traccia GPS serve. In autunno, con i castagni e i noccioleti gialli, è la stagione giusta.
Sul cibo le cose concrete sono tre. La visita ai caseifici di Roccaverano e Murazzano, che si fa la mattina presto quando si caseifica e che va concordata: vedere una robiola di poche ore e assaggiarla accanto a una di due settimane spiega il prodotto meglio di qualunque descrizione. La raccolta delle nocciole a fine agosto e settembre, che si può osservare nelle aziende agricole della zona di Cortemilia, dove funziona anche una fiera dedicata alla fine dell'estate. E la ricerca del tartufo: in Alta Langa c'è il bianco, meno abbondante che nella Bassa, e c'è il nero, e i cavatori del posto accompagnano su richiesta. Un consiglio pratico: l'uscita con il trifolau vale se è un cavatore vero che porta il suo cane nei suoi boschi, e se il tartufo trovato lo compri a peso; quando diventa uno spettacolo con tartufo nascosto prima nel terreno è un'altra cosa, e capita.
Le cantine dell'Alta Langa DOCG sono poche in senso stretto perché la maggior parte dei produttori ha sede nella Bassa Langa o nell'Astigiano, ma alcune aziende della zona alta vinificano e ricevono su appuntamento. Chi vuole abbinare, il Dolcetto di Dogliani sta ai piedi del versante nord e il Moscato d'Asti nella valle Belbo verso Santo Stefano.
Dei borghi, Bergolo è costruito interamente in pietra di Langa ed è minuscolo; Cortemilia è divisa in due dal Bormida e ha un museo dedicato ai terrazzamenti; Murazzano ha la torre e il panorama su tutta la valle. A Sale San Giovanni, tra giugno e luglio, fioriscono lavanda, elicriso e altre officinali coltivate su decine di ettari: è diventato un luogo molto fotografato e nei fine settimana di piena fioritura ci sono file di auto lungo strade che non le reggono. Andarci in settimana risolve.
Il calendario dell'anno
Da dicembre a marzo l'Alta Langa è chiusa. Nevica sopra i seicento metri, i paesi hanno un bar aperto se va bene, e molte strutture ricettive fanno ferie lunghe. Chi trova aperto mangia benissimo: è la stagione della bagna cauda, del bollito, delle trippe, del bruss e dei formaggi stagionati. È anche il periodo con i prezzi più bassi in assoluto, e con l'unico vero problema logistico dell'anno, cioè le strade di crinale ghiacciate al mattino.
Aprile e maggio riaprono il territorio. I boschi si riempiono di asparagi selvatici e di funghi di primavera, le capre tornano al pascolo e le robiole arrivano al loro momento migliore, con il latte di primavera che è il più aromatico dell'anno. Si cammina bene e non c'è nessuno.
Giugno e luglio sono i mesi delle fioriture e delle serate lunghe. A Sale San Giovanni la lavanda fiorisce fra fine giugno e metà luglio. Le sagre di paese cominciano e sono spesso l'unico modo di mangiare in certi comuni, con tavolate in piazza e prezzi minimi. In quota le notti restano fresche anche in luglio, che è il vantaggio competitivo di questa zona sulle Langhe basse.
Agosto e settembre sono i mesi della nocciola: la raccolta comincia verso la fine di agosto e va avanti per settimane, con le aziende che lavorano a pieno ritmo e una fiera dedicata a Cortemilia. Ottobre e novembre portano castagne, funghi, tartufo e i colori migliori dell'anno, ma sono anche il periodo in cui la Bassa Langa esplode di turismo e i suoi prezzi si riversano parzialmente anche qui. Il vantaggio di dormire in Alta Langa in quelle settimane resta comunque netto: mezz'ora di macchina in più e la metà del conto.
Come arrivare e muoversi
In auto si arriva da Alba scendendo verso sud sulla strada per Cortemilia, oppure da Ceva e Millesimo salendo dalla parte ligure, o ancora da Acqui Terme e Canelli per il versante astigiano. Da Alba a Cortemilia si impiega poco meno di un'ora su una strada a curve continue che segue il fondovalle del Bormida; da Savona e dalla riviera ligure sono un'ora e mezza attraverso i valichi appenninici. Le distanze in chilometri qui sono completamente inaffidabili: quindici chilometri di crinale possono valere quaranta minuti.
