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Ortaggi e frutta

Mela della Val di Non

La Mela Val di Non DOP sono tre varietà (Golden Delicious, Renetta Canada e Red Delicious) coltivate tra i 600 e i 1000 metri in una valle trentina che vive quasi solo di questo. L'altitudine è ciò che le distingue: notti fredde, polpa soda, acidità che resta.

Trentino-Alto Adige
Mela della Val di Non, prodotto del Trentino-Alto Adige
Mela della Val di Non, prodotto del Trentino-Alto AdigeXaura · CC BY-SA 3.0
DOP
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Che cos'è

La Mela Val di Non è una Denominazione di Origine Protetta riconosciuta nel 1996, la prima DOP italiana assegnata a una mela. Il disciplinare ammette tre varietà, e sono tre frutti molto diversi tra loro.

La Golden Delicious è la più coltivata e copre da sola la maggior parte della produzione. Buccia giallo dorata, spesso con una rugginosità marcata intorno al peduncolo, polpa croccante, dolce e aromatica con una vena acidula che in pianura si perde. Quella rugginosità non è un difetto: è la reazione della buccia alle escursioni termiche d'alta quota, ed è considerata dai produttori un indicatore di zona.

La Renetta Canada è l'opposto: forma irregolare e appiattita, buccia ruvida, verde-bronzo, quasi interamente rugginosa. All'assaggio è acida, farinosa e molto aromatica. È la mela da cottura per definizione, quella dello strudel e delle frittelle, e in Val di Non è coltivata da più di un secolo.

La Red Delicious è la mela rossa, conica, con i cinque lobi pronunciati alla base. Croccante e dolce, con acidità bassa e buccia spessa. Piace ai bambini e regge male la cottura.

A gestire il grosso della produzione è il Consorzio Melinda, nato nel 1989 dall'unione delle cooperative della valle: è il motivo per cui in Italia il nome commerciale è più noto della denominazione. Melinda non è sinonimo di DOP: commercializza anche varietà fuori disciplinare, dalla Fuji alla Pink Lady, e la dicitura da cercare resta Mela Val di Non DOP.

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Dove nasce

La zona DOP è la Val di Non e la parte bassa della Val di Sole, in provincia di Trento: Cles, Taio, Tuenno, Denno, Revò, Fondo, Romeno, Sanzeno, Coredo, Cavareno, Predaia, Malé e i comuni vicini.

È un altopiano inciso dalle forre del Noce, chiuso tra le Maddalene, il gruppo di Brenta e la Paganella. I meleti stanno tra i 400 e i 1000 metri, con il grosso tra i 600 e gli 850: sono tra i frutteti più alti d'Europa a essere coltivati in modo commerciale.

L'altitudine è la variabile che spiega tutto. Di giorno l'insolazione è forte, di notte la temperatura crolla, e questa escursione produce quattro effetti misurabili: colorazione più intensa della buccia, polpa più soda, acidità più alta a parità di zuccheri, e maggiore attitudine alla conservazione. Una Golden di pianura e una Golden di Cles sono la stessa cultivar e due frutti diversi.

Il melo arriva in valle nell'Ottocento, ma la trasformazione è novecentesca: fino agli anni Cinquanta la Val di Non era una valle povera di emigrazione, e la melicoltura cooperativa è ciò che l'ha cambiata. Oggi il frutteto copre circa 6.500 ettari, coinvolge oltre quattromila famiglie e produce nell'ordine delle trecentomila tonnellate l'anno. È una monocoltura, con tutto quello che comporta.

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Come si produce

Gli impianti moderni sono a spalliera, con piante nane innestate su M9, alte tre metri, ravvicinate sulla fila e sostenute da pali e fili: una struttura che permette la raccolta da terra e rese elevate per ettaro.

La fioritura è tra fine aprile e inizio maggio, ed è il momento in cui la valle diventa bianca. È anche il momento più rischioso: una gelata tardiva può compromettere l'annata, e per questo molti impianti hanno l'irrigazione antibrina, che avvolge i fiori in un guscio di ghiaccio per tenerli a zero gradi.

La raccolta è manuale, un frutto alla volta, con la rotazione del peduncolo per non staccare la gemma dell'anno successivo. Il calendario: Red Delicious da metà settembre, Golden Delicious da metà settembre a metà ottobre in due o tre passate secondo il colore, Renetta Canada da fine settembre a metà ottobre.

Dopo la raccolta comincia la seconda metà del lavoro, che è conservazione. Le mele vanno in celle ad atmosfera controllata, dove ossigeno e anidride carbonica sono regolati per rallentare la respirazione del frutto. La soluzione più particolare della valle sono le celle ipogee ricavate nella miniera dismessa di Rio Maggiore, sotto Predaia: centinaia di metri dentro la montagna, dove la roccia mantiene una temperatura stabile e il consumo energetico crolla.

È per questo che le mele della Val di Non si trovano tutto l'anno. Il raccolto è di sei settimane; la vendita dura dodici mesi.

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Come riconoscerlo

La Golden della Val di Non si riconosce dalla rugginosità: la zona intorno al peduncolo, e spesso una parte della buccia, presenta una patina bronzea ruvida al tatto. Nelle Golden di pianura la buccia è liscia e uniforme. Non è un difetto ed è, anzi, il marcatore più tipico della quota.

Alla prova pratica conta la sodezza. Una mela di montagna, presa in mano, è pesante rispetto al volume e non cede alla pressione del pollice. Al morso deve fare rumore e spezzarsi, non affondare.

La Renetta si riconosce a colpo d'occhio: irregolare, appiattita, verde-bronzo e rugosa su tutta la superficie. È l'unica delle tre che non ha una bella faccia, e chi la cerca la cerca per quello.

Sulle etichette adesive e sulle confezioni devono comparire il logo DOP europeo e la dicitura Mela Val di Non DOP. Il marchio Melinda da solo non basta: il consorzio commercializza anche varietà non incluse nel disciplinare, che sono ottime mele ma non sono la DOP.

Ultimo controllo, sul punto in cui più spesso si sbaglia: la Golden con la buccia perfettamente liscia e lucida è quasi sempre di pianura o d'importazione. La bellezza cosmetica, qui, gioca contro.

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Come si usa in cucina

Ogni varietà ha il suo mestiere, e usarle al posto sbagliato è l'errore più comune.

La Renetta Canada è la mela da forno. Tiene la cottura senza disfarsi del tutto, rilascia acidità e profumo, e non ha bisogno di limone per non annerire quanto le altre. È quella dello strudel trentino, delle frittelle di mele, delle mele al forno con burro e zucchero, della torta di mele in cui si vogliono le fette riconoscibili.

La Golden Delicious è la mela buona a tutto: cruda, in insalata, nelle torte morbide, nelle composte e nei succhi. È dolce e aromatica, quindi consente di ridurre lo zucchero nelle preparazioni. Cotta a lungo tende a sfaldarsi, e questo la rende ideale per purea e mostarde.

La Red Delicious si mangia cruda e basta. In cottura diventa farinosa e insipida.

Sul salato le mele della valle entrano nella cucina trentina in modo naturale: con la selvaggina, con il maiale arrosto, nella salsa di rafano e mele, grattugiate nei canederli dolci, e in abbinamento ai formaggi di malga, dove la fetta di mela cruda accanto a un pezzo di Puzzone di Moena è un classico da rifugio.

Una nota pratica: la buccia della Renetta è spessa e va tolta per le preparazioni delicate, mentre quella della Golden si può lasciare nelle torte rustiche e nelle cotture al forno, dove tiene insieme la fetta.

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Abbinamenti

Le mele della Val di Non stanno con il burro, la cannella, i chiodi di garofano, l'uvetta, i pinoli e le noci, cioè con la dispensa dello strudel, e con il rafano, la senape e il cren nelle preparazioni salate.

Sui formaggi funzionano meglio con quelli di montagna a media e lunga stagionatura: Trentingrana, Puzzone di Moena, Vezzena, Casolet. Con gli erborinati la Renetta regge meglio della Golden per via dell'acidità.

Sul vino, l'abbinamento locale sui dolci è il Vino Santo trentino o un Moscato Rosa; sui piatti salati con la mela va un Nosiola o un Müller Thurgau di quota, freschi e non troppo aromatici.

Fuori dal vino, il succo della valle e il sidro trentino, produzione piccola ma in crescita, restano l'abbinamento più coerente con i dolci da forno.

Da evitare: i rossi tannici e le combinazioni con frutta molto zuccherina, dove la mela perde definizione.

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Quanto costa

In Trentino, nei negozi e nei punti vendita delle cooperative, le mele DOP costano tra 1,20 e 2,20 euro al chilo secondo la varietà e il calibro. La Renetta, meno produttiva e più difficile da vendere per l'aspetto, costa spesso meno della Golden pur essendo più ricercata dai cuochi.

Nel resto d'Italia, nella grande distribuzione, il prezzo va da 1,80 a 3 euro al chilo. Il biologico aggiunge dal 40 al 70 per cento.

All'estero la DOP si trova raramente in quanto tale: le mele trentine esportate viaggiano più spesso sotto il marchio commerciale o come generico prodotto italiano. Nei negozi specializzati europei si va dai 3 ai 5 euro al chilo.

Sono prezzi bassi in assoluto, ed è la fragilità strutturale del sistema: la valle vive di un prodotto a basso valore unitario venduto in enormi quantità, e un'annata di sovrapproduzione europea si sente subito sui redditi.

Quanto comprarne: una mela media pesa 180-220 grammi, e per uno strudel da otto persone servono 800 grammi di Renetta già pulite, cioè un chilo e cento di frutti interi.