In treno non si arriva. La linea che serviva la valle Bormida ha servizi ridotti e non copre i paesi interni; le stazioni utili sono Alba, sulla linea da Torino, e Ceva sulla Torino-Savona, ed entrambe sono a un'ora buona dai paesi alti. Gli autobus di linea collegano Alba a Cortemilia e ad alcuni comuni con corse pensate per gli studenti, quindi rade e assenti nei fine settimana e in estate.
Gli aeroporti sono Torino Caselle a circa due ore, Genova a un'ora e tre quarti, Milano Malpensa a due ore e mezza. Nizza è a due ore e mezza scarse ed è un'opzione realistica per chi arriva dall'estero.
Senza auto l'Alta Langa non è praticabile. Le cascine stanno su strade di crinale o su sterrate, i paesi hanno pochi servizi, e non esistono taxi in senso comune. Chi arriva in treno ad Alba noleggi lì. In bici la zona è splendida e severa: salite continue con pendenze fra il sei e il dodici per cento, poco traffico, quasi nessun punto di rifornimento nei giorni feriali. È territorio da cicloturismo esperto, non da giro in famiglia.
Un'ultima nota invernale: da novembre ad aprile vige l'obbligo di dotazione invernale su gran parte della viabilità provinciale, e sulle strade di crinale sopra i settecento metri il ghiaccio mattutino è la norma e non l'eccezione.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra Alta Langa e le Langhe del Barolo?
Quota, economia e prodotti. Le Langhe del vino grande stanno tra i duecento e i cinquecento metri attorno ad Alba, hanno il paesaggio vitivinicolo riconosciuto dall'UNESCO, prezzi dei terreni altissimi e una ricettività di fascia alta. L'Alta Langa comincia sopra i seicento metri e prosegue fino a quasi novecento: qui la vite quasi non c'è, dominano boschi, noccioleti e pascoli, i paesi sono minuscoli e spesso spopolati, e la ricettività è fatta di cascine e locande. Il costo di una notte è mediamente la metà. Non è la versione a basso costo delle Langhe famose: è un territorio con una storia di povertà e una gastronomia diversa, centrata su nocciole e formaggi invece che su tartufo e Nebbiolo.
Le nocciole vendute in zona sono davvero piemontesi?
Non sempre, e vale la pena controllare. La cultivar locale è la Tonda Gentile Trilobata, tutelata dall'indicazione geografica sulla nocciola piemontese, ed è ricercata dall'industria dolciaria per il guscio sottile, la forma sferica e la pellicina che si stacca in tostatura. La produzione piemontese però è una frazione minima del fabbisogno mondiale, coperto in larghissima parte dalla Turchia, e molti prodotti confezionati in Italia contengono frutto importato in modo del tutto legale. In un negozio di souvenir la dicitura da leggere è l'origine della nocciola, non il luogo di confezionamento. Comprare direttamente da un'azienda che sguscia e tosta il proprio raccolto è il modo più semplice per non avere dubbi.
Una bottiglia di Alta Langa viene dall'Alta Langa?
Non necessariamente. L'Alta Langa è un metodo classico da Pinot nero e Chardonnay, sempre millesimato e con lunga permanenza sui lieviti, diventato denominazione garantita nel 2011 dopo un progetto avviato negli anni Novanta per riportare in Piemonte le basi per gli spumanti. La zona di produzione ammessa è però molto più vasta della zona geografica che porta questo nome e comprende colline di più province piemontesi. Quindi il nome indica una denominazione e un metodo, non un comune preciso. È comunque uno dei migliori metodo classico italiani, e sulle robiole fresche di capra è un abbinamento che funziona molto meglio di un bianco fermo.
Vale la pena dormire in Alta Langa e visitare le Langhe del Barolo?
Sì, ed è una strategia che molti adottano in autunno. Da Cortemilia o da Bossolasco a Barolo e a La Morra ci sono tra i quaranta minuti e l'ora di strade a curve, e la differenza di prezzo di una camera nei mesi della vendemmia e del tartufo è sostanziale. Le controindicazioni sono due: le strade di crinale di sera sono buie e impegnative, il che rende poco pratico cenare in Bassa Langa dopo una degustazione; e in inverno molte strutture dell'Alta Langa chiudono. Chi sceglie questa formula dovrebbe organizzare le visite in cantina al mattino e tornare a cena in Alta Langa, dove peraltro si mangia bene e si spende meno.