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Come conservarlo

In frigorifero, nel cassetto della verdura, le mele si conservano un mese abbondante e restano croccanti. A temperatura ambiente durano una settimana o due, ma perdono sodezza in fretta: sopra i venti gradi una mela invecchia circa dieci volte più rapidamente che a zero.

Vanno tenute lontane dagli altri ortaggi. La mela produce etilene, che accelera la maturazione di tutto ciò che le sta accanto: le patate germogliano, le insalate si sciupano, le banane anneriscono. Lo stesso principio, girato al contrario, è utile: una mela in un sacchetto con gli avocado o i kiwi acerbi li fa maturare in due giorni.

Se una mela ammuffisce va tolta subito. Il marciume passa per contatto e in una cassetta si propaga in pochi giorni.

Per la conservazione lunga: a fette, dopo un passaggio in acqua acidulata, si congelano bene e durano otto mesi; essiccate sottili a 60 gradi per sei-otto ore si conservano un anno in barattolo.

La polpa tagliata annerisce in pochi minuti per ossidazione: acqua e succo di limone risolvono, e la Renetta è la varietà che resiste più a lungo.

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Dove assaggiarlo

A Cles, che è il centro principale della valle, e nei paesi dell'altopiano attorno (Taio, Tuenno, Sanzeno, Coredo, Romeno) dove i punti vendita delle cooperative vendono direttamente e dove in autunno si trovano le varietà che non arrivano alla grande distribuzione.

A Segno, frazione di Predaia, dove il centro visitatori del consorzio permette di capire la scala industriale della cosa, e dove si può vedere il sistema delle celle ipogee scavate nella miniera dismessa.

Al santuario di San Romedio, arroccato su uno sperone di roccia sopra la val di Non, e al lago di Tovel: sono le due gite classiche della valle, entrambe circondate da meleti.

Quando andare: due finestre. L'ultima settimana di aprile e la prima di maggio, quando la fioritura fa diventare bianca tutta la valle ed è uno degli spettacoli agricoli più impressionanti d'Italia. Oppure fine settembre e ottobre, durante la raccolta, quando si trovano tutte e tre le varietà appena colte e le Renette sono al loro momento migliore.

Ricette con questo prodotto

Domande frequenti

Quali varietà rientrano nella DOP Mela Val di Non?

Tre: Golden Delicious, Renetta Canada e Red Delicious. Tutte le altre varietà coltivate in valle (Fuji, Gala, Pink Lady, Granny Smith) sono ottime mele ma non rientrano nella denominazione, anche quando sono vendute con il marchio commerciale del consorzio.

Perché le mele della Val di Non hanno la buccia ruvida intorno al picciolo?

È la rugginosità, una reazione della buccia alle forti escursioni termiche di quota. Nelle Golden coltivate in pianura non compare. Non è un difetto né un segno di trattamenti: è considerata un indicatore di origine montana, e una Golden perfettamente liscia e lucida quasi certamente non viene dalla valle.

Quante volte si trattano i meleti della Val di Non?

Molte. È una monocoltura intensiva su circa 6.500 ettari, con una pressione di malattie fungine, ticchiolatura in testa, che in un clima umido richiede interventi frequenti, tipicamente da dieci a venti a stagione tra fungicidi e insetticidi. Va detto per intero: quasi tutta la produzione segue protocolli di produzione integrata, la confusione sessuale con feromoni ha ridotto molto gli insetticidi contro la carpocapsa, e i residui sul frutto sono controllati e in genere ampiamente sotto i limiti di legge. Il tema aperto non è tanto il residuo nella mela quanto la deriva delle irrorazioni verso case, strade e scuole in una valle dove i meleti arrivano fino ai paesi: è un dibattito locale reale, che ha prodotto regolamenti comunali su distanze e orari e una crescita costante della quota biologica.

Qual è la mela migliore per lo strudel?

La Renetta Canada, senza dubbio. È acida, aromatica e tiene la cottura senza disfarsi, e la sua bruttezza esteriore non c'entra nulla con la resa in forno. La Golden funziona ma dà un ripieno più dolce e più molle; la Red Delicious in cottura diventa farinosa.

Quando si raccolgono le mele della Val di Non?

Tra metà settembre e metà ottobre: prima le Red Delicious, poi le Golden in due o tre passate secondo la colorazione, infine le Renette da fine settembre. Si trovano poi tutto l'anno perché vengono conservate in celle ad atmosfera controllata, comprese quelle scavate dentro la montagna a Predaia.

Le fonti

Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.

  • L'atto del 2003 che registra come DOP «Mela Val di Non»: la forma esatta del nome tutelato, senza l'articolo che si usa parlando.

  • Le tre sole varietà ammesse dalla DOP (Golden Delicious, Red Delicious, Renetta Canada) e il perimetro del bacino del Noce fra Val di Non e Val di Sole.

  • Il PDF ministeriale del disciplinare, con i parametri di durezza, zuccheri e acidità e le rese massime per ettaro che separano la DOP dalla mela comune.

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